La sua arroganza saccente la conosciamo bene, ma si sperava in un cambiamento di comunicazione una volta a Palazzo Chigi. Nulla di tutto ciò.
Appena stesa la Legge Finanziaria, con tutte le sue questioni controverse ancora da chiarire, Prodi manda una letterina al Messaggero, in cui sfoga tutto il suo malessere psicofisico dovuto alla valanga di critiche piombata addosso al governo dall'opposizione, il vento di diffidenza delle istituzioni prima vicine, la mancata difesa alle fucilate mediatiche da parte dei suoi stessi alleati.
Incalza con le “sciagurate politiche economiche e sociali” del governo di centrodestra, rinfacciando nuovamente, il conflitto d'interesse. Che faccia tosta.
Si sente ancora l'imbarazzo dei suoi compagni dopo la Grande Bugia rifilata al Parlamento sul caso telecom, e lui attacca senza vergognarsi, con vecchie accuse, logore, abusate, scontate.
Di stile, ne ha sempre avuto poco, ma così in basso non credevo potesse arrivare.
Lo stile propagandistico rivendicatorio è poi nel suo bagaglio di comunicazione, e non sembra a disagio ad attaccare il precedente governo, invece di spiegare meglio i nuovi aumenti, se non nel dettaglio, almeno con qualche cifra. Quanta demagogia, quanto “politichese” infanga il dialogo tra forze sociali.
Il meglio comunque viene alla fine, prima del sipario. Nel quale sferra l'ultima pugnalata a Berlusconi, accusato di aver creato “rosso di cinque anni, il nero delle paure sociali azioni di piazza, il grigio del futuro”.
Non ci riesce, è più forte di lui. La sua vita politica ora è solamente in una contrapposizione simmetrica con il Cavaliere.
Ma invece di “infilzare” a raffica, Prodi avrebbe fatto meglio a non dire bugie. Gli aumenti ci sono, e ci saranno. E' sotto gli occhi di tutti. I contributi previdenziali per gli autonomi sono cresciuti, caro Romano. I bolli auto sono cresciuti, le aliquote si sono alzate a tua insaputa? Hai voluto anche mettere lo zampino nell'eredità degli italiani, in quel gruzzoletto già spelacchiato da una vita di tassazione, l'hai voluto “grattare” ancora un pochino.
Lo Sceriffo, dunque, si aggira per Nottingham, con il suo fare ciondolante, ad esigere tributi, a chiedere contributi, a scuotere le nostre coscienze, ricordando che la serietà è al governo ora, non dobbiamo temere. E questa volta non ci saranno Robin Hood a difenderci.
Luca
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