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Gabon reitera suo sostegno all’integrità territoriale marocchina (Comunicato congiunto)

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Libreville 8 marzo 2014 - Il presidenteAli Bongo Ondimba del Gabon ha reiterato “il sostegno fermo e costante della Repubblica gabonese alla marocchinità del Sahara e all’integrità territoriale del Regno del Marocco”, indica il comunicato congiunto pubblicato ieri a Libreville all’occasione della visita di lavoro e di fraternità del Re Mohammed VI in Gabon. Il Capo di Stato ha sottolineato che il regolamento pacifico e duraturo di questa controversia regionale non può essere che sulla base dell’iniziativa marocchina di dotare la regione del Sahara una autonomia allagata nell’ambito della sovranità, dell’unità e dell’integrità territoriale del Regno del Marocco”.
“Questa iniziativa, innovante e costruttiva, è compatibile con le norme applicabili della legalità internazionale e s’inserisce perfettamente nella logica delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza” dell’ONU, continua il comunicato.
Il presidente gabonese ha, inoltre, riaffermato tutta l’importanza che accorda al ritorno del Marocco in seno dell’organizzazione panafricana e ha riferito a sua Maestà il Re del suo impegno a operare in questo effetto nel quadro della sovranità, dell’unità e dell’integrità territoriale del Regno.


Orizzontenergia: Come riscaldare casa in maniera efficiente con il riscaldamento a battiscopa

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I sistemi di riscaldamento a battiscopa permettono una distribuzione più omogenea del calore ed una riduzione dei consumi idrici. Addio anche a muffe ed umidità. Vediamo perché…


Il sistema di riscaldamento a battiscopa, di cui si sente sempre più spesso parlare, è una delle diverse varianti dei sistemi di riscaldamento radianti.

Le altre sono quelle a pavimento, a soffitto e a parete, nonché i classici termosifoni e termoconvettori che ancora oggi vanno per la maggiore in termini di diffusione, non tanto perché siano i migliori, ma piuttosto perché essi fanno già parte del “corredo degli edifici del passato”.

Con la comparsa però delle norme sull’efficienza energetica, e ancor di più degli incentivi fiscali - i cosiddetti Ecobonus – i tradizionali radiatori stanno lasciando il passo a sistemi più innovativi tra cui per l’appunto quelli a battiscopa di cui andremo ad approfondire in questo articolo.

Iniziamo dal loro nome che deriva direttamente dai battiscopa presenti nelle nostre abitazioni. Questo ci fa subito capire che tali sistemi di riscaldamento vengono posizionati lungo le pareti delle stanze, solitamente quelle perimetrali, in sostituzione al classico zoccolino.

Riscaldamento a battiscopaTali sistemi hanno infatti una dimensione di circa 15 centimetri in altezza per 3 di spessore, che consente loro di integrarsi con l’arredamento della stanza.

Gli impianti di riscaldamento a battiscopa rilasciano calore per irraggiamento, ovvero trasmettono il calore alle pareti, per cui è bene che non vi siano complementi d’arredo troppo ingombranti a ridosso, quali armadi, credenze o librerie, per non comprometterne l’efficienza.

Il calore riscalderà quindi le superfici interne dei muri che a loro volta irradieranno calore alla stanza con il duplice vantaggio di proteggere dall’eventuale presenza di umidità e prevenire anche la formazione di muffe.

Costruttivamente il sistema a battiscopa è composto da due tubi affiancati l’uno all’altro di materiale altamente conduttivo, solitamente rame. Nel tubo di mandata scorrerà l’acqua calda, mentre in quello di uscita quella fredda.

La temperatura dell’acqua di mandata varia in funzione del tipo di sistema di generazione usato: 45°C con pompa di calore, 50°C con caldaia a condensazione e 60°C con caldaia tradizionale.

Batteria alettata riscaldamento a battiscopaAttorno alle tubazioni sono posizionate delle lamelle in alluminio o ottone antistatico distanziate tra loro fino ad un massimo di un centimetro. Queste lamelle fanno sì che l’aria fredda proveniente dal basso si riscaldi in loro prossimità e diminuendo la sua densità fuoriesca da una fessura situata nella parte superiore del battiscopa, andando a formare una sorta di barriera di calore dal pavimento al soffitto (l’effetto riscaldante perde di efficacia a partire dai 2 metri di altezza).

Nonostante l’emissione di energia termica sia molto bassa per unità di superficie, essa diventa elevata in valore assoluto in quanto la parete stessa si trasforma in corpo radiante. Questo consente di ridurre i consumi ottenendo comunque un buon comfort abitativo: la percezione del calore è infatti piacevole a tal punto che consente di regolare i termostati ambiente a temperature più basse del 15% con conseguente risparmio sui consumi.

Non dimentichiamo infine che si tratta di un sistema a bassa inerzia, ovvero a bassi consumi idrici e rapida capacità di raggiungere le temperature di regime.

La resa di tali sistemi varia da 35 W/m a circa 280 W/m in base alla temperatura di mandata. Più calda sarà l’acqua di mandata maggiore sarà la resa termica del sistema.

E’ quindi fondamentale una scelta oculata della tipologia di fonte energetica da utilizzare, perché sarà proprio la sorgente termica a determinare il dimensionamento del battiscopa.

Immagini News/Riscaldamento a battiscopa_2.png

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Musica e cultura afroamericana alla mostra Rock! di Napoli

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A Napoli si celebra il Black History Month (Mese della storia degli afroamericani) nell’ambito della mostra internazionale “Rock!”. Venerdì 28 febbraio alle 17.30 al Pan si svolge un incontro con il Console Generale degli Stati Uniti d’America a Napoli Colombia A. Barrosse e il live – set di Sergio Carlino e Fabrizio Soprano Trio che presentano anche brani tratti dal nuovo cd “An American Tribute” Vol.1.” Intervengono i giornalisti Carmine Aymone Michelangelo Iossa ideatori e direttori della mostra giunta alla quarta edizione, e co-organizzata con il Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura. La mostra, a pochi giorni dalla sua inaugurazione avvenuta lo scorso22 febbraio ha già attirato l’attenzione di migliaia di visitatori. In collaborazione con il Consolato Generale degli Stati Uniti d’America a Napoli è stato realizzato un evento in occasione delle celebrazioni internazionali del Black History Month, mese dedicato alla cultura afroamericana. L’evento si anima nella sala “Usa Rock!” che contiene un’ampia esposizione dedicata ad Elvis Presley, Lou Reed, ai pionieri del rock’n’roll come Little Richard, BB King e una collezione di chitarre/bassi del Centro Chitarre – Cristiano Ceruti. Un lungo pomeriggio di musica accompagnato dalle note di Sergio Carlino e Fabrizio Soprano Trio che presentano al pubblico il loro primo lavoro discografico “An American Tribute” Vol.1.”, e di riflessioni in compagnia del Console Generale Barrosse. Il mese di febbraio è conosciuto negli Stati Uniti come “Black History Month” e per il quarto anno consecutivo la mostra ROCK! dedica una giornata a questo argomento come parte delle attività promosse in collaborazione con il Consolato Generale Americano di Napoli. Nel 1964, negli USA, fu promulgata la Carta dei Diritti Civili, e per celebrare questo 50esimo anniversario il Black History Month ha scelto come tema “I diritti civili in America” come tema centrale.


Orizzontenergia: Pompe di calore, come tagliare la bolletta con la nuova tariffa elettrica D1

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Si tratta della tariffa D1, che verrà introdotta in via sperimentale, a partire dal 1° luglio 2014, e sarà usufruibile su base volontaria, da tutti i possessori di impianti di climatizzazione a pompa di calore, che abbiano in essere un contratto di fornitura elettrica sia nel libero mercato che di maggior tutela


A decretarlo la Delibera AEEG 607/2013/R/eel del 19 dicembre 2013, che darà la possibilità ai clienti domestici che utilizzano la pompa di calore come unico impianto di riscaldamento di diminuire i costi in bolletta, essendo la tariffa D1 una tariffa lineare e costante a prescindere dai consumi e quindi svincolata dal sistema tariffario a fasce che prevede prezzi crescenti in base al volume dell’energia consumata.

Un passo concreto verso una riforma del sistema tariffario che dica stop ad inefficienze e sussidi incrociati (deliberazione 204/2013)

In altri termini la tariffa D1 rispecchierà i reali costi dei servizi di rete – trasporto, distribuzione e gestione del contatore – comportando un vantaggio economico agli utilizzatori domestici delle pompe di calore, elettrotecnologia che attualmente stenta ancora a diffondersi nonostante le sue enormi potenzialità in termini di efficienza energetica e di raggiungimento dei target europei previsti dalla Direttiva 2012/27/CE.

Soddisfazione da parte di Co.Aer, l’associazione nazionale che sostiene i produttori di tali apparecchiature.

“Fa piacere ricevere ogni tanto una buona notizia - ha dichiarato Alessandro Riello, Presidente di Co.Aer - Abbiamo appreso con soddisfazione che l'AEEG (Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas), recependo le nostre istanze, ha ritenuto necessario rimuovere quegli ostacoli derivanti dall’attuale sistema tariffario elettrico a scaglioni di consumo con prezzi crescenti, che rende elevati i costi variabili delle pompe di calore e impedisce la diffusione di questa elettrotecnologia energeticamente efficiente. Finalmente alla tecnologia delle pompe di calore viene riconosciuto il contributo essenziale che può dare allo sviluppo delle energie rinnovabili e al raggiungimento degli obiettivi di efficienza energetica.”

Tariffa D1: il risparmio in termini pratici

Secondo gli ultimi dati forniti dall’AEEG, un cliente domestico tipo, con consumi annui di circa 2.700 kWh (tariffa D2* o D3**), paga oggi per i servizi di rete (trasporto, distribuzione e gestione del contatore) una quota pari a circa il 35% della propria bolletta, percentuale che può però arrivare fino al 48% in caso di consumi più elevati, come nel caso delle pompe di calore.

Queste ultime infatti, malgrado il loro alto livello di efficienza energetica, portano a maggiori consumi e quindi ad un aumento della bolletta, contenibile per ora solo utilizzando un secondo contatore dedicato alle pompe di calore che opera sulla base della tariffa BTA***.

Dal prossimo luglio invece, grazie all’introduzione di questa nuova tariffa “cost-reflective” – non sussidiata e di tipo lineare (cioè indipendente dai consumi) – l’AEEG mira a rendere questa tecnologia ancor più competitiva anche sul fronte economico.

Grafico Assoelettrica_Tariffa-D1-PdC-vs-D3-vs-D2-2014

Fonte: www.assoelettrica.it

* Tariffa D2: utente domestico tipo - 20 c€/kWh per consumi inferiori a 3.000 kWh annui. Per consumi ‘aggiuntivi’ (5-6.000 kWh annui) derivanti dall’impiego di pompe di calore il costo marginale è dell’ordine dei 38 c€/kWh.

** Tariffa D3: applicata alle ‘seconde case’ e a consumi maggiori di 3.000 kWh annui.

*** Tariffa BTA: tariffa non domestica dedicata esclusivamente alle pompe di calore.
28-32 c€/kWh per consumi di circa 3.000 kWh/anno (i consumi ‘base’ sottostanno alle tariffe D2 o D3).

Ricordiamo tra l’altro che per coloro che decidessero di installare un impianto di climatizzazione con pompa di calore in sostituzione del loro vecchio impianto sarà possibile usufruire dell’Eco bonus per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, confermato nella misura del 65% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2014 (Legge di Stabilità 2014 – Legge 27 dicembre 2013, n. 147).

La detrazione sarà invece pari al 50% per le spese effettuate nel 2015. Dal 1° gennaio 2016 l’agevolazione sarà invece sostituita con la detrazione fiscale del 36% prevista per le spese relative alle ristrutturazioni edilizie.

La nuova Guida dell’Agenzia delle Entrate descrive nel dettaglio i vari tipi di intervento per i quali si può richiedere la detrazione (dall’Irpef e dall’Ires) e riassume gli adempimenti richiesti e le procedure da seguire per poterne usufruire.

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Orizzontenergia presenta la nuova area divulgativa sulle Pompe di Calore

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La pompa di calore è una macchina che preleva il calore a bassa temperatura dall’ambiente esterno e lo rende disponibile in un ambiente interno ad un livello di temperatura più alto.


Pompe di Calore Orizzontenergia.it

Il principale vantaggio ottenibile dall’impiego di una pompa di calore è la sua elevata efficienza, maggiore rispetto al sistema classico di riscaldamento basato sull’uso di combustibili fossili come ad esempio il metano.

In secondo luogo va poi detto che queste macchine, essendo tipicamente ad alimentazione elettrica (meno spesso a gas), non comportano emissioni inquinanti in atmosfera, per lo meno localmente, quindi non contribuiscono all’inquinamento dell’aria in loco.

Per il suo funzionamento la pompa di calore richiede un limitato apporto di energia - elettricità o gas - pari a circa il 25%, in quanto per il restante 75% è alimentata dal calore gratuito ed illimitato presente nell’ambiente.

Questa è la ragione per la quale la Direttiva RES – Renewable Energy Sources, ha riconosciuto ufficialmente le pompe di calore quali tecnologie rinnovabili.

Ma come funziona una pompa di calore?

La pompa di calore è una macchina che preleva il calore a bassa temperatura dall’ambiente esterno – aria, acqua di superficie o di falda, terreno, o da qualunque fonte termica di recupero – e, attraverso un ciclo termodinamico inverso, lo rende disponibile in un ambiente interno ad un livello di temperatura più alto.

Nell’ambito domestico il calore prelevato – gratuito ed illimitato – può soddisfare le esigenze di climatizzazione degli ambienti o la produzione di acqua calda sanitaria (ACS) in sostituzione dei comuni boiler elettrici. In sostanza le pompe di calore…

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L’Evoluzione della Rete Elettrica a favore delle Smart Grid: focus sui Sistemi di Accumulo

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Alla luce dei cambiamenti strutturali che il sistema elettrico sta vivendo negli ultimi anni – derivanti per lo più dalla crescente penetrazione delle rinnovabili non programmabili distribuite sul territorio – si sente sempre più spesso parlare di Smart Grid per una maggiore flessibilità, efficienza ed affidabilità delle reti


ORIZZONTENERGIA HA INTERVISTATO ALL’ING. MASSIMO GALLANTI, DIRETTORE SVILUPPO DEI SISTEMI ENERGETICI, RSE

 

  • Sulla base di queste nuove esigenze, dove e come bisogna agire per rendere smart l’attuale rete elettrica?

La forte penetrazione delle fonti rinnovabili non programmabili sta interessando in modo rilevante la rete di distribuzione; tale fenomeno richiede che la rete si evolva rispetto al modello passato in cui doveva alimentare punti di consumo per poter gestire la nuova situazione con una presenza sempre crescente di piccoli generatori connessi insieme ai carichi.

Rendere smart una rete di distribuzione significa essenzialmente consentire al gestore di rete di poter controllare i generatori (ma in prospettiva anche dei carichi) connessi alla rete stessa, che oggi, una volta connessi alla rete, operano senza interagire con il gestore della rete. Il controllo si ottiene inviando ai generatori appositi comandi per variare il loro punto di lavoro (cioè l’energia attiva e reattiva che scambiano con la rete) al fine di consentire un funzionamento sicuro della rete anche in presenza di una rilevante quantità di generazione connessa alla rete di distribuzione.

Si tratta quindi di predisporre una rete di telecomunicazione per le comunicazioni tra la rete di distribuzione ed i generatori che sia capillare per raggiungere un alto numero di generatori diffusi sul territorio, affidabile, per garantire che i comandi giungano a destinazione entro i tempi previsti e anche poco costosa, per non penalizzare economicamente i generatori di piccola taglia, caratterizzati da costi contenuti.

La disponibilità di una rete di comunicazione sovrapposta alla rete di distribuzione consentirà anche di attuare la gestione della domanda, cioè dell’energia prelevata dai consumatori, in base a specifici segnali forniti dalla rete. Uno di questi segnali è il costo dell’energia, che, come noto, varia nelle diverse ore del giorno. Il consumatore potrà quindi decidere quando utilizzare l’energia in base al suo prezzo, collocando i propri consumi nelle ore in cui il prezzo è più basso. Ma il consumatore avrà anche la possibilità di rispondere a segnali di sistema. Ad esempio, per far fronte ad un eccesso di domanda nella rete in un dato istante, i consumatori flessibili potrebbero, a fronte di una esplicita richiesta del gestore di rete, ridurre il loro prelievo e contribuire quindi a bilanciare il sistema. Per la disponibilità a fornire tale servizio volto a garantire la sicurezza del sistema elettrico, i consumatori flessibili riceveranno un adeguato compenso.

Si capisce quindi che, in virtù dell’interazione tra il gestore della rete e i suoi utenti, la rete di distribuzione da passiva qual è oggi diventerà attiva. In tal senso la gestione della rete di distribuzione assomiglierà sempre più a quella della rete di trasmissione, dove le grandi unità di generazione sono da sempre controllate in tempo reale dal gestore di rete. I grandi numeri che caratterizzano la rete di distribuzione, in termini soprattutto di generatori di piccola taglia da controllare, costituisco la  sfida che le smart grid dovranno affrontare e vincere, per passare dalla fase di dimostrazione e quella di realizzazione su larga scala.

Un’altra sfida posta dalle fonti rinnovabili non programmabili riguarda invece lo sviluppo dei sistemi di accumulo – tecnologie in grado di giocare un ruolo fondamentale nell’operatività dei sistemi elettrici.

  • Quali sono le differenti esigenze applicative (di sistema e di rete) che motivano i sistemi di accumulo?

Il rinnovato interesse verso i sistemi di accumulo si spiega, come già per le Smart Grid, con la forte crescita della produzione da fonti rinnovabili non programmabili (fotovoltaico ed eolico) che rende meno prevedibile e fortemente variabile nel tempo il profilo della cosiddetta domanda residua, cioè il fabbisogno elettrico che deve essere soddisfatto dagli impianti convenzionali (cioè gli impianti programmabili, quali i cicli combinati), al netto della produzione da fonti rinnovabili non programmabili.

Poiché il funzionamento delle fonti rinnovabili non programmabili è legato alla disponibilità della fonte naturale (sole e vento), accade che in particolari periodi (es. le ore centrali di giornate soleggiate e ventose e con bassa domanda, come le domeniche primaverili) si verifichi un surplus di produzione che impone al gestore di rete di spegnere gli impianti convenzionali a gas; tuttavia, poche ore dopo che si è verificata la suddetta situazione (ad esempio nelle ore serali), l’effetto combinato della riduzione della produzione del fotovoltaico e l’aumento della domanda fa sì che, per soddisfare la domanda, sia necessario far ricorso gli impianti convenzionali che devono essere rapidamente riavviati.

Per far fronte a tale esigenza di flessibilità, che gli impianti convenzionali faticano a garantire, vengono in aiuto i sistemi di accumulo, che assorbono energia nelle ore di alta produzione da fonti rinnovabili e la restituiscono nelle ore in cui le fonti rinnovabili smettono di produrre. In tal modo i sistemi di accumulo aiutano a mantenere la costanza dei flussi nel sistema elettrico, rendendo meno critico il funzionamento degli impianti convenzionali.

I sistemi di accumulo contribuiscono anche alla fornitura dei servizi indispensabili alla sicurezza del sistema elettrico, quali la riserva primaria e secondaria, necessari al bilanciamento istantaneo tra generazione e domanda, servizi che fino ad oggi sono stati garantiti esclusivamente degli impianti convenzionali, ma che nel futuro richiederanno il coinvolgimento di altre risorse, quali i sistemi di accumulo.

Dobbiamo però tener presente che oggi i sistemi di accumulo elettrochimici sono ancora molto costosi e il fattore economico ne penalizza la loro immediata diffusione su larga scala. L’approccio corretto quindi è quello, da un lato di sperimentare le loro funzionalità su installazioni di piccola scala (progetti pilota) e dall’altro di sfruttare al massimo la flessibilità degli impianti convenzionali, oggi economicamente più vantaggiosi rispetto agli accumuli elettrochimici. In tal modo si darà tempo alle tecnologie dell’accumulo elettrochimiche di raggiungere una piena maturità tecnologica e una riduzione dei costi, così che la loro diffusione su scala non pesi eccessivamente sulla bolletta del consumatore.

  • Chi sono invece i soggetti interessati?

Potenzialmente sono molti. Sono interessati gli impianti di generazione non programmabili, che con il sistema di accumulo rendono più prevedibile il proprio comportamento, le unità di generazione convenzionali, per garantire il servizio di riserva in modo più flessibile ed efficiente, i prosumers (consumatori dotati di produzione propria) per un maggior e miglior sfruttamento della produzione, incrementando la quota di energia autoconsumata. Infine i gestori di rete, che potrebbero avvantaggiarsi di un sistema di accumulo per superare i colli di bottiglia della rete in attesa di realizzare i necessari potenziamenti infrastrutturali. O anche, il gestore della rete di trasmissione, per dotarsi di propri strumenti per la fornitura dei servizi di riserva necessari per garantire la sicurezza del sistema.

Tutte le opzioni sopra elencate sono in teoria praticabili, tuttavia, come già detto, occorre tenere ben presente gli economics dei sistemi di accumulo elettrochimici, che oggi non sono ancora favorevoli. Ad esempio, recenti valutazioni svolte in RSE hanno messo in evidenza che per l’utente domestico medio dotato di impianto fotovoltaico, i ritorni dovuti all’incremento dell’autoconsumo reso possibile dall’installazione di un sistema di accumulo ad oggi ancora non ne ripagano i costi. Non può quindi essere il vantaggio economico che spinge il consumatore a dotarsi oggi di una batteria da affiancare al proprio impianto FV, ma piuttosto il desiderio di una maggiore autonomia rispetto alla rete.

Nel caso degli impianti a fonti rinnovabili non programmabili, una spinta all’adozione di sistemi di accumulo elettrochimici verrebbe certamente dall’imposizione dell’obbligo a fornire quanto meno il servizio di riserva primaria, come già avviene per le unità di produzione convenzionali di grossa taglia. Questo obbligo potrebbe essere introdotto qualora, con l’aumento della capacità degli impianti a fonti rinnovabili non programmabili, la riserva primaria fornita dagli impianti convenzionali non fosse più sufficiente a garantire la sicurezza del sistema elettrico.

Infine, grazie ai recenti interventi del CEI e dell’Autorità, stiamo assistendo ad un abbattimento della barriera costituita da una normativa non chiara circa le regole di connessione alla rete: entro il primo semestre del 2014 saranno disponibili le regole che consentono ad un utente consumatore di installare un sistema di accumulo presso il proprio sito (es. la propria abitazione) senza perdere gli incentivi previsti per la produzione da fonti rinnovabili (es. FV).

  • Qual è il grado di diffusione dei sistemi di accumulo nel nostro Paese? Siamo in linea con quanto accade nel resto del mondo?

L’Italia sta facendo uno sforzo importante sulla sperimentazione dei sistemi di accumulo elettrochimici (batterie), con priorità nella risoluzione delle congestioni sulla rete di trasmissione e nella sicurezza del sistema su reti caratterizzate da una forte penetrazione di fonti rinnovabili. In virtù di tale priorità le sperimentazioni sono condotte da Terna, che sta operando lungo due direzioni: i sistemi di accumulo energy intensive e i sistemi power intensive. Le sperimentazioni sono state approvate dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che ha previsto una sovra remunerazione del capitale investito per i sistemi di accumulo oggetto della sperimentazione.

I sistemi energy intensive oggetto della sperimentazione sono finalizzati ad alleviare le congestioni di rete causate da un’eccessiva produzione da fonte eolica in un’area in cui la rete, nelle ore di massima disponibilità di vento, non è strutturata per smaltire tutta la produzione degli impianti eolici di quell’area. L’accumulo consente di evitare il taglio della produzione eolica (che oggi viene comunque pagata)  nei momenti di surplus, assorbendo l’energia in eccesso per poi rimetterla in rete in momenti successivi. Esso consente quindi di far fronte alle criticità di rete, in attesa di risolvere alla radice il problema con un intervento di potenziamento di rete, che però richiede tempo per essere effettuato.

La sperimentazione prevede che Terna installi sistemi di accumulo (batterie realizzate con tecnologia sodio zolfo) per un totale di 35 MW su alcune delle direttrici più congestionate della rete 150 kV nel centro-sud d’Italia. Trattandosi di sistemi energy intensive, la capacità di accumulo delle batterie installate è pari a 7 ore a potenza massima.

I sistemi di accumulo power intensive sono invece chiamati ad assorbire/erogare in tempi rapidissimi una grande quantità di potenza per periodi relativamente brevi (es., decine di minuti a potenza nominale). Trovano applicazione per la fornitura di servizi di riserva primaria, secondaria e terziaria in sistemi elettrici con carenza di impianti convenzionali, ad esempio nei sistemi elettrici delle isole, con connessione alla rete principale limitata o assente.

Terna ha avviato due sperimentazione di sistemi di accumulo power intensive, una in Sicilia e l’altra in Sardegna, le cui reti presentano le criticità dovute ad una forte penetrazione di rinnovabili non programmabili e ad una limitata connessione con la rete della Penisola.

Si consideri che la Sicilia è oggi connessa elettricamente con il resto della rete italiana con una sola linea. Quando, ad esempio per ragioni di manutenzione, la connessione non è disponibile, la Sicilia si trova ad operare in isola elettrica e deve quindi provvedere con risorse proprie a tutti i servizi di rete. Dato  che già oggi in Sicilia la penetrazione di fonti rinnovabili non programmabili è molto alta, può succedere che, in particolari situazioni, i pochi impianti convenzionali che rimangono in esercizio non riescano a fornire tutti i servizi di cui il sistema elettrico siciliano ha bisogno. Ecco quindi che i sistemi di accumulo power intensive consentono di garantire la sicurezza della fornitura elettrica nell’isola anche in caso di disservizi che si presentano nelle suddette condizioni di criticità, senza dover tagliare la produzione di una parte degli impianti a fonti rinnovabili per far mettere in servizio più gruppi convenzionali.

Oltre alle sperimentazioni di Terna appena descritte occorre menzionare le sperimentazioni in corso o programmate da parte di Enel Distribuzione sulla rete di distribuzione. Si tratta di 7 installazioni di sistemi di accumulo di taglia intorno a 1 MW e con capacità di carica di circa un’ora, realizzati nell’ambito di programmi pubblici – nazionali o europei – che hanno l’obiettivo di valutare i servizi che gli accumuli elettrochimici sono in grado di offrire alla rete di distribuzione.

  • Ing. Gallanti, a suo parere le tecnologie di accumulo contribuiranno a rendere competitive le fonti rinnovabili anche senza sussidi?

Grazie all’importante spinta data dagli obiettivi europei sulla decarbonizzazione del sistema energetico, la produzione elettrica da fonti rinnovabili è destinata ad incrementare ulteriormente nei prossimi anni. Gli accumuli sono quindi una tecnologia necessaria a sostenere una maggior penetrazione della produzione da fonti rinnovabili senza pregiudicare la sicurezza del sistema.

Piuttosto che prevedere sussidi per i sistemi di accumulo è opportuno che vengano riconosciuti i servizi che essi forniscono al sistema elettrico. Se un accumulo domestico può essere funzionale anche alla rete, ad esempio per il servizio di riserva primaria che esso può fornire, è doveroso che il servizio reso venga riconosciuto e remunerato. Prospetticamente quindi gli operatori potranno fornire, mediante i sistemi di accumulo, i servizi necessari alla sicurezza del sistema, servizi che dovranno essere remunerati al giusto prezzo, definito in regime di mercato. Ecco quindi che si parlerà di remunerazione dei servizi resi dai sistemi di accumulo e non di sussidi.

Ugualmente, l’attuale regime di incentivazione all’autoconsumo per gli impianti FV e di cogenerazione ad alto rendimento promuove l’adozione degli accumuli per incrementare la quota di energia autoconsumata. Grazie ad un sistema di accumulo integrato con un efficace sistema di gestione della domanda è anche possibile ridurre il valore di potenza installata presso un prosumer, con conseguente riduzione dei costi di fornitura.

Infine i sistemi di accumulo potranno trovare diffusione qualora anche agli impianti a fonti rinnovabili non programmabili venga posto l’obbligo di fornire servizi alla rete (ad esempio la regolazione primaria) come già avviene per gli impianti convenzionali di grossa taglia.

  • Tra le diverse tecnologie di accumulo ad oggi in fase di sviluppo, quali in futuro potranno trovare applicazione su larga scala?

Fermo restando il ruolo centrale che continueranno a svolgere nel sistema elettrico i sistemi di accumulo convenzionali – ovvero gli impianti di pompaggio idraulico – che offrono un importante servizio alla rete sia in termini di time shift di energia che di potenza erogabile istantaneamente, le aspettative per i prossimi anni sono per le tecnologie di accumulo elettrochimico, per le quali ci si attende una riduzione dei costi e un incremento delle prestazioni, anche in termini di estensione della vita tecnica.

Allo stato attuale, sono presenti sul mercato numerose tecnologie di accumulo elettrichimico (es. vari tipi di delle batterie al litio, le batterie sodio-zolfo, sodio-cloruro di nickel, batterie a flusso) che, nate e sviluppatesi per l’impiego in altri settori applicativi (es. alimentazione di sistemi elettronici, veicoli elettrici) oggi si propongono anche per un uso stazionario, a supporto della rete elettrica e dei suoi utilizzatori.

Per le loro caratteristiche tecniche e il loro costo, alcune di queste tecnologie si prestano meglio per applicazioni energy-intensive (es. le batterie sodio-zolfo e le batterie a flusso), mentre altre per applicazioni power-intensive (es. supercondensatori, batterie al litio). Alcune sono più adatte per installazioni di dimensione medio-grande direttamente connesse alla rete, mentre altre tecnologie sono più indicate per la realizzazione di sistemi più piccoli e scalabili, come ad esempio sistemi domestici di qualche kilowattora adatti ad essere integrati alla produzione fotovoltaica.

A fronte di questo quadro piuttosto variegato, non è detto che sarà una sola tecnologia di accumulo ad affermarsi sul mercato. Molto dipenderà dai servizi maggiormente richiesti dal mercato, dalla capacità della batteria a fornire più servizi contemporaneamente, dal valore che essa sarà in grado di fornire al suo utilizzatore e, non ultimo, dal livello del costo di investimento e di esercizio che la tecnologia raggiungerà una volta raggiunta la piena maturazione.

Ing. Massimo Gallanti

Direttore Sviluppo dei Sistemi Energetici – RSE

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Intervista:  Parliamo di… Sistemi di accumulo per lo sviluppo delle Smart Grid:  Orizzontenergia ha intervistato l'Ing. Dario Lucarella

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