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RIMBORSI D’ORO .SCANDALO ALLA PROVINCIA DI ROMA .ACCUSATI DI TRUFFA GUIDO MILANA (PD),BRUNO PETRELLA (AN),FRANCESCO PAOLO POSA(PD),LEONARDO CATARCI(Forza Italia) ,STEFANO DI MAGNO(AN).

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Roma 20 Giugno 2009(Corsera.it)

Mi fa orrore immaginare che siamo governati così,nessun interesse per la cosa pubblica ma per le proprie tasche.Vi racconto questa storia iniziata con un'inchiesta del Corriere della Sera,che ci onoriamo di ospitare nelle nostre pagine.

L'intero consiglio della Provincia di Roma ,nove politici tra cui l'europarlamentare del Partito Democratico Guido Milana,è rimasto intrappolato nell'inchiesta avviata dal Corriere della Sera e finita nelle mani del pm Assunta Coccomello,che ha inviato l'avviso di conclusione delle indagini a tutti i partecipanti al banchetto e accusati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche,articolo 640 bis del codice penale.

Richieste illecite di rimborsi per il lavoro svolto precedentemente all 'elezione a consigliere provinciale.Soldi che la Provincia rimborsava a Guido Milana del Partito Democratico,a Ruggero Ruggeri del PD,assunto dalla sua stessa ditta la Fratelli Ruggeri diffusioni editoriali,ANGELO Miele ex Sindaco di Valmontone,che risultava ….

….assunta da una ditta della figlia a seimila e cinquecento euro al mese.L'inchiesta si estende anche a Massimo Davenia (La Destra)Leonardo Catarci(Forza Italia),Stefano Di Magno di AN,Alessandro Coloni PD.C'è anche un Consigliere provinciale in carica Bruno Petrella che milita tra le fila di Alleanza Nazionale e Francesco Paolo Posa del Partito Democratico.

Alessandro Coloni prima di essere eletto consigliere,aveva un reddito di 2024 euro all'anno,un niente,che nel corso degli anni,letto consigliere diventano la bellezza di 124 mila euro annui.


Milana salva il portafogli

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Le tasche dell’eurodeputato Guido Milana sono salve. Almeno per ora. A non essere salve sono le casse della Provincia di Roma, nelle quali la Procura contabile del Lazio voleva far rientrare due milioni e mezzo di euro e dove non è ancora tornato neppure un centesimo. Neppure quei 240 mila euro chiesti all’esponente del Pd che siede a Bruxelles, gli unici su cui la Corte dei Conti poteva già esprimersi e che invece, per una svista dei giudici, sono finiti in un limbo insieme agli altri.

Assunzioni sospette
La vicenda di Milana e di altri sette ex consiglieri provinciali romani affonda le radici nella consiliatura Gasbarra. Secondo gli inquirenti, alcuni politici si erano fatti assumere da alcune ditte poco prima di essere eletti a Palazzo Valentini, ma i contratti sarebbero stati fittizi. In realtà i consiglieri non sarebbero mai andati a lavorare nelle società dove risultavano dipendenti, facendosi però rimborsare, come prevede la legge, gli stipendi per attività mai svolte dalla Provincia, che deve pagare le ditte per le retribuzioni date a personale che nei giorni di lavoro è impegnato nell’attività politica. Sempre per la Procura di Roma, tale sistema sarebbe stato un vantaggio per le aziende, che potevano così stringere un rapporto particolare con un politico, per gli stessi consiglieri, che percepivano stipendi da dirigenti senza fare nulla, e un danno notevole, o meglio una truffa in piena regola, per l’ente pubblico. Analizzando quando accaduto tra il 2003 e il 2007, gli inquirenti romani hanno indagato otto consiglieri e agli stessi ha chiesto poi di risarcire le somme ottenute dalla Provincia anche la Corte dei Conti.

Giudizio sospeso
Analizzata la situazione in aula, la Procura contabile ha chiesto di condannare Guido Milana, attuale eurodeputato del Pd, ex presidente del consiglio regionale del Lazio ed ex consigliere provinciale di Roma, Leonardo Catarci, del Pdl, nomimato tra mille contestazioni nel CdA della Fondazione cinema per Roma negli ultimi giorni di permanenza di Renata Polverini in Regione, Alessandro Coloni, del Pd, Massimo Davenia, ex An, Angelo Miele, ex consigliere regionale del Pdl, Bruno Petrella, del Pdl, Ruggero Ruggeri, del Pd, e Francesco Paolo Posa, del Pd, ex sindaco di Frascati. A Milana è stato chiesto di restituire oltre 240 mila euro ottenuti dalla ditta Stradaioli di Aprilia, a Catarci 174 mila euro ricevuti dalla A-Due Costruzioni di Anguillara e dalla Costruzioni generali ferroviarie di Fiano, a Coloni 387.861 euro avuti dalla Aterno Service di Anzio, a Davenia 610 mila euro ricevuti dal patronato Enas e dalla Mediacon Sistemi informativi di Roma, a Miele 187 mila euro avuti dalla Pink Panther srl di Valmontone, amministrata dalla figlia, a Petrella 270 mila euro ricevuti dalla Italservice 2002 di Roma e dalla Epta Company di Rocca di Papa e a Posa 307 mila euro avuti dalla Publipromo, dalla ATS Coop ambiente e turismo e dalla coop Ingenia Servizi di Roma. L’assoluzione è stata chiesta solo per Ruggeri, che ha avuto 247 mila euro dalla Fratelli Ruggeri Diffusioni editoriali di Monterotondo, amministrata dal fratello, visto che l’inchiesta penale a suo carico è stata archiviata dal gip di Tivoli. Assolto Ruggeri, per gli altri la Corte dei Conti ha però sospeso il giudizio, nell’attesa che le loro posizioni vengano definite sul fronte penale.

La svista
Lo stop al processo ha fatto tirare a tutti i politici un sospiro di sollievo, ma soprattutto a Milana. Per quest’ultimo infatti non c’è nessuna sentenza penale da attendere. Sull’eurodeputato, il 23 aprile scorso, si è pronunciato il giudice del Tribunale di Latina, Guido Marcelli, che lo ha assolto per intervenuta prescrizione. Un particolare che difficilmente evita guai davanti alla Corte dei Conti. I giudici contabili non sembrano però aver fatto caso a quel particolare e così al momento niente salasso anche per l’esponente del Pd.


«A cena con Giannini. Aldair come un fratello»

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Carroccia, detto «Mortadella», spiega come è cambiato il rapporto tra ultrà e giocatori: «Una volta eravamo amici, si andava insieme in pizzeria: oggi quelli fanno i preziosi»

 

 

ROMA – Loro, il campo, l' hanno sempre invaso. Per amore la maggior parte e qualcun altro per calcolo. Ora però sono cambiati i tempi e anche i modi. E non vale solo per il derby di domenica sera. «È il calcio, a Roma, che è cambiato», dice Fabrizio Carroccia, nome di battaglia «Mortadella», 40 anni, ex ultrà giallorosso di «Boys» e «Opposta Fazione», passato dalla Curva Sud alla Monte Mario. «È un calcio più cupo, anche le invasioni sono più cupe, ci sono troppi interessi», spiega. «Noi un tempo, intendo fine anni 80 inizio 90, eravamo davvero amici dei giocatori – racconta ' ' Mortadella' ' , che per la Roma è stato anche in galera – A casa mia prima di un derby veniva a cena mezza squadra: Caniggia, Cervone, Giannini, Carnevale, Rizzitelli, Desideri, Aldair. Aldair per me era come un fratello. Stavamo sempre insieme: feste di compleanno, discoteche, night. I giocatori ci davano qualche biglietto gratis e basta. Se poi sul campo qualcuno sbagliava, per lui c' era una pacca bonaria di rimprovero. Oggi invece…». Giovedì scorso, per esempio, Christian Panucci, a Trigoria, ha dovuto chiedere scusa ufficialmente al capo dei Boys, Paolo Zappavigna, per aver rifiutato di scendere in campo a Reggio Calabria la domenica prima. S' annunciava per lui una pesante contestazione, che poi invece dopo le pubbliche scuse è rientrata. Sono cambiati i tempi e anche i modi. Il calcio si è incattivito e il tifo pure. Prendete il fronte laziale. Il potere di condizionamento della curva Nord sulle scelte della presidenza Cragnotti è stato in questi anni fortissimo: dalla marcia di via Novaro nel ' 95 per bloccare la cessione di Signori al Parma (obiettivo centrato), fino al boicottaggio di Zaccheroni per avere Mancini in panchina (centrato anche quello). Ma la pressione più forte che si ricordi, certamente, fu quella del sit-in organizzato dagli «Irriducibili» sotto la Federcalcio, maggio 2000, per protestare contro il gol annullato dall' arbitro De Santis a Cannavaro in Juve-Parma. Tre giorni dopo, la Lazio vinse lo scudetto nella domenica famosa in cui la Juve arbitrata da Collina perse a Perugia su un campo reso impraticabile dalla pioggia. «Sono i soldi, sostanzialmente, ad aver cambiato le cose – dice ' ' Mortadella' ' – Oggi i calciatori guadagnano tantissimo e parecchi di loro hanno la puzza al naso, non si lasciano avvicinare. Ma oggi, sopra tutto, ci sono decine di radio e tv private che a Roma parlano di calcio. Trasmissioni tutte ampiamente sponsorizzate. Il giro di denaro è enorme. Io pure 10-15 anni fa parlavo alla radio, ma non beccavo una lira… E la politica? Anche quella in curva è cambiata. Noi eravamo di destra come quelli di oggi, certamente, ma gli striscioni di oggi si notano di più, sono più vistosi. Non è vero? Quello era un calcio diverso, più familiare. Col presidente Ciarrapico i cancelli erano sempre aperti, Sensi invece li ha chiusi». Già, gli anni di Ciarrapico: dal ' 90 al ' 93. Anni chiacchieratissimi di favori resi agli ultrà. Forse per questo «Mortadella» è così nostalgico. Anni in cui tre capi-tifosi della Roma, Vittorio Trenta dei Cucs, «Peppone» De Vivo dei Fedayn e Guido Zappavigna dei Boys, furono addirittura ammessi all' interno della Consulta delle personalità giallorosse, allo stesso piano di Alberto Sordi e e della stilista Anna Fendi. Invasioni di campo. Guido Zappavigna, cugino dell' attuale capo dei Boys, all' epoca gestiva una pizzeria insieme con il capo degli «Eagles Supporters» della Lazio, Bruno Petrella. Nome della pizzeria: «Palla al Centro». «Ci venivano Giannini, Comi, Garzya ma anche Gregucci della Lazio – ricorda Zappavigna – Ha ragione Mortadella: noi eravamo amici veri dei giocatori. Li seguivamo perfino nei ritiri. Io ho visto coi miei occhi piangere Giannini per i rapporti tesi che aveva con Ottavio Bianchi. Allora, c' era un attaccamento diverso alla maglia. Oggi l' attaccamento è ai premi-partita». Tutto finito, anche la pizzeria «Palla al Centro». Fabrizio Caccia


Pachanga Latina in Italia: ecco ¡Grita La Noche!, nuovo album dei Pedro Navaja SoundMachine.

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Fusione di stili, ritmi e sonorità latinoamericane (dalla cumbia al reggae, dallo ska al raggamuffin, dal tango alla tarantella, dal flamenco al punk rock) nel nuovo album di questa band dai marcati tratti multietnici.

Il sound dei Pedro Navaja (nome che è un tributo alla celebre canzone, una salsa, di Ruben Blades) nasce da una vera fusione di ritmi e sonorità per arrivare ad uno stile in pieno “melting pot”. Ne è un esempio ¡Grita la Noche!, secondo cd della band dopo quello d'esordio, Barrio Pachanga, del 2012.

 

Pubblicato nel 2015, auto-prodotto come etichetta Pedro Navaja SoundMachine e mixato da Alessandro Nozza presso il One Drop Studio, ¡Grita la Noche!, disponibile su iTunes, Spotify, YouTube, Musik Key, Google Play e Amazon Music, è composto da 12 brani che raccontano a 360° la solare, ricercata e meticcia personalità di una band che trasforma le sue live performances in eventi trascinanti come un'onda latina in piena, dalla quale è impossibile riemergere se non ballando e saltando dalla prima all’ultima nota.

¡Grita la Noche! raffigura la vera essenza e le origini artistiche dei Pedro Navaja, vale a dire un mix di stili provenienti dalle culture ed esperienze musicali di ognuno dei componenti del gruppo. Un disco di musica pachanga, con ritmi e sonorità che spaziano dalla cumbia al reggae, dallo ska al raggamuffin, dal tango alla tarantella, dallo ska al punk che, di fatto, è il biglietto da visita di questa band multietnica in lingua spagnola.

 

Line-up:

dal Messico: Valeria Nieves (Voce),

dal Salento: Andrea Palermo (Chitarra e Voce),

dal Cile: Kiangpo Hau (Basso),

dallo Sri Lanka: Kasun Dias (Batteria)

dalla Liguria: Mario Martini (Tromba), Tony Carvelli (Trombone), Cecco Michelazzi (Sax).

 

Dal 2011 i Pedro Navaja hanno suonato in festival importanti come: “Music for Peace” aprendo il concerto a Zulù 99 Posse, Zibba e Almalibre, GOA BOA” di Genova, presentandosi come gruppo di apertura dei Mellow Mood e dei Sud Sound Sistem, Balla coi Cinghiali di Bardineto, aprendo il concerto a Roy Paci & Aretuska e confermandosi come una delle realtà musicali più originali e coinvolgenti del panorama musicale ligure. Hanno, inoltre, condiviso palchi con artisti del calibro di Fratelli di Soledad, El V andThe Garden House, l’argentino Chimango, i Microguagua di Barcellona, Dub Incorporation e i genovesi Tua Madre ed Ex-Otago. Gli artisti che li influenzano maggiormente si ritrovano nell'ambiente latino, dalla salsa al reggaeton, dal rap al reggaemuffin, con artisti come: Sergent Garcia, Manu Chao, Calle 13, Chico Trujillo, Roy Paci & Aretuska, Fabulosos Cadillacs, Orishas, Hector Lavoé.

 

 

Tracklist

 

1. Santera

2. La Palomita

3. Rumba de Luna

4. El Macaco

5. Bangra

6. La Calavera

7. Wake Up

8. Popolo

9. Camaron

10. Dinero

11. Genova Changò

12. Violeta

 

 

Next Gigs

30 maggio 2015 @ Festival di Music for Peace, Genova

06 giugno 2015 @ Centro Sociale Buridda, Genova

31 luglio 2015 @ Festival Monte S. Giacomo (GE)

 


Gettoni di presenza

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UNA richiesta assolutamente bipartisan quella della Pm Assunta Cocomello, che per una presunta truffa ai danni della Provincia ha chiesto il processo per l'ex presidente del consiglio regionale Guido Milana (Pd), per i consiglieri provinciali in carica Bruno Petrella (Pdl), Francesco Paolo Posa (Pd), Ruggero Ruggeri (Pd) e per gli ex consiglieri Massimo Davenia (La Destra), Leonardo Catarci (Pdl), Angelo Miele (Sdi), Alessandro Coloni (Pd) e Stefano Di Magno (An). A rischiare il rinvio a giudizio sono in tutto 27 persone.

TRA le 27 persone, oltre agli ex e agli attuali consiglieri provinciali, ci sono anche dirigenti di società. La truffa, secondo la ricostruzione della pm, sarebbe stata posta in essere, tra il gennaio 2002 e il dicembre 2007, dai politici in concorso con i dirigenti e avrebbe causato un danno per 2 milioni di euro. Le ipotesi di reato, sono, a seconda della posizione, quella di truffa, omesso versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, falso e indebita percezione di erogazioni pubbliche. Una norma prevede che, nel caso in cui si sia dipendenti, se si assume un incarico in senoa un organismo quale quello della Provincia, sia la Provincia stessa rimborsare al datore di lavoro «le ore o le giornate di assenza del lavoratore dovute allo svolgimento della funzione pubblica elettiva». Secondo la ricostruzione della Procura, i consiglieri, in concorso con i dirigenti di varie società, avrebbero posto in essere «con artifici e raggiri» un «contratto di lavoro subordinato con il quale venivano assunti alle dipendenze della società» magari all'indomani della nomina a consigliere, instaurando «un rapporto di lavoro fittizio» senza avere mai, in realtà, «prestato», il politico, «un'effettiva attività lavorativa».


Sesso, droga e ministeri. Droga, scandalo al sole dei Palazzi19 a rresti a Roma. Divulgati i nomi anche dei presunti «consumatori»: Galati, Udc, ed Emilio Colombo

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Segue dalla prima Sono accusati di comprare anche tre volte alla settimana sostanze stupefacenti «per conto terzi». L'ordinanza lunga centocinquanta pagine, firmata ieri dal giudice per le indagini preliminari Luisanna Figliolia, è zeppa di intercettazioni, nomi, quantitativi consumati, costi e soprattutto ruoli. Consumatore abituale, secondo il giudice, era il presidente Colombo: «…Si evincono elementi di sicuro riscontro – scrive il giudice – circa la fornitura di droga al Presidente…». Consumatore abituale è il sottosegretario alle Attività Produttive in quota Udc Pino Galati: «…Nell'ambito della clientela altolocata si staglia la figura del Galati Giuseppe, soprannominato Pino che si rifornisce stabilmente di cocaina dal Martello Giuseppe…». Consumatore abituale è il consigliere provinciale di An Bruno Petrella tanto che il suo segretario, Armando De Bonis, è stato arrestato perché «..acquistava per conto del sottosegretario Galati quantitativi imprecisati di cocaina…». Colombo, Galati e Petrella non sono indagati, ma saranno interrogati così come gli imprenditori Umberto Marzotto e Alessandro Gucci. Il fatto che i loro nomi siano stati resi pubblici ha fatto infuriare il presidente del Senato Marcello Pera che ha scritto al presidente del Tribunale di Roma Luigi Scotti: «Ho appreso da notizie di agenzia – scrive Pera – di un'ordinanza del Gip di Roma emessa anche in base ad intercettazioni di conversazioni telefoniche alle quali avrebbe preso parte anche un appartenente al Senato della Repubblica. Quindi, anche ai fini della legge che tutela le prerogative parlamentari, le chiedo ogni possibile informazione sul caso». L'operazione è stata diretta dal capo della squadra mobile di Roma Alberto Intini. È un'altra volta una persona di nome Martello, Giuseppe, a bussare alla porta del ministero per consegnare la cocaina ai politici. Uno anno fa finì nella bufera l'onorevole Micciché, ma questo Martello in comune ha solo la coincidenza di un cognome. Secondo l'accusa era lui, insieme al fratello Mario e alla madre Giuseppa Porrovecchio, a rifornire vip politici e imprenditori della capitale. Agli arresti l'attrice Serena Grandi, l'attrice Ludmilla Derkach, Nadia Rinaldi e un famoso ristoratore Alberto Grabielli, titolare del ristorante Quinzi e Gabrielli. E ancora gli imprenditori Stefano Barbis, Massimiliano Bernardi, Francesco Bonetti, Francesco Ippolito, Maurizio Tiberi, Maurizio Bigelli e i due militari della Guardia di Finanza, Rocco Russillo e Stefano Donno. Sono tutti accusati a vario titolo di associazione per delinquere, spaccio e sfruttamento della prostituzione. LO ZERBINO E IL MINISTERO Aveva clienti importanti, Giuseppe Martello. Esigenti ma pieni di soldi. Per questo curava «attentamente la propria clientela», cercando di privilegiare «le persone più importanti». Al presidente Colombo la droga, secondo il gip, veniva consegnata «direttamente nelle mani o in quelle del Russillo e del Donno», oppure «sotto lo zerbino della porta dello studio». A volte capitava anche che fosse lo stesso presidente a chiamare Martello, come il 27 aprile, quando Colombo avvisa «che si trova ancora fuori città e arriverà a Roma verso le 19. Il senatore, che lo chiama confidenzialmente Pino… gli chiede se potrà passare da lui alle 19… Lo prega di non fare più tardi delle 19.30 perché dovrà andare ad un concerto». E si arrabbia quando più tardi Martello gli dice che forse tarderà qualche minuto. Non vuol sentire ragioni. Ieri Emilio Colombo ha detto: «Non ho alcuna notizia su quanto apprendo dalle agenzie e ascolto dai mezzi di comunicazione. Quanto ai miei collaboratori sono molto addolorato ma in essi ho pienissima fiducia e sicurezza». Nell'elenco della clientela Pino Galati. Questi si rifornisce stabilmente di cocaina da Martello, gli acquisti hanno cadenza almeno settimanale e sono effettuati direttamente, o tramite Armando De Bonis, suo uomo di fiducia che ha libero accesso presso il ministero delle Attività produttive dove Galati ha i suoi uffici». Le consegne al sottosegretario vengono effettuate a qualunque ora, di notte, o fuori Roma «e non richiedendo mai un pagamento immediato». Per il sottosegretario qualunque cosa. Il 7 settembre De Bonis chiama Martello: «Senti, una cortesia…eh siccome Pino deve andare ad una cena vicino Roma… in Umbria, se tu… gliela potevi fare questa cortesia…». E Martello gliela fa. La droga entrava e usciva dal ministero molto tranquillamente. Ogni volta che ne aveva bisogno il sottosegretario. Ieri la portavoce di Galati, Patrizia Marin, ha detto che a loro non risulta nulla. DROGA E SQUILLO L'attrice Serena Grandi, agli arresti domiciliari, si riforniva di cocaina attraverso Martello e altri coinvolti nel giro. A volte la cedeva ad amici. In una telefonata, parlando con un'amica, dice: «Mi rivolgo ad alcuni amici calabresi che hanno una bisca in via Ceccarini, a Riccione. Senti, poi ti faccio conoscere questi amici calabresi che sono dei boss, dei veri boss, dei boss pazzeschi, ma roba forte, roba grossa, hai capito?». Secondo gli inquirenti aveva contratto debiti molto forti con Martello, 5mila euro e 4 rate non pagate. Avrebbe sopperito cedendo la sua auto per 6 mesi al fornitore. Ieri ha detto: «È un clamoroso errore». I suoi avvocati dicono che non ci sono prove a carico. Nadia Rinaldi, l'attrice già finita nei guai nel 1998, per un chilo e centro grammi di cocaina, ieri mattina si è vista gli agenti della squadra mobile in casa. Avevano un mandato di arresto per suo marito l'antiquario Ernesto Ascione, già titolare del ristorante «Le Iene». Ieri, da latitante, ha fatto sapere che si sarebbe costituito stamattina. Lyudmilla Derkach, l'attrice che ha lavorato con Tinto Brass, secondo l'accusa avrebbe procacciato ragazze per una clientela scelta. Ma non c'era solo droga. Anche belle donne disposte a tutto, potere e vita di lusso, viaggi nei luoghi del jet set con cifre da capogiro per incontri a luci rosse: c' è chi ha pagato 2.500 euro per 50 minuti di sesso. Le ragazze coinvolte, è stato accertato, non svolgevano le loro prestazioni soltanto nella capitale ma hanno accompagnato clienti in viaggi in Costa Smeralda, Montecarlo, Dubai, ed altre località famose nel mondo.


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