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Progetto di social innovation Sojuen: ecco le novità

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SoJuEn promuove la partecipazione dei giovani alla cittadinanza per generare innovazione sociale del territorio. 

Il confronto diretto con le persone è la chiave iniziale per cogliere i bisogni latenti delle persone e trasformali in processi di innovazione sociale. Cos’è l’innovazione sociale? tra le definizioni più interessanti citiamo quella della Stanford Social Innovation Review che parla di innovazione sociale come di “una soluzione innovativa a un problema sociale che sia più efficace, efficiente, sostenibile ed equa di tutte le soluzioni esistenti, e che generi valore diffuso per tutta la società e non tanto per singoli individui”

I prototipi realizzati dal tema SoJuEn sono in via di sviluppo e stanno prendendo forma attraverso varie metodologie applicate all’apprendimento non formale: Design Thinking, Games,  Mind maps, PCM, Business Model  Canvas e molti altri,. 

Tra le attività sono emerse varie possibilità per promuovere il turismo bolognese tra cui incrementare il modo in cui i turisti possono reperire informazioni, avere tipologie di guide diversificate e facilitarne  l’esplorazione.

 

Per saperne di più visita il sito internet: http://www.creativi108.it/

o la pagina Instagram @JoyTourBo: 

https://www.instagram.com/joytourbo/.

Via Galliera è stata una delle vie scelte per ascoltare i cittadini e residenti e valutare possibili soluzione utili. L’obiettivo è di valorizzare, gli aspetti culturali e la possibilità di coinvolgere i residenti. Uno dei progetti, infatti, sta esplorando possibili soluzioni per generare una partecipazione attiva per la riqualificazione della via.

Entrambi i prototipi verranno presentati il 27 maggio durante il Festival IT.A.CÀ presso il suggestivo spazio “La gabbia del leone” dei Giardini Margherita,  

vi aspettiamo! 


Caldaie a condensazione: quando convengono e quando no

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Come molti sanno, le caldaie a condensazione sono in grado di fornire dei rendimenti sensibilmente maggiori rispetto alle caldaie convenzionali. Riescono a farlo grazie alla possibilità di sfruttare il calore di condensazione del vapore, che nelle caldaie convenzionali viene invece sprecato. Perché il sistema funzioni al meglio la caldaia deve però lavorare a temperature dell'acqua dell'impianto, piuttosto basse, vicine o comunque inferiori a quella di condensazione del vapore (55 gradi centigradi).

Di conseguenza più è bassa la temperatura a cui la caldaia a condensazione lavora, maggiore è l'aumento di rendimento ottenuto. Purtroppo c'è però un limite sotto il quale abbassare la temperatura di lavoro della caldaia rende il sistema di riscaldamento inefficace. Tale limite è dato dalla temperatura esterna e dal grado di isolamento dell'immobile in cui la caldaia si trova. Una temperatura esterna particolarmente bassa tende infatti ad aumentare la temperatura minima a cui la caldaia deve lavorare per riuscire a scaldare efficacemente gli ambienti. Allo stesso modo uno scarso isolamento termico dell'immobile, per il fatto di disperdere velocemente il calore prodotto all'interno dalla caldaia, richiede alla stessa di lavorare a temperature dell'impianto maggiori.

Detto diversamente una caldaia a condensazione ottiene i maggiori rendimenti quando il calore che produce riesce ad essere conservato più a lungo all'interno degli ambienti riscaldati, cosa possibile quando il livello di isolamento dell'immobile è alto, oppure quando la temperatura esterna non è troppo bassa.

E' questa la ragione per cui le caldaie a condensazione non riescono ad ottenere interessanti aumenti di rendimento se utilizzate in ambienti con scarso isolamento termico situati in località con clima particolarmente rigido. In queste situazioni il calore prodotto dalla caldaia all'interno si disperde velocemente all'esterno ed deve quindi essere velocemente riprodotto dalla caldaia e immesso nell'ambiente, cosa possibile solo se la temperatura dell'acqua dell'impianto di riscaldamento è sufficientemente alta.

Per completezza è bene dire che in tutta l'equazione rientra un altro fattore, e cioè la facilità con cui i radiatori dell'impianto riescono a scambiare il calore prodotto dalla caldaia con l'ambiente. Più i radiatori sono di ampie dimensioni e di struttura e materiali che scambiano velocemente il calore (ad esempio acciaio), più la temperatura dell'acqua può essere tenuta bassa, cosa che come si diceva aumenta il rendimento della caldaia. Non considerando quindi la temperatura esterna, sulla quale chiaramente non si può "agire", dipendendo dalla località di residenza, il massimo da una caldaia a condensazione lo si ottiene in immobili con un buon isolamento termico e con radiatori di ampie dimensioni.

Al riguardo bisogna notare che in buona parte degli immobili costruiti nei decenni passati in Italia, sono stati installati radiatori di dimensioni superiori a quelle strettamente necessarie per le esigenze dell'ambiente, radiatori quindi in parte "sovradimensionati". Inoltre, non pochi degli immobili italiani godono già di un isolamento termico, che se sarebbe troppo definire "buono", non è scorretto definire sufficiente. Queste due condizioni fanno sì che sono moltissime le unità immobiliari in cui l'impiego di una caldaia a condensazione porterebbe un aumento del rendimento sufficiente a giustificarne il relativo investimento.


AL VIA CAME DEISGN AWARD – LA SECONDA EDIZIONE DEL CAME DESIGN AWARD

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 Al via la seconda edizione di “Came Design Award”, il concorso dedicato ai giovani progettisti under30.

Dopo il successo della prima edizione focalizzata sul tema della casa del futuro, nel 2016 il contest chiede ai giovani architetti e designer di progettare soluzioni tecnologiche innovative per la sicurezza e il comfort delle persone coinvolgendoli in un percorso di ricerca e innovazione nell’ambito dei comportamenti e degli orientamenti tecnologici all’interno della casa e degli spazi di vita.

Il concorso, intitolato “Guardian Angel”, nasce dalla considerazione che negli ultimi anni è aumentato il numero dei single, delle persone soggette a terapia domestica, degli anziani e dei diversamente abili che vivono da soli. I giovani progettisti sono quindi chiamati a indagare sullo sviluppo della tecnologia della casa e delle strutture di accoglienza, immaginando come la tecnologia possa aiutare concretamente questi soggetti più sensibili.

Il concorso ha il patrocinio dell’ADI, Associazione italiana per il Disegno Industriale, è rivolto a studenti e giovani progettisti di età inferiore ai 30 anni, che possono partecipare individualmente o in gruppi di massimo tre persone, proponendo progetti innovativi per la gestione della sicurezza e del comfort delle persone che vivono in ambienti privati e pubblici.

Una giuria di esperti selezionerà i tre migliori progetti che si saranno distinti in termini di innovazione, fruibilità e sostenibilità tra tutti gli elaborati pervenuti. Funzionalità, ergonomia e sicurezza saranno, invece, prerequisiti per accedere alla fase di valutazione. I tre vincitori, oltre ad aggiudicarsi un premio complessivo di 3.500 Euro, saranno coinvolti attivamente nello sviluppo dei prototipi che andranno ad allestire lo spazio espositivo presso la Milano Design Week 2017.

 

 

I giovani progettisti interessati al “Came Design Award” possono trovare maggiori informazioni e iscriversi al concorso fino al 30 settembre 2016 direttamente sul sito www.came.com/camedesignaward/ .


Ambiente, Sallustio lancia Sos contro nuova Terra dei Fuochi ai Castelli

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Aumento dei casi di tumore nel Lazio e scoperta di una discarica abusiva a Rocca di Papa: la candidata a sindaco dell’Italia dei Diritti si impegna per una maggiore vigilanza sul territorio
 
Manteniamo alta l’attenzione sulla tutela ambientale. E’ questo il monito di Luisa Sallustio, candidata a sindaco del centrosinistra sotto il simbolo dell’Italia dei Diritti. A pochi giorni dalla notizia del ritrovamento di rifiuti pericolosi nel territorio del Parco dei Castelli Romani, a cui è seguita la diffusione del dato allarmante relativo all’aumento delle diagnosi oncologiche nel Lazio, sale l’attenzione degli amministratori pubblici nei confronti del patrimonio verde condiviso dai quindici Comuni attraversati dalla Riserva regionale: “Quando sarò sindaco, non dimenticherò la fortuna di appartenere ad un territorio come il nostro - ha esordito stamane la candidata – quindicimila ettari di natura ricchi di biodiversità, sebbene minacciati dal fenomeno dell’ abusivismo ambientale, come emerso di recente dalle cronache locali. Materiale plastico, elettrico, spesso derivante da attività illecite, rischia di contaminare la terra ed i laghi. In tal senso, intendo vigilare attentamente sul rispetto della normativa inerente la combustione dei rifiuti – ha poi ripreso –. E’ un atto dovuto nei confronti della salvaguardia del verde e della salute pubblici. Non saremo ancora la Terra dei Fuochi, ma quest’impennata dei casi di tumore in tutta la Regione ci impone l’innalzamento del livello di guardia sul problema dello smaltimento illegale dei rifiuti e dell’elettrosmog”. L’ex Presidente del Consiglio comunale di Ariccia ha poi voluto sottolineare l’impatto economico che potrebbe seguire ad un’aumentata percezione sociale dell’inquinamento: “Non dimentichiamo che i due bacini lacustri dei Castelli Romani sono meta rinomata delle gite fuoriporta capitoline. Una flessione del flusso turistico avrebbe sicuramente un impatto negativo sugli esercenti locali che vivono di introiti legati alla frequentazione del nostro territorio da parte dei romani”. Questo il corollario della riflessione di Sallustio in materia di tutela ambientale: “Occorre una coscienza verde comune da parte di noi amministratori locali, chiamati ad un lavoro di costante monitoraggio e di sinergia, in un quadro generale di coordinamento intercomunale per la salvaguardia della Riserva di cui facciamo parte. Lo dobbiamo al nostro Ambiente, al nostro diritto alla Salute e alla microeconomia dei Castelli Romani”.


Video&Danza@Folkest2016 sul palco del Candoni di Tolmezzo. Folkest incontra il cinema e la danza

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9 aprile: il Teatro Candoni di Tolmezzo (ore 20,30) apre le porte ai finalisti  di Video&Danza@Folkest2016, 8 proposte selezionate fra una trentina di scuole e compagnie di danza, fra i quali verranno selezionati i vincitori del concorso Video&Danza@Folkest che saranno protagonisti della coregrafia che animerà il videoclip de "Le cirque des animaux" di Serena Finatti per la regia di Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato; e i vincitori della migliore coreografia della serata. Entrambi saliranno sul palco del prossimo Folkest 2016.

Uno spettacolo e un percorso nati dal desiderio e dalla ricerca di confronto e dialogo fra le arti, su cui si sono incontrati Serena Finatti, cantautrice, attrice e performer, e Andrea Del Favero, direttore artistico di Folkest.

Sul palco del Candoni, quindi, saliranno Serena Finatti stessa e l’immancabile Andrea Varnier alla chitarra: assieme proporranno nove brani, tratti dall’album Serena più che mai e dai precedenti, ciascuno interpretato da una delle compagnie in gara. Fra i protagonisti anche i Sing & Feel, un coro di ragazzi tra i 10 e i 20 anni diretto da Serena. In giuria, assieme ai registi Zarpellon e Lorenzato, ci saranno il già citato Andrea Del Favero, Franca Grusovin (coreografa), Manuela Di Benedetto (coreografa e showgirl), Lorenza Somogyi Bianchi (ufficio stampa), Marc Testoni (compositore) e Giuliano Michelini (esperto di immagine); la serata sarà presentata da Michela Lautieri.


“Oltre che un incontro tra le arti, questo concorso si sta rivelando un’importante prova di fiducia nell’ascolto reciproco: infatti il 9 aprile saremo metaforicamente funamboli senza rete, in quanto sarà la prima volta che noi musicisti vedremo le nuove coreografie, con tutta l’emozione del caso, ma anche per i ballerini sarà la prima volta in cui potranno danzare sulla nostra musica suonata dal vivo: un bello scambio di energia», dice Serena Finatti. “Vorrei inoltre sottolineare come le età e i livelli di esperienza dei ballerini siano molto diversi tra loro. Abbiamo voluto lasciare l’Arte il più libera possibile, “anima e corpo”.”


“C’è grande attesa per la serata del 9, in cui vedremo concretizzarsi molti degli sforzi fatti in questi mesi per l’organizzazione del concorso, la pubblicità, i rapporti con i finalisti, etc.”, continua Andrea Del Favero. “Ma non dimentichiamo che il percorso non è ancora terminato: la ‘tappa’ più importante sarà sicuramente la realizzazione del videoclip, prevista per maggio, e poi il gran finale, con la presentazione ufficiale del video nelle serate finali di Folkest.”


Ricordiamo i nomi dei finalisti prescelti: Andrea Gorassini (Ilydance Studio – Monfalcone), Ballet Studio (Sacile), Chiara Micol & Gabriel Biondini (Ilydance Studio – Monfalcone), Giodanza (Tolmezzo), Gruppo coreografico Le Stelline (Castions di Strada), Luisa Amprimo (Udine), Scuola di danza Isadora (San Vito al Tagliamento), Spaziocorpo Atelier danza e movimento (Udine)


Ricordiamo inoltre che i biglietti per la serata sono acquistabili on line al seguente link:

http://shop.editeventi.com/epages/16745.sf/it_IT/?ObjectPath=/Shops/16745/Products/0024


e che le prevendite attivate sono le seguenti:

ANGOLO DELLA MUSICA Via Aquileia, 89 – UDINE – 0432 505745

PUNTO VERDE Via Matteotti, 4/b – TOLMEZZO – 0433 40114

LA CORTE DE LIBRO Via Ermacora, 12 – TOLMEZZO – 0433 467067


CiboAmico: nel 2015 Hera ha donato circa 8.600 pasti

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Alle sei onlus coinvolte il progetto ha portato lo scorso anno un risparmio complessivo di oltre 36.600 euro; circa 4.000 i pasti provenienti dalle mense Hera di Bologna, per un valore di oltre 16.400 euro

 

8.600 pasti recuperati e oltre 36.600 euro risparmiati: sono questi gli importanti risultati raggiunti nel 2015 grazie al progetto CiboAmico, attraverso una rete solidale, sostenibile e a km zero. Il progetto, che il Gruppo Hera ha avviato da anni nelle principali mense aziendali per recuperare i pasti preparati ma non consumati, ha permesso di ridistribuire il cibo a persone in situazione di difficoltà, attraverso onlus che operano sul territorio.

L’attività è realizzata con il supporto di Last Minute Market, società spin-off dell’Università di Bologna che promuove la lotta allo spreco e la sostenibilità ambientale, e la collaborazione di Elior, la società che gestisce le mense di Hera.

 

Dall’inizio del progetto, in sei anni, CiboAmico ha permesso il recupero di quasi 57.000 pasti, per un valore economico complessivo che ha superato i 228.000 euro. L’impatto ambientale è pari a 57.174 m3 di acqua risparmiata e 53 cassonetti di rifiuti evitati.

Avviato a dicembre 2009, il progetto è ora attivo nelle mense aziendali Hera di Bologna (viale Berti Pichat e via del Frullo), Imola, Rimini e Ferrara. I benefici di CiboAmico sono sociali, economici e ambientali: dalla prevenzione della produzione di rifiuti, al riutilizzo delle eccedenze e al risparmio di risorse, come acqua, energia e terreno, necessarie alla loro produzione.

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Solo nel 2015, CiboAmico ha consentito di recuperare 8.589 pasti ovvero 35 pasti completi ogni giorno, donati a sei associazioni onlus del territorio che gestiscono strutture d’assistenza in cui sono ospitate complessivamente circa 130 persone.

 

A Bologna, con il progetto CiboAmico, lo scorso anno sono stati recuperati 3.962 pasti provenienti dalle mense Hera di viale Berti Pichat e via del Frullo.

Destinataria principale è stata l’Opera di Padre Marella, che utilizza gli alimenti nella struttura bolognese chiamata "Pronto soccorso sociale”, rivolta ad adulti in stato di disagio, e nella Comunità terapeutica di Cadriano. Inoltre, nel 2015, ha beneficiato di CiboAmico anche la Comunità Arcobaleno dell’Associazione Arca, a Granarolo. Queste comunità ospitano complessivamente circa un centinaio di persone.

Il progetto permette alle onlus un risparmio economico che rende loro possibile investire le risorse così liberate in altri progetti. Nel 2015 il valore economico dei pasti donati da Hera alle onlus nel bolognese è stato, infatti, pari a oltre 16.400 euro.

 

I numeri dello spreco

 

Secondo le stime della Confederazione Italiana Agricoltori, solo in Italia ogni anno finiscono nella pattumiera 5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, per un valore che sfiora i 9 miliardi di euro. Ogni mese ciascuna famiglia italiana butta nei rifiuti l’equivalente di 28 euro di alimenti ancora commestibili. A livello globale la situazione è ancora più drammatica: 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finiscono annualmente in discarica, equivalenti a circa un terzo della produzione totale. Lo spreco è ovviamente caratteristico dei Paesi ricchi; il valore pro-capite degli sprechi alimentari per consumatore in Europa e in Nord America si aggira tra i 95 e i 115 chili l'anno, contro i 6-11 chili annui a persona registrati nell’Africa sub-sahariana e nel Sud-Est asiatico.


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