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GIOVANNI ALLEVI A BERGAMO @ TEATRO CREBERG… 14 APRILE 2015.. PER LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO ALBUM “LOVE”

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ZODIAK presenta

 

GIOVANNI ALLEVI
dal vivo con

"LOVE"

IL NUOVO ALBUM DI INEDITI DI PIANOFORTE SOLO

 

martedì 14 aprile

@ Teatro Creberg – Bergamo

 inizio ore 21.00

PREZZI BIGLIETTI

primo settore 44 euro

secondo settore 39 euro

terzo settore 34 euro

 

dove acquistarli

circuito Ticketone, Biglietteria del Creberg Teatro

o presso gli uffici di Ente Fiera Promoberg

 

Grazie alla Musica ho attraversato mille vite.

Ho potuto incontrare sguardi sognanti, ricevere sensuali abbracci,

condividere momenti di esistenza che sono rimasti

impressi sulla mia pelle.

E' difficile descrivere a parole cosa ho vissuto.

Sono stato angelo e demone, vulnerabile e sfacciato,

repellente e bellissimo.

Ho intravisto dee nascoste in corpi umani,

bambini che non volevano più smettere di giocare,

persone capaci di intuizioni mistiche, altre in grado

di cambiare il corso della Storia solo con un sorriso.

Ho ascoltato pianti di donne impazzite, discorsi

appassionati di giovani sognatori e di scienziati

incompresi; da ognuno di loro ho ricevuto una Scintilla!

Soltanto allora, ho appoggiato le dita sul Pianoforte,

per raccontare a modo mio i mondi che avevo visitato,

e catturare quella che per me e' la vera essenza

della Musica: l'Amore.

In tutte le sue forme,

nessuna esclusa,

senza giudicare.

 

Giovanni Allevi


A quattro anni dal Disco di Platino Alien e dopo l’esperienza sinfonica dell’album Sunrise, contenente il Concerto per Violino e Orchestra in Fa minore, Giovanni Allevi torna al pianoforte solo con un nuovo progetto e un titolo che è una vera e propria affermazione d’amore nei confronti dell’esistenza: “LOVE”, un viaggio nell’anima per tornare ad amare il mondo.

 

Anticipato dai singoli My family e Loving You, il nono album di studio dell’artista, in uscita il prossimo 20 gennaio su etichetta Bizart/Sony Music, è l’ultima tappa di un percorso di crescita artistica e umana del compositore, pianista e direttore d’orchestra, che ha già ottenuto numerosi riconoscimenti nella sua ventennale carriera.

 

Registrato al SAE Institute di Milano, polo universitario all’avanguardia per la produzione audio-video in Europa, l’album rappresenta uno stato dell’arte per la registrazione del pianoforte, grazie ad un bilanciamento di massimo equilibrio tra la componente dell’acustica della stanza, la preparazione del pianoforte e la studiata dislocazione dello stesso ai fini di una ripresa microfonica naturale. “Un suono morbido eppure potente, mai aspro e con una ricca estensione in bassa frequenza, per un'esperienza d'ascolto estremamente appagante" – afferma Ian Jones, ingegnere del suono agli Abbey Road Studios di Londra, dove è stato masterizzato il disco.

 

 

LOVE contiene tredici tracce, tredici pagine di un diario musicale autentico, sincero e fortemente emotivo, che raccontano l’amore nelle sue molteplici forme. Ed ecco l’amore romantico in Loving you, quello quotidiano in Come with me, quello fisico in Lovers, l'amore struggente in Asian Eyes, quello sublime in Amor sacro, quello per le persone più care in My family e La stanza dei giochi, l’estasi d’amore di Yuzen, l’amore per le cose semplici di Sweetie pie, e per quelle apparentemente più complicate in It doesn’t work, quello per sé – che è anche il più difficile – de L’Albatros (ispirato alla poesia di Baudelaire) e per i lati più complessi della propria personalità, The other side of me, fino ad arrivare al cosmico desiderio di libertà di Asteroid 111561 (dal nome dell’asteroide che la NASA ha recentemente dedicato al compositore).

 

Ma "LOVE" è anche e soprattutto una dichiarazione d'amore per il suo pubblico che da oltre venti anni lo segue con costante affetto. Anche per questo, per la prima volta nella sua carriera, Allevi nella fase finale della lavorazione dell'album ha voluto con sé anche i suoi fan, invitandoli ad entrare in studio di registrazione e rendendoli partecipi così in prima persona della musica che stava nascendo.

L'album avrà una doppia versione, in cd e in vinile, già disponibili su IBS, Amazon, Feltrinelli e Mondadori e su tutte le piattaforme digitali.

Dopo l’uscita del disco, Giovanni Allevi tornerà ad esibirsi nuovamente dal vivo con il suo pianoforte e proporrà le nuove composizioni di "LOVE" in anteprima mondiale il prossimo 27 febbraio alla Cadogan Hall di LONDRA, ad apertura di un fitto tour europeo che approderà in Italia il 27 marzo a Roma, per poi proseguire nella penisola fino alla fine di aprile 2015.

 

IL NUOVO DISCO RACCONTATO DA GIOVANNI ALLEVI

http://www.lunatik-ftp.it/dati/NoteCompositoreAllevi.pdf

BIOGRAFIA

http://www.lunatik-ftp.it/dati/BioAllevi.pdf

 

 

Visit the artist's websites: www.giovanniallevi.comwww.facebook.com/giovanniallevi – twitter.com/giovanniallevi – www.youtube.com/alleviofficial  – www.gplus.to/GiovanniAlleviwww.alleviani.com

 

UFFICIO STAMPA LUNATIK PER ZODIAK SRL _ www.lunatik.it

 


IL NUOVO DISCO DI STEFANO MASINI

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Stefano Masini presenta il nuovo album "Dove non c'è nessuno"

"Dove non c'è nessuno" è un disco d'esordio sorprendente, dove la canzone d'autore incontra nuove sonorità, il tutto condito da una rara sensibilità letteraria e poetica, diversi registri percorrono le tredici canzoni, scritte e interpretate da Stefano Masini.

Stefano Masini, nato in Svizzera ma vive da sempre in provincia di Treviso, Laureato in Lettere Moderne, giornalista, è stato per diversi anni cronista televisivo, in gioventù ha suonato in vari gruppi e da allora compone canzoni, finalmente raccolte in questo album dove sono riarrangiate, insieme a brani di nuova composizione. Ha realizzato numerosi video, in particolare per la scuola e per brani musicali del cantautore Alberto Cantone (dei suoi album "C'era un sogno per cappello" del 2008 e "Il viandante" del 2014).

Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo "le scarpe dell'allenatore", un giallo ambientato nel mondo del calcio locale, che ha frequentato con passione.

C'è quello più prettamente autoriale in "Tanti anni dopo" e nel romanticismo ai tempi del low cost in "le tue rose" o restando in alta quota, nel "peso dell'acqua", la confessione di un alpinista in mezzo ai ghiacci.

Di confessioni ce ne sono diverse, già nel titolo in "confessioni di sk" (serial killer o santa Klaus?) tra i brani più scuri, come "la peste", rilettura attualizzata di Camus o il trascinante rock d'annata di "Sul treno per Belgrado", tra psicoanalisi e Trieste.

Il disco viene da nordest e la mitteleuropa si sente anche nella ballata "Ora che vivo a Praga", che cita il Kafka di Murakami, c'è la straziante confessione di una madre in "La luce del tramonto" o quella disincantata di "amori che finiscono" e c'è la denuncia, surreale ma molto reale, in "l'ultimo giorno dell'anno" che parla del G8 di Genova senza nominarlo mai, c'è in "notte di guerra", la confessione "al rallentatore" di due combattenti su opposti fronti.

Trova posto anche la chiave comica, con il paradossale "cugino che vive a Londra" e con l'auroironica "cinquanta" ("troppo vecchi per esser giovani, ma non ancora anziani…") composta a  quattro mani con Alberto Cantone, pilastro della "scuola trevigiana" della canzone d'autore (innumerevoli collaborazioni nel panorama cantautoriale italiano), produttore artistico dell'album  insieme al chitarrista Michele Palmieri che, in due anni di intenso lavoro, ci ha messo tutta la sua poliedrica anima rock, una dozzina le collaborazioni dei musicisti, a cominciare da quelli che furono la base ritmica e gli archi degli Aut, sofisticata band "made in Treviso", che finì nel mirino di un certo Andrea Chimenti.

ASCOLTA L'ALBUMhttp://www.latlantide.it/collaborazioni/stefano_masini-dove_non_ce_nessuno.html


Ridurre le spese dell’energia elettrica. Condizionatori accesi meno

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Gli elettrodomestici “arredano” le case degli italiani ma vengono usati con parsimonia. Ridurre le spese dell’energia elettrica è ormai necessario. Climatizzatori inclusi. Siamo nell’era del risparmio e per evitare cifre da capogiro per pagare luce, gas e corrente, gli utenti delle bollette ricorrono alla strategia dell’utilizzo meno e con attenzione. Della serie, accendo meno, per esempio, il condizionatore così risparmio. Secondo alcuni dati rivelati dall’Istat, gli italiani negli ultimi 5 anni hanno deciso di investire sul risparmio energetico. Il motivo è uguale per tutti: non sprecare soldi e energia inutili. La crisi economica, e tutti i problemi connessi, ci ha trasformati in un popolo di grandi risparmiatori, più di quanto lo fossimo. 


Sarà Nino Marazzita a difendere poliziotto multato e denunciato da Polizia a Ostia dopo essere intervenuto per servizio

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Il celebre penalista e star di Forum entra così come patrocinatore nella vicenda che è stata resa nota mesi fa dal  movimento Automobilisti Vessati

 

 

Alcuni mesi fa il nostro movimento aveva reso nota una vicenda alquanto paradossale, in cui un poliziotto sarebbe intervenuto fuori dal servizio a Ostia, seguendo le prescrizioni imposte dai doveri di istituto, per bloccare un’automobilista che aveva commesso una violazione molto grave delle norme del codice della strada, ma nel frattempo era giunta una volante della Polizia di Stato che, non solo gli aveva ritirato la patente, ma l’aveva anche denunciato. Avevamo chiesto l’interessamento di varie cariche istituzionali, ma purtroppo finora non sembra che la loro sensibilità sia stata sollecitata da un’esigenza di verità che a nostro avviso è più che necessaria, anche alla luce delle ombre aleggianti sulla vicenda, che va casualmente e inevitabilmente a intersecarsi con un’altra indubbiamente più dolorosa, su cui sembra gravare l’azione di  un clan mafioso del litorale, di cui il poliziotto in questione fu vittima, essendo stato minacciato e aggredito da un esponente di spicco del clan stesso. Ma soprattutto perché siamo vicini all’operato delle forze dell’ordine, di cui riconosciamo e sosteniamo il ruolo fondamentale nel mantenimento del nostro assetto democratico e qualsiasi sospetto sulla gloriosa uniforme della Polizia di Stato deve essere immediatamente spazzato via, per garantire quell’imprescindibile fiducia che i cittadini devono necessariamente nutrire verso l’istituzione cardine dello stato di diritto. E in questi giorni apprendiamo con grande piacere che a difendere l’agente sarà il più famoso penalista d’Italia, l’avvocato Nino Marazzita, noto per aver partecipato, con la sua alta professionalità, alle pagine giudiziarie più tristi e oscure della nostra storia patria, dal delitto di Aldo Moro e degli agenti della scorta all’ omicidio di Pier Paolo Pasolini (avvenuto per ironia della sorte proprio a Ostia), e reso celebre anche per la costante presenza, in qualità di giudice, nella trasmissione Forum, condotta da Barbara Palombelli su Canale 5, quella stessa trasmissione che ha fatto la fortuna di personaggi come Rita Dalla Chiesa e Paola Perego. Per esercitare quel vizio della memoria che ci contraddistingue, a fronte dell’italica tendenza sempre a dimenticare e passare oltre, riproponiamo di seguito la presunta ricostruzione della vicenda così come l’abbiamo pubblicata quando abbiamo deciso di divulgarla.

*****

Un poliziotto sarebbe intervenuto fuori dal servizio, mentre si recava al lavoro, per bloccare un’autovettura che aveva appena consumato una grave infrazione al codice della strada, ma giungeva una volante della Polizia che gli ritirava la patente e lo denunciava. La vicenda, che appare alquanto surreale, si è consumata nel dicembre 2012 nei pressi di Ostia, ma ora, alla chiusura delle indagini preliminari, il nostro movimento ha deciso di renderla nota. Ci sembra doveroso, visto che da sempre difendiamo strenuamente l’operato delle forze dell’ordine, pilastro basilare del nostro sistema democratico, cercare di contribuire a fare chiarezza su un evento che , aldilà del reale svolgersi dei fatti, merita la dovuta attenzione e riflessione su dei punti, a nostro avviso dubbi, che presenta, e nella vicenda in sé, ma soprattutto in vicende di contorno con cui va inevitabilmente a intrecciarsi, e per fare ciò chiediamo l’interessamento di tutte le realtà associazionistiche, movimentistiche e partitiche, al fine di dare il maggior risalto possibile presso la pubblica opinione e l’interessamento fattivo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, del Capo della Polizia Alessandro Pansa e del Questore di Roma Massimo Mazza.

Andiamo con ordine. Una mattina il poliziotto in questione, in base a quanto dallo stesso dichiarato in atti, durante il tragitto percorso per andare a prendere regolarmente servizio, si trova in fila al semaforo posizionato all’altezza dell’incrocio in cui via del Lido di Castel Porziano si immette su via Cristoforo Colombo. A un certo punto scatta il verde e un’autovettura che lo precede si stacca dalla fila sorpassandola. Una condotta pericolosissima che spesso in quel posto ha provocato incidenti. Il poliziotto un attimo dopo fa lo stesso, “con le cautele del caso” come dichiarerà. La volante, appartenente al Commissariato di Ostia, in fila anch’essa, compie la stessa manovra e, subito dopo il semaforo, ordina l’alt alle due autovetture contestando l’infrazione. Il poliziotto fermato, tesserino alla mano, scende immediatamente dichiarando le sue intenzioni di fermare l’autovettura, contento per la presenza della pattuglia, che avrebbe potuto procedere al suo posto, e immediatamente viene freddato dalla reazione del suo collega, un vice sovrintendente, che gli comunica che avrebbe elevato il verbale di contravvenzione a suo carico con relativo ritiro di patente, contestandogli il superamento dei veicoli al semaforo. Non entriamo nel merito di quanto avvenuto successivamente, in quanto ognuno ha riportato in atti la sua versione dei fatti; il vice sovrintendente, che sembrerebbe essere un simpatizzante di Benito Mussolini, avrebbe detto: “Tu a me per il culo non mi ci prendi, io vengo dalla squadra mobile e non mi faccio prendere per il culo da te”, con l’aggiunta di “oggi non è proprio giornata”, mentre nell’atto di denuncia della pattuglia si legge che l’agente multato avrebbe pronunciato: “Io ho già rovinato l’ispettore ******* e l’ispettore ******** del Commissariato di Ostia  e sicuramente rovinerò anche voi”. Lasciamo a chi di competenza l’accertamento del reale svolgersi dei fatti, in particolare di quest’ultima fase dell’accaduto.

Invece teniamo a sottolineare che i due ispettori cui si fa riferimento, in realtà sono due ispettrici che, in servizio nella notte a cavallo tra il 4 e il 5 luglio 2007, furono protagoniste di una vicenda dai contorni poco chiari insieme allo stesso poliziotto multato che, come affermato in atti “era stato costretto a vergare una relazione di 18 pagine all’ex dirigente del suo commissariato dott. Rosario Vitarelli”. Sembra che l’agente avesse subito un tentativo di investimento da parte di una persona in rapporti con il tristemente noto clan mafioso Spada di Ostia, nei confronti della quale aveva presentato delle denunce in precedenza per vari reati. Visto che, a suo dire, il tale era in stato di ebbrezza, questi chiese l’intervento di una volante per farlo accompagnare in commissariato, per denunciarlo in merito all’accaduto e in particolar modo per farlo sottoporre a test alcoolemico. Ebbene, in una notte di luglio, quando sul litorale era in atto una massiccia azione di controllo da parte delle forze dell’ordine contro alcool e droga, le due ispettrici pare non siano riuscite a reperire un etilometro, né tantomeno, in alternativa abbiano ritenuto di sottoporre la persona, a cui era stato permesso di restare con la moglie al suo fianco durante la permanenza in commissariato, a esame ematico in ospedale. Per di più, non si comprende come e da chi, notizie altamente riservate e coperte da segreto d’ufficio, sia relative agli atti di quella notte, sia relative all’attività professionale e financo allo stato di salute del poliziotto, furono riferite all’avvocato del fermato che ribaltò a suo favore la vicenda denunciando il poliziotto per arresto illegale e calunnia, nonostante non sembra sia mai esistito un verbale d’arresto, mentre la condotta del tizio rimase così impunita, nonostante la presenza di certificati di Pronto Soccorso che attestavano le lesioni successive al tentato investimento. Addirittura anche la moglie, il cui accompagnamento non era stato mai richiesto e neanche era stata mai citata nell’atto di denuncia, divenne magicamente arrestata. Tra l’altro pare fosse già noto che alcuni mesi prima il tizio fermato si era presentato con un autorevole esponente del clan, molto conosciuto  alle cronache giudiziarie, sotto casa del poliziotto per minacciarlo e malmenarlo insieme al fratello con un bastone, la cui conseguente denuncia giace presso il Giudice di Pace, per il mancato sequestro del bastone da parte della volante intervenuta nell’occasione. Suona davvero curioso leggere dalle cronache degli strepitosi successi ottenuti contro il clan Spada (l’ultimo qualche giorno fa) da parte di commendevoli e valorosi uomini del Commissariato di Ostia, con cui ci complimentiamo, essere a conoscenza del valore di servitori dello Stato che hanno svolto il loro encomiabile servizio presso lo stesso ufficio, alcuni pensionati altri purtroppo deceduti prematuramente (e tra tutti teniamo a ricordare il grande Marino Carosi), e poi constatare che in una notte di luglio due ispettrici appartenenti allo stesso commissariato non siano riuscite a svolgere un’attività banale come quella di sottoporre a test alcoolemico, per motivi indubbiamente plausibili ma che onestamente ci sfuggono, un personaggio in rapporti con il clan stesso.

Per tornare all’episodio dell’infrazione contestata, addirittura l’agente multato è stato indagato anche per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 479 c.p.) perché “falsamente attestava” nella relazione di servizio redatta presso l’ufficio di appartenenza nella stessa mattinata (per recarvisi è stato costretto a spendere anche i soldi del taxi visto il ritiro della patente) “spinto da comando imperioso e spontaneo di appartenente alla Polizia di Stato, con le cautele del caso, superavo anch’io la fila per valutare come fermare la vettura in parola e contestare l’infrazione consumata”. Onestamente ci chiediamo come si faccia a stabilire se tale dichiarazione sia vera o falsa. Come si  fa a stabilire che il poliziotto non si fosse lanciato in quella manovra per imporre l’alt alla vettura che lo precedeva per censurarne la condotta? Comunque noi gli crediamo. E lo facciamo in virtù del suo curriculum professionale, che è costellato di innumerevoli interventi effettuati libero dal servizio, sempre a beneficio della sicurezza dei cittadini, per contestare svariate condotte illecite, spesso anche a rischio della vita, per sventare furti o per arrestare rapinatori (per questo ha ottenuto anche un encomio). Ironia della sorte, nel 2004, in occasione di un furto sventato a un tabaccaio, quando giunse proprio presso il Commissariato di Ostia per errore fu scambiato per il palo e fu trattenuto fino alle 7,00 di mattina, quando si chiarì la questione. Se tutti i poliziotti si comportassero in questo modo anche fuori dal servizio saremmo indubbiamente più protetti e siamo fieri che ci siano poliziotti così, che ci siano quelli come Filippo Raciti, e  non solo quelli che hanno ucciso Federico Aldrovandi, e noi tutti abbiamo il dovere di tutelarne la dignità e l’onorabilità, altrimenti le cellule sane soccombono e, inevitabilmente, emergono le poche mele marce, che vanno a inficiare l’impegno e il grande senso del dovere della maggioranza. Perché l’agente multato (non ce ne voglia se lo chiamiamo così), con un siffatto percorso lavorativo, questa volta avrebbe dovuto far finta di niente di fronte a un’infrazione così grave e pericolosa? Inoltre, quasi in perfetta coincidenza temporale con l’evento e col notevole disagio subito, anche a causa del ritiro di patente, lo stesso si è ammalato di crisi ipertensiva e, per quanto clinicamente l’eziologia di tale patologia sia multifattoriale, la collocazione temporale non può passare inosservata. Tanto più che la morbosità è scemata dopo alcune settimane, ripresentandosi però, in forma aggravata dopo alcuni mesi, guarda caso proprio in concomitanza del non accoglimento del ricorso al verbale da parte del Prefetto di Roma, deliberazione stranamente avvenuta senza che fosse rispettata la previsione del comma 1 dell’art. 203 del Codice della Strada, relativa all’audizione, per la quale il poliziotto non è stato convocato, nonostante l’audizione stessa fosse stata esplicitamente richiesta.

Tra l’altro dagli atti risulta anche che il poliziotto sia stato multato per l’uso del telefono cellulare durante la guida, intenzione che sembrerebbe essergli stata riferita solo un’ora dopo. Ed è qui che questi avrebbe reagito dicendo che si trattava di un abuso. Il verbale di contestazione parla di telefono cellulare impugnato con la mano sinistra. Peccato che l’agente sia stato colpito in passato da una grave patologia all’orecchio sinistro, ampiamente documentata, e non può parlare tenendo il telefono all’orecchio sinistro, tanto meno guidando, a rischio di finire subito fuori strada. Egli ascolta solo tramite l’orecchio destro. C’è un’infinità di persone che può confermare questa circostanza, nonché delle foto scattate in anni antecedenti all’evento, che rappresentano certamente una coriacea piattaforma probatoria. E d’altronde ci risulta altamente improbabile che un individuo, salvo che sia dotato di un’incredibile dose di incoscienza, possa compiere una manovra così pericolosa, per di più in presenza di lavori in corso e col fondo stradale scivoloso, come specificato in atti, addirittura parlando al telefono cellulare.

Dagli atti emerge che la denuncia sarebbe scattata al termine di tutta la vicenda, che sarebbe durata oltre un’ora, e solo dopo che il poliziotto multato avrebbe chiesto al vice sovrintendente come mai fosse lui alla guida del veicolo, essendo un sottufficiale, invece di occupare il posto del capopattuglia come solitamente avviene. A questo punto questi avrebbe risposto “con un’espressione comportamentale che definirei escandescente, urlando si rivolgeva verso di me pronunciando le seguenti frasi: ‘Chi cazzo sei tu per dirmi chi deve guidare, ora ti denuncio e ti faccio vedere se ti passa la voglia di rompere il cazzo. Datemi un verbale per fare l’elezione di domicilio”. L’agente è stato denunciato inizialmente per minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Ciò che ci fa riflettere è la parola “escandescente” riferita a un poliziotto, che ci instilla forte timore per la sicurezza dei cittadini, in un mestiere così delicato e pieno di responsabilità, che sottopone costantemente a tensione e stress. Ci chiediamo, nel dubbio che il termine usato rispecchi esattamente lo stato emotivo espresso in quel frangente, è opportuno che questi lavori per strada armato in mezzo alla gente, o sarebbe magari più prudente adibirlo a mansioni d’ufficio?

In conclusione ci auguriamo che tutta la vicenda non vada a scalfire il senso del dovere del poliziotto multato, che tra l’altro, presso un reparto dove lavorava in passato, sembra abbia subito gravi vessazioni, iniziate dopo una lunga assenza dal servizio a causa di un grave incidente stradale, interrotte nel 2005, nella forma più aggressiva, da una denuncia presentata dallo stesso in procura. Il nostro auspicio è che questi continui ad intervenire, con immutata sensibilità professionale, quando le circostanze ne richiedano l’azione, ed è per questo che ribadiamo la necessità di fare chiarezza, perché, alla luce di quanto scritto nelle pagine della sua storia professionale, indugi o tentennamenti di sorta, che sarebbero anche umanamente comprensibili, rappresenterebbero una sconfitta per tutti i cittadini e un po’ di tutela in meno.


Prenotazioni visite mediche, con Medicalbox è facile e puoi risparmiare

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Sono sempre più sconfortanti i dati della Sanità Pubblica Italiana per quanto riguarda i tempi di attesa nel riuscire ad effettuare una visita medica e, anno dopo anno, i trend si confermano negativi.

Quando ci si reca al CUP (Centro Unico Prenotazione) per prenotare una prestazione medica non si parla di giorni, e nemmeno di mesi, si parla di anni per riuscire ad effettuare una prenotazione. Per alcuni la soluzione più comoda trovandosi difronte a questa assurdità, è quella di ricorrere ad esami e prestazioni presso studi privati. Soluzione valida per tanti ma non per tutti, perché di questi tempi si sa che la situazione economica delle famiglie è molto fragile.

Perché sì, questa alternativa è efficace ma comporta un costo notevole rispetto alla prestazione erogata dal SSN, nel quale i pagamenti avvengono tramite ticket sanitario, basato sulla fascia di reddito di ciascun paziente. 

Quali sono i tempi d'attesa per una visita specialistica nella Sanità Pubblica?

Ad oggi quando ci rechiamo al CUP per prenotare una visita specialistica lo scenario che ci troviamo di fronte è questo:

> Mammografia: 14 Mesi d’attesa

> Visita Psichiatrica: 20 Mesi d’Attesa

> MOC e TAC: 12 Mesi d’attesa

> Colonscopia: 11 Mesi d’attesa

> Ecodoppler: 10 Mesi d’Attesa

> Visita Oculistica: 9 Mesi d’Attesa

> Risonanza Magnetica: 9 Mesi d’Attesa

> Eco-cardiogramma: 9 Mesi d’Attesa

> Ecografia: 8 Mesi d’Attesa

> Visita Cardiologica: 7 Mesi d’Attesa

 

Queste tempistiche sono veramente troppo lunghe, possono andar bene a chi effettua controlli di prevenzione ogni anno ma, per chi ha esigenza in un breve lasso di tempo, diventa insostenibile. La conseguenza diretta di questo sistema è che le persone decidono di rinunciare a visite di prevenzione infatti la spesa media annuale delle famiglie per prestazioni mediche da 491,00 è passata a 458,00 euro.

Per questo motivo Medicalbox ha deciso di convenzionare centri medici privati per erogare un servizio a supporto di tutte quelle persone attente alla salute e al risparmio, dando la possibilità a chi acquista la prestazione medica sul sito www.medicalbox.it di effettuare la visita dai 10gg e massimo 30gg dopo l’acquisto, tagliando drasticamente i tempi d’attesa della Sanità Pubblica fino ad arrivare ad un -80% e, per quanto riguarda i costi, alcune prestazioni possono arrivare a sconti del 50%.

Non resta che verificare tu stesso come funziona il servizio e, se hai bisogno di assistenza, oltre ai classici contatti come mail e telefono puoi utilizzare la chat online per richiedere informazioni in maniera diretta allo staff.


“Gente di giorni perduti” tratto da “Il canto dei poveri” di Emilio La Greca Romano

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Gli uomini di questo  lido sono retta linea meridiana.

Si fanno la vita con fatica e sudore.

L’onestà che hanno è fulgida luce di meridie.

Hanno pensiero antico, raramente  stanno all'ombra nelle calde ore del meriggiare.

Vivono il mare, lo conoscono passo passo, ne sanno l’umore e passionalmente l’odorano e baciano, si danno alle acque marine in mille carezze come amante.

Ai merluzzi, nel sole meridionale, quasi sempre cocente e generoso,  passano ore antimeridiane, nella sera si offrono al tiraggio di reti, nella  statica nottata, vanno a fare un paese sull’acqua con felici, graziose lampare mentre si allumano scogliere e fondali con la luna.

Questi di mare, tinti dal sole, ridono poco al forestiero, sono schivi; hanno facce rugose, occhi sconfinati e senza tempo aperti al mare, alle sequenze delle ore climatiche.

Vanno  fieri e orgogliosi per vicoli poveri, nel cuore portano poesia muta.

Masticano tabacco, sanno poco di scuola; hanno ricchezze superiori: amano storia quotidiana e natura. Stanno nei crepuscoli con gesta di forza e arguzia; come un rito, si crociano prima di prendere il largo.

Fissano vele ad alberi e pennoni,  le danno al vento, oltre suono d’ora sesta,  nello sconfinato mare amico, in lontananza dalla minuta villa, ove, impari è la lotta con il fato e si scoprono in corale sforzo di sopravvivenza.

Vanno tanti maschi col vento a favore alla ridente Salerno, allungano olio e fichi del Cilento ai mercati delle città di mare e  fino a Castellammare portano la sansa; tornano sfiniti per le mogli con mercanzia primaria. Sporte vanno, in allegra danza, ridendo grasse di farina, pasta, zucchero e cemento.

Tornano traìni alla  battigia e lanterne in moto segnano la via, oltre colline di litorale, scovano sorella morte, nei paesi  neri, senza respiro, nelle ville mute dell’abbandono. 

E le femmine si graziano in fatiche di casa; sgranellando corone vanno alle Messe.

Si menano sparnazzando per vicoli muti e rincorrono acquesantiere.

E nell’avvento di funzioni feriali si fanno gesta corali d’essenza e corse di fede senza perché.

Ai lavaggi frontali del crociarsi santo  vengono a seguire  baci e carezze alla cartapesta dei Santi.

I bronzi  battono l’ora di memoriale e nelle chiese di preghiera e porpora si fanno miracoli di pane e vino.

Le madri vanno antiche nell’orazione, consumate nella speranza, stanno nel nero lutto e annullano tempo nelle attese dei miracoli.

Vengono, per vie di mare, come sirene,  in  controparola di morte, figlie da marito, partorite da raggi solari, ridendo con  occhi vivi e innamorati, oltre stazzo di fioca lanterna vitale. 

E liete anch’esse si colmano di salsedine e odore marino, vanno in rito alla risacca, scalze, bagnano piedi nell’acqua come a purificarsi pei maliziosi, sfrenati pensieri d’amore.

Quando è tempo di  festa queste bellezze si danno ai forni e fanno meraviglie.

Cantano, mai stanche, nelle religiose sere alla Vergine dell’annuncio e del dolore; si caricano di cente votive e coi loro maschi portano nell’aria dell’approdo santi di cartapesta.

Tante pie donne si fanno nicchie mariane sulle facciate corrose di casa, vestono scapolare e si perdono  nelle nuvole d’incenso in devote novene.

I cuori s’ingrossano d’amore e gli occhi si bagnano di commozione.

E’ gente semplice qui, senza etichette e pretese, conosce la misura e si vuol bene.

Ha bisogno di Dio per  fare albe e tramonti, il giro, mai banale, dell’esistenza.

E nel profumo di salsedine, trascinato dalla brezza in ogni spaziatura, questi villani stanno a  scoprire il corso delle antiche tradizioni, le perdute girate di vita, spolverano consumate immagini, scavano nella storia.

Le albe, con il sole che ride e la frescura  degli orti vivi, si fanno d’allegrezza e fanciulle si menano a capofitto nell’opera della dote.

Amanti si cercano con pentagramma di serenate e presto si fanno felici matrimoni.

I figli che vengono sono angeli poveri che si danno felici ai giuochi di natura, hanno fantasia e arguzia e si ingegnano in mille e mille distrazioni.

Questi hanno raggi solari nell’animo e coi nonni alla rammendatura delle reti rincorrono sequenze di racconti d’avventura dove il bene, alla fine, vince il male.

E poi vanno alla palmata di rispettato maestro che orienta al sillabario e maledice zuffe.

E’ così che si vive, senza sregolatezze, con la misura, nell’apertura al bisogno dell’altro, come una famiglia, senza servi, né padroni e con il sole in abbondanza  in sodalizio con il mare fra vergini calanche e limpide ondate.

Le giornate addivengono lineari, spianate, amalgamate di cielo e mare e di respiro di natura.

La fatica ha sua cadenza, è sopportata per la sopravvivenza.

La vita stessa è figlia di sacrificio e spesso anch’essa è tollerata.

I canti delle innamorate rallegrano le foci torrentizie,  le scogliere del sale marinello, mentre, a brevi distanze da queste, la battigia sabbiosa si allieta di bagnanti.

La fissità del tempo è di casa nella marina di Laczarulo, si vuole la scoperta del suo passato e disegnare i suoi valori.

E vedi poi d’improvviso, con spaziature salutari e liete della vista, la vecchia chiesa Sancta Maria, al respiro d’orizzonte, a galla da millenni per miracolo, aperta ai marosi che a note di giubilo corre sulla linea del suo calendario e ora canta Nascita e ora canta Passione.

E la confraternita laica, col crocifisso antico e muto, nella brezza di mare, spaziando per vicoli e dividendo l’aria,  per litorale d’alghe morte e scogliere consumate e “lippose”, eleva tristi canti.

La confraternita ha vesti bianche e protendono cordonate con fiocchi d’azzurro, s’incappuccia con bianco drappo, si arricchisce di mozzetto celestiale in ornamento di frange.

Sono figli di Dio che piangono la morte del Salvatore.

E la marina, a quest’ora dell’anno, nel Venerdì di morte, annerisce lastra di suo cielo, toglie copricapo ai maschi, annoda veli di lutto alle pie donne.

L’approdo nel grigiore della morte spegne la sua face. 

Le anime purganti muovono nella notte  peccato pesante e piangono con canto di dolore tra lingue arse di paese senza fiato.

La darsena cerca poi alba nuova, alba di Pasqua e vanno passi ai rari forni, femmine recano delizie alle tavole della Risurrezione.

Più avanti il paesello si colora di ginestre odorose che a grappoli stanno nell’aria del quadro vivente a rallegrare.

Si  ripete lieto il tempo alla marina, altro mattino obbliga al farsi rilucente del paese, oltre parole lente, senza fiato, oltre dimore sole e piazza morte di pensiero verso pasquarosa.

In altro giorno non si trafficano mercanzie, ma si fa la pesca a strascico con  le barche ngoppaviènto e sottaviento, con ballaccòne, mezza vela e vatticùlo; alle menaite, speranzosi i padri vanno pure, e alle paranze e alle lampare.

Il mare è così, frequente addivenire una festa di fatica che raccoglie canzoni  di cuore. 

Il mare è così sola speranza che si apre agli occhi chiusi.

Gli angeli di paese crescono col poco e si fanno uomini come gli avi, perdono stummulo e staccia e si danno al sole povero  della vita, disegnano esperienze sotto lastra di cielo graffiata da unghie di fatica e sudore, protendono verso orizzonte senza nome e portano fieri nel grasso cuore queste odorose e lippose scogliere, grappoli di case aperti alla vendemmia dell’amore e alle avventure marine, le parole scarne, gli occhi della dura vita,  il  respiro del nostalgico ricordo.

E si fanno altri figli e si affidano al destino perché la speranza qui, nei vicoli bui palpita sempre sconfinato vivere.

Piena di luce compare la Marina e porta in cuore la fede, oltre il farsi alternato del giocoso mutarsi del sole e della luna.

E verso Licosa e verso Palinuro e verso distesa ignota in esuberanza vanno gli occhi ridendo alle apriche spaziature mentre la salsedine brucia sanguinanti mani  e raggi accaldano grinzosa, provata pelle.

Si rinnova atavico sacrificio e amore viscerale al paese, sacro esperidio di esistenza, sanguigna, fresca, zuccherina sorgente in perduto, nostalgico soliloquio.

 

Emilio La Greca Romano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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