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Tatuaggi rune

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Le rune celtiche o vichinghe erano la foma di comunicazioni delle popolazioni del nord islandesi scandinave e germaniche. Questo alfabeto primitivano serviva per moltissime cose tra cui simboleggiare gli dei, portatrici di fortune in avventurre e aiutanti in battaglia e caccia. Benvenuti in questo mondo fatto di credenze e mitologie. Scorpi di piu…


INDIA. Il Re del Marocco in visita: partenariato tra i due paesi, ma anche cooperazione sud-sud

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Il discorso di Mohammed VI del Marocco, il 29 ottobre, a New Delhi in occasione del Terzo Summit del Forum India-Africa 2015 ha avuto un carattere storico ed è stato ricco di proposte concrete per lo sviluppo del partenariato indo-africano. Il sovrano ha espresso ammirazione per il modello indiano che ha permesso al paese di porsi al livello delle potenze emergenti, concetto espresso anche in occasione dell’incontro con il premier indiano Narendra Modi.
Hanno partecipato alla tre giorni del Terzo Summit del Forum India-Africa 2015 accanto al Marocco 54 paesi africani, finalizzato a rafforzare le loro relazioni con l’India, la lotta contro la povertà, la fame, l’analfabetismo e il terrorismo.
 
Le questioni illustrate dal Re Mohammed VI:
Memoria e storia.
“Io guardo allo spirito alla qualità dalle relazioni privilegiate che uniscono i nostri due paesi, dal regno del nostro venerato nonno sua maestà Mohammed V, che Dio abbia la sua anima, e del grande leader Jawaharlal Nehru. Penso anche al loro impegno per la liberazione e l’indipendenza degli Stati africani”.
Sahara marocchino.
“Esprimiamo la nostra considerazione per la posizione costruttiva della Repubblica dell’India concernente la questione del Sahara marocchino e per il suo sostegno al processo Onu dedicato al regolamento di questo conflitto artificioso. Nello stesso tempo deploriamo il fatto che certi paesi siano stati incapaci di evolversi, dato che continuano a ripetere discorsi e tesi superati e vecchi di più di 40 anni”.
Cooperazione sud-sud.
“La cooperazione sud-sud che vogliamo non è un semplice slogan o un lusso politico. È piuttosto una necessità imperante, importante per l’acutezza e l’ampiezza delle sfide che interessano i nostri paesi. Di fatto è impossibile contare sulle forme tradizionali di cooperazione che sono oramai incapaci di rispondere ai bisogni crescenti dei nostri popoli”.
Destino africano.
“Così come ho affermato nel mio discorso ad Abidjan, l’Africa ha meno bisogno d’assistenza e più bisogno di partenariati reciprocamente benefici e di progetti dedicati allo sviluppo umano e sociale. Abbiamo già chiesto all’Africa di fidarsi dell’Africa. Oggi, da questa tribuna, invitiamo i paesi del sud a manifestare la loro fiducia ai paesi del sud ed a investire le loro ricchezze e le loro potenzialità per servire il progresso condiviso dei loro popoli, per riprendere i paesi emergenti”.
Iniziative comuni.
“Il Marocco è disposto ad aderire con l’India alle iniziative comuni che si iscrivono nella cornice di questo forum per i nostri popoli, dal momento che i nostri due paesi hanno impegnato grandi esperienze e importanti perizie. Ciò si farà nel quadro della partnership che lega i nostri due paesi nel campo del fosfato e dei suoi derivati, alla quale noi aggiungiamo i programmi di sicurezza alimentare”.
Apertura continentale.
“Vogliamo anche aprire prospettive più ampie davanti alla cooperazione tra i due paesi, particolarmente nei campi dell’agricoltura, dell’industria farmaceutica, della ricerca scientifica e tecnologica e della formazione dei dirigenti. Ci siamo anche impegnati a mettere questa cooperazione al servizio dei popoli africani”.
Partnership afro – indiana.
“Siamo persuasi che la partnership afro – indiana sia capace di svilupparsi grazie alla complementarità delle risorse e delle potenzialità di cui dispone, e di realizzare i suoi obiettivi, per nell’interesse dei nostri popoli”.
Marocco paese strategico della cooperazione afro – indiana
Come le diverse potenze economiche mondiali, USA, Francia e Cina, anche India è ambiziosa di preselezionare Africa come meta d’investimenti e di cooperazioni bilaterali. Marocco rappresenta per il paese asiatico, l’alleato credibile e di fiducia di primo piano, sia per la sua posizione geografica come ponte strategico verso Africa occidentale, i Paesi europei e gli Stati Uniti, sia per le sue relazioni politiche, economiche e culturali stretti con la stragrande maggioranza dei paesi africani.
Forte della sua stabilità, la sicurezza e la singolarità in un’Africa disordinata di conflitti e guerre civili, il Marocco è protagonista nella cooperazione proficua sud-sud con la sua forte presenza in Africa incoraggiata di energici rapporti economici, sociali e culturali con Centro e Ovest del continente. I vari tour del Re Mohammed VI in numerosi paesi africani ne testimoniano.
Le relazioni tra il Marocco e l’India sono millenarie, ed i due paesi sono riusciti ad trasformarle in un partenariato strategico con importantissime convenzioni e accordi multidimensionali; gli incontri bilaterali di alto livello sono regolari fin dal 1957, data ufficiale dell’apertura delle relazioni diplomatiche. Oggi i due paesi sono determinati d’approfondire ed ampliare le prospettive di cooperazione di nuovo investimento multisettoriale nell’automobile, l’industria farmaceutica, l’agricoltura, le energie rinnovabili, il turismo e le tecnologie dell’informazione.
India costituisce da molto tempo uno dei principali clienti del Regno, in particolare per i fosfati e loro derivati, mentre le importazioni del Marocco dall’India riguardano, il cotone, le fibre industriali, i prodotti farmaceutici, le attrezzature agricole, i prodotti chimici.


Viareggio “Ancora in Antartide” All’XI Raduno delle Vele Storiche

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In occasione dell'XI raduno delle Vele storiche a Viareggio l'Associazione Pungolo Club ha ricevuto l'invito a esporre le foto dei viaggi Antartici del Com.te Giovanni Ajmone Cat e il suo glorioso veliero San Giuseppe Due.

L'esposizione è promossa dall'Associazione Culturale Turistica Pungolo Club che partecipa con il patrocinio del Comune di Anzio allestita presso il Club Nautico Versilia dall''8 all'11 Ottobre.

 

Dopo la recente partecipazione alla Maddalena ancora una volta la nostra esposizione riceve l'apprezzamento della città di Viareggio degli amanti del mare e del mondo della vela. Un ringraziamento particolare al Presidente delle Vele Soriche Gianni Fernandes, Il Club Nautico "Versilia", Paolo Maccione, Riccardo Valeriani e tutti gli organizzatori.

 

Durante l'evento una flotta di circa 50 imbarcazioni a vela d'epoca e classiche ha svolto la regata relativa all'’undicesimo raduno delle “Vele storiche Viareggio".

 

Tra le imbarcazioni la nave scuola della M.M il Capricia donato dall'Avv Agnelli, il 15 metri Oenone del 1935 di proprietà di Enrico “Chicco” Zaccagni, fino allo scorso anno presidente dell’associazione Vele Storiche Viareggio, Sul 12 metri Tilly XV del 1912 regatava invece il fratello del Kaiser Guglielmo II. In acqua anche Bamba del 1927, lungo 14 metri, appena uscito dal cantiere viareggino Pezzini dopo un restauro durato quattro anni. L'undici metri Ilda è invece la barca di Patrizia e Gianni Fernandes, neo presidente Vele Storiche Viareggio. Vistona del 1937 è il cutter aurico della famiglia dei duchi Borea d'Olmo, sul quale negli scorsi decenni numerosi allievi hanno appreso l'arte della vela navigando in tutto il Mediterraneo.

 

L'itinerante esposizione "Ancora Sottozero" dei viaggi Antartici del Com.te Ajmone Cat continua con una forte divulgazione attraverso la presenza su importanti giornali e siti web del mondo del mare e della vela che hanno permesso di realizzare un programma di eventi dedicati per il prossimo anno.

La cittadina di Anzio piu volte menzionata in quanto il Com.te Giovanni Ajmone Cat epico concittadino ha donato il suo veliero San Giuseppe Due alla Marina Militare e oggi in fase di restauro presso cantiere Gallinari .

 

La conferenza è iniziata con saluti da parte del Sindaco di Anzio, del Presidente Onorario S.E Il Cardinale Paul Poupard , La Signora Rita Ajmone Cat e del Cav Mauro Tongiorgi e la consegna del crest "Ancora Sottozero"al Presidente delle Vele Storiche Gianni Fernandes.

 

Il Presidente dell'Ass. Cult. Turistica Pungolo Club Andrea Cafà e il Com.te Tito Mancini e Giancarlo Fede membri dell'equipaggio del secondo viaggio 1973-1974 hanno presentano l'esposizione video fotografica tenutasi nel salone del Club Nautico Versilia.

Il video ritrae i momenti più significativi dei viaggi Antartici del Com.te Ajmone Cat primo Italiano a portare il tricolore nei ghiacci del sud.

 

La sera presso il cantiere Di Carlo allestito per l'occasione, la tradizionale cena per tutti i regatanti e gli ospiti del raduno.

Una ricciola di 60 chilogrammi di peso, trofie al pesto di mare, fritto di gustosi gamberi e calamari. Questo il menù preparato da Paolo Gozzini, skipper di Nina V del 1952 nonché titolare della società di catering Excibus,

 

Domenica ultima fase della regata e la premiazione dei regatanti all'XI Raduno delle Vele Storiche e visita all'esposizione.

 

Negli ultimi due anni, L'Ass. Cult. Turistica Pungolo Club si è impegnata a divulgare attraverso l'esposizione video – fotografica le imprese del Comandante, una serie di racconti dei due viaggi quasi dimenticati.

 

Abbiamo inviato al comune di Anzio la proposta affinchè sia dedicata una strada o una via con un criterio appropriato in memoria dell'epico Navigatore/Esploratore Antartico che partì piu volte dal porto di Anzio .

 

Oltre a esporre in diverse città d'italia e divulgare le straordinarie imprese, l'Associazione sta lavorando per realizzare una sala multimendiale e ampliare un' interesse storico culturale delle imprese sul nostro territorio.

 

Per il prossimo anno è in preparzione un programma articolato su una serie di appuntamenti con influenti patrocini, considerando anche l'evento della Regata con il " Trofeo Challenge Giovanni Ajmone Cat" San Giuseppe Due seconda edizione che si terrà ne periodo estivo in Anzio con la preziosa collaborazione dei Circoli della vela di Anzio-Nettuno.

 

 


Stragi, De Pierro e Padellaro a Roma per il libro della Di Giovacchino

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L’ultimo volume d’inchiesta della nota giornalista e scrittrice è stato presentato presso la Sala Convegni “Giancarlo Imperatori”. Il presidente dell’Italia dei Diritti: “Questo libro è un momento giornalistico che merita di essere eternato e tramandato, per indurre i fruitori a lunghe parentesi riflessive, poiché apre squarci senza appello su spaccati di verità scottanti, da più parti denunciate e puntualmente sottovalutate e sottaciute”

 

Roma – C’è una tristissima scia di sangue che ha accompagnato il cammino storico degli italiani nel Dopoguerra, una scia generata da attentati e stragi di proporzioni enormi e dolorose, avvolti da sempre in un alone impenetrabile di mistero e segnati dalla disarmante presenza sullo sfondo di cellule deviate degli apparati istituzionali. Per tutto ciò, nella maggior parte dei casi, è stata scritta una verità ufficiale che non ha mai convinto, più volte non si è giunti nemmeno a una verità processuale, e, tra ombre e ambiguità non è stata quasi mai accreditata una verità storica definitiva. La brava e coraggiosa giornalista Rita Di Giovacchino, firma di punta del Fatto Quotidiano e autrice di diversi libri di inchiesta, abituata da sempre a cercare e indagare oltre quel limite tratteggiato dalle versioni ufficiali degli eventi, ha pubblicato un volume dal titolo Stragi, edizioni Castelvecchi, con prefazione del pm Luca Tescaroli, che va a sviscerare, con la lente d’ingrandimento della neutra obiettività, la sequela di accadimenti tragici che ha salutato il dopo Tangentopoli e la nascita della Seconda Repubblica. Un divenire fenomenico nei cui passaggi nodali l’autrice scava arditamente per portare alla luce depistaggi, vuoti investigativi e addirittura trattative tra uomini delle mafie e rappresentanti delle istituzioni. E tutti questi elementi sono stati al centro del dibattito tenutosi l’altro pomeriggio a Roma presso la Sala Convegni “Gianfranco Imperatori”, in occasione della presentazione del libro, un interessantissimo incontro moderato da Valerio Toniolo, presidente dell’Associazione Buonacultura, che ha visto la partecipazione, oltre che della Di Giovacchino, del noto giornalista e scrittore Antonio Padellaro e del parlamentare e docente di Storia della Criminalità Organizzata Enzo Ciconte. Presente all’evento anche il giornalista presidente del movimento politico Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro, che nei dieci anni in cui ha diretto Radio Roma, diventandone una storica voce nell’etere del Centro Italia, ha dedicato molte puntate all’argomento. Per di più la sua famiglia è stata segnata da azioni criminali di stampo mafioso. Suo cugino, carabiniere, è stato ucciso nel ’94 allo svincolo autostradale di  Scilla, in Calabria, insieme a un collega, in un agguato. Lo stesso De Pierro è stato vittima di minacce e aggressione da parte di un noto esponente del clan Spada di Ostia, indicato nelle carte processuali e sui giornali come il capo del clan stesso. Questi fu accompagnato in macchina sotto casa sua da persone in rapporti con il gruppo criminale, affinché il leader dell’Italia dei Diritti desistesse dal portare avanti delle denunce presentate per consistenti lavori edili effettuati ai suoi danni, resi possibili dalle lapalissiane omissioni da parte di chi avrebbe dovuto controllare. Anche la stessa aggressione con minacce è stata sottorubricata grazie a un’informativa di P.G. nella quale Spada è stato indicato come un personaggio qualsiasi e non ne è stata evidenziata la nota caratura criminale. Ma il ridicolo è stato sfidato quando gli accompagnatori hanno denunciato lo stesso De Pierro e hanno scritto all’incirca che “vista la pericolosità del soggetto abbiamo fatto nascondere lo Spada impaurito nella macchina”. In questo caso chi ha formulato l’informativa stranamente non si è avveduto della reale portata criminale del nome citato e lo ha indicato come teste, senza però ancora più bizzarramente riportare i dati anagrafici completi, attribuendogli  peraltro credibilità testimoniale, complice anche la probabilità di un conseguente convincimento di omonimia in chi è stato chiamato a deliberare sulla rubricazione punitiva. Il tutto si è così avviato incredibilmente a essere inghiottito dalle sabbie mobili della prescrizione, secondo un copione ben consolidato che ha sempre risucchiato scandali e imputati eccellenti. Suona quasi come una beffa se si pensa che il personaggio in questione è il medesimo che avrebbe  minacciato (e non anche aggredito) la giornalista di Repubblica Federica Angeli, che a causa di questo episodio ora è costretta a vivere sotto scorta. Probabilmente quanto accaduto a De Pierro non rientra nei parametri di pericolosità fissati da chi decide in merito e anche se a compiere l’atto è stata la medesima persona è plausibile che il soggetto diventi temibile a intermittenza. Oppure sono stati semplicemente i depistaggi messi in atto ad attenuare la consapevolezza di rischiosità?

De Pierro si è intrattenuto ancora qualche minuto, dopo la fine della presentazione, a scambiare due chiacchiere con i presenti, in particolare con Emiliano Varanini, noto avvocato e vice responsabile per la Tutela dei Consumatori dell’Italia dei Diritti, nonché figlio dell’autrice, prima di scappare via per un altro impegno che l’attendeva.

“Sono sempre felice e onorato di partecipare a eventi di questo tipo – ha dichiarato il numero uno dell’Italia dei Diritti – perché la ricerca della verità, in afferenza ai tantissimi punti lacunosi e oscuri della  storia italica degli ultimi decenni, è un caposaldo fondamentale per affermare il principio di giustizia naturale in uno stato di diritto e dovrebbe essere un dovere sacrosanto delle istituzioni, in particolar modo della politica, che purtroppo su questo fronte latita alquanto. Fortunatamente ci sono giornalisti coraggiosi e con commendevole onestà intellettuale come Rita Di Giovacchino, che spesso suppliscono all’abdicazione delle istituzioni e su questo terreno insistono senza remore, perseguendo l’obiettivo caparbiamente, e nonostante la distanza temporale dagli eventi si dilati inesorabilmente, mantengono accesa la memoria. Nel nostro paese sovente le più elementari ragioni di giustizia si infrangono paradossalmente sugli scogli del diritto e ciò non possiamo permetterlo perché significa che delle profonde distorsioni imperano negli ingranaggi della giustizia italiana. Questo sistema va riformato e noi abbiamo numerose previsioni progettuali in merito, è un rinnovamento necessario che incarna una rivoluzione di dignità ontologica. Non possiamo permettere che un cittadino si aggrappi alla speranza rappresentata dalla giustizia, con l’idea coriacea di naturale sinonimia con l’etica, e le sue aspettative vengano disattese, spesso in maniera drammatica. Se c’è un apparato istituzionale inquinato che va al di là di ogni palizzata ideologica, anzi si alimenta proprio con le complicità reciproche, in nome degli interessi personali, l’unica via di fuga resta una giustizia che funzioni, altrimenti altre ombre si allungheranno sempre di più sulla credibilità che i corpi collettivi conferiscono allo Stato, incrementando ineluttabilmente il disagio e la disperazione sociali. Questo libro è un momento giornalistico che merita di essere eternato e tramandato, per indurre i fruitori a lunghe parentesi riflessive, poiché apre squarci senza appello su spaccati di verità scottanti, da più parti denunciate e puntualmente sottovalutate e sottaciute. Ci sono spazi conoscitivi da colmare nella nostra storia recente e il detonatore per far esplodere l’acquisizione è racchiuso concettualmente solo nella parola verità, per poter riaccendere le speranze di una progettualità esistenziale normale e di una ormai accantonata idea palingenetica”. 


Il ministro del MAEC porta messaggio di solidarietà e amicizia del Re Mohammed VI al Presidente tunisino

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Rabat – 20 luglio 2015 – Il Presidente della Repubblica tunisina Beji Caid Essebsi, ha ricevuto, domenica, nel Palazzo Carthage a Tunisi, il ministro marocchino degli Affari Esteri e della Cooperazione Salaheddine Mezouar, che ha portato un messaggio di solidarietà e di amicizia del Re Mohammed VI.
Un comunicato del MAEC marocchino ha indicato che Mezoaur “ha reiterato in questa occasione al Presidente Beji Caid Essebsi, la determinazione di Sua Maestà il Re di rafforzare la cooperazione tra il Regno del Marocco e la Repubblica tunisina in tutti i settori e il sostegno totale del Sovrano a questo paese magrebino fratello per rilevare le sfide di questa fase importante della sua Storia”.
Tuttavia, in una dichiarazione alla stampa, Mezouar ha espresso la grande affezione del Marocco alla Tunisia in seguito all’ultimo attentato terroristico di Sousse, sottolineando convinto che i terroristi falliranno nei loro tentativi di colpire Tunisia, paese forte dalla resistenza del suo popolo.
“I modelli marocchino e tunisino sono nel mirino perché promuovano la convivenza e il rafforzamento della democrazia”, ha spiegato il Capo della diplomazia marocchina, presentando “la solidarietà e lo sostegno incondizionato del Marocco alla Tunisia nella sua lotta contro il terrorismo e l’estremismo”.
Mezoaur ha, inoltre, indicato che questo colloquio “è stato l’occasione di evidenziare la profondità delle relazioni tra i due paesi”, insistendo “sulla loro consolidamento in più, particolarmente nel settore della sicurezza”.
Le relazioni Marocco – Tunisia sono eccellenti, Mezouar ha concluso che “Il Presidente Beji Caid Essebsi visiterà il Marocco per segnare una nuova tappa di partenariato bilaterale privilegiato”.


Il Re del Marocco presiede la cerimonia della creazione della Fondazione Mohammed VI degli Ulema africani

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Casablanca 14 luglio 2015 - Sua Maestà il Re del Marocco, Mohammed VI, Amir Al Mouminine,  ha presieduto, ieri lunedì, al Palazzo Reale a Casablanca, la cerimonia d’annuncio della creazione della Fondazione Mohammed VI degli Ulema africani, un'istanza destinata ad unificare e coordinare gli sforzi degli ulema musulmani, in Marocco e negli altri Stati africani, in vista di fare conoscere i valori dell'islam tollerante, di diffonderli e di consolidarli.
A questa occasione, il portavoce del Palazzo Reale, Abdelhak Lamrini ha sottolineato che “in applicazione delle Alte istruzioni date dalla Vostra Maestà, nella Vostra qualità di Amir Al-Mouminine, è stato proceduto alla creazione del Fondazione Mohammed VI degli Ulema africani, collocata sotto la presidenza effettiva della Vostra Maestà”. Erano presenti alla cerimonia gli ulema di 29 paesi africani.
Lamrini ha fatto sapere che il Sovrano ha nominato Ahmed Toufiq, ministro di Habous e degli Affari Islamici, presidente delegato della Fondazione Mohammed VI degli Ulema africani.
Il presidente delegato della Fondazione, Ahmed Toufiq ha sottolineato che “la decisione di creare questa istituzione non è legata ad una circostanza particolare, non procede neanche di un'idea fortuita. È espressione di un lavoro in profondità, addossato ad un ricco capitale accumulato nelle relazioni del Regno del Marocco con una trentina di paese d'Africa nel passato, tutto come si basa su una congiunzione di punti di interessi comuni in rapporto con il presente e l'avvenire”.
La correlazione tra il collocamento di questa Fondazione e le preoccupazioni del presente e dell'avvenire appare attraverso due elementi: Il primo elemento è in linea con le attese espresse, a titolo ufficiale da parte dei paesi africani che domandano al Sovrano marocchino, la formazione dei loro Imam e predicatrici (morchidates) in Marocco. Il secondo elemento tiene all'ardente inspirazione espressa dagli Ulema africani che procede dalla loro fedeltà ai loro antenati che, per la maggior parte, hanno acquistato il loro sapere religioso e la loro pratica comportamentalepresso maestri ed eruditi in Marocco.
La costituzione della Fondazione Mohammed VI degli Ulema africani che è avvenuta sulla base di un approccio partecipativo implicando gli ulema membri, non è un organismo di sostituzione di istanze religiose nazionali dei paesi d’origine dei membri, rispetta la sovranità di questi paesi e potrebbe essere considerata come frutto di sforzi del Marocco impegnati per i paesi africani, in un contesto in cui diverse istanze religiose del mondo musulmano sembrano perdere la loro postura di referenza come Al Azhar, o altri modelli dell’Islam che si sono rivelati incompatibili con la vera natura dell’Uomo africano.
La Fondazione, unica del mondo, essendo presieduta da un Capo di Stato, Comandante dei Credenti, caratterizzata  dal suo aspetto scientifico, non ha ordine caritatevole o proselitismo come le istanze del Medio Oriente, segna il rinascimento dei fondamenti religiosi di musulmani d’Africa, del rito Malekita, la dogma Achaarita e il sufismo sunnita, ha per obiettivi di prendere ogni iniziativa che permette di integrare i valori religiosi di tolleranza in ogni riforma alla quale è subordinata azione di sviluppo in Africa sia al livello del continente che al livello di ogni paese, di animare l'azione intellettuale, scientifica e culturale in rapporto con la religione musulmana, di consolidare e sviluppare le relazioni storiche che legano il Marocco agli altri Stati africani.
Opererà anche in favore dell'istituzione di centri e di enti religiosi, scientifici e culturali, la rivitalizzazione del patrimonio culturale islamico africano comune tramite la sua diffusione, la sua conservazione e la sua salvaguardia, oltre all'instaurazione di relazioni di cooperazione con le associazioni e gli organismi che hanno gli stessi obbiettivi.
Cosi il Marocco si posiziona come meta mondiale per l’Islam tollerante e moderato con la creazione dell’Istituto Mohammed VI della formazione degli Imam a Rabat come spazio di studi destinato alla formazione degli Imam, predicatori e predicatrici marocchini e stranieri e determinato per combattere l’ignoranza e l’integralismoLa “Imarat al-Mouminine” del Re Mohammed VI è il principale pilastro della dottrina marocchina nella sua Storia millenaria in quanto rappresenta la garante dell’innovazione della religione islamica e la sua protezione dalle derive. I mutamenti della società marocchina hanno registrato negli ultimi due decenni la creazione di Consiglio degli Ulema. Il Consiglio degli Ulema marocchini all’estero. La Formazione degli elite religiosi. Il Codice di Famiglia e la nuova Costituzione approvata nel 2011 (Preambolo).


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