… e (ri)siamo in recessione
Ne sentivamo la mancanza: (ri)siamo in recessione; ma la domanda vera é ne siamo mai usciti? E' questo il punto perché solo se sciogliamo questo nodo gordiano possiamo avere una sia pur lontana speranza di uscirne non dico interi e sani ma almeno non con le ossa rotte e comprendendo le vere cause di tutto ciò. Storicamente il processo della precarizzazione "economica" lo si data con l'avvento al potere del duo Reagan/Thacher; a mio modesto parere però la data può esser retrocessa almeno di dieci anni se puntiamo l'attenzione sull'aspetto pratico del sistema ossia sulle cosiddette "ricette" che il FMI imponeva per "salvare" i paesi, soprattutto in difficoltà, del terzo mondo: ricette in tutto e per tutto trite e ritrite per la Grecia, oggi. Cosa é cambiato nel frattempo lo sappiamo: l'urss é fallita e con essa l'intero impero sovietico che è diventato terreno di caccia per i capitali di ventra occidentali sempre a caccia di soldi facili e nessuna regola; la Cina ha abbracciato il liberismo economico, mantenendo una sorta mandarinato comunista, ed é diventata la prima potenza economica e presta anche militare; sono cresciute nuove economie (BRIC ecc.); il mondo atlantico ha perso l'attrattiva originaria e si vede dato che gli USA si stanno avvitando su se stessi e l'europa arranca pur avendo buoni fondamentali…. il gioco funzionava finché c'era un "nemico" ora non più perché tutte le contraddizioni sono esplose e il sistema ha gettato la maschera mostrando il suo vero volto: nessuna regola e logica del profitto, il resto non conta. Quel "resto" … siamo tutti noi… anche da questo punto di vista molto é cambiato: prima in qualche modo si aveva modo di partecipare alle decisioni perché c'era l'interesse a schierarsi ma, finiti i blocchi cotnrapposti, non c'è più la necessità di farlo anzi meno lo si fa meno rogne si hanno dato che nel frattempo ci hanno sommerso del bengodi virtuale che va dai beni di consumo alla rete illudendoci che non sarebbe mai finito: cosa che chiaramente non era e non é possibile perché é stato costruito un sistema che ha un dogma per i consumatori (ex cittadini), consumare e acquistare anche a debito, e un miraggio da far raggiungere, miraggio appunto perché nel mondo reale viviamo su un mondo a risorse finite e la coperta si accorcia sempre di più (per non parlare della conseguenza del loro consumo sul clima): come mai allora nessuno fa nulla? Siamo così ottenebrati da non sapere? Per rispondere alla prima domanda: nessuno fa nulla perché una delle regole del sistema é la cosiddetta competizione meritocratica: fai il tuo piccolo lavoro senza problemi e qualche briciola dall'alto arriverà anche a te e avrai degli avanzamenti (poi se per caso qualcuno dei tuoi amici cade per strada non guardarlo e non fermarti….. se va fuori dal sistema NON ESISTE PIU' E DIVENTA UN INVISIBILE….); per la seconda domanda: lo sappiamo eccome, ma facciamo finta di non sapere o meglio non vogliamo sapere, naturalmente finché la cosa non ci tocca direttamente: allora gli strilli arrivano a qualche anno luce di distanza, ma fa parte del gioco. Se ne esce? Certo, ma bisogna rinunciare a molto di quel poco che finora abbiamo accumulato….. in proporzione rispetto ai grandi capitali sono inezie in realtà e i detentori di questi capitali avrebbero in teoria da perdere molto di più: ma il sistema si regge proprio sulla premessa che si dev'avere molto senza perdere nulla ma trovare sempre il modo di scaricare le proprie perdite sugli altri, la società. Ora, come nel 1929, siamo in un ciclo recessivo: a differenza di allora non ci sono ideologie alternative quindi rischi per i detentori del potere non ce ne sono e possono fare, leggi grecia, quello che vogliono dato che rischi concreti di cambi traumatici non ce ne sono anzi con gli apparati repressivi e quelli mediatici si possono permettere il lusso anche di distruggere un intero paese facendo sollevare popoli senza che nul'altro accada proprio perché alternative non ce ne sono e gli altri sono troppo presi dal proprio particulare per mostrare solidarietà….. che fare, quindi? L'ideale sarebbe trovare in se stessi la forza di opposrsi, ma si rimane sempre e comunque "individui" e finché va tutto in un certo senso non c'è interesse a mandare tutto all'aria e proprio questo é il punto: a fronte di un sistema che si basa sul falso buon senso come si fa a opporre un altro che mette tutto in discussione? Folle farlo… ecco perché, almeno finché il mostro non avrà divorato interamente se stesso, dobbiamo bere l'amaro calice per molto ancora. Annoiati? Mi spiace.. ma ogni tanto fare il punto é utile
Inaugurata la nuova fabbrica Renault-Nissan di Tangeri in Marocco alla cerimonia ha partecipa Sua maestà il Re Mohammed VI
I dati in breve:
- La fabbrica attrae 1,1 miliardo di euro.
- Capacità industriale di circa 400 mila macchine/anno.
- Capacità di produzione di 30 veicoli all’ora nel 2012 e di 60 nella fine di 2014.
- Impiego di 6 mila posti di lavoro diretti e 30 mila indiretti.
- 3,5 miliardi di euro di esportazioni supplementari.
- Parte integrante di un insieme di progetti strutturanti in particolare il porto Tanger Med destinato ad accompagnare lo sviluppo economico della zone nord del Marocco.
- Tangeri è a 14 km dalla riva nord del Mediterraneo.
Qualcosa davvero da ricordare…. l’australia day
Ecco una cosa da andare fieri, come civilizzatori: in Europa oggi ci cosprgiamo il capo di cenere per il "nostro" olocausto, ma che diciamo per quelli che abbiamo provocato. Non starò a parlare di quelli noti, ma uno di cui non si parla di solito, l'Australia Day: la festa con la quale i bianchi australiani presero possesso di questo continente ….. il giorno nel quale gli aborigeni non festeggiano la sparizione del 90% del proprio popolo, nel corso degli anni, e la schiavitù del resto: alziamoci in piedi e festeggiamolo, commuoviamoci, andiamone pure orgogliosi, però non facciamo gli ipocriti perché siamo stati il continente responsabile di olocausti ben peggiori di quello che ora abbiamo santificato per giustificare gli altri…. sapete qual'è la cosa ironica? Che il capo del governo australiano é stato portato via di peso perché le proteste erano proprio fuori il ristorante dove festeggiava perché pochi aborigeni che protestavano l'hanno messo in fuga … il bianco conquistatore in fuga. Se il "mitico" popolo del sogno si é svegliato, noi che nel sogno ci siamo a metà, che si fa?
La storia non si fa con i se e i ma ma con i fatti e ha sempre una sua morale e una sua giustizia, in australia le tribù aborigene hanno avuto molti riconoscimenti e oggi, a 200 anni di distanza, anche una parzialissima vittoria mettendo in fuga il massimo rappresentante dei bianchi…. anche qui accadrà la stessa cosa o, come oggi in australia, fra 200 anni nel "Monty Day" i discendenti degli impoveriti dalla colonizzazione tedesca del governatore Monti riusciranno a mettere in fuga il suo clone che voleva festeggiare il giorno fausto?
Comunicato della Rete delle associazioni della Comunità marocchina sulle disinformazioni di ANSAMED relative a Taza (Marocco)
Rete delle associazioni della Comunità marocchina
Comunicato
Con la presente la Rete delle associazioni della Comunità marocchina in Italia apporta all’opinione pubblica nazionale ed internazionale che l’agenzia di stampa italiana ANSAMED ha trattato in modo infondato, il 05 gennaio scorso, gli spiacevoli avvenimenti della zona nord del quartiere Lkoucha a Taza, in Marocco, con una corrispondenza da Rabat copiata da un sito tendenzioso, senza fare alcuno sforzo per spostarsi a Taza che la considera a torto “isolata geograficamente”.
Ansamed ha pubblicato basando sui video falsi e manipolati apparsi sul sito “demain online” molto conosciuto della sua ostilità ai marocchini, ad ogni progresso ed ad ogni sviluppo in Marocco.
Davanti a questa grave ed infondata versione, noi nella Rete condanniamo e denunciamo questo tipo media ostile alla verità e che si attiva per disinformare in primo luogo l’opinione pubblica italiana e quella mondiale in generale per tentare di denigrare l’immagine del tutto il Marocco, Re, governo e popolo.
Il fatto che Ansamed trasmette la notizia da “demain online” privo di credibilità è una altra prova che questa agenzia, a causa del suo corrispondente, è facile di precipitare nella trappola della disinformazione e della calunnia, e quindi perde ogni credibilità di ogni impegno mediatico libero, trasparente che rispetta se stesso.
La Rete ricorda che ha parenti, amici, compagni a Taza e in particolare a Lkoucha e che il coordinatore della Rete Yassine Belkassem è in contatto permanente con loro.
La Rete conferma al corrispondente dell’Ansamed, all’opinione pubblica nazionale ed internazionale che la nostra amata città, Taza, simbolo del sincero patriottismo e della vera cittadinanza non si è comportata e non si comporterà mai come dice il sito “demain online”.
Diciamo al corrispondente dell’Ansamed a Rabat di stare tranquillo e di non ricadere nella trappola della propaganda gratuita anti stabilità in Marocco, e che il Marocco è un paese democratico, libero ed altissimo, come le montagne del Rif e dell’Atlante e, che tra loro si trova la patriottica Taza, non lo fa muovere alcun vento.
Chiediamo alla Direzione centrale dell’Ansamed a Roma di prendere provvedimenti necessari contro il suo corrispondente a Rabat che ha dato prova di non essere competente come corrispondente o responsabile di un servizio all’estero di una agenzia di stampa come Ansamed.
Il tredicesimo congresso del Fronte Polisario alle porte chiuse, chi ha rapito i tre europei da Rabuni?
Il tredicesimo congresso del Fronte Polisario alle porte chiuse
Di Yassine Belkassem
È stata confermata, come si sapeva prima, la rielezione del capo alias Mohammed Abdelaziz, che da trentacinque anni è alla guida del gruppo separatista.
Il Fronte Polisario, che rappresenta solo una piccola parte dei saharawi armati nei campi di Tindouf in Algeria, è stato creato, armato e finanziato dal Gheddafi e Algeria dal 1976 all’epoca della guerra fredda, per la lotta contro il Marocco per la separazione del Sahara – anno in cui Rabat ha liberato il Sahara, ex colonia spagnola-.
Fino ad oggi l’ONU si è rifiutato di svolgere il referendum per l’autodeterminazione della popolazione saharawi, per motivi relativi all’impossibilità dell’applicazione della consultazione referendaria e la definizione del corpo elettorale. L’ONU ha raccomandato con diverse risoluzioni la ricerca di una soluzione politica. Il Marocco, nel 2007 dicendosi disponibile solo a concedere un’autonomia amministrativa. Per il Marocco il Sahara è un territorio marocchino, il suo Piano di regolamento è stato apprezzato come Piano serio e credibile, dal Consiglio di Sicurezza e dall’Assemblea Generale dell’ONU.
Il sito italiano “rinascita” fa sapere che “al congresso si è discusso del rapimento dell’italiana Rosella Urru e dei suoi colleghi spagnoli avvenuto il 23 ottobre a Rabboni, in Algeria, e del traffico di armi proveniente dalla Libia. Da ricordare che centinaia dei mercenari del polisario hanno combattuto a fianco alle truppe del Gheddafi fino alla caduta del regime.
Il sito aggiunge che “parlando al sito mauritano Akhbar. info, un esponente della direzione Polisario, Abdel Qader Taleb ha prima accusato Al Qaida del sequestro – “si tratta di persone che hanno legami con al Qaida nel Maghreb islamico e con le organizzazioni criminali di contrabbandieri attive nel Sahara”- per poi correggersi e accusare il Marocco “che ha interesse a screditarci”.
Il 17 dicembre il cosiddetto ministro della difesa del gruppo separatista, Mohamed Lamine Bouhali, ha dichiarato ad un giornale algerino accusando i Servizi marocchini e francesi di aver organizzato il rapimento. Bouhali, ha indicato senza mezze parole che i rapitori hanno proposto la vendita degli ostaggi a Mokhtar Belmokhtar, capo di Katibat Al Mulathamun, una delle strutture le più attive per conto dell’AQMI in Sahel, ma questo ultimo ha rifiutato l’offerta, pretendendo che “l’organizzazione terroristica AQMI non ha problemi con Polisario”. Proprio su questa dichiarazione il mondo si interroga, chi ha rapito i tre europei? Polisario o AQMI? tutti due? O sono due face della stessa moneta? Tale dichiarazione conferma ancora l’esistenza di un "deal/modus vivendi" tra AQMI e polisario.
Il sito italiano “rinascita” riferisce ancora che “parlando però al giornale algerino el Watan, un altro esponente del Polisario, Mohamed Boukhari, ha aggiunto che “al momento il nostro gruppo non ha alcuna prova concreta di un legame tra il Marocco del sequestro dei tre cooperanti europei”.
Da giorni, inoltre, c’è una polemica a distanza tra le autorità maliane e il Fronte Polisario per l’uccisione di due contrabbandieri, sospettati di essere legati al sequestro degli europei. I due uomini sono stati uccisi dal gruppo separatista in un blitz avvenuto la scorsa settimana non in Mauritania, come riferito in un primo momento dalla stampa, ma in territorio maliano, scatenando la rabbia del governo di Bamako per la violazione della sovranità territoriale. “Bamako non accetterà più nessuna violazione della propria integrità territoriale da parte del Fronte Polisario. “Il nostro paese non è il Far West dove possono venire a uccidere delle persone e lo avevamo già detto in passato. La prossima volta prenderemo dei provvedimenti”, ha detto una fonte del governo al Sahara media.
L’incursione del Fronte Polisario in Mali è stata criticata anche dagli Stati Uniti, che appena sentono il nome di al Qaida prendono la palla al balzo: “Il blitz compiuto la scorsa settimana dai miliziani del Polisario in Mali rischia di far diventare la situazione nella regione del Sahel esplosiva”.
Il sito italiano conclude, “è l’analisi di Peter Pham, direttore del centro studi sull’Africa Michael S. Ansari che fa parte dell’Atlantic Council di Washington, che intervistato dal sito mauritano Sahel media ha lanciato “l’allarme” sul pericolo al Qaida nel Maghred islamico” e la collusione con i gruppi armati nella zona.
L’ala separatista è innocente? Si dice in Sahara, “non c’è fuoco senza fumo”…
Tredicesimo congresso del Polisario 15/20 dic, contesto interno e regionale portano brutte sorprese all’esistenza e al futuro dell’organizzazione separatista
Tredicesimo congresso del Polisario 15/20 dicembre
Un conclave chiuso, sotto alta sorveglianza e le prospettive che non ci sono per i saharawi.
In un contesto marcato di un insieme di avvenimenti e dei fatti che rischiano di cancellare il movimento separatista saharawi.
Il capo, Mohamed Abdelaziz, eterno e inamovibile Segretario Generale di Polisario dal 1976, si contrasta con le sfide della situazione interna in cui regna un clima di deterioramento risultante dell’impotenza della classe dirigente, e in secondo luogo, del contesto regionale marcato della Primavera araba e la caduta del suo tutore, il regime del Gheddafi, senza paralare del suo creatore algerino che ha da confrontare problemi politici ed economici seri.
Accanto a tutto ciò, il spettro del terrorismo e della criminalità organizzata nella regione del Sahel in cui i giovani senza futuro e senza prospettive si sono caduti nell’estremismo, il contro bando e il traffico di ogni tipo, droga, immigrazione clandestina, armi …
Campi di Tindouf in Algeria: Situazione altamente esplosiva
Il clima generale caratterizzato di una sfiducia della popolazione verso la direzione che non è disposto ad operare cambiamenti nelle proprie strutture e sulla gestione della quotidianità nei campi.
Da diversi mesi che i giovani saharawi si combattono e tentano di far sentire la loro voce organizzando manifestazioni e Sit-In ogni giorno da marzo 2011. “Il movimento 5 marzo” è ormai in Sit-In permanete e ha montato tende davanti alla sede del Segretariato Generale del Polisario che cerca con ogni mezzo a far zittire le voci dei contestatori che rivendicano con coraggio la cacciata di Mohamed Abdelaziz e del suo clan.
Mostafa Salma Ould Sidi Mouloud, simbolo dei Saharawi per un futuro migliore, è stato cacciato dai campi dopo aver vissuto le peggiori torturi nei centro di detenzioni nel famigerato “Arrachid” nei campi del Polisario.
I movimenti di contestazioni si moltiplicano e si organizzano, i maggiori sono «Rassemblement des Jeunes de la tribu Laaroussyine», il «Mouvement des jeunes de la tribu Rguibat Oulad Daoud», «Khat Achahid», il partito «Rassemblement Sahraoui Démocratique», ecc. il cantante Najem Allal, arrestato diverse volte e impedito di cantare pubblicamente, la sua colpa e quella di cantare la gloria e esprimersi artisticamente la sua critica alla politica della direzione e al suo tutore algerino. Malgrado tutto Najem continua a manifestare con i suoi coetanei a Rabouni.
Altre voci si sono fatte vive all’estero tra la diaspora saharawi per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sui malori dei saharawi rimasti sequestrati dai dirigenti polisariani per riscatto degli aiuti umanitari internazionali e profittando del traffico internazionale di droga e tutti tipi di contro bando nella zona.
Un contesto regionale porta brutte sorprese all’esistenza e al futuro del Polisario
La primavera araba ha cacciato via il regime del Gheddafi che era mentor dei separatisti polisario, all’indomani della caduta del regime totalitario del colonnello, il polisario si trova in situazione monoparentale contando sulla sorte dell’Algeria, genitore e protettore assoluto, per assumere il pesante incarico della gestione e del finanziamento perso. Questa novità ha riscaldato dibattito in seno dei massimi comandanti algerini che hanno dato sempre l’aspetto finanziario relativo al polisario ai terzi per dedicarsi all’aspetto politico, sicurezza e militare.
Il ritorno di migliaia dei combattenti saharawi dalla Libia dove hanno combattuto fino all’ultima ora della caduta del Gheddafi è un'altra fonte di preoccupazione maggiore. Questi giovani che sono addestrati in un clima violente si trovano in disimpegno e senza risorse e il rischio che si possono alimentare il traffico di ogni genere nei campi in stretta sinergia cin le bande sahelo saharawi, come possono essere appetittibile per l’estremismo.
Possiamo dire che questi fenomeni non sono nuovi, perché da anni che si osserva una deriva di un centinaio dei giovani saharawi che per il mancato di risorsi si sono inpegnati nel traffico di contro bando tra Mauritania, Algeria e Mali.
Altri hanno scelto il credo estremista e si sono convertiti nel proselitismo puro e duro che trasforma l’estremismo dei giovani saharawi a Tindouf. La presenza dei campi in un paese colpito dagli anni 90 dal terrorismo, non poteva lasciare insensibili qualche giovani saharawi, dall’annuncio, all’inizio del 2007 l’adesione dell’ex GSPC (Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento) algerina all’organizzazione terroristica Al Qaida nel Maghreb Islamici AQMI, si sono reclutati diversi del nord del Mali, che hanno avuto anche un ruolo di leader come il sopranominato “Khalid Saharawi” e che hanno attaccato diverse volte l’esercito mauritano.
Questo promiscuo con le strutture dell’AQMI e del traffico di droga nella regione non andava senza conseguenze.
Il 23 ottobre 2011, tre lavoratori umanitari, l’italiana Rossella Urro e due spagnoli sono stati rapiti da Rabouni, proprio davanti alla sede della presidenza del Polisario in Algeria. Questo vile atto a vissuto la partecipazione di diversi trafficanti saharawi e del Mali, in cui figurano personaggi conosciuti nel registro del terrorismo e del traffico nella regione come i saharawi Hedi Ould Bechri, Rubio, noto trafficante nella banda Sahel Saharawi, cugino e socio di Mohamed Luali Ould Laakik, patrone dei servizi di sicurezza e membro della Segretariato nazionale del Polisario, Aly Brahim, Omar Sahraoui aveva un ruolo attivo nel rapimento di tre spagnoli nel novembre 2009 in Mauritania, e ancora il “Double Tête” barone della droga in Sahel che era già citato per il sequestro del 07 settembre 2011, di quattro elementi del polisario, tra loro si sono citati il vice del comandante della prima regione militare del movimento separatista, Taleb Ammi Deih e suo figlio per una affare nera di furti dagli uomini di Taleb Ammi di 1.3 tonnellate di Hascisc.
Il rapimento di Rossela Urro e altri, rivendicato da un misterioso gruppo denominato “Gruppo del Jihad e dell’Unicità in Africa dell’Ovest” guidato da un maliano, che forse, staccato dall’AQMI, interpella diversi atti: il primo, conferma per la ennesima volta le collusioni tra i gruppi criminali e terrorismo nella regione del Sahel. Secondo, fa ricordare di una realtà, quella dell’infiltrazione nei campi di Tindouf di gruppi criminali e terroristici, in presa di conto della facilità con la quale i rapitori hanno agito nella cosiddetta zona altamente sorvegliata. Infine questo rapimento lancia allarme al capo alias Mohamed Abdelaziz come regolamento dei conti nella direzione del poliasrio nella prospettiva del tredicesimo congresso. La messa sotto arresto domiciliare di Ould Laakik, capo della sicurezza del polisario ci da la dimensione che regna nei campi che è divenuta elemento gravissimo dell’instabilità e della sicurezza in tutta le regione.


