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e sempre a proposito degli indigeni..

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Questi safari "umani" sono cose orribili e realmente sembra quasi che si voglia che, come sta accadendo a noi "civilizzati", si voglia che anche questi popoli debbano perdere le loro tradizioni e cultura: come ho sostenuto, in risposta a un commento di maresogno, forse questo essere in "sintonia" con la natura sembra quasi che ci desse fastidio e solo se perdono la loro orginalità e assumono i nostri, cosiddetti, valori li sentiamo e li riconosciamo come appartenenti al nostro consesso: ma siamo sicuri che sono proprio loro a dover essere aiutati? O forse non siamo noi a ricevere aiuto? E' chiaro queste considerazioni non vogliono assolutamente significare che da domani tutti dobbiamo correre nudi per campi con ghirlande in testa e flauti suonati da da pan….. in molti casi, come il mio, sarebbe non proprio un piacevole spettacolino, anzi decisamente lo sconsiglierei. Ma potrebbe invece significare, e in questo sono d'accordo con Massimo Fini primitivista ante litteram, che dobbiamo essere noi a riscoprire le nostre radici: in una parola dobbiamo essere noi a riscoprirle e non loro ad elevarsi, si fa per dire perché ho moltissimi dubbi che si tratti di una evoluzione da parte loro, verso di noi. I nostri figli sempre più spesso non giocano all'aperto, come magari noi da piccini, ma in posti a loro riservati (se non in casa) dove sono preservati da eventuali rischi e ferite: cosa giusta se non fosse che l'altro lato della medaglia é il non sempre positivo aspetto che così sviluppano troppo il senso gerarchico (e non equalitario come i loro coetanei che non lo fanno nei suddetti posti) e, altro aspetto non meno importante, perdono la capacità del "meravigliarsi" di fronte ai fenomeni e agli esseri che ne fanno parte; meravigliarsi che stimola anche fantasia e storie che contribuiscono non poco alla loro formazione; non é un caso che sempre più spesso i nostri figli sviluppano sindromi come l'ADHD che ne turbano la crescita e tanto spaventano genitori, prof e ingrassano, in termini economici e non solo, big pharma e strizzacervelli entrambi pronti non ad indagare cosa la causa ma a curarne i sintomi ….. ecco perché, visto che un pò alla volta sembra che qualcosa inizi a muoversi nei paesi avanzati (non da noi perché qui.. vabbè lasciamo stare lo sappiamo, no?), si dovrebbe riscoprire proprio quei valori naturali persi che invece quegli indigeni hanno… forse una parte dello squilibrio potrebbe anche sparire, che ne dite?
Sentivo, dopo il post di ieri, di dover aggiungere qualcosa e, pur essendo il mio campo di indagine, cmpletare quello di ieri…. alcune notizie, devo dirlo per correttezza, le ho prese proprio dal saggio di Rifkin sulla terza rivoluzione industriale, particolarmente in materia di ADHD (pag 287 e segg)… come diceva Catalano per la precisione..


Sito democratico e indipendente?

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Veramente strano che questo sito abbia eliminato il mio articolo – altervista e la trasparenza -.

Del resto parlavo della quarta realtà Italiana rtiferita al traffico , e che a mio parere non si comporta correttamente e in maniera trasparente. Ed invece di supportare la conoscenza e del migliorare le cose( vedi che si lamenta ogni giorno di questo o quel governo) preferisce fare lo struzzo.

Quando si parla di democrazia e libertà di pensiero ci si riferisce a 'sparlare' di cose che non piacciono ' personalmente'?…

Credo che il mio articolo era molto più informativo per tutti gli utenti della rete che dei soliti articoli di persone frustrate che se la prendono sempre con una persona in particolare( vedi Berlusca) senza prendere nemmeno in esame altre cose.

Grazie comunque…. ma credo che la libertà di pensiero sia la capacità di dare la possibilità a tutti di dire la propria opinione….. e non giudicare a prescindere. (almenoche' anche questo sito non abia interessi personali da difendere.

Agli utenti l'ardua sentenza… sempre che facciano a tempo a leggere….


Madonna …. comunista?

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Quando l'ho letto non sapevo se ridere o piangere. Ma non tanto l'origine del tutto il polverone, la dichiarazione di una popstar, quanto proprio il polverone…. Allora: Madonna ha semplicemente risposto a una domanda: cosa ne penso di B.? Ha detto tutto il Financial Times; chiaro, semplice, e in fin dei conti un opinione data da un artista: la si può discutere; si può essere d'accordo o meno ma é un opinione. All'estero non ci sono stati suicidi né ci si è stracciati le vesti: d'altronde se ci si facesse un giretto per giornali, tv ecc. i Capi di Stato e di Governo sono quasi tutti messi ferocemente alla berlina, soprattutto di questi tempi. Ci sono delle eccezioni: Iran, Cina, Russia, Corea del Nord, qualche paese latina americano che ancora non si è affacciato alla democrazia e …. l'Italia. Si proprio il bel paese: si è scatenato l'uragano ….. sia in rete che nelle agenzie tutto il coro si è messo in moto in un fuoco di sbarramento da paura: se ci avessero attaccato militarmente (forse perché erano tutti nascosti) non ce ne sarebbero stati tanti a fare la fila per "dichiarare" e attaccare l'artista. C'é chi ha detto che "toglierà" qualche cd dalla propria raccolta; c'é chi chi, attraverso un logorroicissimo ragionamento, é riuscito a dire sempre la stessa cosa sui gay; chi continua a illudersi (e illudere) dichiarando che milioni di milioni di milioni (ma quanti siamo?) di voti di nostri concittadini hanno portato B. al Governo; ma la più bella é quella che Madonna, avendo un ufficio stampa "comunista", é stata imbeccata male e ha detto cose evidentemente "comuniste (se c'é una cosa che Madonna sa fare benissimo é farsi pubblicità e dare di sé un immagine che dura ormai da decenni, una vera multinazionale dello spettacolo…. altro che "imbeccata male" o che necessiti di un ufficio stampa, come se fosse un onorevole… il quale sì ha bisogno, a volte, di un ufficio stampa per evitare che debordi…)" chiedendosi se fosse stata negli USA e parlasse male di Obama cosa sarebbe accaduto ….. forse non sa, ma c'è il satellite per questo, che negli USA a parlare male di Obama … fanno la fila senza che Obama possa farci molto, anzi. Non conosce gli USA o ne ha una visione distorta pensando che siano come l'Italia dove la satira (come l'istruzione pubblica, la RAI, ecc.) é morta? La cosa sarebbe da satira se non fossimo, come paese, nei guai proprio perché tutto il nostro ceto dirigente é così …..


IO Inside Out: ecco il corso con Giorgio Nardone e Gabriel Guerrero!

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Articolo sul corso di sviluppo personale IO Inside Out, con Giorgio Nardone e Gabriel Guerrero

 

 

I lettori di Una vita fantastica! sanno ormai bene che propongo veramente di tutto, tanto per argomenti (legge di attrazione, pnl, apprednimento, salute, etc) quanto per tipo di prodotto (libri, dvd, cd, corsi dal vivo, etc).

Oggi è la volta di un corso dal vivo (l'ultimo era stato quello di Harv Eker), e segnatamente di IO Inside Out, corso organizzato da Performance Strategies, che si terrà il 16-17 luglio prossimi e che vedrà protagonisti due personaggi del calibro di Giorgio Nardone (esponente di spicco della scuola di Palo Alto e fondatore della Terapia Breve Strategica) e Gabriel Guerrero (certificato NLP, DHE, fondatore del metodo di Trasformazione Profonda).

Da sottolineare che l'evento sarà condotto da Max Damioli (counselor anch'egli), e che vi parteciperà anche la scrittrice-giornalista Barbara Alberti.

L'evento è ben illustrato da un sottotiolo-mission molto rivelatore, ossia: "Qual è l'interruttore segreto dentro di te?”.

Rivelatori sono anche i motti che lo accompagnano:

- non sarai più felice quando avrai più successo, ma avrai più successo quando sarai più felice,

- semina un pensiero e raccoglierai un’azione, semina un’azione e raccoglierai un’abitudine, semina un’abitudine e raccoglierai un carattere, semina un carattere e raccoglierai un destino.
L'obiettivo di IO Inside Out è quello di far trovare ai partecipanti la propria formula per il successo, la felicità e la soddisfazione, tutte cose che a scuola non ci insegnano, e che rischiano di rimanere nascoste e ignote per tutta la vita.

In sintesi, il paradigma alla base di tutto è che in base ai nostri pensieri e alle nostre convinzioni deriverà un certo tipo di esistenza, più o meno felice… da cui l'importanza fondamentale di settare per bene il tutto alla base… cosa che si propone di fare proprio l'IO Inside Out.


 

Fonte dell'articolo sul corso di sviluppo personale IO Inside Out, di Performance Strategies, con Giorgio Nardone e Gabriel Guerrero


“Piangete per gioia! Ritratto di una depressione maggiore” di Gianni Cristallo

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Piangete per gioia! Ritratto di una depressione maggiore
di Gianni Cristallo
Edizioni Magister
 
L'opera ripercorre nella sua parte narrativa la storia personale dell'autore, afflitta da una forma di depressione maggiore profondamente invalidante sotto diversi aspetti: psichico, ma anche fisico e sociale. E dalla propria dolorosa storia l'autore riparte per andare oltre ed esprimere le proprie riflessioni su tematiche a lui care, ancora di più in seguito al suo percorso di malattia. 
 
Una storia che va oltre se stessa.
Non più la “semplice” narrazione autobiografica, la condivisione del proprio dolore, ma il superamento dello stretto ambito personale. Non più una richiesta di aiuto al mondo, ma l’offerta delle proprie idee, l’esortazione a belle e dolci emozioni. “Piangete per gioia!”
L’autore varca così i propri confini, quelli di una vita trascorsa a cercare una cura vera, anzi una vera diagnosi ad un problema non ancora risolto. E con lucidità e tenacia si mette alla prova per esplorare nuovi territori.
Non scrive da paziente questa volta, ma quasi da terapeuta, per cercare di lenire le sofferenze del mondo, in agonia, oggi, nel disagio psichico… e a causa di esso.
Ed in questo ribaltamento di ruoli, nella consapevolezza del proprio vissuto, richiama l’attenzione su temi quali l’educazione, la prevenzione, il rapporto figli-genitori e paziente-medico, nel riferimento alla figura di Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatria infantile in Italia, eminente studioso, umile nel suo mettersi sempre in discussione.
Ed è proprio quest’ultimo aspetto, insieme al porsi degli interrogativi, al non dare mai tutto e tutti per scontato, al “sapere di non sapere”, ad essere un elemento basilare, vitale: nella propria crescita, nel confronto, in ogni nostra modalità di relazione con gli altri.
Per poi ancora puntare lo sguardo sull’odierno modello di società, ipertecnologico, poco attento, poco  rispettoso nei confronti del singolo. E proporre le ricette del dialogo, dell’attenzione nei confronti della “persona in quanto valore” e dei suoi potenziali disagi; della rilettura del proprio passato per un futuro più sereno; della ricerca continua di strade alternative che mettano in moto la creatività, l’intelligenza; di un pensiero “lento” che ci permetta di dare maggiore qualità alla nostra vita.
E’ poi la malattia, la sua oscura presenza, a esplicitarsi attraverso la guida, nella descrizione dei suoi tratti più caratteristici, delle sue implicazioni, dei suoi rimedi.
E a tale proposito si sottolinea l’importanza della psicoterapia nel trattamento dei disturbi dell’umore; viene descritto il percorso terapeutico dell’autore, soffermandosi poi ad analizzare alcune delicate tematiche del nostro vivere oggi.
Il puzzle poi si completa con gli ultimi tasselli: le voci di chi ha condiviso, a vario titolo ed in misura diversa, il cammino dell’autore. La voce di chi è stato accanto a lui, fraternamente, fianco a fianco, dalla sua venuta al mondo, a sostenerlo validamente nelle sue battaglie. Quella di chi ha contribuito in ambiente scolastico alla sua formazione umana. Ed ancora le voci di chi ha condiviso con lui l’impegno nel volontariato, ma soprattutto un rapporto di reciproca stima e amicizia.
 
 


Cadere nella “rete” delle dipendenze

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«La mente umana non si ritrova più soltanto a disposizione strumenti, dispositivi, apparecchiature per controllare e manipolare la realtà fisica, lo spazio fisico e gli aspetti fisici e concreti della nostra vita ma con le tecnologie dell’era digitale si ha la possibilità di utilizzare mezzi per modificare direttamente e intensamente la propria mente, la propria sensorialità.» (de Kerckhove, 1995).

 

Numerosi sono i privilegi e i piaceri ottenuti grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie e di internet, con i quali l’uomo, al giorno d’oggi, sia per motivi lavorativi che ricreativi, si ritrova quotidianamente a doversi interfacciare.

Infatti, in un’era in cui la ricerca del piacere va aumentando sempre più, le nuove tecnologie ed internet si trovano a ridurre la distanza temporale e spaziale, tra il desiderio e la sua gratificazione, finendo per occupare il posto del piacere stesso e trasformandosi così da mezzo a fine.

In questo modo internet, cavalcando l’onda del “tutto e subito”, rispetto alle informazioni, alle relazioni, alla gratificazione di un bisogno o desiderio, diventa un qualcosa di cui non se ne può più fare a meno, un qualcosa di irrinunciabile, che va a sostituirsi a tutte le altre forme di piacere reale, che a paragone risultano più difficili da raggiungere.

La rete possiede infatti la peculiare caratteristica di generare un mondo che, seppur virtuale, è connotato in maniera specifica da un punto di vista spaziale e temporale. E’ possibile per esempio darsi appuntamento in una chat; partecipare ai giochi virtuali creando un avatar in grado di muoversi e relazionarsi; acquistare comodamente da casa o giocare a poker. Queste sono alcune delle infinite porte che è possibile aprire con internet, che nel corso del tempo sono andate a influenzare l’assetto cognitivo-comportamentale dell’essere umano.

La forte attrazione che il mondo virtuale esercita, la possibilità di soddisfare in esso in maniera immediata bisogni e i piaceri personali, e ancora, come accennato prima,  la forte influenza che esercita sull’assetto psichico dell’uomo hanno finito col trasformare l’uso di internet in una vera e propria forma di abuso. Le sensazioni, le percezioni e le esperienze vissute dai soggetti che iniziano ad utilizzare internet in maniera pervasiva e compulsiva presentano, infatti, delle affinità con i comportamenti e i vissuti dei soggetti dipendenti da sostanze stupefacenti.


 

Cosa sono le dipendenze da internet?

In genere si parla di dipendenza (dipendere: dal latino dependere: essere in relazione necessaria) quando si supera il limite di utilizzo di una sostanza come ad esempio alcol, droghe, ecc. fino al punto di non poterne più fare a meno. Nel caso della rete invece, si parla di “dipendenza senza sostanza”, in quanto si è dipendenti da un comportamento ripetuto nel tempo che genera gli stessi effetti di una tossicodipendenza generata dall’uso di droga.

Il campanello d’allarme che ci fa capire di essere rimasti intrappolati nella rete è dato dalla presenza di una sindrome, ovvero di un insieme di sintomi, e di comportamenti che vanno a discapito dell’intera vita affettiva, lavorativa e relazionale della persona.

 

 

Chi è dipendente dalla rete?

Colui che ha difficoltà di comunicazione e di relazione o problemi da cui desidera fuggire.

Una delle caratteristiche peculiari di internet risiede nell’uso infinito e camaleontico che ne può essere fatto ed è proprio questa poliedricità che finisce col rendere molto sottile il confine tra uso e abuso della rete. Per questo motivo non è facile delineare un profilo preciso del soggetto dipendente dalle tecnologie: alcuni possono utilizzare internet in maniera patologica  perché ne ricavano piacere alla stessa maniera del tossicodipendente, altri, invece, possono usare internet come una vera e propria via di fuga dalla realtà vissuta, spesso, come dolorosa e insoddisfacente. In entrambi i casi, alla base dell’abuso di internet, è possibile individuare una radice comune, ovvero un’apparente risoluzione per problematiche di vario tipo quali ansia, insicurezza, paure, fobie, difficoltà relazionali, tutti disturbi che il sistema sociale attuale contribuisce ad accentuare. La società di oggi, infatti, ci richiede di essere costantemente attivi, disinibiti, di ottenere sempre più ciò che desideriamo, imponendo dei canoni estetici di bellezza ben precisi, che se non raggiunti, portano all’esclusione. Persone insicure, con una scarsa stima di sé o con difficoltà a relazionarsi, trovano, quindi, un rifugio ideale su internet. Queste, nel mondo virtuale, da un lato, trovano un modo per rinchiudersi in se stesse e dall’altro un modalità che permette loro di creare un realtà alternativa. Internet diventa, pertanto, quella che possiamo definire la tentata soluzione da parte del soggetto di risolvere i suoi problemi, in grado di creare un vero e proprio autoinganno, ovvero, la sensazione quando si è “on-line”, di sentirsi non solo protetti ma anche sicuri di sé, stimati, desiderati e di essere, in generale, quello che non si è grado di essere nel mondo reale (posso creare un’identità fittizia, posso essere il supereroe dei videogiochi, avere una lunghissima lista di amici). Ciò di cui la persona non si rende conto è che, invece, la rete allontana dalla realtà e che lo schermo del pc non fa altro che separarlo sempre di più dal mondo e dagli affetti della vita reale. E’ così che la tentata soluzione utilizzata per risolvere il problema, si trasforma nel problema stesso e ciò che prima poteva servire alla soddisfazione di un piacere, utilizzato in maniera ripetuta nel tempo, si trasforma in un qualcosa di cui non se ne può più fare a meno. Così internet, da grande strumento in grado di dare la possibilità di “muoversi liberamente” in un click, paradossalmente finisce col trasformarsi in prigione forzata dove rifugiarsi immediatamente nel momento in cui, nella vita reale, la persona colleziona insuccessi, fallimenti, delusioni, ansie, preoccupazioni.

E’ a questo punto che il soddisfacimento di un falso piacere (sto bene quando navigo) può trasformarsi in dipendenza (sto bene solo quando navigo).


 

Come si capisce se si è dipendenti dalla rete?

In genere vi sono due fasi tipiche che portano alla dipendenza:

  • Prima fase anche detta luna di miele, in cui si scopre il piacere dato dall'uso che permette di fuggire dalla realtà, troppo forte da tollerare. In questa fase non si avverte la stanchezza e spesso si sacrificano il sonno, gli impegni e le relazioni;
  • Seconda fase si avverte la stanchezza e iniziano a presentarsi i primi problemi a livello familiare. In questa fase la persona tenta di controllare il proprio comportamento compulsivo, non riuscendo però a controllarlo, finisce col non poterne più fare a meno. In genere si riscontrano conseguenze sull’umore, sull’alterazione del vissuto temporale, nelle relazioni in cui spesso si assiste alla rottura o perdita, sulla deprivazione del sonno.

Sintomi associati alla dipendenza da internet

Il termine Internet Addiction Disorder (I.A.D.) si deve a Ivan Goldberg  che nel 1995 ha individuato i principali sintomi che caratterizzano l’I.A.D.

Sintomi

  1. Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione;
  2. Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet;
  3. Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, classici sintomi astinenziali;
  4. Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale;
  5. Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet;
  6. Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete;
  7. Continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici recati dalla rete.

Caratteristiche associate

  1. perdita delle relazioni interpersonali;
  2. modificazioni dell'umore;
  3. alterazione del vissuto temporale;
  4. cognitività completamente orientata all'utilizzo compulsivo del mezzo;
  5. "feticismo tecnologico" : tendenza a sostituire il mondo reale con un oggetto artificioso con il quale si riesce a costruire un proprio mondo personale e in questo caso virtuale;
  6. deprivazione del sonno;
  7. problemi fisici di varia natura (mal di schiena, affaticamento degli occhi, sindrome del tunnel carpale, ecc.);


Accanto ai sintomi caratteristici si affiancano i sintomi tipici delle dipendenze:

  • TOLLERANZA: aumento del tempo che si trascorre nella rete per ottenere soddisfazione e ASSUEFAZIONE agli effetti che porta ad aumentare il tempo e la frequenza di utilizzo della rete;
  • ASTINENZA che si manifesta quando non si utilizza, portando agitazione, ansia, e produce di conseguenza un desiderio persistente, ossessivo ad utilizzarlo, sempre più attività sulla rete;
  • CRAVING (smania), il fortissimo irrefrenabile desiderio di assumere una sostanza, che se non soddisfatto porta a malessere, nervosismo, irritabilità.

Tra i più comuni modi di provare piacere nella rete possiamo distinguere:

  • CyberSex, uso della rete per praticare sesso virtuale;
  • Shopping compulsivo online, gioco d’azzardo on line e e-commerce online;
  • Chat addiction, che produce un eccessivo coinvolgimento della relazione nella rete;
  • Overloading information, che corrisponde alla ricerca ossessiva di informazioni sul web;
  • Dipendenza da giochi virtuali e di ruolo.

Come risolvere il problema?

La terapia Individuale

Un primo passo per uscire dalla dipendenza da internet è, in primo luogo, riconoscere di avere un problema e rivolgersi ad uno psicoterapeuta o psicologo per una terapia individuale. In genere il percorso, consiste nel rafforzamento della propria figura e nel rendere funzionale il rapporto che la persona ha con gli altri e con il mondo.

Inoltre, essendo un problema basato sul controllo degli impulsi, in terapia si mira a circoscrivere poco per volta il tempo di durata nell’utilizzo di internet e nel cercare di aiutare la persona a sostituire il piacere dato dall’utilizzo della rete con altre tipologie di piacere.

 

 

La terapia di gruppo

 

In un disturbo dove la problematica principale è proprio quella di entrare in relazione, il gruppo può essere visto come un luogo dove creare le condizioni adatte a sostenere la persona a recuperare proprio il desiderio di entrare in relazione autentica con l’altro, aiutandola così a riscoprire anche i piaceri perduti.

Uno degli obiettivi principali dei gruppi consiste nel creare l’incontro nella relazione e il confronto rispetto al problema, cercando di riportare il piacere delle relazioni dal virtuale al reale. Altro obiettivo è quello di aiutare la persona a recuperare, nel caso di chi l’ha persa, o a creare, nel caso di chi non l’ha mai maturata, la fiducia in sé stessa e di farlo proprio all’interno di un gruppo, attraverso il rapporto con gli altri, il confronto e la condivisione delle proprie preoccupazioni. All’interno del percorso si cercano i motivi sottostanti che portano la persona a non poter entrare in relazione con gli altri, i rischi che pensa di poter correre e i vantaggi secondari che lo hanno condotto a rifugiarsi nella rete. Allo stesso tempo si forniscono gli strumenti, le strategie e le nuove prospettive utili ad affrontare il problema e a risolverlo.

E’ a partire da queste riflessioni che il Team AlgeriMazzucchelli offre la possibilità affrontare i problemi connessi alla dipendenza da internet attraverso incontri psico-educativi di gruppo.

Gli interessati possono contattarci alla seguente e-mail: algerimazzucchelli@gmail.com

 

Davide AlgeriSimona Lauri


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