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Antonello De Pierro e Simona Marchini in campo per l’Airc

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Il giornalista presidente dell'Italia dei Diritti e la nota attrice hanno partecipato a Roma a un evento-spettacolo  benefico a favore della ricerca sul cancro, condotto da Lorenza Mario

 

 

Roma, 17 marzo 2017 – Fedele al suo noto impegno civile e politico a favore delle cellule più deboli del tessuto sociale, non poteva certo restare sordo al richiamo della solidarietà promanante l'altro pomeriggio dall'Auditorium San Leone Magno a Roma. Stiamo parlando del giornalista presidente dell'Italia dei Diritti Antonello De Pierro, direttore di Italymedia.it ed ex direttore e voce storica di Radio Roma, che si è recato nell'accogliente struttura capitolina, sita nel quartiere Trieste, in occasione della kermesse di matrice solidale "L'isola dei fiori", organizzata da Niccolò Petitto e Lisa Bernardini, a beneficio dell'attivissima Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, a cui è stata destinata la raccolta fondi dell'evento. Un appuntamento solidale che ha preso il nome dall'ultimo lavoro discografico del celebre maestro Franco Micalizzi, colonna portante dello spettacolo di musica e danza, che ha visto sul palco l'alternarsi di vari artisti e numerose scuole di danza, magistralmente presentati da una straordinaria Lorenza Mario, sotto l'impeccabile direzione artistica di Stefano Bontempi. Il grande entusiasmo del pubblico presente in sala, gremita al limite della capienza, si è estrinsecato tramite i frequenti e lunghi applausi indirizzati verso il proscenio, dove i protagonisti hanno dato il meglio di sé, contribuendo a tenere vivo il sogno del grande oncologo Umberto Veronesi, recentemente scomparso, relativo alla speranza di sconfiggere il cancro. Grande emozione ha suscitato l'intervento sul palco di Simona Marchini, che ha esternato tutta la sua spiccata sensibilità nei confronti della causa benefica che ha sposato e la sua commozione nel ricevere un premio alla carriera, doverosamente conferitole dall'organizzazione. Non è sfuggita ai più la stima reciproca palesatasi nell'incontro con De Pierro, che le ha espresso le sue congratulazioni, memore di una storica intervista da lui realizzata sulle frequenze di Radio Roma, che ha toccato uno dei picchi più alti di audience nella storia dell'emittente capitolina.

Il leader dell'Italia dei Diritti, che durante la sua carriera giornalistica ha sempre offerto e prestato la sua opera di conduttore gratuitamente per le manifestazioni benefiche, ha dichiarato: "Ringrazio l'organizzazione per avermi reso partecipe di un evento solidale rivolto a una causa a cui sono stato sempre molto sensibile. Quando ho potuto non mi sono mai tirato indietro di fronte a commendevoli kermesse come questa. Oggi siamo qui perché nel dizionario c'è una parola denominata 'solidarietà' e noi tutti abbiamo risposto al suo richiamo. Il motivo della nostra presenza qui è riconducibile al fatto che, spinti da un impulso di sensibilità e altruismo, abbiamo imparato a declinarla. Tanti, nel nostro parenchima sociale, ignorano o dimenticano l'importanza del suo significato. Se tutti si mostrassero più attenti a questo lemma vivremmo indubbiamente in un mondo migliore".

Il nutrito parterre è stato completato dalla presenza di Adriana Russo, Sara Santostasi, Giovanni Brusatori, Marco Tullio Barboni, Anthony Peth, Cinzia Carcione, Matilde Tursi, Giò Di Giorgio, Maria Grazia De Angelis, Iolanda Pomposelli, Massimo Meschino e Federica Pansadoro.

(Foto di Marco Bonanni)


Borse di studio e medicina generale: una discriminazione lunga più di 10 anni

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Ci sono laureati in Medicina e Chirurgia che a conclusione del loro percorso universitario, per completare la formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti e percepiscono una borsa di studio da quasi 1600 € al mese, esentasse e con copertura assicurativa pagata.
Ci sono, poi, quegli altri laureati in Medicina e Chirurgia che, sempre per completare la loro formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti ma, stavolta, ricevono una borsa di studio di soli 800 € al mese, su cui devono pagare I.R.P.E.F. ed I.R.A.P..
La differenza? Soltanto una: i primi stanno frequentando un corso di specializzazione medica; gli altri un corso di “formazione specifica” in medicina generale.
Perché?
Perché esistono due differenti parametri per valutare e ripagare il lavoro di giovani medici quando l’unica differenza riguarda il nome del corso e la specializzazione finale che otterranno?
Che cosa rende gli uni degni di ottenere una paga superiore rispetto agli altri che scelgono di diventare “medici di famiglia”?
Forse, sono meno bravi e svolgono meno compiti degli specializzandi?
No.
Forse, a differenza dei colleghi, sono liberi di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa e il loro corso richiede meno ore di frequenza?
Neppure.
Sarà che “ce lo chiede l’Europa”?
Neanche.
Allora, magari, è la Legge a stabilire che chi frequenta le scuole di specializzazione debba essere retribuito più di chi sceglie il corso di medicina generale?
Questo si!
Da una parte, infatti, in applicazione dell’art. 39 della Legge n. 368/1999 e dei relativi DD.MM. applicativi è chiarito che la parte fissa della borsa di studio è pari a “euro 22.700,00 annui lordi”; dall’altra, in maniera assai più laconica, il D.M. 7 marzo 2006 che ha dettato i “principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale” si limita a stabilire che “al medico in formazione è conferita una borsa di studio annuale di Euro 11.603,00”.
Dunque, se è la Legge a prevedere queste differenze, sarà anche in grado di chiarirci il perché uno specializzando ottiene una borsa di studio che vale il doppio di quella del collega che ha scelto (sciaguratamente, rebus sic stantibus) di frequentare il corso di medicina generale?
Stavolta, neppure il buon Legislatore è in grado di fornirci una adeguata spiegazione.
Invero, non vi sarebbe stato il bisogno di ricercare una simile risposta tra le norme del nostro ordinamento perché, sino al febbraio del 2006, non esistevano differenze retributive tra i diversi corsisti, ma solo contenutistiche in ragione delle discipline affrontate durante la formazione post lauream.
Se poi si considera che l’Unione Europea ha da sempre affermato che la formazione dei medici specialisti (compresa quella relativa la medicina generale) debba essere “adeguatamente remunerata” (Direttiva 82/76/CEE), le speranze di trovare una logica spiegazione si riducono drasticamente.
     Cosa accadde, allora, in quel marzo di 11 anni fa?
     Se le ore di applicazione richiesta, le pratiche sanitarie sono per lo più identiche, se i corsisti prestano ugualmente assistenza e sono soggetti a turni ospedalieri, perché devono avere due paghe differenti?
     Non è forse questa la Repubblica del “il lavoro nobilita l’uomo” e del “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.)?
                In realtà, a volerci capire qualcosa, si perde il ben dell’intelletto: non esiste una sola ragione, neppure una, del perché in Italia i corsisti di medicina generale debbano subire una vera e propria “discriminazione” per il sol fatto di aver avuto l’ambizione di poter diventare un medico di famiglia.
                Può davvero una mera distinzione “terminologica” avere un simile peso al punto di sminuire e quasi umiliare dei giovani dottori?
                E’ tollerabile in uno Stato di diritto come il nostro che per lo stesso lavoro, gli stessi compliti, le stesse mansioni si venga così pesantemente discriminati?
                La speranza  rimane sempre una: come diceva Brecht (guarda caso proprio nella famosa “Opera da tre soldi”) “bisogna che succeda qualche cosa di nuovo…”.
Accogliendo le istanze di un comitato di oltre 1.000 medici gli Avvocati Santi Delia, Michele Bonetti e Cristiano Pellegrini Quarantotti hanno avviato l’azione per il riconoscimento della giusta retribuzione degli anni di corso di specializzazione svolti e da svolgere.


Hera tra le prime cinque aziende scelte dai giovani che cercano lavoro

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L’importante società di ricerche svedese Potentialpark posiziona quest’anno il Gruppo Hera nella Top Five delle aziende in Italia che “conquistano”, sul web, giovani neolaureati in cerca del primo impiego. Terzo posto nel canale “Candidature online”

Il Gruppo Hera si posiziona quest’anno tra le prime cinque aziende – unica multiutility – nella classifica generale delle imprese scelte dai giovani che cercano lavoro attraverso il web. A decretarlo è l’edizione italiana dello studio Online Talent Communication realizzato dalla società di ricerche svedese Potentialpark, che ha stilato la classifica delle imprese che, attraverso i propri siti web, attraggono maggiormente candidati in cerca di lavoro. Quest’anno sono stati passati in rassegna quasi 8.300 questionari di studenti e neolaureati italiani (oltre 28 mila in tutto il mondo) e, sulla base dei risultati raggiunti, Potentialpark ha selezionato le 81 imprese che meglio rispondono alle esigenze indicate dai ragazzi.

Questo risultato segue di poche settimane un altro importante riconoscimento ottenuto quest’anno dal Gruppo Hera nel campo delle risorse umane: il Top Employers.

 

Hera sale al terzo posto nel canale “Candidature online” e si colloca in seconda posizione nella sezione “Carriere”

In crescita, rispetto al 2016, il posizionamento del Gruppo Hera nel canale “Candidature online”, dove quest’anno ha ottenuto il terzo posto (5 posizioni in più in confronto al 2016), mentre si colloca al secondo posto nella categoria “Carriere” grazie alla sezione del sito “Lavorare nel Gruppo Hera” (www.gruppohera.it/gruppo/lavorare_gruppohera), risultando anche in questi due casi prima tra le multiutility.

Passando alla sezione “Mobile”, il Gruppo conferma la sua presenza nella Top Ten delle aziende italiane classificandosi all’ottavo posto, davanti a grandi multinazionali come Siemens e Nestlé.

Questi risultati sono da ricondurre all’impegno costante che il Gruppo pone nella creazione, diffusione e personalizzazione dei contenuti e delle informazioni sulle politiche HR nei diversi strumenti di comunicazione web. Vale la pena mettere in evidenza anche la “candidate user experience”, la fruibilità del sito di Gruppo dai dispositivi mobili (smartphone o tablet), affiancata da altri canali come la pagina aziendale di LinkedIn, il social network dedicato al mondo del lavoro. Si tratta di spazi interamente rivolti al mondo “interno” della multiutility che, oltre a segnalare ricerche per eventuali posizioni aperte, permettono di familiarizzare con l’azienda, avere un’informazione completa su offerte di stage, percorsi di formazione o convenzioni con le università e capire come funziona il processo di selezione per entrare in azienda. Attraverso applicazioni dedicate si può anche interagire con il sito, per scoprire il grado di compatibilità con un’azienda impegnata a 360 gradi sulla sostenibilità o farsi un’idea riguardo alle politiche di retribuzione, ai contratti, alla formazione lavorativa e valutare le modalità offerte da Hera per facilitare l’equilibrio tra vita privata e carriera professionale, conoscere il nuovo piano integrato di welfare aziendale “Hextra”, attivo da luglio 2016 per gli oltre 8.500 dipendenti del Gruppo, e familiarizzare con la corporate university HerAcademy.

 

“Questo riconoscimento ci rende molto orgogliosi – commenta il Direttore Centrale Personale e Organizzazione del Gruppo Hera, Giancarlo Campri – Da tempo, infatti, il Gruppo Hera è ai primi posti tra le aziende che in Italia investono maggiormente sull’aggiornamento e sullo sviluppo personale e professionale dei propri dipendenti, mettendo in campo numerose iniziative come i momenti d’ascolto, gli incontri del top management con i lavoratori e le indagini di clima interno.

Il capitale umano è la nostra risorsa principale – aggiunge Campri – con cui vogliamo condividere i valori che contraddistinguono la nostra azienda. L’utilizzo di diversi strumenti (sito, profilo Linkedin, partnership con università e business school) per interagire con i potenziali candidati ci ha portato a essere tra le aziende più attrattive del panorama italiano, ricevendo circa 15 mila curriculum all’anno”.

  


Tecnologie per l’innovazione in mostra alla Fiera di Parma dal 23 al 25 marzo 2017 MECSPE è la fiera di riferimento per l’industria manifatturiera, la via italiana per l’industia 4.0 e rappresenta il punto d’incontro tra tecnologie di produzione e filiere industriali, grazie alla sinergia di diversi saloni tematici che si svolgono in contemporanea per offrire una panoramica completa su materiali, macchine e tecnologie innovative. Tra le novità del 2017 Orobix presenta – in collaborazione con Alumotion e Universal Robot – le ultime innovazioni in fatto di robotica collaborativa. La società bergamasca leader in soluzioni per l’Intelligenza Artificiale e la realtà milanese all’avanguardia nel settore dell’Automazione Industriale e partner di Universal Robot, hanno unito le proprie competenze specifiche e know-how dando vita a una tecnologia che sta segnando un nuovo trend di sviluppo nel settore della robotica, con applicazioni capaci di lavorare a fianco dell’uomo, in maniera più performante e in totale sicurezza. Alumotion, Universal Robot e Orobix unite per il COBOT. Una leva tecnologica fondamentale per aiutare le aziende manifatturiere a insediarsi nel panorama produttivo mondiale. Durante la fiera di Parma verrà allestita una linea di assemblaggio di componentistica elettrica e Orobix interverrà su una stazione di montaggio specifica per mostrare le concrete potenzialità del l’Intelligenza Artificiale applicata ai Cobot. Una sinergia vincente. Tra manualità e destrezza. Orobix sfrutta i dati provenienti dai sensori installati sul Cobot di Alumotion per potenziarne l’intelligenza. Attraverso i dati acquisiti e le reti neurali elaborate, infatti, riesce a guidarlo in operazioni complesse caratterizzate da incertezza. La stazione di montaggio allestita al MECSPE permetterà di comprendere come il Cobot riesca a operare nel contesto di una linea produttiva, migliorando le proprie performance attraverso l’Intelligenza Artificiale. Il movimento esemplificativo mostrerà come, prima dell’installazione del software di Orobix, il braccio meccanico non riesca a svolgere l’operazione di assemblaggio richiesta mentre successivamente assembli le parti in maniera corretta, modificando le proprie operazioni in base alla richiesta specifica e all’esperienza acquisita. Un video mostrerà concretamente ai visitatori come è avvenuto il meccanismo di apprendimento “intelligente” del Cobot. Un approccio creativo alla robotica per una nuova concezione di smart manufacturing. La robotica di nuova generazione si configura come una delle direttrici primarie per la trasformazione digitale delle PMI. La sfida intrapresa da Orobix si gioca sulla capacità di introdurre intelligenza direttamente negli oggetti d’uso (siano essi macchinari industriali, come in questo caso i Cobot, o beni di largo consumo) per abilitarne nuove potenzialità. I sistemi di visione e i sensori permettono al Cobot di vedere e percepire il contesto di lavoro, l’Intelligenza Artificiale abilita il Cobot alla possibilità di decidere il comportamento migliore da adottare sulla base della percezione del contesto acquisita tramite i dati e sulla base dell’esperienza elaborata attraverso le reti neurali. L’uso dell’Intelligenza Artificiale non implica la sostituzione dell’uomo alla macchina, ma la costruzione di una sinergia con i robot collaborativi. Una sinergia capace di ridurre i margini di errori e ottimizzare i processi produttivi, in linea e nel controllo di qualità industriale. La tecnologia dei robot collaborativi diventa in questo modo indispensabile per ottenere precisione, velocità, ottimizzazione ed efficienza e abilitare le PMI al salto verso l’Industria 4.0. Chi è Orobix. Leader nello sviluppo di soluzioni d’Intelligenza Artificiale. Orobix sviluppa e ingegnerizza soluzioni software che sfruttano l’Intelligenza Artificiale e si indirizzano al mondo del manufacturing (robotica, IoT) e al settore del life science (biomedico, farmaceutico, diagnostico) per migliorare i processi. Cosa fa Orobix. Orobix è in grado di costruire sistemi capaci di raccogliere dati e apprendere autonomamente la miglior strategia per la risoluzione di problemi concreti, provenienti da qualsiasi ambito di lavoro. Attraverso l’elaborazione dei dati raccolti e la selezione di caratteristiche comuni, la macchina è in grado di comandare un sistema in autonomia e agire in maniera preventiva. In ambito industriale, Orobix sviluppa sistemi di controllo qualità end of line, che apprendono autonomamente la forma e le caratteristiche dei pezzi ispezionati da immagini visive o X-ray e rilevano anomalie o replicano l’esperienza di operatori esperti nella classificazione dei difetti e sistemi di ottimizzazione dei processi produttivi e previsione della domanda. Orobix applica tali soluzioni anche nei settori del life science & precision medicine e a supporto delle società di servizio (trading, energia, marketing…).

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Tecnologie per l'innovazione in mostra alla Fiera di Parma dal 23 al 25 marzo 2017

MECSPE è la fiera di riferimento per l’industria manifatturiera, la via italiana per l’industia 4.0 e rappresenta il punto d’incontro tra tecnologie di produzione e filiere industriali, grazie alla sinergia di diversi saloni tematici che si svolgono in contemporanea per offrire una panoramica completa su materiali, macchine e tecnologie innovative.

Tra le novità del 2017 Orobix presenta –  in collaborazione con Alumotion e Universal Robot –  le ultime innovazioni in fatto di robotica collaborativa. La società bergamasca leader in soluzioni per l’Intelligenza Artificiale e la realtà milanese all’avanguardia nel settore dell’Automazione Industriale e partner di Universal Robot, hanno unito le proprie competenze specifiche e know-how dando vita a una tecnologia che sta segnando un nuovo trend di sviluppo nel settore della robotica, con applicazioni capaci di lavorare a fianco dell’uomo, in maniera più performante e in totale sicurezza. 

Alumotion, Universal Robot e Orobix unite per il COBOT. 

Una leva tecnologica fondamentale per aiutare le aziende manifatturiere a insediarsi nel panorama produttivo mondiale. Durante la fiera di Parma verrà allestita una linea di assemblaggio di componentistica elettrica e Orobix interverrà su una stazione di montaggio specifica per mostrare le concrete potenzialità del l’Intelligenza Artificiale applicata ai Cobot.

Una sinergia vincente. Tra manualità e destrezza. 

Orobix sfrutta i dati provenienti dai sensori installati sul Cobot di Alumotion per potenziarne l’intelligenza. Attraverso i dati acquisiti e le reti neurali elaborate, infatti, riesce a guidarlo in operazioni complesse caratterizzate da incertezza. La stazione di montaggio allestita al MECSPE permetterà di comprendere come il Cobot riesca a operare nel contesto di una linea produttiva, migliorando le proprie performance attraverso l’Intelligenza Artificiale. Il movimento esemplificativo mostrerà come, prima dell’installazione del software di Orobix, il braccio meccanico non riesca a svolgere l’operazione di assemblaggio richiesta mentre successivamente assembli le parti in maniera corretta, modificando le proprie operazioni in base alla richiesta specifica e all’esperienza acquisita. Un video mostrerà concretamente ai visitatori come è avvenuto il meccanismo di apprendimento “intelligente” del Cobot. 

Un approccio creativo alla robotica per una nuova concezione di smart manufacturing. 

La robotica di nuova generazione si configura come una delle direttrici primarie per la trasformazione digitale delle PMI. La sfida intrapresa da Orobix  si gioca sulla capacità di introdurre intelligenza direttamente negli oggetti d’uso (siano essi macchinari industriali, come in questo caso i Cobot, o beni di largo consumo) per abilitarne nuove potenzialità. I sistemi di visione e i sensori permettono al Cobot di vedere e percepire il contesto di lavoro, l’Intelligenza Artificiale abilita il Cobot alla possibilità di decidere il comportamento migliore da adottare sulla base della percezione del contesto acquisita tramite i dati e sulla base dell'esperienza elaborata attraverso le reti neurali. L’uso dell’Intelligenza Artificiale non implica la sostituzione dell’uomo alla macchina, ma la costruzione di una sinergia con i robot collaborativi. Una sinergia capace di ridurre i margini di errori e ottimizzare i processi produttivi, in linea e nel controllo di qualità industriale. La tecnologia dei robot collaborativi diventa in questo modo indispensabile per ottenere precisione, velocità, ottimizzazione ed efficienza e abilitare le PMI al salto verso l'Industria 4.0.

Chi è Orobix. 

Leader nello sviluppo di soluzioni d’Intelligenza Artificiale.
Orobix sviluppa e ingegnerizza soluzioni software che sfruttano l’Intelligenza Artificiale e si indirizzano al mondo del manufacturing (robotica, IoT) e al settore del life science (biomedico, farmaceutico, diagnostico) per migliorare i processi.

Cosa fa Orobix.

Orobix è in grado di costruire sistemi capaci di raccogliere dati e apprendere autonomamente la miglior strategia per la risoluzione di problemi concreti, provenienti da qualsiasi ambito di lavoro. Attraverso l’elaborazione dei dati raccolti e la selezione di caratteristiche comuni, la macchina è in grado di comandare un sistema in autonomia e agire in maniera preventiva. In ambito industriale, Orobix sviluppa sistemi di controllo qualità end of line, che apprendono autonomamente la forma e le caratteristiche dei pezzi ispezionati da immagini visive o X-ray e rilevano anomalie o replicano l’esperienza di operatori esperti  nella classificazione dei difetti e sistemi di ottimizzazione dei processi produttivi e previsione della domanda. Orobix applica tali soluzioni anche nei settori del life science & precision medicine e a supporto delle società di servizio (trading, energia, marketing…).


Teoria sull’immortalita’

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Teoria sull'immortalita'
 
Se immaginiamo di suddividere la mente in tre parti cosi composte: codici istintivi primordiali(dove risiede l'io vergine, l'Es), l'inconscio-memoria e il conscio, posso presentare la mia teoria riguardo l'immortalità del Sé o dell'Es che incorpora l'io vergine.
Alla nascita l'io vergine registra tutto, ogni insegnamento, ogni esperienza, ogni influenza verbale e non, sino a crescere e prendere coscienza di se stesso, qui avviene la separazione illusoria con il tutto, nasce l'io cosciente. Ricordiamo però che l'io è uno strumento dei codici istintivi, solo in parte funziona il libero arbitrio, per una buona percentuale il conscio è condizionato dai codici istintivi. Con la conoscenza subentra l'ignoranza della verità, come diceva il Buddha o Gesù, si viene immersi sin da piccoli in lavabi di realtà fantastiche a scopo di lucro, con l'intento di governare le menti (vedi cristianesimo, islam). L'io colto, quasi mai è consapevole della vera realtà, esso è condizionato da millenni di frottole. Infatti in realtà siamo un insieme di codici istintivi, un Io vergine, una scintilla di energia che dirige in parte il destino. Quando Gesù diceva che la morte non esisterà più, intendeva dimostrare che l'io vergine e i codici istintivi si reincarnano all'infinito, in nuovi corpi, la morte del Sé non esiste. Siamo nati eterni,  siamo un codice, siamo energia immortale, siamo uno. Non c'è suddivisione, la suddivisione è virtuale, serve per la procreazione, per la sopravvivenza del corpo. Unire sessualmente più corpi possibili, in modo che il codice abbia materia dove incarnarsi. Siamo il sé, l'es, l'io vergine. Le esperienze di vita sono mortali, nome, cognome, ego, super io, memoria, tutto questo morirà con il corpo. L'ego non accetta questo perche non vuole morire, non ama sentirsi virtuale, esso vuole essere al centro dell'attenzione (sempre per istinto). Ricordate siete qui per sperimentare e gioire, non siete mai nati mai morti, siete l'io vergine guidato dal bagaglio degli istinti. In parole povere siamo una scintilla di energia con un software gestionale uguale per tutti. Tutti i vari programmi che installiamo nella mente durante la vita servono per perseguire lo scopo degli istinti. Ecco perché Gesu era il tramite del padre, esso non parlava da sé, ma era la parola del padre, senza filtri dell'ego e del vissuto personale.
Il buddha parla dell'ignoranza che offusca la reale visione. Il nirvana è il completo stato di vuoto, dove l'Io ritorna bambino, puro, senza cultura illusoria. Ecco cosa siamo, il Sé, l'Es, un codice di istinti eterni, di cui in prestito abbiamo l'Io. Quindi non identifichiamoci con l'ego, con il nostro vissuto, con l'Io colto, identifichiamoci come energia eterna, il sé. Ecco che allora saremo immortali. Attenzione ai credo artificiali, che vanno in contrasto tra loro, il Dio e' uno, un codice geniale presente nella materia vivente. 


Nutrigenetica la nuova scienza sull alimentazione

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Una nuova scienza legata all' alimentazione sta prendendo piede: la nutrigenetica. Questa scienza combina insieme nutrizione e genetica. In pratica si potranno fare delle diete personalizzate in base al nostro dna. Il risultato sarà una dieta perfettamente bilanciata per il nostro organismo. Leggi l' articolo.


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