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Le conseguenze dell’#Atac – Il meglio del 2016

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Seconda puntata del peggio del 2016, si passa all'estate, i mesi in cui fa più caldo e quelli in cui sono spariti gli autobus, mentre treni e metro erano sparite già da un pò. Allacciate le cinture, si parte per il caldo…

 

MAGGIO

Venite tutti a piazzale jonio che c'è una mega festa. Siamo tantissimi e resteremo qui ancora a lungooooo. Vi aspettiamo (erFabrillo)

Dopo 30 min di attesa alla fermata sono giunto ad una conclusione: il 19 non esiste. (RiccardoMennini)

E buon sabato anche a voi! (kika23)


 


Libertà di satira, Antonello De Pierro con Adriana Russo alla prima del Bagaglino

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Il giornalista presidente dell'Italia dei Diritti, da sempre difensore dell'arte dell'ironia caricaturale, era presente a Roma, presso il Salone Margherita, per il debutto di "Magnàmose tutto!" in compagnia della nota attrice 

 

Roma – Era ora, perché la mancanza si sentiva, eccome se si sentiva. Pier Francesco Pingitore ha riportato in scena, l'altra sera, presso il Salone Margherita, un grandioso spettacolo dal titolo "Magnàmose tutto!", ritornando ai fasti che hanno caratterizzato per mezzo secolo la storica compagnia del Bagaglino, l'archetipo italiano indiscusso del varietà e della satira politica e non solo. Infatti sono trascorse ben 51 primavere dalla sua fondazione, durante le quali sono state scritte alcune delle pagine più belle che gli annali dello spettacolo peninsulare possano vantare, che hanno fatto ridere e divertire, ma anche riflettere, intere generazioni, cresciute con gli esilaranti show rappresentati, che dal palcoscenico romano di via dei Due Macelli, dopo il trasferimento da vicolo della Campanella, si sono infilati, tramite il piccolo schermo, già dal lontano '73, nelle case degli italiani, consegnando alla storia il Salone Margherita come il tempio satirico nazionale per eccellenza. Un prestigio e un livello artistico che Ninni Pingitore ha saputo, con grande sforzo,  mantenere inalterati, anche quando, quasi quindici anni or sono, è venuta a mancare l'altra anima di un inossidabile sodalizio creativo, il compianto Mario Castellacci. Come l'altra sera, in occasione della prima, dove la perfezione ha raggiunto piena compiutezza, regalando a una platea eccezionalmente gremita di vip, una pièce impeccabile in ogni suo elemento, dai testi alla regia, dalla scenografia alle coreografie e alle interpretazioni degli artisti, con il termometro del gradimento costantemente impennato verso il rosso, registrato dagli applausi scroscianti di un pubblico in visibilio, all'apice dell'entusiasmo. In scena il filo conduttore e stato srotolato da un Martufello in serata di grazia, coadiuvato dall'alternanza sul palcoscenico degli storici Mario Zamma e Carlo Frisi, insieme a Demo Mura, Morgana Giovannetti  ed Enzo Piscopo. A fare da cornice coreografica e musicale uno straordinario e affiatatissimo corpo di ballo formato da Gaetano Messana, Sargis Galstyan, Federica Della Pelle, Shaila Di Giovanni e Federica Bastici. Indubbiamente una grande intuizione per il produttore Nevio Schiavone.

In platea, a indirizzare lunghi e incessanti applausi verso il proscenio, anche il giornalista presidente dell'Italia dei Diritti Antonello De Pierro, da sempre impegnato, attualmente come direttore di Italymedia.it e in passato come direttore e voce storica di Radio Roma, a favore della libertà di satira, che troppe volte si è imbattuta, nel nostro paese, nella  mannaia censoria brandita dal potere politico di turno. Insieme a lui ha varcato l'ingresso del teatro l'attrice Adriana Russo, sua amica di sempre e indiscussa star della commedia all'italiana degli anni'70, l'unica ancora in piena attività artistica. Sui due si è scatenata una pioggia di  flash a raffica, mentre la Russo ha suscitato anche parecchia attenzione da parte delle telecamere della trasmissione tv "Le Iene", complice forse la presenza contemporanea all'evento di Pippo Baudo, che, com'è noto, in passato è stato a lei legato sentimentalmente.

De Pierro, noto per le sue critiche sempre obiettive e a volte pungenti, senza mai far neanche immaginare la presenza di peli sulla lingua, non ha fatto nulla per nascondere il suo enorme entusiasmo nei confronti della rappresentazione in scena, senza tralasciare un particolare che gli ha generato un piccolo cruccio: "Ho assistito a uno spettacolo di eccelsa qualità, in puntuale continuità valoriale con l'espressione artistica offerta al pubblico nell'oltre mezzo secolo di vita della compagnia, che proprio in questa occasione si festeggia. Una risposta inoppugnabile e senza margini di replica per qualche detrattore che provava già a ipotizzare la fase ascendente di un profilo parabolico che è ancora ben lungi dal venire. Il merito di ciò è da ascrivere quasi in toto alla geniale figura di Ninni Pingitore che, seppur orfano ormai da tempo del suo storico sodale artistico Mario Castellacci, è riuscito a mettere in scena una rappresentazione che non ha nulla da invidiare a quelle del cosiddetto periodo d'oro, quando la fabbrica nazionale della satira si infilava direttamente nelle case degli italiani attraverso il piccolo schermo. Epigrammi sempre pungenti e ben articolati, nonostante una pressione censoria con cui purtroppo il nostro paese ha da sempre dovuto fare i conti, che questa sera gli straordinari interpreti in scena hanno fatto rivivere senza rimpianti. La libertà di satira è fondamentale in una democrazia compiuta e ne rappresenta il termometro per misurarne i parametri vitali. Duole a volte constatare che la democrazia ateniese di Pericle era spesso più tollerante della nostra, quella democrazia che promana solennemente dalla Carta Costituzionale e il cui significato a volte viene svilito nel suo nucleo concettuale. Gli spettacoli satirici, che sbeffeggiano ironicamente il potere, enucleandone vizi e debolezze, vanno propugnati con coraggio e la classe politica, che spesso li osteggia, temendo di veder vacillare il proprio potere, dovrebbe invece trarne spunti migliorativi finalizzati a realizzare il benessere dei corpi collettivi. Un politico che informa il proprio modus operandi a tali principi nodali incarna il senso dello stato e può essere considerato tale. Quello che  invece rifugge da certi assunti teoretici è orientato a ignorare l'interesse dei cittadini e pertanto non può che essere qualificato come politicante. L'unica piccola nota negativa, che mi ha procurato rammarico, l'ho riscontrata in Valeria Marini. A mio giudizio, pur con un ruolo perfettamente cucitole addosso, non ha retto il confronto né artistico, né fisico con una strepitosa Pamela Prati, tra l'altro più grande di dieci anni, che è apparsa per di più in serata di grazia e che sembra aver manomesso l'orologio biologico arrestandone i giri circadiani. Non che non abbia risposto alle esigenze di copione, anzi l'ha interpretato magistralmente, ma forse la concomitante presenza di Pamela ha segnato la differenza. Questa circostanza, ripeto, mi ha suscitato un pizzico di amarezza in quanto conoscevo Valeria quando aveva 24 anni e a Roma abitava nei pressi di piazza Bologna, quando non sapevo nemmeno che si chiamasse così, ma la chiamavamo Lolly. I miei file mnemonici mi ricordano una ragazza buona, altruista e bellissima, con un'ambizione sfrenata di sfondare nel mondo dello spettacolo e una passione per la cartomanzia. E infatti di lì a pochi mesi, pur non possedendo a mio avviso un talento da fuoriclasse, finì in televisione grazie all'intuizione di Pingitore, che seppe valorizzarla regalandole i bagliori del successo. E se ancora cavalca bene in arcioni le vette della popolarità vuol dire che qualche qualità artistica doveva pur averla e magari all'epoca mi ero sbagliato. E poi, se è vero che la titolarità della popolarità di un personaggio di spettacolo appartiene ai fan, i suoi si contano ancora in tantissimi e perciò il successo fortunatamente continuerà a baciarla. Magari però usando l'accortezza di non affiancarla in scena alla Prati".

Tra gli altri ad applaudire divertiti si sono visti tantissimi volti noti come Pippo Baudo, Mara Venier, Manuela Arcuri, Toni Santagata, Massimo Boldi, Arianna David, Renato Balestra, Giancarlo Magalli, Franco Oppini, Franco Nero, Gigi Miseferi, Arianna David, Gianfranco D'Angelo, Manuela Villa, Nadia Rinaldi, Milena Miconi, Patrizia e Giada de Blanck, Alessia Fabiani, Laura Freddi,  Manila Nazzaro, Alda D'Eusanio, Karin Proia, Stefano De Martino, Linda Batista, Patrizia Pellegrino, la marchesa Daniela del Secco d'Aragona, Beppe Convertini, Giò Di Sarno, Alberto Laurenti, Antonio Zequila, Fanny Cadeo, Roberta Ammendola, Francesca Stajano, Roberta Beta, Antonella Salvucci, Daniele Bocciolini, Fabrizio Perrone, Emanuela Corsello, Asia Nuccitelli, Ilaria de Grenet, Silvan, Nicola Canonico, Maria Elena Fabi, Gabriella Sassone, Elena Aceto di Capriglia, Irene Bozzi, Conny Caracciolo, Roselyne Mirialachi, Stefania Corradetti, Rudy Zerbi, Savino Zaba, Federico Perrotta, Garrison e Jolanda Gurreri.

(Foto di Adriano Di Benedetto) 


AL JOY DI MILANO, LUNEDI’ 14 NOVEMBRE, ALL’INTERNO DELLA NUOVA RASSEGNA DI CABARET… STAND UP – COMICI GIA’ IN PIEDI AL LUNEDI’… LUCA ANSELMI — MAX GUIDETTI

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LUNEDI' 14 NOVEMBRE

AL JOY DI MILANO

STAND UP – COMICI GIA' IN PIEDI IL LUNEDI'

 

 

14 NOVEMBRE: LUCA ANSELMI — MAX GUIDETTI

Uno dei più giovani e uno dei più esperti, si specchiano in una serata stand up generazionale

 

VIA VALVASSOR PERONI 56

MILANO

 

inizio alle ore 21,30

ingresso con sottoscrizione libera

 

Il Joy, locale che col tempo sta prendendo sempre più importanza, grazie alla sua capacità di essere multifunzionale per giovani e meno giovani e alla vicinanza (che spesso diventa gemellaggio) di strutture bibliotecarie e teatrali, cercherà di proporre quest'anno anche l'umorismo come forma d'arte.

La direzione di comicità scelta non poteva che essere  la forma comica più “nuova” (benché con radici lontanissime) che sta prendendo piede in tutta Italia e principalmente a Roma, Milano e Bologna: la stand up Comedy. Questo “movimento”, la cui rinascita ha un paio d'anni d'età, ha ripreso in mano la logica degli spazi ristrettissimi e della trinità che sta alla base del cabaret “comico-microfono-pubblico”: niente mascheramenti, niente “tormentone”, niente trucchetti televisivi. Solo storie molto divertenti, spesso trasgressive (linguaggio e tematiche sono fortemente adulti, e proprio qui sta la presa di distanza dall'omogeneizzata comicità televisiva) recitate principalmente da giovani e da qualche ottimo antesignano. Il comico stand up racconta di tutto, pubblico e privato, il razzismo e la paura di invecchiare, l'ISIS e i problemi dell'università, la politica e le droghe. Non ci sono argomenti tabù, anzi i tabù sono tirati in ballo con lo scopo di essere infranti e distrutti.

Le serate sono presentate da Dado Tedeschi, stand up della vecchia guardia (trent'anni di carriera sulle spalle), anche organizzatore della rassegna insieme con Francesca Terzoni.


La Notte dei Calabresi Viventi… a Roma con ospite Antonello De Pierro

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Il giornalista presidente dell'Italia dei Diritti ha assistito, presso il teatro capitolino Vittoria allo spettacolo ideato da Roberto D'Alessandro e condotto da Gigi Miseferi

 

 

Roma – Originalissimo ed esilarantissimo al medesimo tempo. E' la duplice e superlativa aggettivazione che più si addice all'evento spettacolo "La notte dei calabresi viventi…a Roma", che è andato in scena l'altra sera sul palco del teatro Vittoria di Roma. Inserita nell'ambito della prestigiosa rassegna di teatro comico "Testaccio Comic Off", ideata dal bravissimo attore calabrese Roberto D'Alessandro, la serata ha voluto omaggiare la Calabria e ha richiamato tanti tra quei cittadini provenienti dalla Punta d'Italia che, stando ad alcune stime, conterebbero, tra studenti fuori sede, lavoratori e di seconda e terza generazione, circa 500mila anime. A condurre il divertentissimo show è stato uno straordinario Gigi Miseferi, che ha magistralmente gestito l'alternarsi dei vari artisti, chiamati a offrire a una platea debordante inimitabili performance di grande valore artistico. Tutti calabresi, manco a dirlo, fatta eccezione per gli "stranieri" Paolo Gatti, romano, e Mariano Perrella, partenopeo, hanno fatto sbellicare dalle risate il pubblico presente ricevendo scroscianti e interminabili applausi a profusione. Tra questi, a parte il patron D'alessandro, è d'obbligo citare Gianni Federico, Gennaro Calabrese, Laura Monaco, Vincenzo De Masi, Giuseppe Abramo, Francesco Sgroa, Antonio Fulfaro, Danila Stalteri, Carlo Belmondo,  Alessandra Aulicino, Francesca La Scala e Luca Attadia.

Ad applaudire anche il giornalista presidente dell'Italia dei Diritti e direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro, da sempre impegnato nel sostegno al teatro, settore che ha fortemente propugnato soprattutto nei dieci anni in cui è stato direttore e voce storica di Radio Roma. Attualmente il suo appoggio alla cultura teatrale si concretizza nella sua presenza testimoniale agli spettacoli a cui viene invitato.

De Pierro si è mostrato entusiasta dell'iniziativa del suo amico D'Alessandro e ha esplicitato grande apprezzamento per l'aspetto qualitativo dello spettacolo a cui ha assistito: "Ringrazio di cuore Roberto per avermi offerto il privilegio di essere presente a una serata in cui il talento e la professionalità sono stati gli elementi portanti. Ho risposto con grande piacere al suo invito, al di là del sentimento amicale che ci lega, almeno per altri due motivi. Innanzitutto perché gli spettacoli di Roberto presentano ampie garanzie di alto pregio artistico e perciò meritano di essere visti. E poi in quanto anche le mie origini conducono in Calabria, mia nonna era di Taurianova, nel Reggino e a quei luoghi mi lega la presenza di tantissimi parenti. In particolare un triste evento spesso porta il mio pensiero nella Piana di Gioia Tauro: mio cugino, carabiniere, fu ucciso nel '94 in servizio a Scilla in un agguato di stampo mafioso, e sia la villa di Taurianova che il Comando Scuola Allievi dei Carabinieri di Reggio Calabria portano il suo nome. Fu un momento molto triste che ha inevitabilmente corroborato il mio vincolo affettivo con la terra calabra.

Conosco — ha continuato — i sacrifici che vengono imposti a Roberto dal suo passionale impegno verso il lavoro attoriale ed è una grande gioia condividere con lui i suoi successi, vitali esiti satisfattivi che lo ripagano delle energie e degli sforzi profusi. Spesso la politica relega ai margini della sua attenzione la cultura e solo le inossidabili passione e tenacia dei grandi artisti riescono a colmare le lacune imposte da istituzioni sorde ai fermenti socioculturali di un corpus sociale ricco di potenzialità e di talento, di cui l'Italia non è mai stata avara". 


“IL PETROLIERE” di Antonio Disi

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Anche quel pomeriggio fu svegliato dal rumore incessante del trapano del vicino.

I lavori di ristrutturazione dell’appartamento andavano avanti da settimane e Nabil non vedeva l’ora che quello strazio finisse presto. Si era addormentato da poco, di ritorno dall’università. Aveva raccolto le braccia sul tavolino in camera sua a mo’ di cuscino, poggiandoci la testa e chiudendo gli occhi stanchi.

Cinque minuti gli erano bastati anche per sognare. La sua famiglia in Pakistan, il cielo sempre azzurro di Karachi, la fabbrica di motori dove suo fratello lavorava come operaio. Venticinque rupie al giorno per dodici ore di lavoro. La fabbrica era molto grande e i capi erano tutti stranieri e dalla pelle bianca. In Pakistan solo gli operai, pagati male e sfruttati fino alla morte.

Per questo Nabil aveva deciso di venire in Europa. Voleva studiare da ingegnere e tornare in quella fabbrica da capo. E quel pomeriggio di settembre suo nonno tirò fuori un enorme fascio di banconote da una scatola di latta che teneva in un buco del muro e le poggiò sul suo letto per contarle. Cinquantamila rupie per comprare il biglietto aereo, il resto per le prime necessità.

«Io non fuggo nonno» gli aveva sussurato Nabil in aereoporto, «sto volando! Mi rivedrete tornare presto.»

Le lacrime bagnarono quella promessa mentre correva all’imbarco senza voltarsi indietro.

Al suo arrivo in Italia, i soldi del nonno finirono subito nelle tasche di un connazionale che lo aspettava in aeroporto con la scritta NABIL su di un pezzo di cartone. Era un ometto basso dall’età imprecisabile che indossava un abito verde sdrucito, una cravatta coperta di macchie e un paio di scarpe da ginnastica con lo strappo. Da come si rivolgeva alla gente del posto sembrava parlasse molto bene l’italiano. Tutti lo chiamavo zio Vito e si guadagnava da vivere aiutando quelli come Nabil a trovare un alloggio e anche un lavoro.

Nabil aveva bisogno di lavorare. Era rimasto senza denaro e così non avrebbe potuto cominciare gli studi per realizzare il suo grande sogno. Zio Vito lo caricò sul furgone e partì a tutta velocità.

«Conosci un po’ la lingua, fratello?» gli chiese mentre infilava una curva dietro l’altra e lo sballottolava nel triste abitacolo del furgone, pieno di arnesi da lavoro ammassati alla rinfusa e di un tanfo insopportabile.

«Non ti preoccupare che ti diamo una mano noi. Basta pagare, ahahah.»

E rideva di un enorme riso imbecille, mostrando impudentemente i suoi denti marci. «Ti piacerebbe fare il petroliere o il giornalista?» gli domandò cercando di inquadrarlo nello specchietto retrovisore.

Nabil scartò da subito il giornalista. Non amava i quotidiani e le chiacchiere. Si sentiva un uomo di poche parole. Scelse allora di fare il petroliere. Gli sembrava un lavoro più concreto, anche se non immaginava in che cosa potesse consistere. Aveva timore di chiederlo a zio Vito e tenne quel dubbio per se.

Qualche sera dopo il suo protettore passò a prenderlo a casa. Urlò più volte il suo nome dal fondo del cortile fra le proteste dei vicini di casa che, vista l’ora, erano già andati a dormire.

Caricò Nabil sul furgone e, lasciandosi dietro una coltre di fumo nero, si diresse verso la tangenziale. Il tragitto fu abbastanza breve e dopo qualche chilometro zio Vito imboccò un area di servizio.

«Qui sotto c’è tutto il petrolio che vuoi» gli disse sarcastico, «tiralo fuori, se sei bravo. Sai come funziona?»

Nabil annuì e quella notte cominciò la sua carriera di petroliere, aspettando le auto che si fermavano al self-service per il rifornimento. Uomini e donne che non volevano sporcarsi le mani o i vestiti o, semplicemente, che non si sentivano capaci di una tale impresa.

All’ arrivo dei clienti Nabil si avvicinava sorridente, intuendo il rifiuto di chi voleva fare da sé per non affidare i propri soldi ad uno sconosciuto, ma anche la solidarietà di chi, per evitargli l’umiliazione dell’elemosina, era disposto a mostrarsi incapace di fare rifornimento e pagare il carburante qualche centesimo di euro in più.

Quei soldi andavano divisi con zio Vito che puntuale passava a riprenderlo con il furgone all’alba. Sui sedili consunti e impolverati sedevano altri petrolieri che di notte popolavano i distributori della Capitale. Volti stanchi e infreddoliti, dopo la lunga notte passata all’addiaccio, che non avevano neanche la forza di guardare fuori dai finestrini. Zio Vito li conduceva nelle loro case di periferia e raccoglieva il gruppo pronto a vendere i giornali ai semafori al mattino.

Il distributore di notte diventava la seconda casa di Nabil. Sotto la pensilina di lamiera arrugginita aveva ricavato un piccolo angolo studio dove aspettava i clienti rileggendo gli appunti del mattino e studiando i libri presi in prestito in biblioteca.

Al suono del clacson scattava in piedi e correva al distributore e, mentre riempiva i serbatoi, parlava con i clienti che gli chiedevano incuriositi le ultime novità.

Fra non molto sarebbe diventato un ingegnere e avrebbe discusso una tesi di laurea sui motori ibridi con celle a combustibile, un tipo di motori per produrre elettricità senza bruciare nulla grazie ad una reazione tra idrogeno ed ossigeno.

Era quello il futuro e tutti lo ascoltavano stupiti mentre descriveva le auto che ognuno avrebbe ricaricato a casa propria senza bisogno del distributore e dai tubi di scappamento sarebbe uscito solo vapore come quello dell’aereosol. Le città sarebbero diventate enormi, unendosi l’una con l’altra e ogni casa avrebbe avuto i sistemi per l’energia pulita del sole e del vento. E poi tanta tecnologia avrebbe aiutato tutti a vivere meglio.

«Nabil, ma sarà vero?» gli chiedeva il suo amico Fadì, sempre affascinato dai suoi racconti.

La notte avvolgente e fredda scorreva lenta con le sue ombre sopra le luci della città, dei suoi palazzi, delle sue strade, dei suoi lampioni, delle macchine che si scavano con i fari un passaggio attraverso il buio.

Col volto incollato al finestrino Fadì guardava la città svegliarsi mentre migliaia di automobili la assediavano lente. Gli sembrava che tutto fosse sempre uguale a se stesso. Niente di nuovo, nessuna delle fantastiche tecnologie che raccontava il suo amico ingegnere.

«Forse arriveranno quando io sarò già morto» pensò. «E allora sai che c’è? Speriamo che il petrolio non finisce mai.»

di Antonio Disi – pubblicazione a cura di Orizzontenergia.it

 


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Antonello De Pierro a sostegno dei “Pensieri Piccanti” di Claudio Gnomus

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Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti continua il tour di sostegno al teatro e fa tappa al L’Aura di Roma per lo spettacolo del noto attore e regista, in scena con Debora Zingarello e Roberta Milia

 

Roma – L’Aura è un delizioso teatro bomboniera che si trova dalle parti di viale Marconi a Roma. Il giornalista presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro l’ha inserito come tappa del tour che ormai da diverso tempo ha avviato per tributare il suo sostegno, e quello del movimento che rappresenta, alla cultura teatrale. Un impegno assunto che lo conduce ormai da tanto a presenziare a vari spettacoli, scelti di volta in volta tra i vari inviti ricevuti, che hanno luogo nelle sale per lo più capitoline, ma anche del resto d’Italia. L’enorme attenzione riservata alle pièce teatrali, specie quelle portate in scena in spazi off con artisti minori, è un’impronta distintiva che accompagna De Pierro da sempre, anche nell’attività giornalistica, da direttore di Italymedia.it e di altre testate che ha diretto negli anni, ma soprattutto nel decennio trascorso a capo della redazione di Radio Roma, dove il mondo del teatro era una costante imprescindibile che imperava nell’offerta informativa e nel palinsesto dell’emittente.

L’altra sera era presente alla prima a inviti dell’effervescente rappresentazione “Pensieri piccanti”, scritta, diretta e interpretata da uno straordinario Claudio Gnomus, affiancato dalle brillanti Debora Zingarello e Roberta Milia. L’ambientazione è quella dell’alba degli anni ’70, subito dopo la contestazione studentesca e il ritorno alla normalità accademica. Ma nulla è più come prima, l’evento sessantottino ha determinato un cambiamento epocale, il parenchima sociale si rivela oggettivamente alterato e stravolto. Si respira forte un fresco profumo di libertà e di nuovi fermenti sociopolitici, nuove espressioni ideali si fanno strada nella quotidianità, associate alla demolizione delle barriere pregiudiziali verso le donne, che conquistano ampi margini di autonomia. Chi non si adatta alla rivoluzione dei valori resta escluso dalle dinamiche evolutive e fenomeniche dei corpi collettivi. In questo contesto in  continuo fermento si incardina la vicenda scenica che Gnomus rende magistralmente esilarante, apponendo il marchio di fabbrica che va a sviscerare, come di consueto nella sua produzione artistica, le relazioni umane e  gli automatismi che determinano, spesso inesorabilmente, estrinsecazioni conflittuali e divergenze nei nuclei familiari. Il gradevole filo narrativo si srotola lungo uno spaccato esistenziale di due giovani studentesse, pienamente inglobate nei canoni della neonata dimensione morale, affrontata spesso da un angolo prospettico dal sapore onirico e dell’innocenza giovanile. L’epocale ridefinizione dei confini del comune senso del pudore e l’avanzante e irrefrenabile abbattimento di molti tabù sessuali, le trascinano in relazioni sentimentali che deviano dai canonici rapporti imposti finora dai costumi, finalmente scivolati alle spalle, finendo per coinvolgere anche il padre di una delle due ragazze.

Ho fatto di tutto per esserci — ha dichiarato De Pierro — , sono arrivato sul filo dei secondi in quanto ero impegnato in un’altra manifestazione dall’altra parte della città e ne è valsa la pena. Ho assistito a uno spettacolo ottimamente confezionato dal mio amico Claudio Gnomus, che rappresenta una garanzia in termini creativi, direttivi e interpretativi per gli spettatori che si recano ad assistere a una sua messa in scena. Stasera era nel triplice ruolo di autore, regista e attore e pertanto la guarentigia, per usare estensivamente un termine con un’accezione più solenne, era praticamente indiscutibile e scontata. Peraltro era la prima volta che mi recavo al L’Aura, teatro di cui avevo sentito molto parlare, e sono felice di esserci stato proprio per assistere a una rappresentazione così qualitativa. Da molto tempo ho sposato questa causa e continuerò a dare il mio contributo finché non sarà attribuita al teatro l’attenzione che merita. E non mi riferisco certo al pubblico, che, ancorché abbandonato nelle sue scelte culturali, riesce fin troppo a rispondere con sensibilità alle sollecitazioni artistiche. Alludo alle istituzioni, che nicchiano imperdonabilmente quando si tratta di valorizzare i fermenti culturali che si agitano ovunque nel nostro paese. I risultati sono quasi sempre affidati alla passione e all’immane sforzo di pochi, che con grandi sacrifici riescono a sopravvivere all’indifferenza e a concretizzare un’offerta di spessore, con attori di valore, che con dedizione continuano a esibirsi, preferendo ai bagliori della popolarità la concretezza del mestiere. Basta fare un giro anche nei teatri più piccoli, spesso anche in quelli amatoriali o parrocchiali, per comprendere che l’Italia non è mai stata avara di talenti. E spesso sotto i riflettori finiscono piccoli fenomeni televisivi, edificati artatamente per soddisfare appetiti commerciali o di altro genere, che spesso si fanno largo prepotentemente e sacrificano sull’altare degli interessi economici o privati la qualità artistica, ma per la legge del contrappasso hanno fortunatamente la data di scadenza già inclusa alla nascita. Auspico azioni concrete da parte della politica e che non si consegnino i buoni intenti sempre e solo ai proclami, intrisi di monotona retorica, che di ogni linguaggio è il parassita più temibile, che gli fa perdere la forza della credibilità”.

In una sala al limite della capienza, tra gli spettatori divertiti, c’erano anche Salvatore Marino, Nino Taranto, Luciana Frazzetto con Massimo Milazzo, Geppi Di Stasio, Roberta Sanzò, Mariano Perrella, Pietro Romano, Prospero Richelmy e Salvatore Scirè.   


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