OGM: DIVENTERANNO LA NORMA A TAVOLA?
CLINI: “POSSONO ESSERE UTILI”
Forse dovremmo cominciare ad abituarci al cambiamento. Si, perché a quanto pare “bisogna aprire una riflessione seria che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola sul ruolo dell’ingegneria genetica e di alcune possibili applicazioni degli Ogm”.
A dirlo in una intervista rilasciata al “Corriere della Sera”, è proprio il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, dopo che l’Europa ha deciso di riaprire il dossier sugli Organismo geneticamente modificati e la posizione assunta dall’Italia “alla proposta della presidenza Dane, ovvero che l’Ue conceda le autorizzazioni agli Ogm, salvo poi lasciare decidere i singoli Stati se vietarli o meno al loro interno”. Ma, aggiunge il ministro, “non è un’apertura tout court”.
“In Italia la posizione contro gli Ogm è bipartisan e da sempre compromette la ricerca sull’ingegneria genetica applicata all’agricoltura, alla farmaceutica e anche a importanti questioni energetiche”. Per il ministro si tratta di “un grave danno”. Bisogna cercare di superare il “paradosso” della “paura” che così si “snaturino i nostri prodotti tipici”. Certo, “condivido le preoccupazioni” ma va aperta “una riflessione seria”.
Insomma: dopo l’accordo per comprare zucchine marocchine, adesso preparatevi ai cetrioli Ogm. In ogni caso, gli agricoltori italiani se la passeranno male.
(15 Marzo 2012)
BPCO Forum Nazionale. Obiettivo: Fronteggiare un’emergenza sanitaria che in Italia rappresenta la quarta causa di morte
La patologia respiratoria più diffusa al mondo al centro dei lavori del Forum Nazionale che si svolge oggi e domani a Roma. Istituzioni e Società scientifiche illustreranno il progetto finalizzato a favorire l’adozione a livello regionale del documento per la “Gestione clinica integrata della BPCO”
Roma, 14 marzo 2012 – Tosse, catarro e difficoltà respiratorie, diurne e notturne, sono sintomi frequenti ma spesso sottovalutati perché ritenuti, in maniera erronea, una “normale” conseguenza del fumo di tabacco, dell’invecchiamento o delle basse temperature. Si tratta in realtà di segnali legati alla possibile presenza di una delle patologie più subdole e diffuse a livello mondiale: la BPCO, broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Anche con le ricerche epidemiologiche meno penetranti, in Italia risultano non meno di 2,5 milioni di persone affette da questo disturbo che, per dimensioni, rappresenta la quarta causa di morte del nostro Paese, a conferma di un fenomeno globale che colloca le disfunzioni respiratorie al secondo posto come causa di morte.
Una patologia subdola che sta assumendo sempre di più gli aspetti di una vera e propria epidemia, come suggeriscono numerosi studi che ne disegnano anche un potenziale ulteriore incremento, a causa di fattori sociali quali l’innalzamento dell’età media e l’aumento del numero di fumatori: sulla base delle più recenti stime, infatti, senza l’elaborazione di una pronta strategia d’intervento in grado di coordinare l’operato di tutti gli attori coinvolti ogni giorno nella gestione di questa patologia, sarà sempre più difficile arginarla.
Con l’obiettivo di delineare e diffondere una modalità assistenziale innovativa per il trattamento della BPCO, basata sulla collaborazione e sull’interazione tra le figure professionali impegnate nella cura dei pazienti, le principali società scientifiche attive nell’area delle patologie respiratorie, si presentano unite a Roma, il 14 e il 15 marzo, nel corso del Forum Nazionale dedicato a “La Gestione Clinica Integrata della BPCO”. Nel corso di questa iniziativa i rappresentanti di AIPO, Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri e SIMeR, Società Italiana di Medicina Respiratoria – associati nella UIP (Unione Italiana per la Pneumologia) – e AIMAR, Associazione Scientifica Interdisciplinare per lo Studio delle Malattie Respiratorie, in collaborazione con la SIMG (Società Italiana di Medicina Generale), illustrano ai propri delegati regionali il primo documento ufficiale che favorisce una tempestiva presa in carico del paziente e definisce un adeguato percorso diagnostico-terapeutico.
L’iniziativa è stata realizzata con l’endorsement del Ministero della Salute e dell’Age.Na.S. (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) e costituisce la fase iniziale di un vasto progetto che intende diffondere in modo capillare su tutto il territorio nazionale un valido modello per affrontare la BPCO, facilitando l’adozione delle procedure tracciate nel documento da parte dei medici di medicina generale e degli specialisti delle patologie respiratorie.
“Le ultime ricerche condotte nel campo delle patologie respiratorie hanno evidenziato dati epidemiologici molto allarmanti, che disegnano uno scenario davvero preoccupante per quanto riguarda la diffusione e le conseguenze della BPCO in Italia”, dichiara il Prof. Bruno Rusticali, Coordinatore Scientifico delle Linee Guida dell’Age.Na.S. “Un quadro generale caratterizzato non solo da numeri non del tutto chiari, in considerazione dei numerosi casi “sommersi”, non individuati per la insufficiente diffusione e utilizzazione di corrette procedure di diagnosi, ma anche da aspetti sociali quali il costante invecchiamento della popolazione italiana che obbliga ad un elevato impegno da parte delle Istituzioni e delle Società Scientifiche nell’individuare soluzioni efficaci per risolvere questa grande emergenza sanitaria. L’iniziativa di oggi – conclude Rusticali – rappresenta in questo senso, tra l’altro, un esempio positivo e incoraggiante in termini di volontà di collaborazione tra medici di medicina generale e specialisti, a livello nazionale e locale”.
La rapida diffusione di quest’epidemia comporta inoltre dannose ricadute economiche per il Servizio Sanitario Nazionale che possono essere tenute sotto controllo solo tramite la definizione di un percorso diagnostico-terapeutico integrato, un modello assistenziale in grado di partire dalla diagnosi effettuata dal medico di famiglia – primo passo fondamentale per individuare le reali condizioni del paziente – per poi giungere al coinvolgimento diretto degli pneumologi.
“Le caratteristiche della domanda ed un’analisi dell’attuale offerta e dei costi legati alla BPCO, evidenziano la necessità di disegnare percorsi che al proprio interno comprendano il contrasto ai fattori di rischio, la diagnosi precoce e un sistema di cure finalizzato a prevenire/ritardare le complicanze”, sostiene la Dott.ssa Paola Pisanti, Direzione Generale, Programmazione sanitaria, livelli di assistenza e principi etici di sistema del Ministero della Salute. “Partendo dall’analisi del problema sanitario e tramite la conoscenza del bisogno assistenziale, si dovrebbe arrivare a definire forme assistenziali alternative a quelle tradizionali di tipo ospedaliero, che portino da una parte ad un miglioramento della qualità della vita e dall’altra ad una riduzione dei costi sanitari. Diventa quindi fondamentale l’integrazione tra ospedale e servizi territoriali con l’obiettivo di migliorare i servizi offerti e di inserire il paziente in un percorso di continuità assistenziale”.
“Per garantire un miglioramento della qualità di vita alle persone che soffrono di BPCO, è necessario diffondere nel modo più efficace possibile una cultura della diagnosi preventiva, ad oggi non ancora consolidata, soprattutto presso l’opinione pubblica”, afferma il Dott. Claudio F. Donner, Presidente dell’AIMAR. “E’ fondamentale che le persone affette da disturbi quali tosse e dispnea da sforzo, in particolare se fumatori o ex fumatori, si rivolgano tempestivamente al proprio medico di fiducia il quale si farà carico degli accertamenti clinico-anamnestici e strumentali (spirometria) e indirizzerà il paziente a uno specialista in pneumologia qualora ritenga opportuna una conferma diagnostica o un supporto clinico-gestionale”.
“Il testo che oggi viene condiviso con i rappresentanti regionali delle principali società scientifiche italiane – spiega il Dott. Claudio Cricelli, Presidente della SIMG – prevede un forte coinvolgimento dei medici di medicina generale a livello territoriale, necessario per attuare un sistema terapeutico integrato e favorire una maggiore conoscenza del problema in tutte le aree del Paese”.
“Una delle principali problematiche legate alla patologia è il ritardo con cui viene diagnosticata, anche a causa di una valutazione superficiale dei sintomi che la caratterizzano”, sostiene il Dott. Andrea Rossi, Presidente dell’AIPO. “Sintomi che tendono ad aggravarsi nel tempo, proprio perché sottovalutati e non curati in maniera adeguata, comportando complicanze ancor più gravi per coloro che, per età avanzata o a abitudine al fumo, risultano più esposti”.
“La preoccupante crescita e diffusione della BPCO deve essere arginata in maniera urgente”, afferma il Prof. Giuseppe Di Maria, Presidente della SIMeR. “Si tratta di un fenomeno che non deve essere semplicemente controllato, bensì gestito facendo ricorso a tutte le risorse disponibili. Il documento presentato nel giugno scorso in Senato costituisce un esempio di come tutte le componenti scientifiche e istituzionali credano fermamente in un modello condiviso sulla gestione integrata della patologia. Ciò che intendiamo fare oggi è dare seguito al progetto, coinvolgendo in maniera concreta chi opera ogni giorno a stretto contatto con la popolazione”.
“La realizzazione del Forum Nazionale di Roma è motivo di grande soddisfazione per tutti coloro che sono impegnati da oltre due anni nello sviluppo di un progetto che non ha precedenti nel nostro Paese per quanto riguarda la BPCO – sostiene il Dott. Franco Falcone, Past President dell’AIPO – e che ci permette di dare avvio alla sua seconda e più importante fase. Per ottenere i risultati ambiziosi che le Società scientifiche si sono date e che sono contenuti nel documento “La Gestione Clinica Integrata della BPCO” si deve passare dal piano nazionale, documentale e progettuale, all’implementazione nei contesti regionali delle direttive di comportamento assistenziale individuate dal documento, rendendo concreto quanto già disegnato e pianificato in termini di operatività”.
Con il Forum Nazionale di Roma viene, dunque, aggiunto un ulteriore importante tassello al percorso tracciato nei mesi passati e avviato con la presentazione del progetto tenutasi presso il Senato della Repubblica nel giugno del 2011. Un percorso tramite il quale tutte le realtà coinvolte avranno la preziosa opportunità di confermare come l’Italia sia uno dei Paesi più attenti e sensibili alla definizione di modelli efficaci in ambito sanitario, basati sulle alleanze e sulla forza propulsiva che queste ultime sono in grado di produrre.
Fonte: La Gestione Clinica Integrata della BPCO
Il Marocco combatte la povertà
Antibiotici in gravidanza: quali sono sicuri?
Alcuni antibiotici in gravidanza sono sicuri da prendere durante la gravidanza, alcuni presentano rischi noti per un bambino in via di sviluppo e una miriade di altri cadono nel mezzo. Quando un farmaco rientra in questa ultima categoria, è perché non ci sono informazioni sulla sua sicurezza abbastanza chiare da permettere di classificarlo o il rischio potenziale del farmaco deve essere attentamente valutato dagli effetti nocivi della condizione da trattare.
In altre parole, se sei molto malata e un antibiotico è l'unica cosa che ti aiuterà a stare meglio, potrebbe essere necessario prendere in considerazione il potenziale rischio per il bambino dell’antibiotico e del farmaco stesso, valutando il danno minore. In alcuni casi, non trattare la malattia potrebbe essere più rischioso per la salute del bambino che esporlo ad un antibiotico.
Inoltre, come per qualsiasi farmaco, la sicurezza di un particolare antibiotico non dipende solo dalle caratteristiche del farmaco stesso, ma da altri fattori come, ad esempio, per quanto si prende e il periodo gestazionale in gravidanza.
Gli antibiotici più comuni che vengono generalmente considerati sicuri durante la gravidanza includono le penicilline (come l’amoxicillina e l’ampicillina), le cefalosporine (come il cephalexin) e l’eritromicina. Alcuni medici prescrivono anche il metronidazolo (utilizzato per il trattamento di alcune infezioni vaginali, come la tricomoniasi e la vaginosi batterica , così come altri tipi di infezioni).
Il test HPV DNA
Il Papillomavirus umano (HPV) è un virus a trasmissione sessuale molto comune che, proprio per la sua modalità di trasmissione, risulta essere molto frequente nella popolazione, sia maschile che femminile. In natura ne esistono oltre 120 tipi diversi, alcuni dei quali sono considerati ad alto rischio perché collegati all’insorgenza di vari tipi di patologie a carattere tumorale, primo fra tutti iI tumore del collo dell’utero. Altri invece sono definiti a basso rischio perche non legati a patologie oncogene, ma responsabili di altri tipi di patologie molto diffuse, i cosiddetti condilomi ano-genitali.
Molto tempo è passato da quando questo virus ha cominciato a destare l’attenzione della comunità scientifica e a divenire oggetto di studi clinici ed epidemiologici volti ad ampliarne la conoscenza.
Innanzitutto, gli sviluppi fatti nel campo della diagnostica, hanno portato alla messa a punto, oltre che del Pap- test, dell’HPV test.
Dal punto di vista della diagnosi precoce si tratta di un grande passo avanti, per anni l’unico strumento a disposizione per identificare in tempo precoce le lesioni da HPV a livello della cervice uterina era il pap-test. Attualmente, le raccomandazioni ministeriali prevedono anche l’impiego del cosiddetto Hpv DNA-test come strumento secondario, da utilizzare successivamente al Pap test. Si tratta di un nuovo test che si basa su una tecnologia molecolare capace di individuare se una donna è entrata in contatto o meno con il papillomavirus ad alto o basso grado e a seconda del modello, questo test permette anche di individuare il tipo di HPV presente nell’infezione in modo molto sicuro ed efficace.
Passi da gigante sono stati fatti anche in campo epidemiologico: se in un primo momento, infatti, il Papillomavirus era considerato esclusivamente come la causa del tumore al collo dell’utero, i continui sviluppi nella ricerca scientifica hanno condotto a recenti evidenze che hanno allargato il campo delle patologie correlate a questo agente patogeno.
Oggi sappiamo che l’HPV causa altre patologie, tumorali e non, come il cancro della vulva, della vagina e i condilomi genitali. Questi ultimi rappresentano una patologia a trasmissione sessuale estremamente diffusa che, come il cancro anale, colpisce sia donne che uomini.
Il coinvolgimento dei maschi rappresenta l’ultima novità in campo di HPV. Considerato fino a poco tempo fa un mero vettore, recenti studi mostrano come l’uomo possa anche essere colpito dal virus e sviluppare numerose patologie, oltre ai già citati condilomi genitali e il cancro anale, si parla anche di cancro del pene e dell’orofaringe.
Sempre in tema di innovazione, dopo decenni di ricerca, sono stati messi a punto due vaccini contro il Papillomavirus altamente efficaci e con un ottimo profilo di tollerabilità, uno bivalente che protegge contro due ceppi del virus e uno quadrivalente che è efficace contro quattro.
Il vaccino bivalente protegge dal cancro del collo dell’utero, quello quadrivalente, in aggiunta, protegge dai condilomi genitali ed è indicato, oltre che per le donne, anche per gli uomini.
Trattamento di Pressoterapia: effetti collaterali e prezzi
La pressoterapia e' un processo di bellezza davvero esteso che permette di prevenire diverse imperfezioni estetiche e funzionali dell'organismo: grasso, problemi di circolazione e altre. Per assoggettarsi a un processo di pressoterapia e' consigliato rivolgersi ai centri di bellezza che effettuano tali visite, o a un medico estetico professionista che, dopo un'accurata seduta servita a esaminare la condizione di sanita' universale del cliente, lo sottopone al processo o ne consiglia uno maggiormente idoneo in funzione alle sue possibilita' di forza.
La pressoterapia controindicazioni inoltre non e' sprovvista di effetti collaterali: per questo motivo la bravura di un medico estetico e' indispensabile.


