I monti della Galilea
In questo contributo, che sussegue al precedente, ci accingiamo a presentare le montagne della Galilea che, per il loro alto significato teologico, destano attenzione ai visitatori che sono intenzionati ad assaporare questi encomiastici luoghi biblici di impareggiabile memoria.
I monti nei pressi del lago di Tiberiade
Il monte a cui fa riferimento Marco in 3,13 è quello che si erge sovrano al di là del lago di Tiberiade:
Gesù intanto si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea (…) 13. Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui (Mc 3,7.13).
Secondo la costituzione geografica del lago a forma di cetra perchè “la sua lunghezza massima da nord a sud è di 21 km e la larghezza di 11 km da est a ovest, con una superficie di circa 65 km2 e una profondità massima di circa 45 m” , il monte indicato da Marco, sul quale salì Gesù, potrebbe essere il Ğebel Kancan, la cui vetta raggiunge gli 855 metri, cioè la parte più alta del terreno, la cui base poggia sulla pianura del lago, il quale “ha solo una piccola spiaggia che si allarga a nord-ovest per formare la pianura di Genezaret”.
Gebel in arabo dialettale “denota una montagna o un'elevazione del terreno di altezza considerevole”, venendo a coincidere con la parte più alta del lago di Tiberiade, collocato in terra di Canaan (Palestina).
Molto probabilmente Gesù salì proprio su questa montagna, formatasi dal rialzamento del terreno adiacente al lago di Tiberiade.
Su questo monte Gesù istituisce i dodici apostoli, ai quali conferisce l'onere di predicare e di scacciare i demoni, imponendo loro i nomi.
Ne costituì dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perchè avessero il potere di scacciare i demoni. Costituì dunque i dodici.
Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì (Mc 3,14-19).
Tra quelli che Gesù chiamò e andarono con lui sul monte, egli ne scelse dodici.
Alla chiamata di Gesù segue la elezione dei dodici.
A ognuno di loro impose il nome, indice dell'incarico e della specifica missione affidati loro da Gesù.
La missione data da Gesù a ognuno di loro procede dal nome che Gesù scelse per ognuno di loro.
L'istituzione dei dodici sul monte è scandita da questi tre elementi: chiamata, elezione, incarico.
Il Ğebel Kancan viene ad essere il luogo teologico non solo della chiamata degli apostoli, perchè sulla base della loro fede egli scelse quelli e non altri, ma anche della loro specifica missione, riassumibile nell'incarico affidato a loro da Gesù, che è quello di predicare la buona novella e di scacciare gli spiriti maligni.
Su questo monte pertanto, per volontà del Maestro, nasce la chiesa ministeriale, la piccola cerchia ristretta dei fedelissimi di Gesù, perchè solo ai dodici Gesù ha dato il potere di compiere le sue speciali funzioni: quella di predicare e di scacciare i demoni.
Gesù anticipa il mandato vero e proprio degli apostoli che prende piede all'indomani della sua risurrezione (Mc 16,15-20), perchè dopo che risorse Gesù, affidando lo Spirito ai dodici, dette loro l'incarico di predicare in tutto il mondo il kerygma e il potere di togliere i demoni.
Tale monte quindi viene ad essere il luogo di origine della chiesa dei dodici, perchè su questo spuntò questo piccolo germoglio che si estenderà in dimensioni maggiori nella chiesa primitiva, descritta negli Atti degli apostoli (At 1-4).
Il monte diviene per i discepoli il luogo propizio per la preghiera, della quale si nutre la vita dello spirito:
E subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, a Betsaida, finchè non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare (Mc 6,45-46).
Gesù dimostra di essere unito al Padre nello Spirito, a tal punto che fa precedere la preghiera al Padre prima di salire in barca insieme ai discepoli, per raggiungere l'altra riva vicino a Betsaida.
Forte è il senso del timore di Dio in Gesù, in quanto egli è attaccato al Padre nello Spirito, prediligendo questa sua unica e singolare prerogativa con la preghiera.
Questo monte è il luogo in cui Gesù nobilita la vita dello Spirito mediante la preghiera, iniziando a manifestare il suo singolare timore per Dio; timore che raggiungerà la sua forma più alta nel Getsemani – dove Cristo, ai piedi del monte degli Ulivi, inizia a “patire” per amore del Padre – e il suo culmine sul Golgota con la morte sulla croce.
Il discorso della “montagna”
Prima di salire sulla “montagna” Gesù si aggirava a Cafarnao, presso il mare della Galilea e precisamente nella zona di Zabulon e Neftali; ambedue posti nella Galilea orientale :
lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perchè si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grnde luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata» (Mt 4,12-16).
Il territorio di Neftali “confinava a ovest con Aser, a sud con Zabulon e Issacar, e a est era delimitato dal fiume Giordano e dal lago di Tiberiade”, comprendendo al suo interno Tabga e il monte delle beatitudini, posto a ovest rispetto alla città di Cafarnao , ai cui piedi si estendeva il territorio di Zabulon.
Dalla testimonianza di Marco Gesù, prima di salire sulla montagna, percorreva il mare della Galilea e camminava attorno alla Galilea (Mt 4,18.23).
Da questi dati si può presumere che la “montagna” sulla quale Gesù salì è quella che si erge in prossimità del lago di Tiberiade, alla quale è possibile arrivare, partendo da Tabga, posta proprio ai piedi del cosiddetto “monte delle beatitudini”.
Tabigah è un luogo “vicino al lago di Genezaret, poco più di 3 km a sud-ovest di Cafarnao, a nord di Hirbet el-Oreimah e ai piedi del monte delle Beatitudini”.
Gesù sale su questo monte perchè vede intorno al mare di Galilea molta folla. Egli, salendo sul monte, si allontana dalla folla e, rimanendo solo con i suoi discepoli che gli si avvicinarono, li ammaestra.
La montagna così diviene il luogo di insegnamento di Gesù, perchè lì il maestro insegna loro i contenuti fondamentali della buona novella che egli apporta nel mondo con la sua venuta sulla terra.
La buona novella insegnata da Gesù non è in contraddizione con l'antica, ma in linea di continuità con essa: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge o i profeti, non sono venuto per abolire, ma per dare compimento” (Mt 5,17).
Attorno a questo perno centrale ruota tutto il discorso della montagna che si divide in due parti: la prima parte è incentrata sui concetti fondamentali del nuovo regno di Dio, sui quali si fonda il suo ammaestramento (Mc 5,1-47), mentre la seconda parte è imperniata sulla prassi di vita che, alla luce del suo insegnamento, diviene regola di vita (Mt 6,1-7,28).
La montagna è quindi il luogo in cui il maestro impartisce ai discepoli pericopi di edificazione spirituale e pratica.
Sulla montagna Gesù insegna tramite le pericopi di edificazione che sono di due tipi:
anagogico-spirituale anagogico-pratico. Il primo ordine di pericopi, di stampo spirituale, è il sapere da Gesù che verranno ricompensati coloro che vivono beati seguendo la vita dello Spirito e la vita pratica della carità, che si estrinseca nell'operare la pace e nell'essere perseguitati a causa della giustizia.
La seconda pericope spirituale è il venire a conoscenza, dalle parole del Maestro, che per essere sale della terra e luce di vita è indispensabile che la luce della verità risplenda nei cuori e nei fatti di coloro che l'hanno ricevuta (Mt 5,13-16).
La terza pericope dello stesso genere, direttamente espressa dalla bocca di Gesù, insegna che Gesù è venuto a dare compimento alla legge.
Egli dimostra questo affermando che in lui si compie la nuova giustizia, riassumibile nella volontà e nella prassi della riconciliazione e dell'amore verso tutti, specialmente verso i nemici, alla stessa stregua del Padre celeste che estende il suo amore verso tutti, indipendentemente dalle mancanze e dai soprusi di ogni singola persona (Mt 5,17-47).
Queste pericopi (le prime) sono al fondamento per la realizzazione di quelle pratiche (delle seconde).
Infatti l'elemosina compiuta in segreto ha più valore di quella compiuta in pubblico, perchè egli realizza la nuova giustizia in quanto è convinto che al fondamento della stessa c'è Cristo: è lui che ricompensa sulla base della fede in Lui.
Per questo motivo l'elemosina, la preghiera e il digiuno vanno fatti non per farsi vedere dagli altri, ma per la fede in Cristo che, vedendo in segreto le opere del benefattore, dà a lui una mercede sovrabbondante (Mt 6,1-6.16.18).
Per quanto riguarda la preghiera Gesù insegna come pregare Dio padre che è nei cieli, evitando di sprecare vane parole perchè lui sa ciò di cui abbiamo bisogno.
Il perdono è al fondamento della nuova giustizia, il quale sta alla base dell'esercizio di un culto gradito al Padre: il fedele nella preghiera del Padre nostro chiede al Padre di ottenere la remissione dei peccati e il Padre glielo concede, se anche lui ha perdonato le colpe degli altri.
Nella pratica del perdono, della riconciliazione e dell'amore si manifesta la vera fede del credente che ripone fiducia in questi tesori che mai saranno consumati dal tempo (Mc 6,19-21). Il fedele può accumulare questo genere di tesori solo se il suo spirito è predisposto ad accoglierli (Mc 6,22-23).
In tal modo il fedele compie e realizza il regno di Dio e la sua giustizia e, conseguentemente, gli verranno dati dal Padre celeste tutte le cose di cui ha bisogno (Mt 6,25-34). Infatti i veri discepoli sono coloro che compiono fattivamente la volontà del Padre, per cui il fedele è chiamato ad evitare questa serie di comportamenti:
non giudicare, perchè chi giudica verrà a sua volta giudicato nella stessa misura. Non cercare di persuadere persone non intenzionate ad accogliere la buona novella (Mt 7,6).
Coloro che accolgono il regno di Dio e la sua giustizia quando pregano riceveranno dal Padre quanto chiedono (Mt 7,7-11) e non faranno agli altri ciò che non vogliono che sia fatto su di loro (Mt 7,12).
Essi sono coloro che hanno scelto la via del bene che è stretta, perchè pochi vi entrano (Mt 7,13-14).
Questi vengono identificati da Gesù con i veri discepoli che seguono la via accordata loro dal Padre celeste, guardandosi e allontanandosi dai falsi profeti che producono frutti che conducono alla morte (Mt 7,15-20).
La montagna è quindi il luogo in cui il maestro impartisce ai discepoli pericopi di edificazione spirituale e pratica, improntate all'immagine del nuovo regno: la nuova legge, apportata dal Maestro, diviene cibo di vita eterna se vissuta, secondo le regole pratiche che Gesù insegna ai discepoli nella seconda parte del suo discorso.
Sulla base di ciò queste pericopi di vita pratica divengono copia vivente di quelle spirituali, perchè le prime sono le dirette copie delle seconde, per cui i poveri di spirito, gli afflitti, i miti, i misericordiosi, gli aspiranti della giustizia, i puri di cuore, gli operatori di pace e i perseguitati vengono denominati beati in quanto, sull'orma dei profeti, avranno una grande ricompensa nei cieli; a loro spetta una mercede sovrabbondante (Mt 5,3-12).
La trasfigurazione
Il monte sul quale avvenne il miracolo della trasfigurazione è molto probabilmente identificato col monte Hermon, dal momento che Gesù, prima di salire sul monte, si aggirava attorno alla città di Cesarea di Filippo in Galilea per annunziare la sua passione.
Questa città è “collocata sulle pendici meridionali del monte Ermon, presso una delle sorgenti del fiume Giordano”.
Il monte Hermon si erge imponente sulla città, essendo la cima più elevata di tutto il Vicino Oriente, svettando di 600 metri su ogni altra parte dei Monti del Libano e dominando sulla pianura di Basan e l'alta valle del Giordano.
Sul monte Gesù si è trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, divenendo le sue vesti candide come la neve. La potenza del suo Spirito ha trasformato le sue vesti, rendendole candide, simboli del suo corpo e del suo spirito immuni da ogni forma di peccato.
Le vesti attestano che solo Gesù possiede questo singolare e unico privilegio, dettato dalla sua figliolanza divina.
Insieme a Gesù apparvero Elia con Mosè che discorrevano con lui.
Apparvero solo questi due profeti, perchè il primo gode della gloria di Dio in quanto è salito al cielo sopra un carro di fuoco (2Re 2,11) e il secondo in quanto è stato il diretto esecutore della Parola di Dio, in quanto a lui solo Dio dette le tavole della Torah (Es 20,2-18).
L'episodio della trasfigurazione si collega a quello del battesimo perchè, dalla nube che avvolse nell'ombra i presenti, si sentì una voce che proclamava Gesù essere il figlio prediletto, invitando gli apostoli ad ascoltarlo (Mc 9,7-8).
Questa voce, sulla falsariga del battesimo, proviene dal Padre, il quale esorta gli apostoli ad ascoltare quanto suo figlio prediletto diceva loro.
Il fatto stesso che Gesù parlava con Elia e con Mosè attesta che questi sono i sapienti dell'antica legge, nei quali risplende la sapienza dell'antica legge e dell'antica giustizia: ambedue parlano con Gesù perchè lo precedono, essendo i precursori della sua nuova legge e della sua nuova giustizia.
A tal proposito Lenhardt afferma che questo ascoltatelo – presente anche nei due altri racconti di Marco e Matteo – dimostra che l'elezione di Gesù Cristo è perchè si ascolti colui che è il figlio benamato e, secondo la risonanza con il capitolo 8 del libro dei Proverbi, colui che è, per i cristiani, l'incarnazione della Torà di Israele o, per riprendere la formula tradizionale, della “saggezza di Israele.
Infatti le vesti splendenti sono possedute solo da Gesù e non da Mosè ed Elia, perchè solo in Lui rifulge in pienezza la sapienza del Padre, per cui Mosè ed Elia, con i quali Gesù parlava, sono l'incarnazione della sapienza anticotestamentaria, nei quali sono insiti, per dirla con Giustino, i semi del Logos (Cristo preesistente).
Da questo punto di vista Gesù parlava con Mosè e con Elia perchè, in qualità di eletti, essi rappresentano la sapienza anticotestamentaria, cioè la Torah che non è in contraddizione ma in linea di continuità con la nuova sapienza, incarnatasi in Cristo; nuova sapienza che rappresenta non una cesura con la Torah, ma il compimento della Torah stessa.
A partire da tale quadro ascoltare Gesù secondo il messaggio della trasfigurazione è dunque illuminarsi della sua Torà e della sua pratica.
Così facendo potremo essere veri imitatori di Dio sull'esempio del Cristo.
Cinzia Randazzo
Le montagne in Palestina
I monti della Palestina detengono un proprio e specifico significato teologico, a seconda della loro collocazione a nord, al centro o al sud della Palestina.
Percorriamo in un primo paragrafo le catene montuose situate nella Giudea, a sud della Palestina, per poi passare a quelle della Galilea (nord), e infine a quelle della Samaria (centro).
François Hollande in visita ufficiale in Marocco
Il presidente francese François Hollande è per due giorni in visita ufficiale in Marocco, dove è stato ricevuto da re Mohammed VI, si incontrerà con il premier Abdelilah Benkirane e farà un discorso al Parlamento marocchino.
I due capi di Stato assisteranno alla cerimonia di firma di 29 protocolli di accordi tra il Regno del Marocco e la Repubblica francese: quattro accordi saranno sull’intervento finanziario dell’Agenzia francese dello sviluppo Afp perprogetti su scala nazionale in diversi campi; tre accordi verteranno sul programma TGV e sulla cooperazione nel settore ferroviario; tre riguarderanno l’università; due interesseranno i settori agricoli e la pesca; due riguarderanno i settori finanziari; uno parlerà di energie rinnovabili, uno di diritti della Donna ed uno di musei.
François Hollande, accompagnato da diversi ministri e di una sessantina di imprenditori, con questa visita si propone di consolidare i legami tra la Francia e il suo primo partner nel Maghreb, rimasto stabile dopo la “Primavera araba”.
“Le relazioni tra i due paesi sono molto intense. Il Marocco è un partner molto vicino e si vule mantenere un rapporto di alto livello”, si legge in una nota dell’Eliseo. A testimonianza di tale vicinanza, basti pensare che Mohammed VI è stato il primo capo di Stato ad essere ricevuto dall’appena insediato inquilino dell’Eliseo, il 24 maggio 2012.
La visita sarà prima di tutto di carattere politico, quindi Hollande è atteso per giovedì al Parlamento marocchino per intervenire sui diversi temi di diplomazia internazionale: le “Primavere arabe”, la Siria, il processo di pace in Medio Oriente e il Mali.
Mohammed VI aveva sostenuto l’intervento militare francese in occasione della seduta della Lega araba che si era tenuta al Cairo lo scorso 6 febbraio.
In relazione alla questione del Sahara, Parigi sostiene il Piano di autonomia marocchino come “base seria e credibile” di discussione e conta su una “soluzione negoziata nella cornice delle Nazioni Unite”.
Nel campo economico la Francia intende mantenere la sua vicinanza commerciale con il Marocco: i due paesi hanno in corso legami stretti con le 750 aziende francesi operanti in Marocco, le quali impiegano 100mila persone.
Hollande incontrerà anche la comunità francese residente in Marocco e visiterà la grande moschea di Hassan II di Casablanca in compagnia di Mohamed Moussaoui, presidente del Consiglio francese per il culto musulmano, e di Joel Mergui, presidente di Consistoire israelita di Francia; a Rabat dialogherà con gli studenti dell’Università internazionale della città e saluterà i rappresentanti della società civile alla Biblioteca nazionale del Regno in cui terrà una conferenza stampa.
l’ultimo papa?
Bè stasera voglio esercitarmi con una di quelle che si posson definire pip…e mentali; di quelle che farebbero la gioia di complottisti, cabalisti, teorici della fine del mondo e quant'altro l'intelletto umano è capace di creare, perché?
Semplice… mi va: mio é il blog, mia la figuraccia e mia la perdita di autorevolezza.
Mentre tornavo a casa stasera dal lavoro, fatti tutti i soliti discorsi ed esauriti le amenità varie, é venuta fuori una considerazione di cui io, purtroppo o per fortuna, ne sono stato il fautore…..
quale?
Che questo sia l'ultimo papa, quello "nero", quella della profezia: si proprio lei la famosa profezia di malachia. Essa prevederebbe che all'assurgere di un papa nero si sarebbe innescata una serie di eventi che avrebbe portato alla fine della Chiesa, di Roma e all'avvento del giudizio finale… si non ridete "la" profezia, quella profezia.
Allo sguardo attonito dei miei compagni di viaggio e allo sguardo terrorizzato, esatto terrorizzato (…), di una suorina che per caso era lì (non fate cattivi pensieri, malpensanti che non siete altro, non era voluta la cosa da parte mia…) mi é venuta in mente una considerazione, cito testualmente: scusate ma nessuno di voi ha mai pensato che questo é "quel" papa nero?
Attimi di sconcerto e parte l'obiezione: ma mica é nero questo qui; giusto, dico io, non é nero… di pelle…. ma i Gesuiti come hanno la tonaca? Nera….. E come chiamano il loro Capo? Papa nero, quindi…. abbiamo, anzi (ho detto) hanno un problema: questo é "il" papa nero… quel papa nero che secondo la profezia sarà il prodromo che farà "inverare" la profezia….. si sa che le profezie sono immaginifiche, no?
…… naturalmente son rimasto serio in volto e dopo qualche secondo si é innescato un vero e proprio dibattito nella carrozza del treno e ho potuto constatare come un gruppo di persone vario e di varia provenienza e lavoro (c'é di tutto, da chi lavora nei cantieri viareggini al sottoscritto che lavora in una biblioteca passando una varia umanità che include anche "passeggiatrici", qualche volta trans, giovani, islamici, la nuova classe operaia mal pagata e strasfruttata, animisti africani, italiani, ecc. ecc.) sentisse il problema….. devo dire che i 50 minuti di viaggio non sono mai stati così intensi e sentiti (a parte la suorina che continuava a guardarsi intorno spersa) e le opinioni sono state varie e fantasiose: riassumo il tutto con un semplice "ci sta" anche perché si dimostra, ancora un volta, che se una cosa interessa non c'è stanchezza che tenga: almeno due hanno fatto notare che questo papa é stato eletto il giorno "13-3-13" che, pare, abbia un qualche significato cabalistico…. insomma quella che era una provocazione, bonaria … per carità, é diventata una serissima discussione, per giunta accesa, che da lucca a viareggio e da viareggio a massa ha visto persone che di solito s'immergono nel sonno della stanchezza, comunicare……. un miracolo o semplicemente un momento di comunità che per una volta ha rotto la solitaria stanchezza di 8/10 ore di duro lavoro di singole persone che per una volta, hanno parlato… tranne quella suorina letteralmente schizzata via a massa, chissà perché.
Habemus papam: Francesco I°
Jorge Mario Bergoglio é il nuovo Papa, ha scelto il nome Francesco I°: direi che é una rivoluzione per un Chiesa che finora s'era rinchiusa in se stessa… con la scelta di questo gesuita, figlio di piemontesi, che finché ha potuto ha SEMPRE rifiutato incarichi di un certo rilievo … ora s'è ritrovato a Capo di una Chiesa in crisi di credibilità, vocazioni, e anche moralità per i continui scandali, non solo finanziari, ma anche proprio di carattere personale dei singoli suoi appartenenti .. e qui parlo della pedofilia cui spero sappia mettere la parola fine aprendo al mondo l'istituzione anche per quest'aspetto e affrontando seriamente il dossier del caso.
Stasera sono accadute diverse cose, elenchiamole:
- ha scelto un nome scomodo "Francesco" che mai era stato preso da un suo predecessore… naturalmente é "quel" Francesco il Santo di Assisi che ebbe su una chiesa già chiusa in se stessa l'effetto di uno tsunami propagandando poche e semplici regole che possiamo riassumere nella famosa frase del romanzo di umberto eco, il nome della rosa, "Gesù possedeva gli abiti che portava? (direi quasi una premonizione)" per tacere che il Santo, una delle poche figure storiche che mi hanno sempre affascinato, era una dei massimi esponenti di quel movimento detto " pauperistico" che nel XIII secolo criticava gli "interessi materiali e politici" che già allora deturpavano l'immagine della Chiesa, ricorda nulla?
- Questo Papa ha un passato di scelta "vita povera", una per tutte é quella di proibire ai parenti di NON andare a Roma ma di destinare i soldi ai poveri e, durante la grande crisi del 2000 (che affamò l'Argentina) lui viveva in un piccolo appartamento rifiutando l'appartamento lussuoso cui pur aveva diritto, diventò un punto di riferimento per i poveri argentini anche con opere di carità…
- ha chiesto la benedizione al Papa della comunità inchinandosi a essa … un ritorno alle origini del conciclio vaticano II° della stessa Chiesa, altro che alterità degli ultimi decenni, più che la spada questo Papa brandirà la Croce e lo farà in nome del Santo di Assisi ma con il background culturale che é proprio dei gesuiti (qualcuno l'ho conosciuto perché l'ho avuto come professore di religione e con lui di tutto si parlava tranne che di ….. religione in senso stretto e quando gli dissi in maniera anche sfrontata che non ero credente lui con un occhiata ironica mi rispose che molto probabilmente il "Padre" era più vicino a me che a lui… e vi assicuro che la cosa mi scosse e non poco…. un intellettuale e missionario, Padre Coseglia era questo il suo nome, ha lasciato una profonda traccia nel sottoscritto pur senza scalfirne minimamente la completa mancanza di un credo e sono quasi sicuro che non fosse questo il suo obiettivo.. fu discepolo del grande gesuita napoletano Riccardo Lombardi e fondatore del Movimento Internazionale del "Mondo Migliore")
- il gesuita, qual'è Jorge Mario Bergoglio, ha come regola base il rifiuto di cariche ufficiali… uno di essi é divenuto Papa e ha spazzato via in un solo momento tutta il precedente storico che abbiamo sotto gli occhi, altro esempio: si scusò con gli argentini per l'assenza della chiesa durante la dittatura argentina che eliminò un intera generazione riformista di quel paese sporcando la storia di quel paese.. ripeto lui si scusò, non é cosa da poco chiedere perdono… ehm altri lo hanno fatto? Non mi risulta…
Ho sempre pensato che i sommovimenti tellurici nelle società avrebbero avuto conseguenza prima o poi…. ma che potessero arrivare anche nel tempio che da duemila anni gestisce circa un miliardo di fedeli in nome dell'immutabilità paolina, non ho mai pensato di vederlo: sono davvero tempi di cambiamento questi e se la Chiesa si é mossa e ha cambiato strada ….. riusciremo anche noi italici a farlo in un paese come l'italia che é diventato una statua di sale dove mancano i rivoluzionari ma esplode di don abbondio, azzeccagarbugli, traffichini, impresentabili e quant'altro siamo stati capaci di permettere ai succitati personaggi?
Saranno anche tempi bui, ma ora possiamo dire che a qualche migliaio di km di distanza ci può essere una .. luce
“Colpa dei ragazzini che cercano carezze e baci”
non so se avete visto l'intervista del cardinale "anonimo", conclavista per giunta, a piazza pulita dove ha praticamente ammesso che non solo il "problema" pedofilia dei preti esiste nel nostro paese ma ha aggiunto che, in pratica c'è un "caso per diocesi": un problema enorme. E che ha fatto la Chiesa? Nel nostro paese, spesso complici media e politica (per vari e spesso opposti motivi), la linea da seguire é sopire o al massimo parlarne ma senza che ralmente si prenda in considerazione la repressione del fenomeno sia dal punto di vista penale che dei risarcimenti in solido non solo del prelato ma anche della diocesi….. ci si nasconde dietro le norme pattizie e dietro l'ipocrisia benpensante tipicamente italiana, null'altro.
Ma quanto ancora può durare?
Perché non si affronta tutto il problema costringendo anche Oltretevere a farlo?
Per quanto ancora vite di giovani e ragazzini devono essere rovinate da chi, contando sulla fiducia degli stessi ragazzi e delle famiglie (a maggior ragione se sfasciate), ne approfitta per soddisfare le proprie "esigenze se non voglie" contando sia sulla impunità che sul potere che comunque si rappresenta?
E' tempo di rivedere il concordato, non solo per i soldi che diamo, tutti non solo i credenti perché é ora di rivedere la convenzione finanziaria, ma anche la giurisdizione in caso di crimini penali commessi su minori perché, sicuramente, non basta che il prete venga spostato altrove e levato dal suo giudice naturale… a far danni altrove e questo deve finire… perché non é giustificabile in alcun modo che: “Colpa dei ragazzini che cercano carezze e baci” non DOVRA' MAI PIU' ESSER DETTOA DA NESSUNO E PER NESSUN MOTIVO…
E' tempo di cambiare e in fretta; spero che in "cum clave" si terrà conto di questo problema e si elegga un Papa che sappia aprire gli occhi e mettere la parola fine, o almeno iniziare a farlo, alla piaga delle pedofilia dei preti: sia prevedendo che possano sposarsi fin da quando sono seminaristi sia reprimendo qualunque abuso fatto sugli stessi seminaristi sia reprimendo con forza gli abusi dei preti che commettono queste violenze sui giovani/e che frequentano le chiese e gli oratori…. e lo Stato italiano deve fare la sua parte naturalmente sia aiutando le famiglie che si trovano questo problema aggiungersi agli altri sia mettendo il prete in galera o, almeno, allontanandolo dall'oggetto del desiderio e curandolo come si deve naturalmente assistendo le famiglie nella cause penali e civili che le famiglie vorranno fare …. e ci vado piano perché il mio istinto di padre mi direbbe di dire, e fare se mai dovesse capitarmi, ben altre cose molto poco civili…….


