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Renzi contro Fiscal compact? Nel ‘nuovo’ Pd ci sono i responsabili

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come compitino per il week end lascio questo articolo alla Vs riflessione……. mette i puntini, e non solo, sulle i e allarga l'orizzonte delle tante "democristianate" del berluschino, toscano, di sinistra prossimo, così sembra essere, capo del governo.

BUON WEEK END

Sergio Di Cori Modigliani, ex giornalista che nel 1998 restituì il tesserino in forte polemica con l’Odg, ha scritto ieri nel suo blog: “Mettiamo da parte la nostra splendida fantasia e calda immaginazione da cartolina stereotipata e cominciamo ad innamorarci della validità dei dati oggettivi, inchiodando gli interlocutori -chiunque essi siano- a parlare di quelli.”

Vediamo dunque un po’ di dati oggettivi.

La stampa ha quasi totalmente ignorato:

  • La denuncia del Movimento 5 Stelle nei confronti dei responsabili di Mes, Fiscal Compact e principio di pareggio di bilancio in Costituzione.

  • La mozione M5S che ci avrebbe permesso di andare a rinegoziare i patti presi con l’Ue.

Una delle poche eccezioni è TM news. Il loro titolo è “Dopo i giornalisti M5S mette all’indice parlamentari pro Ue”.

E’ un titolo doppiamente disinformante. Viene insinuata l’idea che M5S abbia redatto una “lista di proscrizione” di parlamentari, bissando l’assurda accusa rivolta al blog di Grillo nel caso dei giornalisti “schedati” (infamia perpetrata con veri e propri stupri semantici, smontati con grande eleganza da Luisella Costamagna). Viene inoltre suggerito che trattasi di parlamentari genericamente “pro Ue”, mentre l’accusa del Movimento 5 Stelle è specifica e rivolta verso i colpevoli di contratti-capestro che danneggiano il nostro Paese. Non sono parlamentari “pro Ue”, sono piuttosto “anti Italia”. Quasi superfluo sottolineare, fra l’altro, che i nomi elencati da M5S sono consultabili da qualsiasi cittadino nei siti di Camera e Senato.

Ho chiesto a Sergio Di Cori Modigliani il motivo di tanta “distrazione” da parte della stampa.

Ecco la sua gentile risposta:

“La differenza tra un buon giornalista onesto e uno scarso – spiega Di Cori Modigliani – non consiste nel tipo di risposte che ottiene, bensì nella qualità delle domande che fa. L‘Italia (non a caso 70esimo al mondo nel ranking relativo alla libertà di stampa) è un paese dove ai giornalisti viene insegnato a non porre certe domande, a evitare certi discorsi, a eludere certi argomenti, e così -crescendo- il giornalista incorpora inconsciamente un meccanismo di auto-censura che in seguito gli aprirà le porte verso il successo professionale. Questo appartiene alla tradizione politica del nostro paese, basata sull’idea del mondo enunciata pubblicamente un paio di anni fa dal cardinal Bertone: “Chi sa non parla, chi parla, invece, non sa”. Un’affermazione che postula l’idea per cui la politica e l’informazione appartengono a un mondo occulto, di adepti, di iniziati, di una élite composta da individui che praticano il concetto di omertà.

Questo è il motivo per cui l’intera cupola mediatica – continua Di Cori Modigliani – ha scelto e deciso di non diffondere la “notizia oggettiva” relativa alla mozione chiesta dai parlamentari pentastellati ieri in aula. Se l’avessero fatto si sarebbero esposti al rischio di dover spiegare di che cosa si trattava, chi l’aveva votata, quando, come e perché. Magari ci sarebbe stato anche qualche giornalista che avrebbe ricordato, a questo popolo malato di amnesia, che Pierluigi Bersani in data 28 agosto 2011 dichiarò: “Fiscal Compact? Mai. Non firmeremo mai un accordo che sega le gambe all’Italia e la condanna”

Quattro mesi dopo la firmava e nessun organo di stampa ha ricordato la frase pronunciata 126 giorni prima. Questo è un paese che vive di omertà, di auto-censura, di silenzi, di omissioni, di cose sottaciute e non dette. Un movimento politico come il M5s che ha al primo punto la chiarezza e la trasparenza diventa pericoloso per il Potere Italiano – conclude Di Cori Modigliani – perché li obbliga a cambiare giuoco, e loro non sono né capaci né in grado di saperlo giocare.”

clip sul blog

di Francesco Manna (@FrancescoLamana)

(sul fatto Quotidiano) PRESSappoco | 17 gennaio 2014


Creare e gestire un sito ECommerce : consigli e informazioni utili

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Il primo passo da fare per creare un sito e-commerce di successo, senza dubbio, è proprio quello di progettare e realizzare il sito. Le caratteristiche fondamentali che generalmente si richiedono ad un sito di questo tipo sono: che sia ben classificato nella categoria merceologica di interesse, facile da navigare, e disponga di un rapido processo di checkout. In altre parole, gli articoli all’interno del sito devono essere ben catalogati, il cliente deve poter visualizzare tutte le informazioni relative all’articolo con chiarezza e il processo di acquisto si deve concludere in pochi, semplici passaggi.

Se avete realizzato il vostro sito tenendo conto di tutti questi fattori, allora siete sulla buona strada per il successo. Certo, ci sarà ancora bisogno di pubblicizzare il vostro sito e-commerce e ottenere la fiducia dei vostri clienti, ma se si dispone di un ottimo sito e-commerce che provvede ad instradare i clienti senza intoppi all'acquisto, allora nella maggior parte dei casi le transazioni saranno completate!

Una cosa su cui ci si dovrebbe concentrare quando si lavora sul business e-commerce con un sito e-commerce, tuttavia, è il budget. Certo, lo startup di un sito e-commerce è molto più conveniente rispetto a qualsiasi altro tipo di attività. Sebbene i costi amministrativi per aprire un’attività virtuale siano simili a quelli da sostenere per aprire un negozio reale, tuttavia si possono evitare totalmente o quantomeno ridurre tutta una serie di altri fattori: non è necessario affittare un negozio ed acquistare scaffalature e materiale espositivo, così come non si devono sostenere le spese per le utenze di luce, gas e acqua del negozio. A seconda della tipologia di merce trattata, sarà necessario disporre di un magazzino, più o meno grande proprio in base al volume di ingombro della merce e proprio come sarebbe avvenuto se il negozio fosse stato reale anziché virtuale.

 

Gli unici costi che un negozio virtuale deve sostenere e uno reale no, sono quelli relativi alla costruzione e mantenimento del sito. Ma si tratta di costi decisamente inferiori rispetto all’allestimento di un negozio reale. In genere, i siti di e-commerce costano circa 120 euro al mese per operare, a volte di più, e le entrate che generano non hanno alcun limite.

Una volta creato il proprio sito di e-commerce, è indispensabile promuoverlo sui motori di ricerca, in quanto questi sono lo strumento principale che gli utenti usano per iniziare i loro acquisti. Gli strumenti per apparire in cima alle pagine dei risultati dei motori di ricerca sono essenzialmente due: l’ottimizzazione del sito e il pay per click. L’ottimizzazione del sito consiste nell’inserimento all’interno dei testi e del codice delle parole chiave più appropriate per la propria attività: in questo modo si cerca di “scalare la classifica” dei risultati di ricerca ed apparire davanti ai concorrenti. Il pay per click consente di ottenere gli stessi risultati, ma pagando per avere le prime posizioni nella pagina. Se si desidera utilizzare la pubblicità pay per click (ppc) per il proprio sito e-commerce è bene registrarsi sui motori di ricerca e utilizzare lo strumento adwords per crearsi la propria campagna pubblicitaria, oppure delegare all'agenzia web questa incombenza.


Saldi: è online una startup dedicata al mondo degli outlet

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Grande attesa per i saldi in partenza in tutta italia il 4 gennaio 2014. Molti italiani hanno aspettato a fare acquisti di capi invernali per cercare di fare buoni affari per questi saldi invernali. Proprio per questo motivo anche i commercianti si aspettano molto da questi saldi. Si parla molto di una possibile ripresa in questo 2014, i commercianti sperano proprio in una “campagna di saldi” miracolosa che possa finalmente risollevare i conti nel 2014.
Si compra meno ma si cerca di comprare meglio. Meno capi di abbigliamento ma di buona qualità. Chiaramente il tutto acquistato durante i saldi e possibilmente in uno dei numerosi outlet nati in tutta la nostra penisola. Luoghi oramai deputati all’acquisto del miglior made in Italy a prezzi spesso dimezzati. Il numero dei visitatori degli outlet è oramai impressionante vincendo nettamente la battaglia contro la crisi. E’ addirittura nato in qualche modo un circuito turistico che ha come meta i più grandi e accoglienti outlet italiani. Proprio focalizzata su questo movimento turistico e di business nasce il 4 gennaio una startup: Visitoutletinitaly.com. La startup è realizzata in modo semplice ma essenziale: avere sul proprio computer o sul proprio smartphone tutte le informazioni utili per trovare gli outlet più vicini. Basterà navigare sulla mappa o semplicemente inserire la propria località: rapidamente appariranno gli outlet più vicini. Questo strumento è dedicato non solo ai molti appassionati italiani di acquisti negli outlet ma anche ai molti stranieri che oggi cercano in rete uno strumento semplice per trovare gli outlet più vicini a loro; infatti molti mentre fanno i tour per le città di arte desiderano poter fare acquisti dei desiderati capi del made in Italy. La piattaforma sarà inizialmente in italiano e in inglese ma presto si aggiungeranno le lingue dei turisti provenienti da paesi stranieri con grandi capacità di spesa: russi, giapponesi, coreani, cinesi e brasiliani.

Dice Giuseppe Piro, startupper e professionista del web, ideatore di Visitoutletinitaly.com: “Vogliamo far diventare questa nuova startup lo strumento di riferimento sul web per il turismo di acquisto che gira intorno agli outlet italiani. Specialmente gli stranieri hanno bisogno di strumenti semplici ma efficaci che li indirizzino verso gli outlet più vicini al luogo dove soggiornano. Lo smartphone in questo caso è lo strumento migliore. Non vogliamo bypassare i siti ufficiali degli outlet, per altro fatti molto bene, ma solo offrire uno strumento unico ed efficace per sviluppare sempre più il movimento che gira intorno a queste strutture commerciali che diffondono il migliore Made in Italy. Vogliamo creare un network di outlet che partecipi a questo progetto in modo da realizzare delle singole landing page di ogni outlet sempre più efficaci che riassumano tutte le informazioni per raggiungere e usufruire al meglio dei servizi degli outlet; e perchè no? Anche dare dei benefit appetibili specialmente ai turisti stranieri che hanno una grande capacità di spesa: taxi free, card sconto e una calorosa accoglienza sicuramente sono elementi che possono attrarre dei flussi turistici importanti. Faremo una grande campagna pubblicitaria sulla rete puntando molto anche sui social, Facebook in testa e sul motore di ricerca per eccellenza, Google.”

Fino ad oggi in rete sono nati diversi blog dedicati agli outlet ma mai era stata creata una startup apposita con i criteri propri di queste idee imprenditoriali: velocità di esecuzione e rapidità di crescita. Continua Giuseppe Piro: “Se il progetto in Italia andrà bene, vogliamo replicare il modello in tutta europa e perchè no, anche negli Stati Uniti, per dimostrare che anche una startup italiana può sbarcare nella patria delle maggiori startup mondiali come Google e Facebook”.

Il sito:
visitoutletinitaly.com

Per interviste e informazioni:
Giuseppe Piro
Cell. 338 1600881
Mail: ariapertalab@gmail.com

Visit Outlet in Italy


Un nuovo servizio per titolari di siti d’arte, cultura e idee

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Per i titolari di siti e blog d'arte, cultura e idee il sito "Prove d'autore" mette a disposizione un nuovo servizio. Si tratta di "Site-trading" ( www.site-trading.provedautore.eu ), un progetto innovativo di scambio visite che risolve molte delle pecche dei circuti esistenti di questo tipo.

Perchè un circuito di scambio visite ? Perchè fra i vari metodi per ottenere visite per il proprio sito o blog, è quello che dà risultati più chiari e precisi. Uno scambio link o banner garantisce solo un certo numero di visualizzazioni del proprio link o banner, ma poi tutto dipende dal rapporto di conversione, cioè quanti cliccheranno effettivamente su quel link o quel banner ( di solito pochissimi, sull'ordine dell'uno per mille ). Il lavoro sul "seo" può portare risultati a lungo termine, ma è molto complesso e influenzato da tantissimi fattori ( quanto sono richieste certe parole chiave, ecc. ). Mentre in un circuito di scambio visite non c'è niente di complicato o di aleatorio. Faccio un certo numero di visite ad altri siti, e ottengo un credito di un corrispondente numero di visite da ricevere. Punto.

Il problema è che i circuiti di scambio visite di solito funzionano in modo automatico. Le visite ricevute quindi non sono mirate ai contenuti. E non sono neanche valide nel caso che sul proprio sito si ospitino banner pubblicitari. Quindi fanno numero e basta.

La soluzione proposta da Site-trading è quella di un sistema in cui le visite sono tutte manuali e volontarie ( garantendo così l'interesse ai contenuti e salvaguardando la validità delle impressions e dei click sulle pubblicità ). Il rischio che, in mancanza di un meccanismo automatico, non ci sia corrispondnza fra visite fatte e visite ricevute, viene affrontato con un meccanismo di compensazione ispirato al trading e ai cambi valutari: più un sito è a credito di visite, più aumenta la sua "quotazione", e per gli altri iscritti diventa conveniente visitarlo.

L'iscrizione a Site-trading è gratuita, non sono richesti dati personali, non si deve aggiungere al proprio sito nè links, nè banners, nè parti di codice. Se non si ha tempo o voglia di fare visite agli altri siti iscritti, il meccanismo diminuirà la quotazione del propio sito mettendolo di fatto in una condizione di stand-by. Il sito rimane comunque nell'elenco, e continua a ricevere un link ( dofollow ). Nel momento in cui si ricominciasse a visitarne altri, l'acquisizione di nuovo credito lo rimetterebbe in gioco.

Insomma, è un sistema che offre solo vantaggi senza alcuna contropartita neppure minima. Assolutamente da provare.


arriva la spot tax… e quella su iphone e tablet

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…. non c'è pace per il mondo del digitale, in questo paese:

  1. arriva una tassa per iphone e tablet, lo Stato si aspetta 200 mln all'anno di introiti (accadde la stessa cosa per le e-cigarettes che prima della tassazione erano dannose ma appena tassate… sono diventate un esempio di sanità fisica per i fumatori); accadde per i cellulari qualche decennio fa con i cellulari quando un governo andreotti, non mi chiedete quale perchè ho perso il conto, decise di introdurne una uguale; questo governo è proprio un raro esempio di impulso per la crescita di questo paese
  2. arriva la spot tax; versione umanizzata della web tax. Illegale, incostituzionale, fuori dalla legislazione europea (ci esporrà a una procedura d'infrazione con annessa multa da pagare .. noi la pagheremo naturalmente) eppure la introducono in una forma di protezionismo a posteriori del nostro paese a fronte dello straniero invasore.

Cosa non si fa per spillare soldi alle nostre tasche: la fantasia dei nostri politici è vasta quanto il diametro del pianeta, pare…….  ma a proposito della web tax versione 2.0 meglio nota come spot tax vi accludo il parere di Guido Scorza dal Fatto Quotidiano del 18/12/2013 sicuramente molto più addentro alla meteria del sottoscritto e .. dei politici.

La web tax diventa legge: si chiamerà spot tax

Nessuna web tax, si ad una piccola e brutta spot-tax.

Si è chiusa così, nella notte, in Commissione Bilancio, la partita che ormai da settimane tiene banco, tra addetti ai lavori e non, e della quale, nell’ultimo weekend, si erano occupati anche il neo-eletto Segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi e Carlo de Benedetti, Patron del Gruppo L’Espresso, contrario il primo e favorevole il secondo.

La Commissione parlamentare, infatti, ha approvato solo il secondo comma della proposta di legge – poi trasformatasi in un emendamento alla Legge di stabilità – presentata da Francesco Boccia (Pd).

Niente obbligo generalizzato, dunque, di acquisto online di servizi solo da fornitori dotati di partita Iva italiana ma si a tale obbligo quando si tratterà di comprare “spazi pubblicitari online” e “link sponsorizzati…visualizzabili sul territorio italiano durante la visita di un sito o la fruizione di un servizio online attraverso rete fissa o rete e dispositivi mobili”.

La web tax, in sostanza, esce ridimensionata e ribattezzata dal dibattito parlamentare ed extra parlamentare degli ultimi giorni.

Qualcuno, nelle prossime ore, gioirà del risultato e qualcun altro se ne rammaricherà ma la realtà è che non ha vinto nessuno ed abbiamo perso tutti.

La legge che l’Assemblea di Montecitorio si avvia ora ad approvare è una brutta legge, anti-europea, di dubbia legittimità costituzionale, sostanzialmente inapplicabile ed anacronistica.

Tanto per cominciare, infatti, è evidente che la tagliola che si è abbattuta sul testo scritto e pensato dall’On. Boccia non ne ha modificato l’impianto sostanziale ma solo ridimensionato l’ambito di applicazione con l’ovvia conseguenza che tutte le perplessità ed i dubbi sollevati da più parti circa l’incompatibilità di un’iniziativa tricolore su una materia di evidente interesse comunitario restano valide così come inalterati rimangono i dubbi sollevati dallo stesso Ministero dell’Economia circa la legittimità della norma rispetto alla libertà di impresa costituzionalmente garantita.

Il Parlamento, quindi, si avvia a pronunciare il si definitivo su una legge che potrebbe costare al Paese l’apertura di una procedura di infrazione comunitaria con condanna al pagamento della relativa sanzione ed essere poi dichiarata costituzionalmente illegittima.

Difficile, in questo contesto, condividere l’urgenza con la quale si è ostinatamente voluto approvare un brandello dell’originaria web tax.

Tale difficoltà è resa ancor più tangibile se si pone mente al fatto che – a prescindere da ogni altra considerazione – il ridimensionamento dell’ambito di applicazione della norma ai soli servizi promozionali, riduce significativamente i benefici per l’Erario.

Senza voler entrare nella guerra dei numeri che ha, sin qui, diviso favorevoli e contrari al varo della web tax, infatti, è ovvio che se prima il maggior gettito sperato dalla tassazione tricolore di tutti i servizi venduti via web in Italia era modesto, ora diviene davvero marginale.

C’è, quindi, da chiedersi se sia valsa davvero la pena assumere un’iniziativa marcatamente anti-europea e di dubbia legittimità costituzionale per portare a casa, forse, una manciata di euro in più.

Ma la più importante ragione per la quale quella che il Parlamento si avvia a varare con il voto in aula sarà ricordata come una delle peggiori leggi sul web è un’altra.

La legge, infatti, è interamente costruita su un’idea di web che non esiste se non nella fantasia della mano che ha scritto il disegno di legge: un web nel quale vi sarebbero contenuti accessibili dall’Italia e contenuti inaccessibili dal nostro Paese e si potrebbe assoggettare la circolazione dei primi ad un regime fiscale diverso da quella dei secondi.

Qualcosa del genere – e per ragioni egualmente poco nobili ma, almeno, più rilevanti in quelle subculture politiche – lo hanno, sin qui pensato solo regimi autoritari come quello cinese, spingendosi ad ergere una “grande muraglia digitale” nel fallito tentativo di impedire ai propri cittadini l’accesso a contenuti provenienti dall’estero.

Difficile immaginare come i supporter della nuova spot tax pensino di implementare il rispetto della loro creatura.

Quando un imprenditore italiano comprerà spazi pubblicitari o link sponsorizzati, infatti, dovrà chiedere l’emissione di una fattura con partita Iva italiana per quei contenuti che saranno poi effettivamente “cliccati” dal nostro Paese e fattura senza partita Iva – come avviene oggi – quando i contenuti in questione saranno “cliccati” da un consumatore francese, tedesco o inglese al quale abbia legittimamente scelto di far arrivare il proprio messaggio promozionale.

E’ ovvio, infatti, che per lo stesso principio alla base della spot tax, se un imprenditore italiano vuole far arrivare il suo messaggio in altri Paesi europei, il servizio non potrà essere tassato in Italia.

Tempi duri per i pochi grandi nomi dell’industria italiana: auto, prodotti alimentari, turismo e moda.

Da domani comprare pubblicità online diventerà maledettamente più complicato.

Ci siamo rinchiusi – con le nostre mani – in un guscio nazionale in un sistema sempre più globale.

p.s.

chiaro?


Il vero volto dell’europa

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Non è piacevole il volto che un pò per volta sta venendo fuori mano a mano che si costruisce l'europa; sta assumendo un che di dittatoriale. Facciamo il punto:

  1. in Spagna; è vietato manifestare contro governo e la sua linea, o meglio c'hanno ragionato su e ora, in un momento di stanca della protesta, stanno correndo ai ripari sia "scegliendosi i giornalisti che possono fargli domande (violando un basilare principio di libertà)" sia vietando manifestazioni, proteste, sit in, vicino o davanti i palazzi del potere; verrà dato un maggior peso alle denunce degli agenti rispetto a quelle dei manifestanti che dovranno dimostrare quanto denunciano e ….. si da spazio alla vigilanza privata, si proprio privata, contractors, che potrà agire anche al di fuori dei palazzi su cui vigila e con gli stessi poteri della polizia pubblica: insomma addio garanzie;
  2. in Grecia; oltre alle varie leggi liberticide e omicide nei confronti di un intero popolo si sta pensando, e varando, delle leggi che vietano la protesta contro leggi d'importazione e/o si è disatteso i regolamenti e i provvedimenti decisi dalla UE e validi all'interno dei paesi aderenti.. una bella frattura nela sovranità nazionale del singolo paese; in particolare in un paese, la Grecia, governato solo formalmente da un governo eletto ma di fatto dalla troika (BCE, FMI, UE) quindi in quel paese chi intende mettere in secondo piano o anche chi solo si interroga sulla bontà delle cure prescritte da Bruxelles viene … perseguito penalmente; altro bell'esempio di democrazia.
  3. UE; si sta creando una polizia europea svincolata dai singoli paesi che può intervenire senz'alcuna garanzia interna per la difesa del cittadino a ciò si aggiunge anche un altra cosa altrettanto inqueitante (ne parlai in precedenza): la creazione di una NSA europea che, ufficialmente, vigila sul terrorismo europeo, interno o d'importazione, mentre nella realtà sarà autorizzata a spiare i singoli cittadini e anche ad attuare operazione di controinformazione e disinformazione….

… e questo per ora è quello che sta venendo alla luce.

In realtà c'è anche altro ma ancora non ne siamo a conoscenza. Alcuni europarlamentari ne hanno parlato ma nelle singole nazioni sono oscurati. E da noi? Bè oltre al regolamento dell'AGCOM che da l'avvio alla privatizzazione del controllo del mondo digitale: basterà che un qualche ufficio legale di una qualche azienda editoriale o di contenuti, film o musica o altro, ritenga che sia violato un qualche diritto della stessa che i sole 72 ore il soggetto viene processato, condannato e si vede chiuso, parzialmente o completamente, il proprio sito … non direttamente sia chiaro perchè non potrebbero farlo ma costringono il provider a farlo pena multe da 250 mila euro in su: volete che un qualunque provider non lo faccia? Un modo pulito per ledere i diritti dei songoli colpendo il fornitore e non loro stessi e addio al principio del giudicie naturale come previsto dalla costituzione; in pratica una privatizzazione della rete conseguenza della privatizzazione dell'accesso … come preconizzato da Rifkin oltre 10 anni fa nel suo saggio "l'era dell'accesso" e nel quale metteva in guardia dal privatizzare la rete infrastrutturale o almeno affiancarvi una pubblica.

Se non bastasse quei geni del PD hanno approvato un emendamento che "partendo dal principio secondo il quale è giusto che per i servizi venduti in Italia, le tasse siano pagate in Italia": giusto in teoria….. ma nella pratica significherà che se volete comprare del vino negli usa, vi dovrete rinunciare perchè prima dovranno essere espletate tutte le procedure per adeguare l'iva da quella americana a quella italiana: alla faccia del libero mercato, vero? Il vero obiettivo però non è il libero commercio ma l'uso dei grandi fornitori di news (google, Yahoo, ecc.) che dovranno pagare le tasse qui e non dove possono scegliere loro, come logico nel libero mercato, una sorta di "WEBTAX" con la conseguenza di una fuga degli stessi e di un oscuramento del nostro paese (in realtà i geniali estensori la dicono diversa perchè sostengono che altri paesi già hanno una siffatta tassazione o hanno raggiunto accordi con singoli fornitori per queste materie… verissimo ma c'è un punto quesi paesi hanno un ceto dirigente non sputtanato e controllato in un certo modo dai cittadini o da movimenti, qui no): la stessa conseguenza che hanno ottenuto paesi come la cina (ma anche iran, corea del nord, russia per alcuni versi, ecc.) senza violare formalmente alcuna legge mentre in realtà se ne violano almeno una ventina, costituzione compresa alla faccia della crisi!!!!!

Infine, Merrill Lynch: questa genzia di rating fa …. politica: in un report ha lanciato l'allarme per la troppa, si troppa, pedissequità delle politiche nazionale del governo italiano delle direttive UE, leggi delle direttive della Germania, si rischia di favorire coloro che sono contrari all'attuale status quo: detto altrimenti se continuate così sia alle prossime elezioni europee che a quelle nazionali, previste fra il 2014 e il 2015, chi ne guadagnerà saranno proprio quei movimenti come la lega e, oops, M5S; si proprio M5S che, al di là del sistema elettorale che si costruirà per danneggiarli, rischiano di .. vincere!!!!!! Quest'agenzia vede questo scenario come il fumo negli occhi e lo teme: se lo temono loro immagino come lo temano gli altri, quelli del ponte di comando della finanza.

Si proprio non mi piace quest'europa: checchè ne dica il Capo dello Stato che, a suo modo, lancia anch'esso un allarme in merito condendolo anche con una, nemmeno molto velata, minaccia di proprie dimissioni se il programma europeo non procede e se quella che definisce come possibile frattura sociale dovesse comportare uno stop nel processo… non male per una figura che dovrebbe essere garfante della carta e non direttamente coinvolto nel gioco democratico, no?

A me tutto ciò non piace….. non promette nulla di buono


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