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Bruno Vettore: è on line il nuovo sito personale

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E’ on line da qualche giorno il nuovo sito di Bruno Vettore (BrunoVettore.it), rinnovato nell’immagine e nei contenuti. Si tratta di una delle molteplici azioni legate alle recenti iniziative imprenditoriali, che rimangono a prevalente “vocazione immobiliare” attraverso la BV INVEST, società di famiglia che si occupa di consulenza e trading, e soprattutto con lo sviluppo del network internazionale COLDWELL BANKER, azienda leader nel real estate, presente in 51 paesi al mondo e della quale Bruno Vettore è attualmente socio e amministratore delegato nel master italiano.
Ma le iniziative non si limitano a questo poiché, in collaborazione con il figlio Andrea, laureando in giurisprudenza e con all’attivo esperienze in campo immobiliare, sono in fase di start up anche progetti nell’ambito della costruzione di network commerciali e reti vendita, oltre che nel settore della formazione, per una clientela istituzionale, aziendale e privata.

Bruno Vettore è uno dei maggiori protagonisti del real estate italiano, con una esperienza trentennale al vertice di aziende come Tecnocasa, Pirelli Re, Gabetti. Già presidente di Assofranchising, nell’aprile del 2011 riceve l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana” conferito con decreto dal Presidente della Repubblica.

 

BrunoVettore.it nuovo sito


Orizzontenergia: Rifiuti elettronici, come smaltirli in modo corretto

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Tv rotte, computer obsoleti o vecchie lavatrici: consulta questa piccola guida per scoprire dove buttare le vecchie apparecchiature tecnologiche e riciclarle nel modo giusto.

Abbiamo avuto in dono un nuovo televisore e dobbiamo sbarazzarci del precedente? Il nostro telefonino è diventato obsoleto e lo sostituiamo con uno di nuova generazione? Bene, dobbiamo però anche preoccuparci di cosa fare del vecchio apparecchio.

Tv, cellulari, ma anche robot da cucina, tostapane, forni a microonde, computer, modem, frigoriferi, lavatrici e altri elettrodomestici non sono spazzatura qualsiasi, ma sono RAEE, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, cioè rifiuti speciali il cui conferimento è regolamentato dalla legge (per l’Italia dal Decreto Legislativo 151 del 2005).

Parliamo di oltre 1 milione di tonnellate di RAEE prodotte all’anno nel nostro Paese, quasi 18 kg per abitante (Fonte: “Solving the e-waste problem“).

DOVE BUTTARE I RAEE?

1 – Per i rifiuti elettronici è prevista una raccolta differenziata. Bisogna quindi portarli in una delle oltre 3.600 isole ecologiche comunali attrezzate per lo smaltimento dei RAEE. Da questi centri di raccolta i rifiuti vengono poi inviati a impianti di trattamento che evitano la dispersione di sostanze inquinanti e permettono il riciclo delle materie prime.

Il rifiuto elettronico dovrà essere messo nel cassonetto giusto:

  • R1 per i frigoriferi, i congelatori e i climatizzatori;
  • R2 per le lavatrici, le lavastoviglie e i forni;
  • R3 per i televisori e i monitor del computer;
  • R4 per i piccoli elettrodomestici (per es. aspirapolveri, macchine per cucire, ferri da stiro, friggitrici, frullatori, mouse, tastiere, stampanti, fax, cellulari, videoregistratori, radio) e gli apparecchi di illuminazione;
  • R5 per le sorgenti luminose neon e a risparmio energetico.

2 – Se invece avete intenzione di acquistare una nuova apparecchiatura, avete la possibilità di lasciare in negozio il vostro vecchio elettrodomestico a costo zero. Il negoziante ha l’obbligo di ritirare gratuitamente l’usato al momento dell’acquisto secondo quanto previsto dal Decreto ministeraiale 65/2010 “Uno contro Uno”. Il ritiro gratuito è previsto anche con la consegna al domicilio della nuova apparecchiatura elettronica.

3 - Richiedere il ritiro a domicilio per i RAEE ingombranti: si tratta di un servizio presente in molti Comuni.

Immagini News/Smaltimento RAEE.png

GLI ERRORI DA NON FARE CON I RAEE:

  • Buttarli nel sacco nero della raccolta indifferenziata
  • Ammassare i rifiuti tecnologici in cantina o dimenticarli nei cassetti
  • Mischiarli con gli altri rifiuti

RICICLARE I RAEE IN MODO CORRETTO SIGNIFICA:

  • Ridurre i gas serra e l’inquinamento, perché le sostanze contenute vengono eliminate in modo sicuro.
  • Recuperare materie prime, perché alluminio, vetro, rame, plastica possono essere in buona parte riciclati per oltre il 90 per cento del loro peso.
  • Combattere il traffico illegale di apparecchi elettronici verso i Paesi in via di sviluppo.

di Antonio Galdo
www.nonsprecare.it

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G21 la Sharing Economy è arrivata in Italia!

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La crisi economica è una realtà attuale. Proprio partendo dalla crisi e dalla voglia di combatterla, aiutando il Paese a risollevarsi, è nata una nuova filosofia economica, definita Sharing Economy. La Sharing Economy prende spunto dai social networks e si basa sulla condivisione. Proprio come avviene sui più importanti social networks, chi non condivide resta fuori dal giro, poiché è il processo di condivisione alla base di tutto.

Il progetto G21 community ti dà la possibilità di entrare in una fantastica opportunità e di risparmiare con i servizi e i prodotti offerti. I vantaggi della sharing economy sono tanti: in primo luogo dobbiamo ricordare l'abbattimento dei costi, in secondo luogo la possibilità di guadagnare grazie ai propri amici e conoscenti.

La voglia di partecipare attivamente alla community della sharing economy è sempre maggiore, anche in Italia. Iscrivendosi gratuitamente al sito G21 community si potrà iniziare a risparmiare sugli oggetti e sui servizi che ci interessano ed iniziare a guadagnare una percentuale su ciò che utilizzano i nostri amici che hanno preso parte alla community. Grazie alla facilità di condivisione offerta dalla rete, risulterà semplice raggiungere un buon numero di amici pronti a prendere parte al progetto G21 community.

Andrea Segato è un partner del progetto G21 community e trae vantaggio da questo utilizzando i prodotti e i servizi appartenenti alle categorie presenti attualmente: energie rinnovabili, viaggi, vacanze, assicurazioni, ristoranti, alberghi e acquisti al dettaglio.

Ciò che l'ha spinto ad iscriversi a G21 community è la possibilità di diventare member attivo di ogni singola categoria semplicemente sfruttando quello che questa offre. Non è richiesta alcuna quota di iscrizione, né un investimento minimo per iniziare a guadagnare con il sito G21 community.

Il servizio G21 community opera con aziende specializzate in vari ambiti, che offrono da anni prodotti di qualità eccellente. Queste società versano un premio che varia in base ai consumi della community e G21 community divide i guadagni con i propri utenti, assegnando ad ognuno una percentuale che si basa sia sulla partecipazione personale, che su quella degli amici invitati ad iscriversi.

G21 community è un progetto rivoluzionario. Può essere, anzi deve essere, un'opportunità di risparmio, non è un impegno fisso e non richiede tempo (condividere ed invitare i propri amici è semplice e veloce grazie ad un collegamento dedicato e personalizzato), è gratis e lo sarà per sempre, permette di creare una rendita mensile.

Inizia anche tu a guadagnare con la condivisione, iscriviti gratuitamente e senza alcun impegno a G21 community, guarda i video presenti nell’area riservata e poi decidi cosa fare.

 

For more information please visit – tomeetoo.andreasegato.it


ma il sindacato, che lo teniamo a fare?

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Allora, la notizia del giorno è l'accordo-non accordo fra il berluschino di sinistra e il suo originale storico (è bene ricordare che il primo aveva dichiarato qualche mese fa che il secondo, una volta condannato, era da "game over" ossia era fuori dai giochi, finito… forse o ha cambiato ora idea o allora ha detto una balla per farsi pubblicità e dar da bere agli, illusi assetati di illusioni, imbelli italioti che li votano quel che disperatamente vogliono sentirsi dire. Bene quest'accordo c'è ma … non si vede e nonostante questo artificio questo paese ancora una volta (dopo i vari governicchi di stampo presidenziale non eletti nè mai votati) una sorta di larghe intese sia prima che dopo l'approvazione della riforma elettorale: fra l'altro tutti i soggetti in azioni NON SONO ELETTI O SONO DECADUTI IN PARLAMENTO e la discussione si sta svoglendo TUTTA al di fuori delle aule… nel miglior stile occidentale post Bush ossia in barba ai principi base della tanto decantata, ma in reatà esorcizzata, democrazia con cui tutti ci si sciacquano la bocca.

In realtà, a mio parere, la notizia che caratterizza il periodo è un altra: la, tentata, marginalizzazione della Fiom all'interno di quel enorme grumo d'interessi che va sotto il nome di CGIL. Mentre la confederazione votava, e firmava, l'accordo sulla nuova rappresentanza sindacale la Fiom veniva messa in minoranza e non solo…  ma politicamente si svela il tentativo di marginalizzazione di questa scomoda parte che si è distinta, e a ragione, nel disvelamento del filone di balle marchionniano a proposito della fiat: e ora ne paga le conseguenze, per ora sindacali poi si vedrà…. la fiom è scomoda, molto scomoda: ha avuto ragione nella maggior parte dei casi dove si è battuta contro la molta demagogia messa in campo non tanto dalla fiat ma proprio da quella parte politica di cui in teoria fa parte… chiamparino e fassino ve li ricordate? E vi rocordate anche per chi hanno parteggiato? Bene….. ora dev'essere ridotta in peso e in influenza accettando un accordo che se formalmente amplia gli spazi democratici in realtà, e lo dico con cognizione di causa di esperienza diretta sindacale, li limita o meglio ne fa un affaire da "cosa loro" ossia introduce, spacciandolo per una forma di trasparenza e di democrazia, l'arbitrato interconfederale e le sanzioni per chi non si adegua….. capite qual'è il punto? Cao classico: la fiom fa una vertenza "scomoda", tipo fiat, che trova la controparte tosta anzichè andare davanti al giudice del lavoro…. intervengono le confederazioni e addio forza contrattuale: in due messo addio fiom e addio sindacato che fa opposizione o, almeno, fuori dal coro, chiaro? Cara Camusso, socialista, ma li prendi per il naso i lavoratori? Che razza di sincadato hai in mente? E' vero che guadagni con i caaf e che hai necessità di frenare la spinta del paese reale, chi lavora, che chiede non solo di non essere l'unico a metter mano alle tasche ma anche chi chi non ha mai pagato non sia ancora protetto e, soprattutto, si smetta con le politiche antisociali ma depotenziando la trattazione e la vertenza addio peso del sindacato e addio vertenza con cisl e uil che sembrano remare contro e fare i trattativisti a tutti i costi per poi calarsi le brache…. ricorderete certo tutti gli accordi firmati con i governi berlusconi che erano carta straccia? Ecco ora, con un governo PD, anche la CGIL si accoda… che ce ne facciamo di un sindacato siffatto? Cosa aspetta la fiom a dirle addio e fare finalmente da base per un sindacato realmente di sinistra?


Renzi contro Fiscal compact? Nel ‘nuovo’ Pd ci sono i responsabili

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come compitino per il week end lascio questo articolo alla Vs riflessione……. mette i puntini, e non solo, sulle i e allarga l'orizzonte delle tante "democristianate" del berluschino, toscano, di sinistra prossimo, così sembra essere, capo del governo.

BUON WEEK END

Sergio Di Cori Modigliani, ex giornalista che nel 1998 restituì il tesserino in forte polemica con l’Odg, ha scritto ieri nel suo blog: “Mettiamo da parte la nostra splendida fantasia e calda immaginazione da cartolina stereotipata e cominciamo ad innamorarci della validità dei dati oggettivi, inchiodando gli interlocutori -chiunque essi siano- a parlare di quelli.”

Vediamo dunque un po’ di dati oggettivi.

La stampa ha quasi totalmente ignorato:

  • La denuncia del Movimento 5 Stelle nei confronti dei responsabili di Mes, Fiscal Compact e principio di pareggio di bilancio in Costituzione.

  • La mozione M5S che ci avrebbe permesso di andare a rinegoziare i patti presi con l’Ue.

Una delle poche eccezioni è TM news. Il loro titolo è “Dopo i giornalisti M5S mette all’indice parlamentari pro Ue”.

E’ un titolo doppiamente disinformante. Viene insinuata l’idea che M5S abbia redatto una “lista di proscrizione” di parlamentari, bissando l’assurda accusa rivolta al blog di Grillo nel caso dei giornalisti “schedati” (infamia perpetrata con veri e propri stupri semantici, smontati con grande eleganza da Luisella Costamagna). Viene inoltre suggerito che trattasi di parlamentari genericamente “pro Ue”, mentre l’accusa del Movimento 5 Stelle è specifica e rivolta verso i colpevoli di contratti-capestro che danneggiano il nostro Paese. Non sono parlamentari “pro Ue”, sono piuttosto “anti Italia”. Quasi superfluo sottolineare, fra l’altro, che i nomi elencati da M5S sono consultabili da qualsiasi cittadino nei siti di Camera e Senato.

Ho chiesto a Sergio Di Cori Modigliani il motivo di tanta “distrazione” da parte della stampa.

Ecco la sua gentile risposta:

“La differenza tra un buon giornalista onesto e uno scarso – spiega Di Cori Modigliani – non consiste nel tipo di risposte che ottiene, bensì nella qualità delle domande che fa. L‘Italia (non a caso 70esimo al mondo nel ranking relativo alla libertà di stampa) è un paese dove ai giornalisti viene insegnato a non porre certe domande, a evitare certi discorsi, a eludere certi argomenti, e così -crescendo- il giornalista incorpora inconsciamente un meccanismo di auto-censura che in seguito gli aprirà le porte verso il successo professionale. Questo appartiene alla tradizione politica del nostro paese, basata sull’idea del mondo enunciata pubblicamente un paio di anni fa dal cardinal Bertone: “Chi sa non parla, chi parla, invece, non sa”. Un’affermazione che postula l’idea per cui la politica e l’informazione appartengono a un mondo occulto, di adepti, di iniziati, di una élite composta da individui che praticano il concetto di omertà.

Questo è il motivo per cui l’intera cupola mediatica – continua Di Cori Modigliani – ha scelto e deciso di non diffondere la “notizia oggettiva” relativa alla mozione chiesta dai parlamentari pentastellati ieri in aula. Se l’avessero fatto si sarebbero esposti al rischio di dover spiegare di che cosa si trattava, chi l’aveva votata, quando, come e perché. Magari ci sarebbe stato anche qualche giornalista che avrebbe ricordato, a questo popolo malato di amnesia, che Pierluigi Bersani in data 28 agosto 2011 dichiarò: “Fiscal Compact? Mai. Non firmeremo mai un accordo che sega le gambe all’Italia e la condanna”

Quattro mesi dopo la firmava e nessun organo di stampa ha ricordato la frase pronunciata 126 giorni prima. Questo è un paese che vive di omertà, di auto-censura, di silenzi, di omissioni, di cose sottaciute e non dette. Un movimento politico come il M5s che ha al primo punto la chiarezza e la trasparenza diventa pericoloso per il Potere Italiano – conclude Di Cori Modigliani – perché li obbliga a cambiare giuoco, e loro non sono né capaci né in grado di saperlo giocare.”

clip sul blog

di Francesco Manna (@FrancescoLamana)

(sul fatto Quotidiano) PRESSappoco | 17 gennaio 2014


Creare e gestire un sito ECommerce : consigli e informazioni utili

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Il primo passo da fare per creare un sito e-commerce di successo, senza dubbio, è proprio quello di progettare e realizzare il sito. Le caratteristiche fondamentali che generalmente si richiedono ad un sito di questo tipo sono: che sia ben classificato nella categoria merceologica di interesse, facile da navigare, e disponga di un rapido processo di checkout. In altre parole, gli articoli all’interno del sito devono essere ben catalogati, il cliente deve poter visualizzare tutte le informazioni relative all’articolo con chiarezza e il processo di acquisto si deve concludere in pochi, semplici passaggi.

Se avete realizzato il vostro sito tenendo conto di tutti questi fattori, allora siete sulla buona strada per il successo. Certo, ci sarà ancora bisogno di pubblicizzare il vostro sito e-commerce e ottenere la fiducia dei vostri clienti, ma se si dispone di un ottimo sito e-commerce che provvede ad instradare i clienti senza intoppi all'acquisto, allora nella maggior parte dei casi le transazioni saranno completate!

Una cosa su cui ci si dovrebbe concentrare quando si lavora sul business e-commerce con un sito e-commerce, tuttavia, è il budget. Certo, lo startup di un sito e-commerce è molto più conveniente rispetto a qualsiasi altro tipo di attività. Sebbene i costi amministrativi per aprire un’attività virtuale siano simili a quelli da sostenere per aprire un negozio reale, tuttavia si possono evitare totalmente o quantomeno ridurre tutta una serie di altri fattori: non è necessario affittare un negozio ed acquistare scaffalature e materiale espositivo, così come non si devono sostenere le spese per le utenze di luce, gas e acqua del negozio. A seconda della tipologia di merce trattata, sarà necessario disporre di un magazzino, più o meno grande proprio in base al volume di ingombro della merce e proprio come sarebbe avvenuto se il negozio fosse stato reale anziché virtuale.

 

Gli unici costi che un negozio virtuale deve sostenere e uno reale no, sono quelli relativi alla costruzione e mantenimento del sito. Ma si tratta di costi decisamente inferiori rispetto all’allestimento di un negozio reale. In genere, i siti di e-commerce costano circa 120 euro al mese per operare, a volte di più, e le entrate che generano non hanno alcun limite.

Una volta creato il proprio sito di e-commerce, è indispensabile promuoverlo sui motori di ricerca, in quanto questi sono lo strumento principale che gli utenti usano per iniziare i loro acquisti. Gli strumenti per apparire in cima alle pagine dei risultati dei motori di ricerca sono essenzialmente due: l’ottimizzazione del sito e il pay per click. L’ottimizzazione del sito consiste nell’inserimento all’interno dei testi e del codice delle parole chiave più appropriate per la propria attività: in questo modo si cerca di “scalare la classifica” dei risultati di ricerca ed apparire davanti ai concorrenti. Il pay per click consente di ottenere gli stessi risultati, ma pagando per avere le prime posizioni nella pagina. Se si desidera utilizzare la pubblicità pay per click (ppc) per il proprio sito e-commerce è bene registrarsi sui motori di ricerca e utilizzare lo strumento adwords per crearsi la propria campagna pubblicitaria, oppure delegare all'agenzia web questa incombenza.


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