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Come scegliere l’abbigliamento neonato adatto all’estate

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Come si dovrà vestire i neonati per la prossima estate 2013? Quando bisogna scegliere la moda dell' abbigliamento neonato ci pone sempre in una condizione di attenzione, in modo particolare perché fino ai 3 anni i bambini hanno una pelle molto delicata e va coperta al punto giusto. Le proposte delle nuove collezioni moda dedicate ai bambini propongono varie completi per neonati molto interessanti. I migliori siti di abbigliamento per bambini propongono capi di cotone e di lino, dai colori leggeri stile sorbetto e dalle stampe colorate: fiori, frutta e piccoli animali. Sempre sotto l' occhio del riflettore sono i completi a pois multicolor, rosso, rosa, fucsia, azzurro e verde acqua sono i colori predominanti. Per quanto riguarda invece i costumi per bambini quest'anno la fanno da padrone i due pezzi per le femminucce e i pantaloncini stile Havaianas per i maschietti. Copricapo abbinati per proteggere sempre i bambini dai raggi solari che d' estate diventano dannosi e pericolosi proprio per chi ha una pelle delicata e chiara come la loro. Anche l' uso della crema è consigliato: molte creme hanno sviluppato il Total Block, una formula adatta principalmente ai bambini proprio dai 0 ai 3 anni, che li progette idratandoli anche a contatto con l' acqua. Numerose sono le marche che propongono protezione, ma è sempre più adatto consultare un esperto, il medico di base, per proporgli la scelta e farsi consigliare. Da non dimenticare quest’estate il cappellino, di cotone o di paglia, è utile e esteticamente carino, farà sentire i bambini a loro agio mentre giocano senza la preoccupazione dei raggi solari dannosi e caldi. 


“Colpa dei ragazzini che cercano carezze e baci”

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non so se avete visto l'intervista del cardinale "anonimo", conclavista per giunta, a piazza pulita dove ha praticamente ammesso che non solo il "problema" pedofilia dei preti esiste nel nostro paese ma ha aggiunto che, in pratica c'è un "caso per diocesi": un problema enorme. E che ha fatto la Chiesa? Nel nostro paese, spesso complici media e politica (per vari e spesso opposti motivi), la linea da seguire é sopire o al massimo parlarne ma senza che ralmente si prenda in considerazione la repressione del fenomeno sia dal punto di vista penale che dei risarcimenti in solido non solo del prelato ma anche della diocesi….. ci si nasconde dietro le norme pattizie e dietro l'ipocrisia benpensante tipicamente italiana, null'altro.

Ma quanto ancora può durare?

Perché non si affronta tutto il problema costringendo anche Oltretevere a farlo?

Per quanto ancora vite di giovani e ragazzini devono essere rovinate da chi, contando sulla fiducia degli stessi ragazzi e delle famiglie (a maggior ragione se sfasciate), ne approfitta per soddisfare le proprie "esigenze se non voglie" contando sia sulla impunità che sul potere che comunque si rappresenta?

E' tempo di rivedere il concordato, non solo per i soldi che diamo, tutti non solo i credenti perché é ora di rivedere la convenzione finanziaria, ma anche la giurisdizione in caso di crimini penali commessi su minori perché, sicuramente, non basta che il prete venga spostato altrove e levato dal suo giudice naturale… a far danni altrove e questo deve finire… perché non é giustificabile in alcun modo che: “Colpa dei ragazzini che cercano carezze e baci” non DOVRA' MAI PIU' ESSER DETTOA DA NESSUNO E PER NESSUN MOTIVO…

E' tempo di cambiare e in fretta; spero che in "cum clave" si terrà conto di questo problema e si elegga un Papa che sappia aprire gli occhi e mettere la parola fine, o almeno iniziare a farlo, alla piaga delle pedofilia dei preti: sia prevedendo che possano sposarsi fin da quando sono seminaristi sia reprimendo qualunque abuso fatto sugli stessi seminaristi sia reprimendo con forza gli abusi dei preti che commettono queste violenze sui giovani/e che frequentano le chiese e gli oratori…. e lo Stato italiano deve fare la sua parte naturalmente sia aiutando le famiglie che si trovano questo problema aggiungersi agli altri sia mettendo il prete in galera o, almeno, allontanandolo dall'oggetto del desiderio e curandolo come si deve naturalmente assistendo le famiglie nella cause penali e civili che le famiglie vorranno fare …. e ci vado piano perché il mio istinto di padre mi direbbe di dire, e fare se mai dovesse capitarmi, ben altre cose molto poco civili…….


Il Popolo di Mali si insorge contro la posizione algerina sulla crisi in loro paese

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È in continuo il rifiuto di tutti i componenti del Popolo maliano alla posizione algerina nella questione di loro paese,  i partiti politici e associazioni che sono scesi in piazza.
Cosi, il popolo maliano invia al Potere algerino la sua disapprovazione per l’atteggiamento giudicato inammissibile e contrario al rispetto e al buon vicinato, anzi, Algeri è considerata come principale responsabile dell’attuale tragedia in Mali, nonché come principale ostacolo di ogni tentativo internazionale per trovare una via d’uscita dalla crisi nel nord.
La postura adottata dai generali algerini preconizzando e difendendo ferocemente il principio di negoziati sterili e controproducenti con i terroristi di Ansar – Eddine e l’AQMI non fa imbrogliare nessuno, ma esaspera  di più il cittadino maliano che è ormai convinto che l’Algeria cerca con tutti i prezzi a conservare, come al solito, la sua egemonia sul futuro della popolazione del Nord di Mali, creando una zona fuori legge, valida per il rifugio, la tranquillità ed i desideri dei terroristi.
In questa cornice, il Coordinamento dei cittadini del Nord del Mali (COREN),in qualità di rappresentanti delle popolazioni in Nord, e  L’Alleanza dei Democratici Patriottici per l’Uscita dalla crisi (ADPS) , coalizione dei partiti e di associazioni hanno espresso, in un pezzo pubblicato dall’AFP,  la loro irritazione contro le posizioni prese dall’Algeria, che per mantenere lo statu quo e preservare la sua roccaforte in nord del Mali, usa tutti i mezzi  diplomatici, finanziari e politici per consolidare la forza d’Ansar Eddine e l’AQMI e per impedire un dispiegamento militare in questa zona.
Della stessa campanella, l’ex ministro degli Affari Esteri maliano, Dramé Tiebilé presidente del Partito per La Rinascita Nazionale (PARENA), Primo Vice presidente della Coalizione per Mali, che in una intervista rilasciata al giornale online algerino “Tout Sur l’Algerie” (TSA) ha criticato in modo  tondo e chiaro, la posizione ambigua dell’Algeria relativa alla crisi maliana. Questo alto responsabile politico ha interpellato l’Algeria per evitare che i negoziati appariscono negli occhi dei maliani come manovre dilatorie per impedire l’azione militare e di aggiungere che tutti i maliani si chiedono se l’Algeria auspica realmente che lo Stato maliano esercizi la sua sovranità nel nord, lanciando l’allarme sulla percezione che possiede attualmente il popolo maliano in confronto al suo vicino del Nord.
Tiebilé ha fatto ricordare gli accordi di pace siglati nei 1991, 1992 e 2006 con i ribelli di tuareg, sotto l’egida dell’Algeria che erano solo dispositivi di sicurezza e che hanno svuotano il nord creando zone grigie subito occupate dai terroristi dell’AQMI.
La sfera politico-associativa maliana che ha sempre dichiarato la sua ferma intransigenza riguardo ai gruppi terroristici, intende mobilizzare l’opinione pubblica internazionale per spiegare all’Algeria che il Popolo maliano ha la prima e l’ultima parola nel capitolo per garantire la sua unità territoriale senza diktat dall’Algeria. Questa sfera stigmatizza nella stessa occasione, Algeri che pretende di giocare un ruolo del sedicente pompiere è semplicemente un piromane al Mali.
Queste ambienti intendono reagire al protezionismo algerino che al contrario di ogni regola, sta attivando a facilitare l’instaurazione della charia con l’intromessa del suo gruppo satellite “Ansar Eddine”. In questo contesto, le ultime dichiarazioni del ministro degli Esteri algerino Mourad Medelci, difendendo che il popolo maliano è composto di 98 per cento dei musulmani e che è suo diritto di applicare la charia,  queste affermazioni hanno scioccato i maliani e sono state giudicate scandalose e spregiudicate per tutto il popolo maliano. Queste ambienti hanno chiarito se quella è la convinzione di Medelci perché sono stati tolti i diritti di governare al FIS che ha vinto le elezioni legislative del 1992, un FIS che non avrebbe mancato di applicare la charia. A Bamako osservano che l’Algeria dice “fate quello che vi dico, ma non fatte quello che io faccio”.
Infine, queste reazioni legittime dei componenti della società maliana, evidenzia la determinazione del popolo maliano di avviare una resistenza viva e di intraprendere ogni forma d’opposizione a ogni forma di ingerenza algerina e di combattere ogni tentativo contro l’integrità territoriale del Mali, da qualsiasi origine, interno o esterno, iniziando prima di tutto dal sostegno incondizionato alla riconquista militare del suo territorio occupato dai terroristi.


Vittime saharawi in Algeria sono cittadini di Lozio

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Mustapha Salma simbolo delle violazioni dei diritti umani a Tindouf che si è ribellato ai capi del Polisario è cittadino di Lozio. Chi è Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud? Quale è la sua storia?

 

Vittime saharawi in Algeria sono cittadini di Lozio:

Mustapha Salma simbolo delle violazioni dei diritti umani a Tindouf che si è ribellato ai capi del Polisario è cittadino di Lozio. Chi è Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud? Quale è la sua storia?

Il 6 ottobre 1979, quando aveva appena 11 anni, Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud fu rapito dalla sua città natale, Smara, con sua madre e quattro sue sorelle da una milizia del Polisario che uccise altre due sorelle e ferì il padre, uno Sceicco molto rispettato della grande tribù dei Reguibat Labeihat, e che abita tuttora a Smara.
Mustapha Salma venne poi deportato in Algeria nei campi di Tindouf. E’ qui che seguì un corso scolastico e universitario, ottenendo una laurea in fisica, prima di qualificarsi col grado di ufficiale dalla scuola di Polizia di Algeri nel 1991, all’età di 23 anni.
Successivamente egli avanzò nella gerarchia del Polisario, diventando Direttore centrale della “Sicurezza pubblica e delle investigazioni”, poi segretario generale e ispettore generale della polizia.
Nel 2010, dopo una visita familiare in Marocco, Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud ha annunciato, nel corso di una conferenza stampa tenuta il 9 agosto a Smara, che egli intendeva aprire il dialogo col Marocco a proposito dell’iniziativa di autonomia.
In tre decenni, Laayoune, Smara, Boujdour, Dakhla, una volta villaggi quasi deserti, sono diventati veri e propri centri urbani con conseguenti cambiamenti e miglioramenti sulla qualità della vita delle persone. Mustapha Salma si rende conto della perversità della propaganda Polisario che oscura volutamente la situazione nel Sahara per mantenere la sua presa sulla popolazione nei campi di Tindouf, giunge quindi alla conclusione che la soluzione definitiva del conflitto del Sahara risiede nel piano di autonomia proposto dal Marocco, e ha deciso di tornare a Tindouf per spiegare e difendere il piano.
Egli ha chiesto alla direzione del Fronte di lasciargli esprimere liberamente le sue opinioni all’interno dei campi, dove lo aspettano sua moglie, i suoi quattro figli e due fratelli. Ma prima di lasciare il Marocco esprimeva il suo timore di rappresaglie da parte del Fronte, che di fatto non sono tardate a venire.
Mustapha Salma è stato rapito, torturato poi arbitrariamente arrestato in un luogo desertico segreto in Algeria il 21 settembre 2010, lo stesso giorno del suo rientro nei campi di Tindouf e la sua famiglia è stata torturata. Nonostante la protesta internazionale ed i diversi appelli per la sua liberazione.
Sotto la pressione delle ONG per i diritti umani e media internazionali, il Polisario è costretto a rilasciarlo nel mese di dicembre 2010. Il fronte separatista, però, rifiuta al suo ex dirigente il diritto di raggiungere i suoi bambini, rimasti nei campi di Tindouf.
Su insistenza della richiesta di un rientro di Mustapha Salma a Tindouf, l'UNHCR ha trovato un compromesso con la promessa di un soggiorno temporaneo sul territorio della Mauritania in attesa di una soluzione duratura e permanente.
Dopo sei mesi di esilio mentalmente estenuante, Mustapha Salma ha iniziato un sit-in aperto fino ad oggi davanti agli uffici dell'UNHCR a Nouakchott per chiedere la fine di tale assurdità.
Nell’ottobre scorso, Mustapha Salma è stato ascoltato da Christopher Ross, l’Inviato personale del Segretario generale dell’ONU per il Sahara nella sua visita in Mauritania.
L'unico torto commesso da Mustapha Salma, e come Mustapha Salma ci sono migliaia, è di avere espresso un parere contrario alla posizione del Polisario sul conflitto nel Sahara, annunciando pubblicamente il suo sostegno all'iniziativa marocchina sull'autonomia.
I familiari chiedono agli enti internazionali impegnati nella difesa dei diritti umani di prendere in considerazione la sua battaglia ed il suo caso umano, del diritto di una famiglia disgregata a riunirsi.
Cosi, come atto di coraggio e di alta civiltà, il Comune di Lozio, sensibile alle questioni dei diritti umani internazionali ha offerto e conferito la cittadinanza “ad honorem” a Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud ed ai suoi familiari.
Noi nella Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia, siamo molto soddisfatti di questa grande azione del comune di Lozio, apprezziamo vivamente questo atto di alta civiltà.
Noi come attivisti della società civile e rappresentanti delle associazioni della comunità marocchina in Italia che abbiamo manifestato a Firenze, Milano, Torino, Treviso, Bologna, Roma, Palermo e in diversi città italiane per la causa di Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud che è la nostra, chiediamo ai comuni italiani che hanno a cuore i diritti dell’uomo di agire come ha fatto il comune di Lozio. Proponiamo e chiediamo particolarmente a tutti i comuni della Toscana di conferire la cittadinanza onoraria a Mustapha Salma Ould Sidi Mouloud ed ai suoi familiari.

Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia
 


P.A.S., e si suoi danni. Trascinare via un bambino é civiltà?

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Non né psichiatra né psicologo (e non credo in queste discipline, so benissimo che nelle società contemporanee fenomeni come la frustrazione, l'individualizzazione estrema, l'alienazione ecc. spesso sono compresi e curati grazie a queste discipline .. ma ho pure notato che altrettanto spesso è la perdita della capacità di comunicare con l'altro da sé che li crea e a volte basta parlare per superarne qualcuno … e la rete, strano ma vero perché è il simbolo della solitudine visto che mette le pesone davanti a un pc a parlare con .. un pc di qualcun'altro lontano o un piano dello stesso condominio o dall'altra parte del mondo)  e per parlarne mi son documentato un pò..

Non vi mostrerò il filmato, non m'interessa questo tipo gossip guardone, ma però voglio dire la mia su cosa é alla base, pare, di quelle scene poco edificanti per un paese che si considera, a torto, "civile" e che ha firmato la convenzione dei diritti del fanciullo di New York del '91.

Stando al Fatto Quotidiano di ieri (pagina 2) causa che ha scatenato il ratto del ragazzo é dovuto a una perizia, confermata in appello, che ha decretato la cosiddetta "sindrome da alienazione genitoriale (PAS)" teorizzata da Gardner: uno psichiatra americano che la teorizzò, partendo dall'idea che in situazioni come quelle in argomento, il ragazzo va dato al genitore alienato perché spesso il genitore affidatario lo "programma" e quindi il soggetto va "resettato" (attenzione una simil idea l'applicò il dr. Ewen Cameron su pazienti con problemi attraverso alcune pratiche inumane quali l'elettroshock, la privazione sensoriale, forti dosi di calmanti, ecc. convinto com'era che in questo modo, ossia "resettando" l'individuo, un uomo nuovo poteva nascere e diventare pienamente membro della società ….. peccato che i danni che fece costui furno enormi, non ultimi l'applicazione di queste pratiche sperimentali anche su bambini delle comunità amerinde – senza il loro consenso – canadesi finanziate sia dal governo canadese che da quello usa che poi le hanno applicate come torture nel corso degli anni … fino ad ad arrivare a …. guantanamo) e riprogrammato……  e a me ciò fa orrore. Il teorizzatore di questa "idea" fu anche accusato di, presunta, contiguità con la pedofilia quando sostenne anche che i genitori pedofili non dovevano essere allontanati dai figli perché nel riconoscimento dello stesso come fatto ineludibile ("Come detto, tutti noi siamo perversi polimorfi da bambini e c'è un po' di pedofilia in ognuno di noi"): l'osservazione di Gardner riguardava il fatto che la pedofilia è sempre stata considerata la norma dalla stragrande maggioranza della gente in ogni epoca (da wikipedia).

Voi a uno, o a un suo seguace, così affidereste la decisione in una causa di divorzio di affido dei figli? Sapendo che finora non risulta che la PAS non é mai stata inserita nel "manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali", e che, quindi, non ha l'imprimatur della scienza ufficiale perché "non vi sono sufficienti prove scientifiche che ne giustifichino l'ammissione nel DSM"?

E se é vero che questa sindrome non ha nessun imprimatur ufficiale, perché da noi ci sono periti che la seguono e Tribunali che le danno credito emanando sentenze in base ad essa?

Non stiamo parlando di noccioline, ma di ragazzi quindi di persone che già subiscono un trauma dalla guerra fra genitori a causa del divorzio ne subiscono un secondo gravissimo perché si decide da affidarlo al genitore alienato …. magari prelevandolo a scuola con il supporto della forza pubblica?


DIFFIDA DA PARTE DELLA SOC.LILIUM ALL’AVV.F.MIRAGLIA-AL COMITATO DEI CITTADINI PER I DIRITTI UMANI-PRONTO SOCCORSO FAMIGLIA ED ASSOCIAZIONE “EDUCHIAMOLI A CASA”.

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DIFFIDA DA PARTE DELLA SOC.LILIUM ALL'AVV.F.MIRAGLIA-AL COMITATO DEI CITTADINI PER I DIRITTI UMANI-PRONTO SOCCORSO FAMIGLIA ED ASSOCIAZIONE "EDUCHIAMOLI A CASA". Si diffida chiunque a divulgare notizie false sulla Coop Lilium,considerando che i fatti raccontati in questi giorni sono frutto di una distorta rappresentazione della realtà da parte degli organi di stampa e di persone che le hanno impropriamente diffuse. Questo è confermato dall'archiviazione da parte della Procura della Repubblica di Chieti del fatto divulgato. Per dovere di verità e sicuri del nostro lavoro, noi raccontiamo i fatti così come sono realmente accaduti.

La minore è stata inserita presso la nostra struttura dietro richiesta del Servizio di Neuropsichiatria del Comune di Trentoin conformità al decreto del Tribunale per i Minorenni di Trento del 05.07.11 (che decretava la sospensione della potestà genitoriale, nomina di un nomina di un tutore provvisorio e affidamento educativo – assistenziale al Servizio Sociale della minore).

La ragazza ha fatto ingresso volontariamentee non in forma coatta in comunità, accompagnata dai genitori, dalla tutrice e dai referenti del Servizio Inviante il giorno 20 dicembre 2011. Si sottolinea che i Referenti della Comunità durante l'incontro di conoscenza della minore avvenuto a Trento alcuni giorni prima dell'ingresso, avevano invitato la ragazza ad attendere a far ingresso in struttura, per trascorrer in famiglia le festività natalizie. La ragazza ha però insistito affinché l'ingresso in comunità avvenisse il prima possibile.Fin dall'inizio i genitori si sono dimostrati contrari e non disponibili alla condivisione del percorso terapeutico – riabilitativo della figlia.

Nei tre mesi di permanenza presso la nostra Comunità si è cercato di lavorare con la ragazza, includendo del suo progetto terapeutico anche i genitori, malgrado vi fosse una sospensione della potestà genitoriale stabilita dal Tribunale per i Minorenni di Trento. Tutto ciò perché si riteneva importante che i genitori aiutassero e sostenessero la figlia durante il percorso comunitario, al fine di creare una relazione più funzionale. I genitori avevano accettato di firmare le norme di ammissione alla comunità, in cui si impegnavano di far visita alla figlia una volta al mese.

La Comunità, nel corso dei mesi, ha fatto tutto ciò che professionalmente ed umanamente possibile, al fine di favorire i contatti tra la minore ed i genitori (anche aggiornandoli tempestivamente sui fatti che accadevano, anche da un punto di vista clinico), in quanto la minore dimostrava di soffrire molto le mancate visite da parte dei familiari, che non sono mai avvenute del corso dei primi tre mesi d'inserimento comunitario.

La minore cercava in diversi modi di attirare l'attenzione dei genitori, i quali peraltro non venivano presso la Comunità e anziché collaborare con quest'ultima nell'interesse della minore medesima, sottoponevano gli operatori della Struttura a telefonate cariche di offese, insulti e denigrazione riguardo l'operato della Comunità.

Inizialmente malgrado le interferenze negative dei genitori, manifestamente contrari alla realizzazione del percorso terapeutico programmato per la minore, quest'ultima si è impegnata in tutte le attività proposte dalla Comunità ma, con il tempo ha progressivamente disinvestito in tutte le attività preposte nel suo progetto comunitario, comprese quelle terapeutiche.

La ragazza svolgeva oltre le attività interne alla comunità quali: musicoterapia, danza terapia, arte terapia, teatro terapia, e corsi professionali, "arti bianche" (tenuto da un pizzaiolo professionista), e un corso professionale di parrucchiera (attività da lei scelta a cui partecipava con entusiasmo).

I genitori anziché cercare di far comprendere alla figlia i motivi per cui fosse stata inserita in Comunità, hanno dimostrato con il loro comportamento la volontà di mettere la ragazza contro la Comunità stessa, istigandola alla fuga, manipolando e strumentalizzando i fatti che accadevano.

Gli stessi genitori hanno anche strumentalizzato l'episodio in cui la minore aveva accusato l'infermiere della Comunità di averla molestata (analoga accusa rivolta in passato dalla minore nei confronti di altro soggetto, risulta essere stata successivamente ritratta dalla minore stessa). I genitori hanno utilizzato quanto asserito dalla figlia, per denigrare la struttura, affermando che questa non avrebbe fatto nulla per tutelare la figlia e mettendo la ragazza contro la Comunità, dicendole che questa non le credeva e che veniva ritenuta una "pazza". La Comunità ha spiegato sia alla minore che ai genitori, di aver svolto repentinamente indagini interne, per appurare quello che realmente era accaduto, coinvolgendo anche i carabinieri e invitando la ragazza stessa a sporgere denuncia, cosa che, però, la minore si è rifiutata di fare. Le indagini svolte al l'interno della Comunità hanno comunque rivelato la completa estraneità dell'infermiere al fatto di cui veniva accusato.

Tutto ciò è dimostrato sia dai diari e programmazioni giornaliere che dalle varie testimonianze degli operatori della Comunità, depositate presso la Caserma dei Carabinieri di Sambuceto (CH), assunte a seguito dell'esposto presentato dalla Comunità stessa.
In base a tutte le circostanze sopra riferite ed a fronte dell'impossibilità di stabilire un'alleanza terapeutica tra comunità e la famiglia, condizione necessaria per proseguire il percorso terapeutico della minore tenuto conto anche che a breve, la ragazza avrebbe raggiunto la maggiore età, si palesava una obiettiva riduzione della prospettiva di un intervento in uno spazio temporale adeguato. La comunità aveva bisogno di un'alleanza parentale molto forte per proseguire ne la realizzazione del progetto terapeutico pianificato per minore e, non avendola trovata ha maturato la decisione di dimettere la minore.

Appare dunque sconcertante il fatto che le personalità delle istituzioni e degli organi di informazione non abbiano verificato i fatti, dando voce anzi amplificando delle false illazioni contro la comunità, senza dare a quest'ultima il diritto di contraddittorio e di replica. Ciò che maggiormente rammarica è che a pagare le conseguenze di simile falsa ed ingiusta accusanei confronti della Comunità, sarà soprattutto la minore che non ha avuto da parte dei suoi genitori il sostegno necessario per intraprendere un percorso di presa coscienza e riabilitazione delle proprie problematiche psicopatologiche, esponendola anche ad eventuali gravi conseguenze per il futuro.

La Comunità al fine di tutelare la propria reputazione, il proprio prestigio, il proprio decoro e la propria immagine, beni questi ingiustamente e gravemente lesi dalle false accuse ed illazioni riportate ed amplificate negli organi di stampa, da cui sono scaturite altrettanto ingiustificate ed offensive iniziative a vari livelli istituzionali e sociale, ha già avviato i passi necessari per adire giudizialmente, nelle competenti sedi, anche di carattere risarcitorio, nei confronti dei responsabili e/o corresponsabili delle lesioni e/o violazioni di detti beni, costituenti patrimoni intangibile della Comunità.

Presidente Soc. Coop LILIUM

 


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