IAL e ANOLF unite per l’integrazione lavorative degli immigrati
A marzo (2013) lo IAL Nazionale (Innovazione Apprendimento Lavoro S.r.l. Impresa Sociale) e l'ANOLF Nazionale (Associazione Nazionale Oltre Le Frontiere) hanno siglato un accordo per una collaborazione di durata triennale nel campo della formazione continua rivolta agli immigrati e dell'occupabilità per questo segmento di popolazione.
Lo IAL è l'impresa sociale che da anni si occupa di formazione continua, ovvero la formazione che si rivolge alle persone lungo l'intero arco di vita lavorativa. La formazione continua è uno degli strumenti più potenti per favorire l'occupabilità, ovvero la capacità delle persone di restare attive sul mercato del lavoro. La formazione continua può essere attuata tramite Voucher formativi finanziati da enti territoriali e dall'Unione Europea, oppure tramite Fondi interprofessionali, al cui finanziamento partecipano le imprese.
Siglando questo accordo, lo IAL e lANOLF intendono:
- consolidare la formazione per la sicurezza sul lavoro rivolta agli immigrati;
- agire nel campo delle politiche attive del lavoro, individuando le opportunità offerte dai Fondi interprofessionali ai lavoratori immigrati;
- promuovere l'impiego dell'apprendistato come strumento di inserimento degli immigrati nel mondo del lavoro;
- promuovere corsi di italiano e di educazione civica anche finalizzati al rilascio del permesso di soggiorno;
- promuovere e rafforzare la figura del mediatore culturale;
- ideare progetti per formare e selezionare i lavoratori nel loro luogo d'origine.
Il progetto ambizioso dimostra chiaramente come la formazione sia una delle strade più solide per dare sostegno al lavoro e all'integrazione culturale e sociale. Per questo, lo IAL continua a manifestare il proprio interesse ed il proprio impegno in questo campo, confermando l'importanza del suo ruolo in questo campo.
Se un Becchi parla: censura per la rete…ma altri?
Ecco qui un campionario dello stato attuale della civiltà italica:
- "Sono razzista, non l'ho mai negato. Il ministro Kyenge deve stare a casa sua, in Congo. Ve la tenete voi, il ministro italiano di colore. Dovrebbe tornare in Congo. Non me ne frega niente se fa il medico, il Congo ha bisogno di medici. Torni lì a farlo". (E. Boso, leghista, alla Zanzara… poi ripete il concetto aggiungendo anche l'epiteto str****)
- "ti devono linciare, puttana", "abiti a 30 chilometri da casa mia, giuro che vengo a trovarti", "ti ammanetto di chiudo in una stanza buia e ti uso come orinatoio, morirai affogata", "gli immigrati mettiteli nel letto, troia". Accanto alla foto della donna sgozzata: "Per i Boldrini in rete ecco l'Islam in azione". Sono solo alcune minacce fatte alla Boldrini non appena diventata Presidente della Camera, minacce fatte alla donna e alla cittadina impegnata per gli immigrati per conto dell'ONU.
poi c'è il professor Becchi che sostiene, sempre alla zanzara,:
- "Siamo governati ancora dalla Merkel con le banche e i banchieri";
- sulla sparatoria a Palazzo Chigi: "Utile per dare maggioranza al governo";
- Fabrizio Saccomanni? “Se qualcuno tra qualche mese prende i fucili non lamentiamoci, abbiamo messo un altro banchiere all’economia”
- “La situazione se non migliora peggiora – dice Becchi – e non so quanto la gente possa resistere, non so quanto il Movimento possa frenare la violenza della gente, che è nella natura delle cose”, avverte il professore. “Letta che va dalla Merkel – prosegue Becchi – è un segnale chiaro. Unica cosa fondamentale è l’Europa e la Bce. Siamo governati ancora dalla Merkel con le banche e i banchieri come l’attuale ministro dell’Economia”.
- “Le rivoluzioni non sono sempre pranzi di gala e quando la situazione diventa esplosiva nella storia abbiamo avuto esempi di questo genere. Abbiamo un presidente rieletto che neanche in Venezuela. Una situazione eccezionale, se poi le commissioni di garanzia non vengono date al Movimento si può parlare di golpettino istituzionale.
- Non è follia pensare che uno possa prendere armi”, conclude Becchi. Non è un incitamento alla violenza, il suo, tiene però a precisare. “Domani si leggerà sicuramente da qualche parte che Becchi inneggia alla rivolta armata in Italia. In realtà l’azione di mistificazione condotta di grandi giornali ha trovato un ostacolo imprevisto: la Rete. Se non ci fosse la Rete il movimento si sarebbe già esaurito sotto la spinta delle accuse di fascismo, populismo e terrorismo che si leggono sui soliti giornali”, ha affermato.
Infine ci sono articoli come questo su affari italiani dove si mette in luce il nuovo linguaggio usato in questi anni da e dove si fanno nomi e cognomi dei cattivi maestri …. la cosa carina è che questi nomi e cognomi sono tutti da una sola parte: nessuna menzione dei "DITI MEDI" usati in questi anni come clave nè degli articoli infamanti di alcuni giornali "di famiglia"; nemmeno si fa menzione del linguaggio che alcuni politici, non fra quelli citati, che ne hanno dette di cotte e di crude (dal razzismo al costo dei proiettili per intimorire un magistato veronese; dall'insulto al nemico di partito alla magistratura – del genere che per fare i giudici si dev'essere antropologicamente "diversi" – o dal bunga bunga alle tangenti ed ai sistemi di potere e collusione di cui sono pieni tutti….. per non parlare della P2, P3 e P4, nulla….) in questi stessi anni ma di cui non si fa menzione, nessuna…. questa è campagna contro qualcosa ma non obiettiva, o meglio di parte e che risponde a quel canone di allineamento genere "non disturbate al manovratore" …. tanto si scannano già fra di loro, fra golden share dell'uno e debolezze dell'altro; per tacere delle minacce di far cadere il governo appena nato se non si presiede la Convenzione affossa costituzione per la quale c'è una sola auto-candidatura… e ancora tant'altro, nessuna menzione: fa parte del gioco ufficiale approvato, cui tutti noi assistiamo imbelli e spinti a nostra volta a dividerci in branchi, e cosa vuoi che sia se un gruppo di persone invade il Tribunale di Milano? O che su un giornale appaiano articoli che cercano di mettere in ridicolo i calzini di un Magistrato? O che l'intero apparato mediatico ha attaccato i giudici che stanno facendo il processo alla trattativa Stato-mafia solo perchè, al di fuori del processo perchè non penalmente rilevanti, c'erano telefonate fra un privato cittadino e un monarca, cosa non si doveva non sapere noi comuni mortali? Di ciò.. nulla: traetene voi le conclusioni…
Son due giorni che parlo di rete, vero? Sia perchè quello che è tecnicamente, e come si è evoluta, sia per quello che rappresenta: sia nei paesi cosiddetti democratici che in quelli dittatoriali essa permette spazi di libertà incomprimibili nè reprimibili ….. nè con una legge nè con mezzi tecnologici, alla fine l'angolo non illuminato si trova sempre e si è liberi: nei paesi con ceti dirigenti intelligenti e che non ne sono terrorizzati, perchè non la sanno usare nè la riescono a controllare, essa è stata riconosciuta ufficialmente e assurta a diritto digitale del cittadino .. questo è l'unico modo per farsela amica o amleno non nemica: in Finlandia percorrono questa strada, ad esempio.
Ma in Italia? Bè….. se fate un giretto per isiti istituzionali dei partiti è un pianto, un noia; da periodo neandertaliano. Non la capiscono, nè sanno utilizzarlo, sono analfabeti digitali: si usano società e programmatori ma non c'è nessuna iterazione reale e una volta raggiunto lo scopo il sito è abbandonato a se stesso…. è anche vero che dal '94 il blocco di potere PD-l/PdL ha puntato tutto sulla tv e sul suo pubblico, peraltro maggioratario nel paese e quindi è ovvio che puntassero su messo di comunicazione che, per quanto obsoleto e superato, faceva egregiamente il suo lavoro di indirizzo e controllo dell'informazione; la rete era, e forse è ancora, per pochi (in Italia si stima che fra pc, console varie, tablet, iphone ecc., circa il 40% della popolazione vi accede …. ma sono stime perchè in realtà ci sono altri che stimano che circa la metà di questo 40% non se la può permettere o perchè ha perso il lavoro o perchè guadagna così poco, pensione o lavoro che sia, che a stento riesce a far fronte a bollette, affitti e mutui) intimi e quindi non vale la pena puntarvi soldi….. ma qualcosa è cambiato: con l'avvento delle tecnologie di trasmissione adsl e G3 e G4 molte più persone possono entrarvi e qui è sorto un problema: la caratteristica della rete è che nel momento in cui scrivi qualcosa o dici qualcosa … rimane lì e diventa parte del flusso informativo ossia diventa "informazione".
Ora se ho un mezzo, che non so come funziona ma che voglio controllare, come fare? Le leggi da sole non servono; ci vuole altro ….. ci vuole qualcosa che ne faccia il luogo dei cattivi in assoluto, il male. Infatti sono anni che:
- le campagne stampa insistono sulla rete come il luogo dove c'è, ad esempio, la pedofilia: dimenticando che la pedofilia non è una cosa digitale ma reale e molto a vicina a noi (il nostro vicino di casa ad esempio)..in rete c'è solo il luogo dove si manifestano ma il problema è tutto del mondo reale…
- sono anni che si disquisisce della pronografia digitale, ma senandate in qualunque edicola…… chiunque la può comprare o darvi un occhiata (idem per il film porno), eppure quello che risalta è il porno digitale.
- sono anni che la legislazione della privacy è parte integrante degli ordinamenti giuridici…. eppure quello che risalta è la violazione delle mail private (ultimo caso è quello dei cosiddetti "hacker del PD" che hanno violato le mail dei pentastellati) o dei diritti di copyright ecc. e di leggi ad hoc ne sono state fatte a iosa (ivi comprese leggi che per difendere un diritto commerciale violano proprio il principio costituzionale della libertà personale e digitale) e sono state tutte fallimentari perchè… basta andare nel mondo reale che giornali, riviste, tg le violino puntualmente in nome della libertà di stampa e di …. padrone che tira fuori i soldi e pretende servi e non cronisti.
- Sono anni che al potere fa gola il controllo dei mezzi dei comunicazione: la rete ancora non lo è eppure un pò alla volta le stanno stringendo il cappio intorno al collo al punto che da '94 ad oggi non c'è stato governo che non abbia presentato una legge bavaglio….
Sia chiaro cose come quelle su elencate ai punti 1) e 2) sono odiose e pericolose (E SOPRATTUTTO DA CONDANNARE SENZA SE E SENZA MA E PERSEGUIRE CHI LI AFFERMA E DIFFONDE DURAMENTE), ma sono state sempre dette: fate un giretto la sera nei bar o sui treni dei pendolari oppure ancora circoli politici di alcuni movimenti razzisti italici.. ne sentirete di peggio eppure vengono subito declassate a chiacchere in libertà .. se invece esse arrivano in rete, apriti cielo e sapete perchè? Perchè divengono parte del flusso infomativo e spaventano i buonisti e i benpensanti, poverini, ma soprattutto servono ai potenziali censori, spesso capaci di dire cose molto peggiori tranquillamente sui loro giornali (ma volete mettere, però.. loro dicono "politicamente" e quando esagerano proprio arriva subito la grazia…), per ululare alla luna e chiedere a gran voce leggi e repressione.
Ma cos'ha sostenuto Becchi? Su ci sono riportate alcune frasi dette, non le ripeto. E' un linguaggio "im"politico, o meglio pre-politico….. è il linguaggio comune ma, soprattutto, dice quello che pensiamo tutti, nei nostri reconditi pensieri: dov'è la differenza? Che, come altri, lo dice pubblicamente……. fa apologia? Può darsi, ma è in ottima compagnia come sopra ho dimostrato; in realtà il Prof dice un altra cosa: M5S ha fermato un ondata di violenza, l'ha incanalata in rivoli movimentisti e, poi, parlamentari e sarà difficile fermarla in futuro perchè "Saccomanni all'economia? Nessuna meraviglia se qualcuno in futuro prende i fucili visto che abbiamo messo un banchiere all'economia" ….. non mi pare il caso di fare l'analisi del periodo ma della comunicazione, si: mettere un banchiere all'economia spingerà la gente all'esasperazione, qualcuno potrebbe prendere i fucili perchè, e ci si può contare, sicuramente non ci saranno politiche sociali, ma tagli, mentre di sicuro tav, F35, sommergibili nucleari, la digitalizzazione dei militari italiani, missioni di guerra all'estero, ecc. saranno finanziati…. con gli stessi soldi che tagliano ai poveri, ai diversamenti abili, alla scuola pubblica, al lavoro, ai precari, ai giovani, alle università, ecc. ecco cosa significano quelle parole….. gli si da torto? Forse per i termini, si… ma ha "dotti" precedenti, anche politici, e ha detto cose serie: se l'ho capito io che sono un fesso qualsiasi….
Quello che mi fa specie è invece l'atteggiamento del M5S: l'hanno scaricato….. sono sotto schiaffo dei media? Sicuramente si, ma anche perchè non hanno, nonostante la prosopopea sulla rete, un valido centro di comunicazione, digitale e non, e, soprattutto, non sanno usare le parole ed assumersene la responsabilità: non è un caso che il post con il quale Grillo scarica il prof ha avuto commenti durissimi che di fatto lo accomunano agli altri (c'è scritto di tutto .. il meno peggio è perbenisti), quegli altri da cui si vuole distinguere al punto da congelare i propri rappresentanti in Parlamento: tradendo, parzialmente, il mandato degli elettori che chiedevano parlamentari attivi e non passacarte……. e se si faranno ancora mettere sotto schiaffo dai partiti e dai loro sodali allora si che le parole del Prof potrebbero essere, mio e suo malgrado, essere profetiche nel senso peggiore del loro significato e ritrovarci con un paese dove, se ci va bene, avremo movimenti violentemente antieuropeisti, come in Inghilterra dove l'UKIP stra stravincendo, e se ci va male … alba dorata e tutto quello che ciò potrà significare: ma forse il il potere è questo che vuole, perchè questo tipo di movimenti spesso sono "utili idioti" del potere, gli sono congeniali per congelare grandi fette di elettori emarginati….. e da emarginare. Più difficile é emarginare ul Prof come Becchi che dice alcune cose, male ma le dice.. ma dice quello che nessuno nega e tutti pensano ma che il potere teme come il diavolo: i cittadini comuni che comunicano fra loro hanno sempre fatto paura, vero?
p.s.
fa male sentir fischiare il proprio inno nazionale, ma se questo viene associato alla partitocrazia oggi imperante in italia perchè non cercare di capire il "perchè" vien fischiato e non solo condannare, forse giustamente, la sua manifestazione esteriore? Come possono i giovani e i precari o gli esodati o quelli che il lavoro l'hanno perso non per colpa loro o altro ancora….applaudire un simbolo di quello Stato che li ha abbandonati a se stessi?
E con queste riflessioni vi lascio a una buona domenica
MEDIAZIONE SOCIALE E INTERCULTURALE
MEDIAZIONE SOCIALE E INTERCULTURALE
Il fenomeno migratorio sta assumendo anche in Italia, come gia e avvenuto in altri paesi dell'Unione europea, una dimensione piu marcatamente strutturale. Questa maggiore stabilita viene resa evidente dall'aumento continuo delle presenze, dall'avanzato processo di ricomposizione di nuclei familiare, dal notevole numero di minori figli di immigrati (in prevalenza nati in Italia)i e dal crescente inserimento della manodopera immigrata nel mondo del lavoro.Per i nuovi arrivati deve essere reso piu agevole l'accesso ai servizi pubblici, da rimodellare in maniera tale da poter rispondere anche alle esigenze di questa nuova utenza. Resta pero il fatto che l'utente immigrato si trova in una piu accentuata situazione di bisogno e di maggiore insicurezza per la scarsa conoscenza dei meccanismi della nuova società. Cio esige, da un lato, un forte impegno di semplificazione amministrativa e, dall'altro, la messa a disposizione di una figura facilitatrice, che si adoperi per decodificare e raccordare i codici della societa di accoglienza e di quella di arrivo, e all'occorrenza si faccia carico di tradurre, interpretare e anche riempire la modulistica, evitando i malintesi, le linguaggini e nei casi estremi la perdita dei diritti. Questa e una funzione conosciuta in molti paesi di immigrazione, dove si parla di interpretariato di contatto e di conversazione o di interpretariatosociale, comunitario e culturale, accentuando cosi la valenza tecnico-professionale nel primo caso e quella socio-culturale nel secondo.La mediazione culturale, da considerare un vero e proprio ponte tra le due parti, serve ad agevolare il processo di integrazione degli immigrati e di mutamento della societa italiana che li accoglie in un comune impegno di reciproco adattamento.
L'utilizzo di mediatori culturali immigrati presso gli uffici pubblici contribuisce a rimuovere gli ostacoli che impediscono o intralciano la comunicazione con gli utenti immigrati, specie di recente inserimento, prevenendo le situazioni conflittuali e favorendo il conseguimento dei loro diritti.
Ma il compito della mediazione culturale non si esaurisce nel facilitare le pratiche amministrative ai nuovi venuti, il che porterebbe a qualificarla come emergenziale. Nel senso piu pieno la mediazione culturale consiste in un'azione d'insieme che favorisce l'integrazione culturale degli immigrati residenti in Italia e la loro accettazione da parte degli italiani su un piano di pari dignita. Accanto alla dimensione personale della mediazione vi e quindi quella collettiva, che coinvolge gruppi e associazioni e favorisce una vera e propria integrazione societaria. Il mediatore culturale e un operatore, dotato di una specifica preparazione, che nel processo di integrazione che si sviluppa a livello territoriale si inserisce nel territorio come figura "ponte" e interattiva tra gli immigrati, da una parte, e i servizi pubblici e la societa, dall'altra, al fine di interpretare le esigenze in campo e favorirne il raccordo.
Il riconoscimento professionale del mediatore culturale implica di per sé una sua istituzionalizzazione che, seppure secondo criteri di flessibilita, richiede un'adeguata messa a punto.
Le conoscenze di base, indispensabili all’esercizio della professione:
- Padronanza della lingua madre e dei codici culturali sottesi del gruppo immigrato di riferimento.
- Ottima conoscenza della lingua italiana.
- Competenze relazionali, comunicative, di decentramento emozionale e culturale.
- Buona conoscenza dell’organizzazione sociale e istituzionale italiana.
- Accanto a queste, il mediatore interculturale, deve possedere conoscenze specialistiche sui
settori in cui opera o andrà a operare, secondo la complessità dei campi d’intervento in cui si
misura, “specializzandosi in quel settore e aggiornandosi continuamente”.
Il mediatore interculturale è solitamente un immigrato o comunque una persona che, per esperienze
pluriennali di vita, conosce i codici linguistici e culturali della popolazione migrante di riferimento.
AMBITI D’INTERVENTO
Il mediatore interculturale, organizzato in associazioni o cooperative, opera in contesti ad alta
densità d’immigrazione e interviene nei differenti ambiti della realtà sociale:
- Nelle istituzioni pubbliche:
o educative di ogni ordine e grado,
o sanitarie (ospedali, consultori, ambulatori, pronto soccorso),
o sociali (uffici per l’immigrazione e sportelli per il pubblico, servizi sociali, centri e
comunità di accoglienza, servizi culturali, del lavoro e della formazione
professionale),
o giudiziarie (carcere, tribunali),
o amministrative (Comuni, Province),
o della pubblica sicurezza ( questure, prefetture, CTP).
- Nelle agenzie, associazioni e cooperative che operano nel sociale nei contesti migratori.
- Negli ambiti produttivi (imprese) e commerciali (banche), nelle organizzazioni sindacali di
categoria, dove sono presenti immigrati.
- Presso le famiglie e la popolazione immigrata
Elementi strutturali dell'educazione interculturale
Tutto quello che abbiamo detto finora su può riassumere nei quattro elementi strutturali dell'interculturalità:
a) l'interazione: il prefisso inter- vuol dire scambio, interazione: quindi ogni volta che siamo ancora
dentro un processo unidirezionale di trasmissione del sapere, un viaggio a senso unico e non un
viaggio con l'altro e con il punto di vista, la memoria storica, le fonti, le narrazioni e il sistema di
attese rispetto al futuro dell'altro, non si fa interculturalità. P. Bertolini dice: «L'interculturalità è un
movimento di reciprocità»;
b) l'empatia: l'interculturalità è un investimento affettivo: finchè propongo elementi di
una cultura altra in termini di esotismo, curiosità, folklore, non faccio interculturalità. Empatia vuol
dire che i ragazzi, rispetto a quell'elemento di cultura altra, devono vivere forme di apprezzamento,
di stima, quasi di innamoramento, senza dover necessariamente condividere gli aspetti profondi della
cultura altra; ma li rispettano, perchè servono ad altri popoli per dare significato alla loro storia,
alla loro vita. Anche Luciano Corradini sottolinea l'importanza pedagogica di questa dimensione:
«L'educazione interculturale non consiste solo nell'incontrare fisicamente "gli altri", neanche quando
sono colti e garbati, in uno splendido scenario storico e naturale frutto di un glorioso passato, se
non scattano le molle dell'interesse per la conoscenza, per la comunicazione, per la costruzionereti" relazionali. Questo interesse si fonda su una sorta di attesa, di stima pregiudiziale per ciò che
gli altri sono e per ciò che rappresentano, in relazione al passato e al futuro, a ciò che sono stati e a
ciò che possono essere, anche in virtù dei rapporti che sappiamo costruire con loro» (L. CORRADINI,
Educazione interculturale e progetti ministeriali
c) il decentramento: è necessario abituarsi ad assumere i punti di vista delle cultura altre nella realtà
che studiamo per non essere sempre autocentrati: si tratta allora di diventare abili nella ricerca di
punti di vista diversi dai nostri. Questo comporta la ricerca di materiali e strumenti che consentano
concretamente di vivere esperienze ed esercizi di "decentramento narrativo" (noi visti dagli altri,
quando gli altri siamo noi). Il decentramento è dunque un principio metodologico molto importante
nell'educazione interculturale. Luciano Corradini lo riassume, efficacemente, così: «Far percepire e
sperimentare all'alunno che una cosa può avere un valore per un altro ma non per se stessi e che, viceversa,
una cosa può avere valore per sè, ma non per un altro»;
d) la transitività cognitiva: la cultura "altra" provoca sul nostro sistema cognitivo una perturbazione,
uno spiazzamento cognitivoè un pensiero divergente che non si assimila facilmente alle nostre
idee. Quando noi cogliamo questa divergenza, abbiamo raggiunto il cuore dell'interculturalità. Ciò
sta a significare che l'esperienza interculturale è tale solo se "l'io" di ogni soggetto si allarga in direzione
"dell'altro", cioè fa spazio al punto di vista, alla memoria storica, alla narrazione, al pensiero
comunque divergente rispetto al proprio, alle attese di vita in senso lato, all'immaginario e al futuro
dell'altro. Perchè ci sia effettiva esperienza interculturale non è necessario però che ogni soggetto
faccia suo ciò che è dell'altro – anche perchè è difficile se non addirittura impossibile trovare casi di
assoluta identificazione – , ma è sufficiente che ciascuno colga ciò che è diverso dal "suo" e, se
crede, possa trasferirlo o no all'interno del suo sistema cognitivo. Da ciò consegue che, nell'esperienza
interculturale, avviene comunque una transitività cognitiva, uno spiazzamento del proprio orizzonte
nei riguardi di un pensiero divergente: l'altro entra in me anche se ciò non conduce necessariamente
ad un processo di assimilazione.
Dopo aver messo in evidenza alcuni essenziali momenti dell'educazione interculturale, cerchiamo
adesso di commentarli dipanandoli e riassumendoli in 15 "passaggi" che nella loro coerenza
interna e nelle istanze che evocano dovrebbero far luce su ciò che intendiamo quando parliamo di
interculturalità come esperienza educativa.
I 15 passaggi, inoltre, hanno il compito di offrire al lettore una definizione articolata e sintetica
dell'interculturalità: L'educazione interculturale è un processo multidimensionale, di interazione tra
soggetti di identità culturali diverse, che attraverso l'incontro interculturale vivono un'esperienza
profonda e complessa, di conflitto/accoglienza, come preziosa opportunità di crescita della cultura
personale di ciascuno, nella prospettiva di cambiare tutto quello che è di ostacolo alla costruzione
di una nuova convivenza civile.
Ecco, in sequenza, i quindici punti:
1) L'educazione interculturale è un processo … Tutti coloro che per varie ragioni hanno approfondito
il tema dell'interculturalità sottolineano anzitutto che si tratta di un "processo", cioè di un
cammino aperto, complesso e polivalente;
2) … multidimensionale … Questo processo chiama in causa una molteplicità di fattori e di dimensioni:
la persona e il gruppo sociale, la cultura e la religione, la lingua e l'alimentazione, i pregiudizi
e le attese, l'organizzazione scolastica e i libri di testo, la preparaziopreparazione del personale docente,
ecc.;
3) … di interazione … L'educazione interculturale è dunque un processo multidimensionale tra
soggetti portatori di culture diverse. L'interazione è importante perchè indica non un semplice rapporto
di conoscenza, ma anche una relazione di scambio e di reciprocità. Non c'è interculturalità se
il processo avviene in una sola direzione. Occorre realizzare una circolarità e una fecondazione reciproca.
È dunque ineliminabile il contagio, la contaminazione che veicola il "virus" dell'arricchimento.
Interazione vuol dire pertanto reciproco travaso di "magma culturale" e possibile tuttavia consapevoli del
confronto in atto con altre culture. Più coinvolgente e per varie ragioni più auspicabile è la presenza di nuovi
"innesti" nella genealogia culturale di un soggetto o di un gruppo sociale;
4) … tra soggetti … Al centro dell'incontro interculturale c'è sempre la persona in carne ed ossa,
con un volto ed un nome, la persona con tutti i suoi diritti e la sua dignità;
5) … di identità culturali diverse … I soggetti che prendono parte ad esperienze di educazione interculturale
possono anche appartenere alla stessa cultura ma devono essere tuttavia consapevoli del
confronto in atto con altre culture. Potremmo dire polivalenti o transetniche e la scuola, come luogo di educazione alla mondialità, dovrebbe già essere in marcia per la formazione di questa cultura.
6) … che attraverso l'incontro (interculturale) … La parola "incontro" ha la sua importanza in
un contesto di intercultura. In fondo questa si configura proprio come una pedagogia dell'incontro
fino alle sue ultime conseguenze per cui, quando l'incontro non c'è, bisogna provocarlo, altrimenti
l'altro rischia di rimanere soltanto un oggetto esotico che riguarda la curiosità o l'immaginazione,
l'incontro/scontro di volti e di storie, di memorie e di progetti;
7) … vivono un'esperienza profonda e complessa … Questo incontro/scontro di narrazioni diverse
viene a configurare l'educazione interculturale come un'occasione di crescita per il soggetto, un'esperienza
non superficiale e non ordinaria, ma profonda, complessa e forse anche rischiosa. Comunque
un'avventura da vivere come si vive un viaggio.
… di conflitto/accoglienza … In questo processo ambivalente che è l'interculturalità non si può
mai prevedere del tutto quale potrà essere l'esito finale, l'approdo. Rimarrà sempre un "gioco aperto"
tra il conflitto e l'accoglienza, non tanto di tipo morale quanto di tipo cognitivo. Si tratta cioè di
verificare se avviene o non avviene una "transitività cognitiva", cioè una contaminazione che produce
effetti nella stessa matrice cognitiva del soggetto9) … come preziosa opportunità di crescita … Questo deve essere il fine ultimo dell'incontro interculturale:
un'opportunità di "crescita" per la persona, vale a dire la possibilità di un incremento
culturale e antropologico;
10) … della cultura personale di ciascuno … Se l'educazione interculturale è un "movimento di
reciprocità" allora ciò che viene a modificarsi è la stessa cultura personale dei soggetti interessati;
11) … nella prospettiva di cambiare tutto quello che è di ostacolo … Ecco un altro dei punti focali
del processo interculturale: il cambiamento, la trasformazione dell'esistente, la tensione verso il
nuovo. È chiaro che i soggetti che partecipano consapevolmente e attivamente ai percorsi di educazione
interculturale si renderanno anche disponibili a cambiare tutto quello che impedisce di costruire
insieme una società più giusta e più rispettosa delle identità culturali di ciascuno;
12) … alla costruzione comune di una nuova convivenza civile … L'interculturalità, infatti, è intrinsecamente
connessa con la democrazia e dunque con una società più libera, più giusta, e più
conviviale, l'attuazione del principio delle pari opportunità … Come ha osservato il prof. Guglielmo
Malizia (cfr. "Solidarietà, eguaglianza delle opportunità ed educazione interculturale", in "orientamenti
Pedagogici", 38, 1991, pp. 501-508), ormai l'educazione interculturale deve esser vista come
un principio strettamente legato all'eguaglianza delle opportunità. Secondo il prof. Malizia, «L'educazione
interculturale richiede di guardare agli immigrati non come cittadini di serie B, ma di serie
A con diritti e doveri uguali ai nazionali e, quindi di riconoscere loro un ruolo attivo nell'elaborazione,
scelta e messa in opera delle strategie educative. Inoltre, si dovranno ridisegnare le funzioni, i
contenuti e i metodi della scuola in modo da porre fine ad ogni eventuale monoculturalismo di tale
istituzione. Bisognerà anche focalizzare prioritariamente gli interventi di natura interculturale sull'educazione
prescolastica, l'istruzione dell'obbligo e la formazione professionale»;
14) … il rifacimento dei libri di testo e l'adozione di tecniche attive e di strumenti multimediali
… L'educazione interculturale richiede profonde trasformazioni nel modo di insegnare. La pratica
educativa è chiamata a farsi sempre più interdisciplinare e multimediale. In particolare si dovranno
utilizzare le tecniche e le metodologie attive, dal gioco alla drammatizzazione. Ma soprattutto si dovrà
porre mano al rifacimento dei libri di testo.
15) … la riqualificazione degli educatori … La riqualificazione degli educatori è forse il problema
decisivo, quello da cui dipende il successo o il fallimento dell'impresa interculturale.
Bibliografia:
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Luison, L. (2006) La mediazione come strumento d'intervento sociale, Milano, Franco Angeli,
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Fiorucci, M. (2000), 'La mediazione culturale. Strategie per l'incontro', Roma, Armando,
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Lanna M. (2006), Mediazione sistemi e culture. Viaggio attraverso le comunità immigrate della Campania, Edizioni Melagrana Onlus,
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Palermo G., (2005), La violenza intrafamiliare tra diritto e mediazione, La città del sole, Napoli,
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Palermo G. (2008),- Prospettive socio-giuridiche della mediazione penale in Italia. Analisi comparativa con la Spagna, Edizioni Labrys
non nel terzo mondo ma qui in Europa, in Germania…..
Sembra una storia di altri tempi e di altri paesi: una storia di schiavitù che in paesi avanzati non dovrebbe essere possibile; in realtà non dovrebbe accadere da nessuna parte, ma proprio in paesi che si definiscono avanzati, proprio no: soprattutto quando i governanti di questi paesi danno lezioni di economia agli altri ergendosi a guida degli altri, come la Germania.
In Germania il centro logistico di amazon é stata oggetto di indagine di alcuni reporter della ARD che hanno fatto un video in cui documentano le condizioni schiaviste cui sono sottoposti migliaia di lavoratori immigrati ("europei", pare in larga parte spagnoli spinti lì dalla crisi del loro paese, e non) che, con contratti interinali, vivono segregati e con stipendi da fame a quanto ho letto che nemmeno nel terzo e quarto mondo accetterebbero e rinchiusi in villaggi vacanze non utilizzati; per giunta controllati da una società di vigilanza che ha come nome "H.E.S.S. security". Casi del genere ce ne sono ovunque, come detto, sul pianeta ma nella patria dell'efficienza e delle riforme dove tutto e tutti hanno garanzie e diritti questa é proprio grossa anche perché i "reali" lavoratori di Amazon sono alcune centinaia e gli altri hanno solo la prospettiva di un lavoro stabile… sia chiaro che Amazon non é l'unica cattiva perché la lista é lunghissima ma il punto non é nemmeno l'azienda che se lo fa é perché trova terreno fertile nella società tedesca e nelle autorità di vigilanza, che li (per mia conoscenza indiretta) sono efficienti ma é proprio la Germania: con quale background i tedeschi si permettono di sparare giudizi sugli altri europei? E da oggi in poi avranno ancora il coraggio di mettere in copertina spaghetti e pistole o parole come mafia, che pur esiste ed é radicatissima proprio in Germania, per fare del razzismo contro gli italiani?
Ora voglio proprio vedere come faranno a ergersi di portatori di "pensiero europeo" avanzato quando in casa loro non solo hanno:
- ministri che copiano tesi (come ovunque nel mondo, anche se si dimettono la cosa non cambia intanto l'hanno fatto);
- autorità efficienti che, dopo questa storia su amazon (di cui si sa grazie ai reporter di ARD, ma chissà quanti ce ne saranno ancora), dimostrano che lo sono, solo, riguardo ai … tedeschi… ma gli altri? Si deve forse pensare che non gliene frega niente e che quindi non sono poi così diversi da certe zone italiche dove si tengono in condizioni di schiavitù extracomunitari e italiani?
- hanno nelle loro città organizzazioni mafiose ben radicate e non credo che si dannino la vita per combatterle…… eppure i loro media popolari non pedono occasione per sottolineare la "differenza" con gli altri e dico differenza per non dire razzismo.
- non é la prima volta che neonazisti emergono nella società tedesce, am queto é un fenomeno in comune anche con altri paesi, italia compresa ma lì dimostrano una certa, come dire, "imprenditorialità in merito e anche un torrente carsico nella società che basta guardare nei punti giusti che si vede riemergere…. hai voglia a costruire posti della memoria come hai voglia a chiedere scusa e a perseguire ma in quella società ogni tanto quel torrente risale in superficie … vuoi nelle forze armate, nella polizia, nelle società di vigilanza… c'é sempre
- hai voglia a chiedere spiegazioni quando sei beccato con le mani nella marmellata, vero?
- ciò dovrebbe preoccupare non solo l'intero continente ma sopratttto quei tedeschi che credono davvero di vivere in un paese normale.
… da italiano comune potrei dire ben gli sta ma penso a quei schiavi che lavorano in quel centro logistico dell'assia e allora non posso che correre a prendere il …. maalox e pensare che é vero che tutto il mondo é paese ma che la vetrina del vecchio mondo poi così pulita non lo é …..
Nascono gli….. USEA
Con l'avvio della zona di libero scambio fra UE e USA il quadro si completa; un processo lungo 40 ani arriva a compimento con un area che va dal Messico alla Finlandia, dal Canada all'italia dove le merci, e forse le persone ma dubito in merito, e i capitali possono liberamente girare senza dazi e intoppi, sia doganali che legislativi, vari che li ostacolino. Ci sarebbe da dire "evviva" se fossimo nel mondo perfetto costruito dai liberisti con i loro calcoli econometrici, le loro statistiche e la loro ricetta (ricetta che come sappiamo fin dalla fine del colonialismo si é dimostrata pessima per chi vi é stato sottoposto.. penso all'africa, all'asia, e … alla grecia passando per l'islanda). C'erano alcune pre-condizioni da rispettare però che elenchiamo per ricordare agli smemorati:
- l'europa doveva unirsi, come direbbe l'amato capo di qualche anno fa …. fatto;
- l'europa doveva diventare un entità prima di tutto economica e poi, solo poi, politica ma …. debole e senza istituzioni che pesassero davvero, soprattutto il parlamento espressione dei popoli;
- eliminare quel fastidioso welfare che rendeva gli europei molli e sempre appesi alla mammella di mamma stato invece di dannarsi l'anima per cercare di sopravvivere a un costo minimo, sia chiaro, per l'investitore che si avventura nei campi da arare europei;
- si dovevano eliminare o depotenziare i sindacati come fatto negli usa dove son diventati organismi integrati nel sistema economico (gestiscono i fondi pensione e quelli assicurativo-sanitari attraverso i contratti e poco di più) e non come in europa dove vanno dalla sogestione tedesca al conflittualismo concertato della fiom italiana;
- bisognava adeguare la legislazione sul lavoro al modello americano quindi niente art.18 in italia, flex security all'inglese, precariato come forma principale del lavoro, demandare tutto alla "libera" contrattazione, possibilmente a livello locale, dei produttori senza interferenze politiche (ufficialmente) che mantengano equilibrata la situazione;
- redistribuire il carico fiscale e sociale dalle imprese ai lavoratori, e ai loro fondi pensione, per creare le condizioni affinché gli investitori …. possano fare i loro affari e scegliere liberamente dove e come mettere i loro soldi sempre al costo minimo naturalmente;
e altro ancora; in realtà la nascita della zona di libero scambio ha un altra precondizione alle precondizioni: che gli stati europei accettassero una comune economia basata sul libero mercato soprattutto finanziario e facessero dimenticare cosa ha significato "zona di libero scambio" per il Messico: un muro eretto dagli USA per impedire che i milioni di diseredati creati dal liberismo potessero arrivare nel paradiso americano e pesassero su quell'economia aggravandone i costi invece di morire di fame nel proprio paese e se proprio dovessero riuscire ad arrivarvi lo dovevano fare alle condizioni di "mercato", ossia da clandestini: ricorda nulla, a proposito dell'italia, tutto ciò? Tacendo sul fatto che, allentando i controlli doganali, una zona del genere favorisce l'evasione .. oops la circolazione dei capitali che dire del non secondario aspetto dell'ampliamento delal forbice sociale a sfavore dei cittadini dei ceti medio e medio-bassi che finora sono stati la colonna portante delle democrazie europee, e fino a qualche decennio fa, americana? Perché vedete la finanza e l'industria mal sopportano regole, democrazia, legalità, sindacati non allineati, politici che si occupano del sociale, lavoratori che guadagnano poco a fronte del livello di vita che devono affrontare, deboli, clochard, emarginati vari, ecc. ecc. ossia tutte quelle cose "spiacevoli" che son diventati cosa quotidiana, per esempio, grecia in questi mesi….. insomma non gliene importa nulla nonostante i tanti buonisti dal volto umano, ma dalla mano avara, son pronti a richiedere il rispetto dei diritti umani nei paesi non democratici (Iran, Cina, ecc.) quegli stessi diritti che stanno restringendo, e cancellando fra qualche anno con le riforme, nei paesi occidentali in nome dell'allargamento dei lacciuoli che impediscono il il dispiegamento degli spiriti animali del capitalismo.
Tutto quello che abbiamo vissuto finora era prodromico a tutto ciò: comrepsa la guerra valutaria e le crisi finanziarie perché mascheravano una lotta intestina all'interno delle grandi lobby politico-economiche per dominare il processo perché, se andasse in porto la cosa, avrebbero una montagna di profitti da fare a fronte di un mercato potenziale, a un costo per loro pari, se non minore, secondo solo a quello cinese: il paradiso senza colpo ferire. Avevano ragione i Rifkin e le Klein quando decenni fa denunciavano la crescente debolezza degli stati e il loro progressivo abbandono del welfare per creare il WTO, il FMI, la World Bank, ecc. attenzione però: nessun complotto ma solo affari da fare per conseguire profitti enormi senza pagare dazio né tasse troppo esose e nessuna rogna "sociale" che rimarrà ai singoli stati che dovranno farvi fronte come possono… se vogliono. Ecco perché é necessario che si sappia cosa stanno prarando e perché votare, o non votare, é necessario solo se si é decisi a contrastare un processo del genere che non prevede controlli né democrazia ma solo controllo sociale e minimizzazione dei costi o per dirla con naomi klein: privatizzazione dei profitti e socializzazione dei costi e delle perdite… auguri
Il Popolo di Mali si insorge contro la posizione algerina sulla crisi in loro paese


