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Il Marocco e la crisi del Mali

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Il Marocco ha qualificato “totalmente inaccettabile” l’indipendenza del Nord maliano e si è attivato con aiuti urgenti per affrontare la crisi umanitaria dei rifugiati maliani e si attiva diplomaticamente sul livello del Consiglio di Sicurezza e nel CEDAEO per la pace, la sicurezza e la stabilità nella zona sahel sahariana e per il ristabilimento delle istituzioni costituzionali in Mali.

 

Indipendenza del Nord maliano è “totalmente inaccettabile”

Il Ministro marocchino di Affari Esteri e della Cooperazione , Saad Dine El Otmani ha affermato alla Maghreb Arab Press (MAP) sul tema degli ultimi sviluppi in Mali, che la proclamazione unilaterale da parte del Movimento Nazionale della Liberazione dell’Azawad  (MNLA) dell’indipendenza del Nord maliano dalla Repubblica maliana è “totalmente inaccettabile” da parte del Regno del Marocco.
El Otmani ha precisato che il Regno del Marocco considera questa dichiarazione come una decisione “totalmente inaccettabile” visto le sue gravi conseguenze sulla pace, la sicurezza e la stabilità in tutta la regione, sottolineando la necessità per tutti gli Stati “di assumere la loro responsabilità per trattare questa questione”.

Aiuti umanitari marocchini ai rifugiati

Per le conseguenze della crisi nord maliano, è stato registrato un flusso di un grande numero dei rifugiati maliani verso i paesi vicini, tale esodo ha provocato una crisi umanitaria nella regione.
Il ministro ha indicato che il Governo marocchino ha preso iniziativa, eseguendo le Alte istruzioni di Sua Maestà il Re Mohammed VI per inviare aiuti umanitari per alleggerire le sofferenze di questi rifugiati in Mauritania, aggiungendo che il Regno si appresta ad intraprendere iniziative simili a profitto dei rifugiati maliani in Niger ed in Burkina Faso.

Mali ha le capacità di uscire dalla crisi

Sulla capacità del Mali di uscire dalla crisi democraticamente e senza danni, soltanto con l’aggravamento della situazione in tutto il Mali, il ministro ha fatto sapere che il Mali “considerato come una democrazia d’Africa, dispone di strumenti necessari per un ritorno flessibile e pacifico alla legittimità costituzionale, nella cornice di un consenso tra tutte le parti concernenti, compressa l’istituzione militare”, la quale ha espresso diverse volte la sua disposizione a rimettere il potere ai civili ed a agire nell’ambito delle Istituzioni costituzionali per poter gestire la crisi del Nord.

Politica estera del Marocco

El Otmani ha sottolineato che il Regno del Marocco, che accorda, nell’ambito della sua politica estera, un grande interesse alle questioni africane, in generale, e la regione Sahaelo-saharaiana in particolare, intraprende contatti e consultazioni con i paesi della regione e diversi paesi amici per ricercare i percorsi di cooperazione propri a “aiutare i fratelli maliani ad uscire dalla loro crisi”.
Golpe di stato contestato
El Otmani ha aggiunto che il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione si è attivato subito dopo l’annuncio del Golpe di Stato militare in Mali, con un comunicato ufficiale sottolineando la necessità di ristabilire le istituzioni costituzionali, di preservare l’unità territoriale di questo paese fratello e di fermare l’effusione di sangue dei maliani.

Istituzione di una cellula di crisi Ad Hoc

Il Ministero marocchino ha deciso di istruire una Cellula di crisi Ad Hoc per assicurare e di seguire la situazione della comunità marocchina residente e per evitare ogni attentato contro l’imprenditoria marocchina  in Mali.

La diplomazia marocchina attiva per una soluzione pacifica

La diplomazia marocchina può giocare un ruolo importante per aiutare al regolamento di questa crisi, El Otmani ha fatto sapere che su le Alte Istruzioni del Re Mohammed VI, il Marocco ha annunciato la sua disposizione ad apportare tutto il sostegno necessario per contribuire alla ristabilimento della sicurezza e della stabilità in Mali e garantire una uscita serena e pacifica a questa crisi, partendo dalla sua posizione da membro non permanente del Consiglio di Sicurezza e membro osservatore in seno della Comunità Economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest (CEDAEO), ed in conformità con le sue orientazioni diplomatiche basate sul rispetto di principio di sovranità.
L’ambasciatore del Regno del Marocco a Bamako, che ha incontrato diverse volte il capo del comitato militare maliano, è stato incaricato di affermare la necessità di ristabilire il funzionamento della istituzioni costituzionali, auspicando la disponibilità del Regno marocchino a tenersi accanto al Mali per la preservazione della sua sicurezza, della sua unità e della sua stabilità.
I ribelli tuareg che hanno preso nelle ultime settimane il controllo del nord del Mali hanno dichiarato l'indipendenza della regione dell'Azawad. Con un comunicato pubblicato sul sito del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla), il segretario generale Billal Ag Acherif ha annunciato l'indipendenza dell'Azawad. "Data la completa liberazione del territorio – si legge – dichiariamo in maniera irrevocabile l'indipendenza dello Stato a partire da oggi, venerdì 6 aprile del 2012". L'Mnla accusa il governo del Mali di cattiva gestione, nonché di aver tentato di sterminare la popolazione tuareg e di aver violato la normativa internazionale in materia di popoli nativi.
Inizialmente i ribelli sono riusciti a conquistare soltanto piccole città, ma nelle ultime settimane hanno approfittato del caos scatenato nel Paese dal golpe militare e hanno preso il controllo delle principali città nel nord del Paese.

Yassine Belkassem


Marocco qualifica “totalmente inaccettabile” la proclamazione dell’indipendenza del Nord del Mali e il Re Mohammed VI ordina di inviare urgentemente aiuti.

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Marocco qualifica “totalmente inaccettabile” la proclamazione dell’indipendenzadel Nord del Mali e il Re Mohammed VI ordina di inviare urgentemente aiuti

Il Ministro marocchino degli affari Esteri e della Cooperazione, Saad Dine El Otmani, ha qualificato “totalmente inaccettabile” la proclamazione unilaterale del Movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (MNLA) del Nord maliano.

Il Marocco considera che tale inaccettabile decisione avrà conseguenze gravi sulla pace, la sicurezza e la stabilità in tutta la regione.
El Otmani ha, inoltre, indicato che il Re Mohammed VI ha dato istruzioni al governo marocchino di inviare urgentemente aiuti umanitari, per alleviare le sofferenze dei rifugiati maliani in Mauritania, aggiungendo che Rabat si attiva per intraprendere iniziative simili a favore dei rifugiati maliani in Niger ed a Burkina Faso.


L’Aquila 3 anni dopo. Vivere, resistere, ricostruire.

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dal Comitato 3e32 – 6 aprile 2009, 6 aprile 2012. Le ricorrenze, si sa, inducono ai ricordi, alle comparazioni, ai giudizi. Proviamo allora ad utilizzare questa occasione, il terzo anniversario del terremoto dell’Aquila, per fare un bilancio, necessariamente parziale e provvisorio, di questi tre anni post-sisma; un bilancio che ci serve non a cristallizzare una verità definitiva, ma a darci dei punti di riferimento da cui guardare al futuro.
 
La memoria non è mai qualcosa di neutrale o indifferente, così come non lo sono le narrazioni. Scegliere cosa raccontare, e il modo in cui farlo, significa scegliere quali punti di vista e quali valori trasmettere: non a caso si dice comunemente che “la storia la scrivono i vincitori”. Ebbene, la storia “ufficiale” della nostra città è purtroppo fin troppo nota, è la storia del “miracolo aquilano” di Berlusconi agghindato con il casco da pompiere, del salvatore della patria Guido Bertolaso, dei salotti televisivi di Bruno Vespa. Un triste miscuglio di menzogna e retorica degno dei copioni delle peggiori fiction di Mediaset.


sciopero della fame dei poliziotti

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ANIP – POLIZIA NUOVA

Segreteria Federale Nazionale

 

Comunicato stampa

 

“ Proclameremo lo sciopero della fame per tutelare la nostra salute e quella delle nostre famiglie”

 

Siamo alle strette finali, per ultimo, come la ciliegina sulla torta, il Governo MONTI, schiaffeggia i suoi servitori saltando gli incontri con il sindacati delle Forze di Polizia e si appresta a togliere loro un altro diritto sacrosanto, quello della specificità!!!

Siamo stati inseriti nel pubblico impiego nonostante sia chiaro che le Forze dell’Ordine sono da considerarsi a tutti gli effetti diverse e tra i lavori più usuranti che esistono perché combattono in ogni ora del giorno il crimine, pronti durante la notte, i giorni festivi e quanto altro a sacrificare la propria vita per quattro monete al mese per la tutela della sicurezza del cittadino !!!

Chi continua ad ignorare tutto questo, dovrebbe vergognarsi !!!

Adesso la misura è colma!!!

Di fronte al massacro ventennale che le divise dello Stato stanno subèndo proclameremo lo sciopero della fame davanti ai palazzi ricchi della capitale dove tra fatti e misfatti continuano ad emergere centinaia di episodi di corruzione, agi ingiustificati e spreco di denaro il tutto per tanti miliardi che avrebbero evitato la abbondantemente qualsisasi crisi!!!

L’altra vergogna è che osano chiedere pure sacrifici!!!

Chi continua a ignorare le esigenze e le proteste democratiche e legittime riconosciute al Sindacato di Polizia non può rappresentare questo paese!!!

Basta essere presi in giro dalla casta che mantiene il Governo MONTI!!!

I TAVOLI ROTONDI, dove viene decisa la mala sorte dei poliziotti sono, ormai, da considerarsi un attentato che fa rischiare alla Repubblica di sprofondare nel buio piu’ assoluto !!!

L’Ordine e la Sicurezza Pubblica non interessa alla classe politica, che vede questo come una spesa e non come un investimento, non sanno che senza sicurezza non esiste sviluppo e in questi gravi momenti di crisi tutte le risorse utili al mantenimento democratico della pace sociale vanno sostenute con ogni mezzo!!!

Quindi cosa ancora vogliono fare? Toccare finanche le pensioni dei Poliziotti!!!

Gli uomini in divisa ultracinquantenni hanno una loro dignità, non possono essere trattati come rifiuti da buttare  in altre amministrazioni o messi in mobilità!

Signori Ministri, al pari degli attuali parlamentari, nessuno vi ha eletti, vi siete eletti tra di voi, continuate ad offendete la democrazia rifiutando anche un costruttivo confronto con il Sindacato di Polizia il che significa mettere in atto un vero e proprio attentato alla democrazia, alla liberta sindacale e volere minare seriamente la Sicurezza Pubblica Nazionale!!!

Signor Presidente della Repubblica INTERVENGA subito per porre fine a questo scempio che offende e mortifica le Forze di Polizia !!!

Pretendiamo maggiore rispetto dalle Forze Politiche soprattutto in un momento cosi’ difficile per la nostra Nazione!!!

 

                                                             Il Segretario G. Nazionale Vicario Federale

                                                                                     PICARDI Francesco Saverio    

 

Tel. 333.7147555 – 331.3789788 – Sede legale : Via Stadera nr. 84 Napoli – Telefax 081.7416065 – 081.19567192 – 081.272211 – segreteria@pnfinazionale.it


OGGI I BAMBINI IN CARCERE FINO A 6 ANNI.

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A quasi un anno dal promulgamento della legge 62/11 sulle madri detenute con bambini non si è ancora messo mano al decreto attuativo che consentirebbe di applicare in modo corretto le intenzioni della legge e di non lasciare alla discrezionalità dei magistrati la responsabilità di dover interpretare una normativa che mostra lacune e ambiguità, ovvero evitare in via definitiva il carcere a tutti i bambini.

 

Il convegno-workshop “Bambini in carcere: non luogo a procedere” organizzato a Milano, nel pomeriggio di giovedì 29 marzo, presso l’università Statale, da Bambinisenzasbarre e Terre des Hommes, ha fatto il punto della situazione assieme agli attori principali della riforma e agli operatori sul campo e, al contempo, ha inteso promuovere il promulgamento di un decreto attuativo della legge, che non lasci la questione solo all'interpretazione, pur attenta, dei magistrati, e permetta un’applicazione della normativa quanto più rispondente al diritto universale di protezione dei bambini.

Attualmente, secondo il messaggio inviato dalla Ministro della Giustizia Paola Severinoal convegno nelle prigioni italiane ci sono ad oggi 54 bambini.

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LE PROPOSTE DI LEGAUTONOMIE E FORUM SALUTE PER MIGLIORARE SALUTE IN CARCERE.

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"Il sistema penitenziario italiano si trova oggi in una condizione di intollerabile sovraffollamento con la presenza di poco meno di 67.000 detenuti, per una capienza di 45.000. Inoltre crea profondo rammarico constatare come sia stato disatteso per quattro anni il percorso di dismissione degli ospedali psichiatrici giudiziari, così come previsto dal Dpcm del 2008 e sia stato necessario un ulteriore provvedimento di legge per stabilire una data certa per la loro chiusura, il 1 febbraio 2013".

Così il presidente di Legautonomie e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, è intervenuto al convegno nazionale "Le città e il sistema penitenziario" organizzato oggi a Firenze da Legautonomie e dal Forum per il diritto alla salute dei detenuti, che ha visto la partecipazione del ministro della salute Renato Balduzzi, del Capo Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Giovanni Tamburino, e di quasi 200 persone, un parterre fatto di esperti, rappresentanti degli agenti di polizia penitenziaria e dei direttori di carcere; magistrati di sorveglianza; di operatori ed educatori, di medici e personale medico e paramedico sanitario, docenti, psicologi, semplici volontari.


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