Quali compromessi deve fare un artista per poter lavorare?
O meglio, come possiamo valutare i rapporti strumentali che l’artista si trova, suo malgrado, a dover affrontare lungo il suo percorso umano e professionale? Nel dare una risposta al quesito vi segnalo che, questo articolo, si ricollega a quest altro e vuole integrarlo.
Ci sono due possibili repliche a questa domanda che si collocano agli antipodi di un ampio spettro di ipotesi di risposta: una che nega qualsiasi dialogo col potere economico che influenza le carriere; l’altra che accetta a-criticamente qualsiasi mezzo pur di arrivare. Nel mezzo ci stanno tutte le gradazioni possibili.
E’ evidente come, ognuno di noi, debba confrontarsi con la realtà che lo circonda, per tutta una serie di necessità, che vanno dalla mera sopravvivenza alla felice realizzazione di sè. Possiamo, quindi, affermare che un contatto fra artista e mercato é un passaggio obbligato, dettato dalla necessità di mangiare, vestirsi, fare parte della società, eccetera… Ma ciò che é altrettanto necessario, per l’artista, é riuscire a rimanere autonomo, il che si traduce nell’avere un controllo sulla propria opera. Lo status di autonomia si può ottenere soltanto se l’artista si integra, cioé attua dei compromessi, in maniera critica. Assume un ruolo sociale, diventa parte del sistema dell’arte ma non tace le sue critiche e denuncia la relatività del suo ruolo, in virtù del fatto che diventare un semplice burattino nelle mani di qualche personaggio privo di scrupoli é la sorte peggiore che può patire una persona creativa.
Concludendo, i compromessi vanno accettati soppesandone ricavi e perdite, purché non limitino l’autonomia del e quindi il controllo sul proprio lavoro.
Riconoscere l’artista di valore.
Qualche giorno fa, ho scritto un articolo sull’arte contemporanea e sulle cazzate vendute per essere (quasi) dei capolavori. A parte la slealtà insita nel propinare ai collezionisti delle patacche, diventa urgente discriminare tra ciarlatani ed artisti, tra oggetti di immediato consumo ed opere d’arte. Ho riflettuto sul tema e questo articolo é la sintesi di ciò che ho soppesato fra me e me. Intanto, partiamo dalla constatazione che il mercato capitalistico contemporaneo si é enormemente dilatato negli ultimi decenni, includendovi pure delle cose di dubbia utilità (la crisi economica che stiamo vivendo, forse, tra le tante cose cattive magari spazzerà via un pò di ciarpame). Quindi, si é dilatata la necessità primaria del consumo per realizzare i profitti. A questo scopo qualsiasi cosa deve andar bene, per cui si abbassa la soglia etica, morale, di gusto, di cultura. Lasciando stare per un momento ciò che si é prodotto fuori dai nostri confini e focalizzandoci sulla nostra realtà nazionale, ci accorgiamo che in tutto questo meccanismo la sua parte l’ha avuta pure una ingestita e non-programmata scolarizzazione di massa, dove l’insegnamento é diventato nel tempo più un approdo sicuro per chi cercava un impiego che non una missione. Peraltro senza una comunicazione tra mondo del lavoro e realtà scolastica, per cui oggi ci troviamo di fronte ad un sacco di giovani con in mano delle lauree sbagliate, e lasciamo stare il fatto che essi vivono in un paese sbagliato incapace di fornire loro una prospettiva.
In questo contesto molte persone si improvvisano artisti senza avere fatto delle esperienze pregresse necessarie per poter essere definiti tali. Ovvero; possedere un curriculum-vitae, una cultura generale, delle capacità manuali. Al contrario, oggi abbiamo capacità manuali spesso inesistenti, tecnica supportata dalla tecnologia dei giorni nostri la quale ha inferto un colpo quasi mortale a quelle capacità, come ad esempio la computer grafica, ed artisti disposti a vendersi a critici d’arte corrotti pur di emergere nel mondo dell’arte. Sono dell’idea che, anche se uno decidesse di fare come Lucio Fontana un taglio sulla tela, dovrebbe necessariamente avere alle spalle un lungo percorso di artista e aver fatto pratica anche nel campo delle arti figurative per dare credibilità a ciò che vuole promuovere, altrimenti verrebbe preso per un ciarlatano. Anche se l’arte é provocazione (ad esempio il proporre merda in scatola o altro) non é arte se non ci sono i presupposti sopra descritti.
Il problema più grave é che viviamo in un mondo di uomini con pochissima cultura personale che non sono in grado di decifrare il vero artista ma basta loro sapere che é promosso dal tal critico (molto probabilmente o sicuramente comperato) per dargli credibilità. L’arte oramai é in mano ai potenti ed é un grande giro di affari e, aggiungiamo, nel quale può entrarci chiunque purché abbia i soldi.
In questo panorama non facile, ci sono, ovviamente, anche degli artisti capaci la cui lista sarebbe un pò lunga. Ognuno di voi potrebbe farsela da solo analizzandone curriculum vitae, cultura generale ed abilità manuali. Prossimamente vedremo di capire quali sono i compromessi che un artista si trova solitamente ad affrontare lungo il suo cammino nel mondo dell’arte.
Inaugurata la nuova fabbrica Renault-Nissan di Tangeri in Marocco alla cerimonia ha partecipa Sua maestà il Re Mohammed VI
I dati in breve:
- La fabbrica attrae 1,1 miliardo di euro.
- Capacità industriale di circa 400 mila macchine/anno.
- Capacità di produzione di 30 veicoli all’ora nel 2012 e di 60 nella fine di 2014.
- Impiego di 6 mila posti di lavoro diretti e 30 mila indiretti.
- 3,5 miliardi di euro di esportazioni supplementari.
- Parte integrante di un insieme di progetti strutturanti in particolare il porto Tanger Med destinato ad accompagnare lo sviluppo economico della zone nord del Marocco.
- Tangeri è a 14 km dalla riva nord del Mediterraneo.
Da Hopper a Warhol mostra San Marino
Uno sguardo sulla pittura americana del Novecento è quello che propone l'interessante mostra che si svolge negli spazi del Palazzo SUMS di San Marino fino al 3 giugno 2012 e si intitola "Da Hopper a Warhol. Pittura americana del XX secolo". E' la prima volta che in Italia si afronta un percorso artistico così approfondito su questo tipo di pittura. Le venticinque opere esposte raccontano seppur non nella sua interezza lo sviluppo nel Novecento della pittura statunitense.
La mostra apre il suo percorso con un confronto tra il realismo di Edward Hopper e di Thomas Hart Benton per poi deviare in una esperienza molto particolare come quella di Giorgia O’Keeffe. La tappa successiva vede protagoniste dell'occhio del visitatore i capolavori dell'astrattismo americano realizzati da Jackson Pollock, Franz Kline e Willem de Kooning. Uno spazio è riservato a un singolare autore Arshile Gorky.
La mostra sammarinese non poteva non includere in questa prestigiosa esposizione le opere dei due maggiori rappresentanti della Pop Art: Andy Warhol e Roy Lichtenstein. A concludere la mostra sono due quadri di Andrew Wyeth e un grande quadro di Keith Haring.
L'occasione di ammirare opere di grandi artisti raccolte nello stesso contesto e provenienti da importanti musei e nello stesso momento di visitare l'antica repubblica, il suo affascianante centro storico e dormire a San Marino godendo di una vista mozzafiato sulla Riviera Adriatica.
Rispetto di sè e perdita della pazienza nel mondo dell’arte.
Ho perso la pazienza quando ho visto le opere esposte alla Art Los Angeles Contemporary. E’, naturalmente, un vecchio problema quello dello smacco prodotto dall’arte contemporanea (per meglio dire, di un certo tipo di arte contemporanea che si compiace nell’auto-definirsi tale) nei confronti dell’osservatore, non solo quando costui/costei sia un profano ma anche quando costui/costei abbiano l’occhio ed il cervello esercitati.
Non voglio nemmeno addentrarmi a considerare i lavori di Samara Golden o di Matthew Stone, mi basta vedere quelli di Eddie Martinez e Brian Kennon. In quest’ultimo caso non posso nemmeno accettare si tratti di onesto artigianato. Non lo é. La pubblicità di una rivista incorniciata é una stronzata e basta che non aggiunge nulla alla nostra consapevolezza né, tantomeno, alla storia dell’arte. Appena cliccata la pagina e dopo aver letto l’introduzione ho visto il lavoro di Martinez. Discutibile ma almeno un minimo progettato e faticato. La pubblicità incorniciata é inaccettabile ma ha l’unico pregio, se così si può dire, di svelare il senso di ciò che talvolta può essere il sistema dell’arte contemporanea: un gioco di società per ricchi che non hanno nulla di meglio da fare.
Energie in luce
Marco Lodola – Sculture Luminose
4 Febbraio – 17 Marzo 2012
Il Giardino Segreto del Marchese – Cava de' Tirreni (SA)
————————-
Il Giardino Segreto del Marchese ospita la personale dell’artista Marco Lodola “Energie in luce”.
Lo spazio espositivo di C.so Umberto I, 77 di Cava De’ Tirreni, apre con Lodola la collaborazione con Amstel Art (http://www.amstelart.com/), la prestigiosa galleria londinese d'arte moderna e contemporanea di Leandro Grasso, con sede anche a Milano.
Le opere esibite, tutte appartenenti al recente biennio 2010-2011, hanno in comune le energie presenti in un abbraccio, nella Porche 911 o nella musica, unite alla forza espressiva, fatta di colore e di luce, di Marco Lodola.
L’artista, tra i fondatori del movimento “Nuovo futurismo”, recupera l’idea dell’arte come parte integrante della vita, in modo semplice e senza elitarismi.
Le sue sculture di livello internazionale, esibite a Pechino, Miami, New York, Montecarlo e Londra tornano in Campania dopo l’esibizione a Paestum del 2000.
Il Giardino Segreto del Marchese con la mostra “Energie in luce, Marco Lodola – sculture luminose" continua gli appuntamenti con l’arte di livello internazionale dopo la prestigiosa mostra “Mirò, il poeta del colore”.
La mostra avrà inizio alla presenza di Lodola sabato 4 febbraio alle ore 18,30 e avrà la sua conclusione sabato 17 marzo.
Il Giardino Segreto del Marchese
C.so Umberto I 77 Cava De’ Tirreni.
Tel: 089343694,
info@ilgiardinosegretodelmarchese.it
http://www.ilgiardinosegretodelmarchese.it/
Partners:
Amstel Art (http://www.amstelart.com/),
Wstaff (www.wstaff.it),
Andrea Giordano creative director.


