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No violence a Viterbo

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Mercoledì 28 gennaio 2015 alle ore 19 nella cornice del Complesso Rinaldone "Ristorante A Casa" di Viterbo, l'associazione culturale Fajaloby di Marcia Sedoc con il patrocinio della città di Viterbo presentano "No violence", spettacolo musicale e teatrale con apericena a favore della Casa di Accoglienza "Sacra Famiglia". Interverranno Luisa Ciambella, Vice Sindaco di Viterbo, Daniela Bizzarri, Consigliere Pari Opportunità del Comune di Viterbo, Marcia Sedoc, Presidente Associazione Fajaloby, Michele Simolo, Responsabile mostra fotografica.

Conducono Marcia Sedoc e Anthony Peth, testimonial Made in Italy.

L'evento vede la partecipazione dei ragazzi della "Sacra Famiglia" e di numerosi artisti del mondo dello spettacolo, tra gli ospiti Andy Luotto, Nadia Bengala, Demetra Lisa Hampton, Maria Monsé, Chiara Pavoni, Mauro Restivo, il trio lirico Blu Casanova, Punto & Virgola, Nadia Erbolini, Antonio Marano, Sara Scognamiglio, Antonio Saccà e il Presidente Associazione Internazionale Centro per la pace, Umberto Puato.


Sarà Nino Marazzita a difendere poliziotto multato e denunciato da Polizia a Ostia dopo essere intervenuto per servizio

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Il celebre penalista e star di Forum entra così come patrocinatore nella vicenda che è stata resa nota mesi fa dal  movimento Automobilisti Vessati

 

 

Alcuni mesi fa il nostro movimento aveva reso nota una vicenda alquanto paradossale, in cui un poliziotto sarebbe intervenuto fuori dal servizio a Ostia, seguendo le prescrizioni imposte dai doveri di istituto, per bloccare un’automobilista che aveva commesso una violazione molto grave delle norme del codice della strada, ma nel frattempo era giunta una volante della Polizia di Stato che, non solo gli aveva ritirato la patente, ma l’aveva anche denunciato. Avevamo chiesto l’interessamento di varie cariche istituzionali, ma purtroppo finora non sembra che la loro sensibilità sia stata sollecitata da un’esigenza di verità che a nostro avviso è più che necessaria, anche alla luce delle ombre aleggianti sulla vicenda, che va casualmente e inevitabilmente a intersecarsi con un’altra indubbiamente più dolorosa, su cui sembra gravare l’azione di  un clan mafioso del litorale, di cui il poliziotto in questione fu vittima, essendo stato minacciato e aggredito da un esponente di spicco del clan stesso. Ma soprattutto perché siamo vicini all’operato delle forze dell’ordine, di cui riconosciamo e sosteniamo il ruolo fondamentale nel mantenimento del nostro assetto democratico e qualsiasi sospetto sulla gloriosa uniforme della Polizia di Stato deve essere immediatamente spazzato via, per garantire quell’imprescindibile fiducia che i cittadini devono necessariamente nutrire verso l’istituzione cardine dello stato di diritto. E in questi giorni apprendiamo con grande piacere che a difendere l’agente sarà il più famoso penalista d’Italia, l’avvocato Nino Marazzita, noto per aver partecipato, con la sua alta professionalità, alle pagine giudiziarie più tristi e oscure della nostra storia patria, dal delitto di Aldo Moro e degli agenti della scorta all’ omicidio di Pier Paolo Pasolini (avvenuto per ironia della sorte proprio a Ostia), e reso celebre anche per la costante presenza, in qualità di giudice, nella trasmissione Forum, condotta da Barbara Palombelli su Canale 5, quella stessa trasmissione che ha fatto la fortuna di personaggi come Rita Dalla Chiesa e Paola Perego. Per esercitare quel vizio della memoria che ci contraddistingue, a fronte dell’italica tendenza sempre a dimenticare e passare oltre, riproponiamo di seguito la presunta ricostruzione della vicenda così come l’abbiamo pubblicata quando abbiamo deciso di divulgarla.

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Un poliziotto sarebbe intervenuto fuori dal servizio, mentre si recava al lavoro, per bloccare un’autovettura che aveva appena consumato una grave infrazione al codice della strada, ma giungeva una volante della Polizia che gli ritirava la patente e lo denunciava. La vicenda, che appare alquanto surreale, si è consumata nel dicembre 2012 nei pressi di Ostia, ma ora, alla chiusura delle indagini preliminari, il nostro movimento ha deciso di renderla nota. Ci sembra doveroso, visto che da sempre difendiamo strenuamente l’operato delle forze dell’ordine, pilastro basilare del nostro sistema democratico, cercare di contribuire a fare chiarezza su un evento che , aldilà del reale svolgersi dei fatti, merita la dovuta attenzione e riflessione su dei punti, a nostro avviso dubbi, che presenta, e nella vicenda in sé, ma soprattutto in vicende di contorno con cui va inevitabilmente a intrecciarsi, e per fare ciò chiediamo l’interessamento di tutte le realtà associazionistiche, movimentistiche e partitiche, al fine di dare il maggior risalto possibile presso la pubblica opinione e l’interessamento fattivo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, del Ministro dell’Interno Angelino Alfano, del Capo della Polizia Alessandro Pansa e del Questore di Roma Massimo Mazza.

Andiamo con ordine. Una mattina il poliziotto in questione, in base a quanto dallo stesso dichiarato in atti, durante il tragitto percorso per andare a prendere regolarmente servizio, si trova in fila al semaforo posizionato all’altezza dell’incrocio in cui via del Lido di Castel Porziano si immette su via Cristoforo Colombo. A un certo punto scatta il verde e un’autovettura che lo precede si stacca dalla fila sorpassandola. Una condotta pericolosissima che spesso in quel posto ha provocato incidenti. Il poliziotto un attimo dopo fa lo stesso, “con le cautele del caso” come dichiarerà. La volante, appartenente al Commissariato di Ostia, in fila anch’essa, compie la stessa manovra e, subito dopo il semaforo, ordina l’alt alle due autovetture contestando l’infrazione. Il poliziotto fermato, tesserino alla mano, scende immediatamente dichiarando le sue intenzioni di fermare l’autovettura, contento per la presenza della pattuglia, che avrebbe potuto procedere al suo posto, e immediatamente viene freddato dalla reazione del suo collega, un vice sovrintendente, che gli comunica che avrebbe elevato il verbale di contravvenzione a suo carico con relativo ritiro di patente, contestandogli il superamento dei veicoli al semaforo. Non entriamo nel merito di quanto avvenuto successivamente, in quanto ognuno ha riportato in atti la sua versione dei fatti; il vice sovrintendente, che sembrerebbe essere un simpatizzante di Benito Mussolini, avrebbe detto: “Tu a me per il culo non mi ci prendi, io vengo dalla squadra mobile e non mi faccio prendere per il culo da te”, con l’aggiunta di “oggi non è proprio giornata”, mentre nell’atto di denuncia della pattuglia si legge che l’agente multato avrebbe pronunciato: “Io ho già rovinato l’ispettore ******* e l’ispettore ******** del Commissariato di Ostia  e sicuramente rovinerò anche voi”. Lasciamo a chi di competenza l’accertamento del reale svolgersi dei fatti, in particolare di quest’ultima fase dell’accaduto.

Invece teniamo a sottolineare che i due ispettori cui si fa riferimento, in realtà sono due ispettrici che, in servizio nella notte a cavallo tra il 4 e il 5 luglio 2007, furono protagoniste di una vicenda dai contorni poco chiari insieme allo stesso poliziotto multato che, come affermato in atti “era stato costretto a vergare una relazione di 18 pagine all’ex dirigente del suo commissariato dott. Rosario Vitarelli”. Sembra che l’agente avesse subito un tentativo di investimento da parte di una persona in rapporti con il tristemente noto clan mafioso Spada di Ostia, nei confronti della quale aveva presentato delle denunce in precedenza per vari reati. Visto che, a suo dire, il tale era in stato di ebbrezza, questi chiese l’intervento di una volante per farlo accompagnare in commissariato, per denunciarlo in merito all’accaduto e in particolar modo per farlo sottoporre a test alcoolemico. Ebbene, in una notte di luglio, quando sul litorale era in atto una massiccia azione di controllo da parte delle forze dell’ordine contro alcool e droga, le due ispettrici pare non siano riuscite a reperire un etilometro, né tantomeno, in alternativa abbiano ritenuto di sottoporre la persona, a cui era stato permesso di restare con la moglie al suo fianco durante la permanenza in commissariato, a esame ematico in ospedale. Per di più, non si comprende come e da chi, notizie altamente riservate e coperte da segreto d’ufficio, sia relative agli atti di quella notte, sia relative all’attività professionale e financo allo stato di salute del poliziotto, furono riferite all’avvocato del fermato che ribaltò a suo favore la vicenda denunciando il poliziotto per arresto illegale e calunnia, nonostante non sembra sia mai esistito un verbale d’arresto, mentre la condotta del tizio rimase così impunita, nonostante la presenza di certificati di Pronto Soccorso che attestavano le lesioni successive al tentato investimento. Addirittura anche la moglie, il cui accompagnamento non era stato mai richiesto e neanche era stata mai citata nell’atto di denuncia, divenne magicamente arrestata. Tra l’altro pare fosse già noto che alcuni mesi prima il tizio fermato si era presentato con un autorevole esponente del clan, molto conosciuto  alle cronache giudiziarie, sotto casa del poliziotto per minacciarlo e malmenarlo insieme al fratello con un bastone, la cui conseguente denuncia giace presso il Giudice di Pace, per il mancato sequestro del bastone da parte della volante intervenuta nell’occasione. Suona davvero curioso leggere dalle cronache degli strepitosi successi ottenuti contro il clan Spada (l’ultimo qualche giorno fa) da parte di commendevoli e valorosi uomini del Commissariato di Ostia, con cui ci complimentiamo, essere a conoscenza del valore di servitori dello Stato che hanno svolto il loro encomiabile servizio presso lo stesso ufficio, alcuni pensionati altri purtroppo deceduti prematuramente (e tra tutti teniamo a ricordare il grande Marino Carosi), e poi constatare che in una notte di luglio due ispettrici appartenenti allo stesso commissariato non siano riuscite a svolgere un’attività banale come quella di sottoporre a test alcoolemico, per motivi indubbiamente plausibili ma che onestamente ci sfuggono, un personaggio in rapporti con il clan stesso.

Per tornare all’episodio dell’infrazione contestata, addirittura l’agente multato è stato indagato anche per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 479 c.p.) perché “falsamente attestava” nella relazione di servizio redatta presso l’ufficio di appartenenza nella stessa mattinata (per recarvisi è stato costretto a spendere anche i soldi del taxi visto il ritiro della patente) “spinto da comando imperioso e spontaneo di appartenente alla Polizia di Stato, con le cautele del caso, superavo anch’io la fila per valutare come fermare la vettura in parola e contestare l’infrazione consumata”. Onestamente ci chiediamo come si faccia a stabilire se tale dichiarazione sia vera o falsa. Come si  fa a stabilire che il poliziotto non si fosse lanciato in quella manovra per imporre l’alt alla vettura che lo precedeva per censurarne la condotta? Comunque noi gli crediamo. E lo facciamo in virtù del suo curriculum professionale, che è costellato di innumerevoli interventi effettuati libero dal servizio, sempre a beneficio della sicurezza dei cittadini, per contestare svariate condotte illecite, spesso anche a rischio della vita, per sventare furti o per arrestare rapinatori (per questo ha ottenuto anche un encomio). Ironia della sorte, nel 2004, in occasione di un furto sventato a un tabaccaio, quando giunse proprio presso il Commissariato di Ostia per errore fu scambiato per il palo e fu trattenuto fino alle 7,00 di mattina, quando si chiarì la questione. Se tutti i poliziotti si comportassero in questo modo anche fuori dal servizio saremmo indubbiamente più protetti e siamo fieri che ci siano poliziotti così, che ci siano quelli come Filippo Raciti, e  non solo quelli che hanno ucciso Federico Aldrovandi, e noi tutti abbiamo il dovere di tutelarne la dignità e l’onorabilità, altrimenti le cellule sane soccombono e, inevitabilmente, emergono le poche mele marce, che vanno a inficiare l’impegno e il grande senso del dovere della maggioranza. Perché l’agente multato (non ce ne voglia se lo chiamiamo così), con un siffatto percorso lavorativo, questa volta avrebbe dovuto far finta di niente di fronte a un’infrazione così grave e pericolosa? Inoltre, quasi in perfetta coincidenza temporale con l’evento e col notevole disagio subito, anche a causa del ritiro di patente, lo stesso si è ammalato di crisi ipertensiva e, per quanto clinicamente l’eziologia di tale patologia sia multifattoriale, la collocazione temporale non può passare inosservata. Tanto più che la morbosità è scemata dopo alcune settimane, ripresentandosi però, in forma aggravata dopo alcuni mesi, guarda caso proprio in concomitanza del non accoglimento del ricorso al verbale da parte del Prefetto di Roma, deliberazione stranamente avvenuta senza che fosse rispettata la previsione del comma 1 dell’art. 203 del Codice della Strada, relativa all’audizione, per la quale il poliziotto non è stato convocato, nonostante l’audizione stessa fosse stata esplicitamente richiesta.

Tra l’altro dagli atti risulta anche che il poliziotto sia stato multato per l’uso del telefono cellulare durante la guida, intenzione che sembrerebbe essergli stata riferita solo un’ora dopo. Ed è qui che questi avrebbe reagito dicendo che si trattava di un abuso. Il verbale di contestazione parla di telefono cellulare impugnato con la mano sinistra. Peccato che l’agente sia stato colpito in passato da una grave patologia all’orecchio sinistro, ampiamente documentata, e non può parlare tenendo il telefono all’orecchio sinistro, tanto meno guidando, a rischio di finire subito fuori strada. Egli ascolta solo tramite l’orecchio destro. C’è un’infinità di persone che può confermare questa circostanza, nonché delle foto scattate in anni antecedenti all’evento, che rappresentano certamente una coriacea piattaforma probatoria. E d’altronde ci risulta altamente improbabile che un individuo, salvo che sia dotato di un’incredibile dose di incoscienza, possa compiere una manovra così pericolosa, per di più in presenza di lavori in corso e col fondo stradale scivoloso, come specificato in atti, addirittura parlando al telefono cellulare.

Dagli atti emerge che la denuncia sarebbe scattata al termine di tutta la vicenda, che sarebbe durata oltre un’ora, e solo dopo che il poliziotto multato avrebbe chiesto al vice sovrintendente come mai fosse lui alla guida del veicolo, essendo un sottufficiale, invece di occupare il posto del capopattuglia come solitamente avviene. A questo punto questi avrebbe risposto “con un’espressione comportamentale che definirei escandescente, urlando si rivolgeva verso di me pronunciando le seguenti frasi: ‘Chi cazzo sei tu per dirmi chi deve guidare, ora ti denuncio e ti faccio vedere se ti passa la voglia di rompere il cazzo. Datemi un verbale per fare l’elezione di domicilio”. L’agente è stato denunciato inizialmente per minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Ciò che ci fa riflettere è la parola “escandescente” riferita a un poliziotto, che ci instilla forte timore per la sicurezza dei cittadini, in un mestiere così delicato e pieno di responsabilità, che sottopone costantemente a tensione e stress. Ci chiediamo, nel dubbio che il termine usato rispecchi esattamente lo stato emotivo espresso in quel frangente, è opportuno che questi lavori per strada armato in mezzo alla gente, o sarebbe magari più prudente adibirlo a mansioni d’ufficio?

In conclusione ci auguriamo che tutta la vicenda non vada a scalfire il senso del dovere del poliziotto multato, che tra l’altro, presso un reparto dove lavorava in passato, sembra abbia subito gravi vessazioni, iniziate dopo una lunga assenza dal servizio a causa di un grave incidente stradale, interrotte nel 2005, nella forma più aggressiva, da una denuncia presentata dallo stesso in procura. Il nostro auspicio è che questi continui ad intervenire, con immutata sensibilità professionale, quando le circostanze ne richiedano l’azione, ed è per questo che ribadiamo la necessità di fare chiarezza, perché, alla luce di quanto scritto nelle pagine della sua storia professionale, indugi o tentennamenti di sorta, che sarebbero anche umanamente comprensibili, rappresenterebbero una sconfitta per tutti i cittadini e un po’ di tutela in meno.


IL DIRITTO DEL PAZIENTE AD UNA COMPLETA INFORMAZIONE

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E’ idoneo il consenso informato rilasciato attraverso la sottoscrizione di un completo modulo prestampato, integrato dal medico ogniqualvolta sia carente in relazione alle peculiarità della cartella clinica.

Il caso che si commenta, ribadisce ancora una volta il diritto del paziente ad essere completamente informato sul tipo di trattamento terapeutico da affrontare e sulle sue valide alternative.

Benchè se adeguatamente informato il paziente potrebbe rifiutare l’intervento e quindi evitare il danno alla salute, l’accento che si pone a sostegno della validità del consenso informato, da verificare caso per caso, non è tanto sulla lesione del diritto alla salute, pur sempre realizzata, ma quanto sulla lesione della libertà di autodeterminazione. In buona sostanza pur non potendo esserci risarcimento del danno alla salute, ove il paziente non dimostri il nesso causale tra l’omessa informazione e il pregiudizio a detto bene, il medico può ben essere chiamato a risarcire il danno da lesione della libertà di autodeterminazione.

E’ in sintesi quanto ha affermato la Corte di Cassazione in una sua recente decisione allorchè ha ritenuto che la violazione del diritto all’autodeterminazione sia stata causa di precisi pregiudizi in capo ai ricorrenti.

Questi ultimi avevano agito nei confronti dei medici e dell’ente ospedaliero per il risarcimento dei danni subiti a seguito di un intervento effettuato dalla moglie. La stessa, infatti, dopo essere stata informata sull’esito irreversibile dell’operazione e una volta rassicurata circa l’impossibilità di ulteriori gravidanze, si sottoponeva ad un intervento di sterilizzazione. Confidando pertanto nella buona riuscita dell’operazione, la ricorrente non aveva in seguito adottato alcuna misura anticoncezionale. Tuttavia nonostante la suddetta operazione, la donna rimaneva comunque incinta e portava a termine la gravidanza con parto bigemellare. Pertanto i coniugi versando in una situazione di grave disagio economico, soprattutto alla luce della sopravvenuta necessità per l’attrice di dovere lasciare il lavoro, agivano nei confronti dei medici e dell’ente ospedaliero da un lato per avere mal eseguito l’intervento di sterilizzazione e dall’altro per avere omesso di informare gli attori sul rischio di insuccesso che tale intervento presentava con conseguente possibilità di recupero della fertilità.

Soccombenti nei primi due gradi di giudizio le richieste dei coniugi trovavano ristoro nella decisione dei Supremi Giudici che ribadendo quanto già espresso nelle proprie precedenti pronunce, ha affermato che il consenso oltre ad essere personale, specifico ed esplicito, deve altresì essere effettivo e quindi non presunto. Nel caso in esame poi la Corte ha affermato che un’informazione parziale, cioè limitata al solo carattere “irreversibile” dell’intervento, non è soltanto insufficiente, ma addirittura fuorviante: l’informazione al paziente deve essere completa e dunque contemplare tutte le possibili conseguenze, anche indesiderate dell’intervento. 


IL DIRITTO DEL PAZIENTE AD UNA COMPLETA INFORMAZIONE

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Disintossicazione da droga

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Intraprendere un percorso di disintossicazione da droga vuol dire fare qualcosa di definitivo per uscire da una condizione problematica come quella rappresentata dalla tossicodipendenza, perchè rappresenta una presa di posizione assunta dalla persona per dare una svolta decisiva alla sua vita.

C'è da dire che l'uso di droga, ormai, è talmente usuale che non sempre una persona si rende conto della reale entità del suo problema di dipendenza, tanto che ci sono casi in cui una persona continua ad affermare di non avere alcun problema, nonostante le conseguenze legate all'uso di droga sia assolutamente palesi.

Nel caso in cui una persona, invece, fosse pienamente consapevole della condizione in cui si trova, in moltissimi casi ci si scontra con una grande confusione su cosa sia la disintossicazione da droga e sui metodi corretti per risolvere tutto ciò che ruota attorno a questo tipo di problema.

Quando si parla di come disintossicarsi dalla droga, infatti, ci si riferisce a tutto ciò che serve per aiutare una persona ad eliminare una certa sostanza da qualunque aspetto della sua vita, non solo dal suo organismo perchè, in quel caso, significherebbe ridurre un problema del genere a tutta una serie di manifestazioni assolutamente marginali (ad esempio i vari sintomi di astinenza da droga e il continuo desiderio di farne uso).

Ma se ci si dedica solamente a questi aspetti, riuscire a venir fuori da una condizione di questo tipo sarà praticamente impossibile perchè non vengono presi in considerazione tutti quei motivi per cui una persona ha deciso di intraprendere questa strada.

Alla base della dipendenza da droga, infatti, c'è una ben precisa condizione di disagio che una persona non riesce a risolvere e che la destabilizza a tal punto da impedirle di condurre un'esistenza serena.

Di conseguenza, l'unica disintossicazione da droga che possa essere realmente efficace deve necessariamente prendere in considerazione tutte le motivazioni alla base della tossicodipendenza, in modo tale da risolvere proprio tutte quelle situazioni che non le consentono di essere felice.

Una soluzione di questo tipo è rappresentata da un centro per tossicodipendenti che adotta un metodo di disintossicazione da droga del tutto diverso da qualunque altro, basato su un approccio assolutamenten drug-free, ovvero non ricorre alla somministrazione di farmaci, psicofarmaci o sostitutivi, che permette di risolvere tutti i fattori implicati nell'uso di una certa sostanza stupefacente, sia da un punto di vista fisico che psicologico.

Si tratta di una soluzione veramente efficace che, nel corso degli anni, ha aiutato migliaia di persone a scoprire il fantomatico "perchè" alla base della propria tossicodipendenza, permettendo loro di riacquisire quella fiducia nelle proprie capacità e l'autostima necessaria per non rischiare di subire l'influenza di determinate situazioni di vita.

Ma la cosa che più importante che permette questo metodo di disintossicazione da droga è che permette ad una persona di tornare ad essere l'unica a gestire la sua vita, al fine di rivolgerla verso un futuro del tutto libero dalla dipendenza.

Per ulteriori informazioni visita il sito www.narconon.net oppure chiama il Numero Verde Gratuito 800 178 796 – Attivo 24 ore su 24 – 7 giorni su 7


Chiusura al Top per Sigep-Rhex 2015 a Rimini

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Rimini. La 36esima edizione del Sigep (Salone Internazionale di Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali), che per il secondo anno ha visto anche l'unione dei saloni che solitamente la Fiera di Rimini organizzava a breve distanza di tempo, il RHEX (ristorazione) e A.B.TECH Expo, ha chiuso registrando un grande ed ancor più sorprendente successo della precedente edizione che ogni anno apre le grandi manifestazioni di uno dei poli fieristici più importanti d'Italia.

Iniziato con il taglio del nastro, sabato 17, con la presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, del sindaco di Rimini Andrea Gnassi , del presidente di Rimini Fiera Lorenzo Cagnoni, del direttore business unit: Patrizia Cecchi, della project manager: Gabriella de Girolamo (gelateria), di Giorgia Maioli (pasticceria, panificazione e caffè), autorità civili e militari e con la partecipazione della conduttrice televisiva Benedetta Parodi, Madrina d’eccezione, il Sigep 2015 ha chiuso i battenti mercoledì 21.

Nel corso delle 5 giornate espositive impressionante è stato l'afflusso di visitatori a questa esibizione del Sigep- Rhex – A. B. Tech Expo, che, fra l'altro hanno, dimostrato grande interesse per le centinaia di novità in esposizione nei 16 padiglioni, per oltre centomila metri quadri d’esposizione, dove oltre mille aziende espositrici hanno illustrato i loro prodotti.

A cento giorni da EXPO 2015, è partito da Rimini Fiera, il primo segnale di straordinaria forza del food made in Italy, con 187.233 visitatori, un + 10% stranieri (38.122 ), e buyer da 34 nazioni di tutto il mondo, su un quartiere sold out di 110.000 mq.

Numerosi sono stati i convegni, le tavole rotonde, le presentazioni di libri e le gare organizzate per i tanti rami e settori operativi rappresentati da questo evento.

Gran ruolo fra tutte le regioni spetta alla Sicilia con l'occupazione di oltre mezzo padiglione ed in esso tanti stand espositivi delle tante bontà che l'isola produce. Non di meno è stata la Campania che ha scelto di essere più dislocata in tutta la fiera con 47 aziende, che sono state, costantemente e per tutto l'arco di apertura della kermesse, visitate da un gran numero di persone interessate ai vari prodotti.

Chiaramente uno dei simboli prioritari di Napoli è il Caffè e fra le tante aziende italiane produttrici di macchine ed altre attrezzature da caffè e che lavorano questa materia prima spiccavano quelle napoletane, numerose, ottime come Kenon – Cafè Centro Brasil che ha offerto, ogni giorno, oltre 3.000 caffè ai visitatori; il suo classico caffè che anche Eccellenze Campane a Napoli ha scelto, come sua esclusiva bontà di questo prodotto; il caffè che possiamo gustare ormai nei migliori bar di tutta Italia e che è sempre più apprezzato ed in espansione. La famiglia Kenon iniziò la sua prestigiosa storia nel 1892 in territorio napoletano specializzandosi nella torrefazione e nella vendita del caffè.

Negli anni, l’attività è cresciuta rapidamente di padre in figlio, registrando enormi successi nella produzione di eccellenti miscele da bar fino alla nascita, nel 1962, dell’azienda Cafè Centro Brasil ad opera di Vittorio Wurzburger, che oggi è una moderna e tecnologica realtà produttiva e commerciale condotta da Walter e Vittorio Wurzburger.

Proprio in riferimento al caffè, il campione mondiale di cocktail Ettore Diana, ha voluto dedicare e presentare, nell'ambito del Sigep un suo cocktail denominato “Caffè Expo 2015”, dedicato a Biagio Passalacqua, noto torrefattore di Casavatore e titolare dei caffè Mexico a Napoli, che da pochi giorni e venuto a mancare presentandolo in un bicchiere, unico al mondo di creatività dello stesso Diana. Nel bicchiere costituito una doppia coppetta da cocktail, il famoso barman, ha immesso qualcosa in rame che ha suddiviso in 5 parti uguali dei vari gel che ha messo dentro, facendo affumicare questi ingredienti, per un'ora con il caffè. Diana ha poi aggiunto del caffè passato tra riso, miele e whisky bourbon. Infine il cocktail – ha detto Ettore Diana – va bevuto mangiando prima del gel di mela con un chicco di caffè peruviano Tunky, un'arabica 100% che cresce in una vallata ai confini con la Bolivia, un caffè lavato molto intenso particolare dal sapore cioccolattoso a retrogusto fruttato, premiato nel 2010 come migliore caffè al mondo. Il mese prossimo – dice Diana – porterò questo cocktail a Budapest, poi a San Pietroburgo sempre in ricordo del grande ed indimenticabile amico Biagio Passalacqua.

Altra azienda ad avere avuto gran successo è stata la “Rispo” di Maddaloni con il suo titolare Carmine Rispo, la moglie Cinzia Vigliotta ed il suo project manager Salvatore Varriale che hanno proposto e fatto gustare, a tanti, i panzarotti, il gattò di patate, il baccalà pastellato, i Paccheri dello chef con ricotta, salmone, pomodoro pachino, mozzarella e basilico e tante altre specialità prodotte. Particolari liquori e confetti sono stati presentati dalla nota “Amarischia” Spa di Caivano.

Molto attraenti nell'aspetto e nel gusto accompagnato da naturalezza ed originalità sono state le Sfoglie al parmigiano Reggiano, dorate in forno ed insaporite con olio extra vergine d'oliva senza aggiunta di conservanti che “Parmonie”, marchio di Armonie Alimentari Srl ha presentato in anteprima mondiale a questo Sigep. Il prodotto che può rappresentare un'ottima variante nell'abbinamento a i cocktail o aperitivi sarà presentato in forma ufficiale, per l'inizio delle vendite, il 28 febbraio al Carrefur di Assago e Carrefur Market di Piazza Gramsci a Milano. Forte interesse, nei visitatori, è stato riscontrato anche per le attrezzature da grandi cucine di ristoranti e alberghi come i forni della Rational, dove uno staff di cuochi diretti dal gran maestro chef napoletano Fabio Bisanti hanno permesso, a tutti i presenti, di degustare gratuitamente originali ricette elaborate sotto i loro occhi.

Degustazioni straordinarie e continue anche nel grande spazio occupato da Elsa Mazzolini, direttrice della nota rivista mensile di enogastronomia “La Madia Travelfood”, che ha portato in fiera il tir da lei creato per la scuola di gastronomia dell'Italcuochi, realizzata dalla stessa anni addietro, e che ha permesso a tanti spettatori di assaporare i piatti creati al momento da grandi nomi del panorama di chef stellati e non, nella platea allestita con sedie antistante il tir e lo spazio visivo, ampliato anche da un mega schermo che permetteva al pubblico di seguire le varie fasi di elaborazione per la creazione del piatto descritto dagli stessi artefici della realizzazione.

La pizza al Sigep 2015 ha vissuto momenti entusiasmanti e particolari con campionati riservati agli iscritti alle varie categorie del programma di gare indette dalla rivista “Ristorazione Italiama Magazine”, magistralmente diretta da Enrico Famà, inventore del Campionato Mondiale della Pizza che fino a qualche anno fa si è svolto con grandi successi a Salsomaggiore. Famà molto attento all'evoluzione corretta del mondo pizza e grande e serio divulgatore dello stesso prodotto ha inteso dare con uno specifico trofeo gran risalto alla donna pizzaiuola con una competizione riservata al mondo femminile denominata “La Pizza in Rosa”, giunta alla sua 4a edizione, che ha visto una grande partecipazione di lady pizza superando decisamente il successo avuto lo scorso anno. Altre novità sulla pizza sono state presentate dalla Nazionale italiana Pizzaioli, presieduta da Dovilio Nardi, che ha presentato “La pizza del futuro” con un campionato ad essa dedicato il “16° Campionato Mondiale Pizze del Futuro – 16° Campionato senza glutine, 2° Campionato italiano nuovi pizzaioli” ed altre presentazioni e gare inerenti dieta-pizza e pizza & coffee.

La Fabbri, che nel 2005 festeggiò i suoi 100 anni di nascita al Sigep con un grande stand, ha ripetuto l'operazione di festeggiamenti del secolo di nascita del suo più noto e rappresentativo prodotto l'”Amarena” nei classici e bellissimi vasi, di ceramica bianca decorato con arabeschi blu dal ceramista Riccardo Gatti di Faenza, creando un mega stand dove ha accolto i visitatori che hanno potuto partecipare all'”Happy Birthday” con il taglio del nastro “#DolcedelSecolo” affidato a Nicola, Umberto, Paolo e Andrea Fabbri e di una meravigliosa e squisitissima torta, ovviamente all'amarena, realizzata da Francesco Elmi. L'attraente stand ha continuato, in tutti i giorni, a richiamare l'attenzione dei visitatori anche per la partecipazione al concorso dedicato alla ricerca del “Gelato 100 e Lode” con il quale la Fabbri da marzo a settembre inviterà i gelatieri dell'intero Stivale a realizzare un gusto inedito e soprattutto di bontà spettacolare ossia il miglior gelato con Amarena Fabbri.

Oltre all'originalità dei tanti gusti di gelato proposti da Fabbri come ai vari tipi di pane nazionale o al Brezel, al Bagel, alla Pita, al Wafer, al Biscotto, allo Zucchero filato, al Pan di Zenzero, alla Zeppola, e tant'altro, anche tante altre aziende di gelato hanno proposto gusti più svariati ed impensabili rispondenti perfettamente ai sapori autentici come dei Lupini, del formaggio, dello Yogurt, di tanti legumi, di tutti i tipi di frutta anche quelli impensati come Sambuco, Pera, Frutti di Bosco, Fico, Maracuja, Mela e Bergamotto e molti altri ancora. La lista delle novità continua con il gelato vegano, il gelato che si arrotola, quello al gusto Cubaita che richiama profumi e favole d'Arabia, a quello alcolico ispirato ai più noti distillati e liquori. E c'è perfino il gelato alla cannabis (ma privo del principio THC).

Una intera mattinata è stata dedicata anche alla presentazione del libro “Il Gelato Artigianale Italiano” secondo Donata Panciera, che dopo la presentazione fatta in conferenza, da parte di noti personaggi del settore a cominciare dal presidente di Ecogel e dal sindaco di Longarone e vice presidente della Provincia di Belluno- Veneto Roberto Padrin, possiamo decisamente definire la Mamma del gelato artigianale italiano nel mondo.

Il mondo dell'alimentazione ha però bisogno essenzialmente e prioritariamente di una tutela dell'ambiente ed anche a risolvere questo problema hanno pensato numerose aziende presenti al Sigep Rhex 2015, ma fra queste spicca la “EffeQuadro sas”. Il primo sistema per lo scarico dei fumi delle cucine professionali che non necessita di canna fumaria e che prevede, contestualmente, l'immissione di aria trattata negli ambienti di lavoro e la successiva emissione dell'aria esausta dopo il suo filtraggio e trattamento, che Giustiniano Armenise, ideatore del sistema ed amministratore unico ha presentato, insieme a Gianni Montanaro e Angelo Scialpi rispettivamente amministratore unico e direttore tecnico di Puglia Inox srl.

Da SIGEP 2015 è stata lanciata anche la nuova edizione di Gelato World Tour, con tappe in tutto il mondo (debutto a Singapore) per la promozione del gelato artigianale italiano, ed inoltre in partnership con Unioncamere e l’avvallo del Ministero degli Esteri e delle Politiche Agricole, Gelateria Italiana, il riconoscimento alle gelaterie che all’estero propongono il made in Italy rispettoso di una qualità certificata.

Successo è stato registrato per tutti gli eventi internazionali che hanno animato il quartiere nelle cinque giornate, mentre per il 2016 sono già in programma la Coppa del Mondo della Gelateria (selezionata a Sigep Gelato d’Oro 2015 la squadra italiana) e il campionato mondiale The Pastry Queen, con le migliori donne pasticcere del mondo.

Una manifestazione, quella riminese, che lega il suo successo, anche, al gran lavoro svolto dall'ufficio stampa diretto da Elisabetta Vitali; coordinato da Marco Forcellini; con gli addetti stampa: Nicoletta Evangelisti Mancini e Alessandro Caprio, e il media consultant: Cesare Trevisani “Nuova Comunicazione Associati”. I dati consuntivi parlano chiaro: 615 i giornalisti accreditati in sala stampa (78 esteri) per uno sviluppo di oltre 134.000 milioni di contatti media al 20 gennaio. 693.476 le visite sui siti delle manifestazioni soltanto dal 1° gennaio alla giornata di chiusura, con un picco di 77.805 nella giornata inaugurale. Enorme copertura dei social network: le impressions su Twitter sono state 292.717, mentre la portata Facebook solo degli ultimi sette giorni – sommando profili corporate e delle manifestazioni – è stata di 3.368.719.
A tutto questo va aggiunta l'ospitalità che Rimini è in grado di offrire con i suoi alberghi ed in questo caso con i ristoranti del buon gusto in città come “il Pescato del Canevone” per l'ottimo pesce fresco che i titolari Brolli Arianna e Alberto assicurano con proprie barche, o le piadine de la “Lella”in Viale Rimembranze e Via Covignano, che accompagnate da altri ottimi prodotti costituisce un connubio di vere ed autentiche squisitezze italiane con le migliori piade gustate, in assoluto. Poi ancora a pochi passi da Rimini a Villa Verruchio a “Casa Zanni” l'ottima carne e verdure, cotte su grandissime braci di fuoco di legna, che ne assicurano l'esaltazione del gusto già di per se eccezionale perchè di provenienza da propri pascoli, allevamenti e agricoltura come anche piada e prosciutto.

Nel corso di Sigep Rhex è stata annunciata la nascita di Rimini Coffee Festival dal 28 al 31 maggio prossimi, mentre l'appuntamento con SIGEP 2016 è già fissato dal 23 al 27 gennaio in contemporanea a RHEX Ristorazione.
Giuseppe De Girolamo


Come conquistare una ragazza

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Se state leggendo questo articolo, sicuramente avete qualche problemino con il gentil sesso. A scuola non riuscite ad attaccare bottone molto facilmente con le ragazze, alle feste rimanete seduti a parlare con gli amici e difficilmente ve ne tornare a casa con qualche numero di telefono o un contatto Facebook. Allora questi consigli possono fare al caso vostro, dandovi più possibilità e insegnandovi come rimorchiare una ragazza, magari iniziando da una bella serata in discoteca La Cabala a Roma.

Regola numero 1. Non siate di vedute ristrette.

Non pensate che si debba rimorchiare solo a scuola. Anche se quello è il luogo dove trascorrete più tempo in assoluto (almeno 30 ore a settimana), ci sono tanti altri posti dove si possono incontrare belle ragazze e provarci: pub, discoteche, ristoranti, mercati all’aperto, sala giochi. Dove ci si svaga, il gentil sesso sarà sicuramente più recettivo, più disponibile a fare nuove conoscenze.

Regola numero 2. Mostrate autostima e ambizione.

Ciò che attrae le ragazze è un carattere forte, sicuro di sé. Quindi, se volete sapere come rimorchiare una ragazza, accettate questo consiglio e rispettate questa regola: mostrate autostima e ambizione. Non dovete far trapelare insicurezza, poco amor proprio o mancanza di sogni e obiettivi. Parlatele dei vostri interessi, di ciò che vorreste fare dopo il liceo, dei vostri talenti. La colpirete, si sentirà di fronte ad un vero uomo.

Regola numero 3. Siate sinceri ma senza esagerare.

Volete imparare come rimorchiare una ragazza o farvi mandare a quel paese (o dallo psichiatra)? Bene, allora siate voi stessi, non imbambolate la potenziale conquista con un falso “io”, ma non siate nemmeno eccessivamente realisti. Avete pochi minuti per conquistare il loro interesse e destare in loro la curiosità di approfondire e uscire con voi, quindi non spiattellatele subito tutti i vostri problemi e le vostre crisi mistiche: siate leggeri, piacevoli, divertenti. Veri, ma non pesanti.

Regola numero 4. Attenti al linguaggio corporeo: vostro e loro.

La sicurezza e l’interesse si manifestano anche con i movimenti del corpo. Prima di iniziare col contatto verbale, il classico “attaccare bottone”, cercate di inviare dei messaggi non verbali con il proprio corpo: lanciate brevi ma decise occhiate, senza soffermarvi sul corpo e sorridendo. Dopodiché, quando avrete iniziato a presentarvi, guardate dritto negli occhi la possibile conquista, siate sciolti e disinvolti con gambe, braccia e spalle, mantenete una postura eretta e la testa alta. Così darete idea di essere persone salde, sicure, forti. Contemporaneamente, occhio al linguaggio corporeo della ragazza che vorreste rimorchiare: se guarda l’orologio o tende a girarsi dall’altra parte, sta chiaramente dicendo “non mi interessi, me ne voglio andare”. Quindi lasciate perdere.

Regola numero 5. Siate spiritosi ma non giullari.

Ok lo humor, ok la simpatia, ma le ragazze non amano i ragazzi-giullari. Quelli che devono inanellare una battuta dopo l’altra e inframmezzarle con barzellette, magari pure sconce. Per loro queste tipologie di ragazzi sono tabù. Piuttosto, mostrate di essere divertenti, di avere senso dell’umorismo e anche una buona dose di auto-ironia, in poche parole fate vedere alla possibile conquista che non vi prendete troppo sul serio. Ma siate in grado di affrontare argomenti anche meno superficiali.

Bene, queste erano solo 5 semplici regole, le principali che riteniamo imprescindibili per stabilire un contatto concreto con l’altro sesso. Adesso sta a voi, dopo aver rotto il ghiaccio, coltivare il rapporto nelle sua delicate fasi iniziali, quelle dei primi appuntamenti, delle prime conversazioni su Facebook e su WhatsApp. Buona fortuna e…non siate timidi!


Dove organizzare la propria festa di 18 anni a Roma

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Dove organizzare la propria festa di 18 anni a Roma? Come fare per renderla indimenticabile? Sicuramente la scelta della location è fondamentale. Sbagliare posto, il più delle volte significa anche sbagliare party. E sarà difficile recuperare in corso d’opera, perché la location non è un dettaglio.

Allora vi sarà sicuramente utile sapere quali sono i migliori locali di Roma dove organizzare una grande festa di 18 anni a Roma. Discoteche che hanno fatto e stanno facendo la storia del divertimento capitolino e sono prese d’assalto ogni fine settimana da migliaia di giovani, perché hanno la migliore musica, i migliori cocktail e la gente più bella della Capitale. Quella che segue è la nostra “top five” dei locali di Roma per la vostra festa di 18 anni.

Art Café

“Art Café”. Location d’elite, elegantissima, da anni punto di riferimento per la night life romana. Si trova a Villa Borghese, il più bel parco della Capitale, in viale del Galoppatoio. I migliori deejay d’Italia sono tutti passati di qui, il venerdì e il sabato sono le serate clou e vivere la notte all’Art significa assaporare tutti i gusti della trasgressione, del lusso, della bellezza. Una vera perla per gli amanti della movida di classe.

Gilda Club

“Gilda Club”. In via Mario de’ Fiori, nel cuore della Città Eterna, sorge una discoteca storica, fondata dal compianto Giancarlo Bornigia. In tanti anni di attività, ha sicuramente imposto uno stile nel fare festa, ospitando spesso e volentieri vip del mondo dello sport, dello show business e del mondo della finanza. I suoi privée sono luogo d’incontro per la “Roma Bene”, che a due passi da Piazza di Spagna ama sorseggiare fantastici cocktail e ascoltare la musica di eccellenti deejay.

Piper Club

“Piper Club”. Quasi a pari merito con il “Gilda”, vantando anche lo stesso padre, ovvero Mister Bornigia. Da esattamente 50 anni questa discoteca di via Tagliamento, nel quartiere Trieste, rende più belli i fine settimana di migliaia di giovani e meno giovani. Al “Piper” hanno trovato la fortuna cantanti italiani che negli Anni ’60 erano solo giovani esordienti al primo album e oggi sono artisti con quarant’anni di carriera alle spalle, dischi d’oro appesi alle pareti e tour in tutta Italia e non solo. Un party al “Piper” è qualcosa di indimenticabile per i propri 18 anni.

Akab

“Akab”. In via di Monte Testaccio, la strada della movida nel popoloso ed ex-popolare quartiere romano, questo locale offre molta scelta per chi volesse festeggiarci i 18 anni. Più sale per ballare, tanta musica di qualità, serata “black” il giovedì, house e commerciale nel week-end.

Trevi Club

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“Trevi Club”. L’ex White, in via degli Avignonesi a Piazza Barberini, è la nuova versione di un locale che un tempo fu l’Hollywood Planet. Ambiente estremamente raffinato ed elegante, con un arredamento moderno che si unisce ad effetti luce caldi e rassicuranti, si presta benissimo per ogni tipo di evento privato e in particolare ad una festa di 18 anni. Chef di qualità, cocktail bar d’avanguardia, staff competente e pronto a soddisfare ogni richiesta. Da provare, senza dubbio.


GTA San Andreas: un vecchio gioco per nuovi dispositivi

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Il titolo fece record su record di incassi, non tanto per la portata del nome GTA (Grand Theft Auto, sviluppato da Rockstar Games, da sempre autore di giochi estremamente divertenti e longevi, quanto per il fatto che la software house, in questo episodio, buttò nel calderone davvero di tutto, creando un action open world che a tratti pareva più un gioco di ruolo che altro. E non per niente questo capitolo è ricordato dai più come “il miglior GTA mai esistito”. Da qualche mese è disponibile anche una versione per dispositivi Mobile come smartphoine e tablet.

Eh già, perché neanche un mese dopo l’uscita di GTA V per PS3 e Xbox 360, Rockstar ha fatto capolino su tutti gli store dei dispositivi mobili con una versione di GTA: San Andreas rivista per dispositivi touch. Nessuno qualche anno fa avrebbe creduto di poter giocare ad un titolo di questo calibro sul proprio Galaxy S4 o sul proprio iPad. Ma la tecnologia dei dispositivi mobili matura in fretta, ed è facile per questi gestire un titolo come quello di cui stiamo parlando. Ad ogni modo, resta un gioco complesso, sia dal punto di vista tecnico che da quello del gameplay, per cui vi erano dei dubbi sulla sua validità come app. Prima di parlarne è opportuno prima spiegare con più precisione del gioco di cui stiamo parlando, soprattutto per coloro che non hanno mai provato questo capitolo, o magari tutta la serie: GTA San Andreas è un gioco action in terza persona open world.

Ambientato nel ’92 in una fittizia località chiamata, appunto, San Andreas, il titolo racconta la storia di Carl Johnson (CJ),  tornato in città per onorare la madre morta di recente, ma che viene in breve tempo coinvolto in una serie di eventi criminali legati sia ai restanti membri della sua famiglia, a capo di una gang di strada chiamata Orange Grove Street Families (abbreviata in Grove), sia al fatto di essere stato incastrato da tre poliziotti per l’uccisione di un agente (e questi poliziotti utilizzeranno CJ per i loro scopi sottobanco).

La trama è molto più complicata di questa semplice anteprima e si dipana in rami anche piuttosto complessi. Il gioco, infatti, è molto longevo e ricco di missioni con decine e decine di personaggi chiave che sveleranno un susseguirsi di eventi in grado di svolgersi in tutto il territorio di San Andreas, ben più ampio di molti altri giochi d’azione in terza persona. Se si vuole approfondire la conoscenza di questo gioco e scoprirne tutti gli aspetti, il consiglio è quello di visitare il sito "Trucchi GTA San Andreas PS2", una vera e propria bibbia per tutti coloro che vogliono giocare al meglio su questo gioco.

Parlando della natura open-world, GTA San Andreas risulta il pupillo della serie: la mappa di gioco è gigantesca e piena di cose da fare, dalle missioni principali a quelle secondarie, passando per oggetti nascosti per tutta la mappa, graffiti da rimuovere, senza dimenticare la possibilità di andare in palestra, metter su muscoli e dimagrire, ballare in discoteca, uscire con le ragazze o passare il tempo con “altre ragazze notturne”, scegliersi il proprio abbigliamento, gareggiare in corse clandestine, conquistare quartieri combattendo contro i clan nemici, fare acrobazie in BMX e molto altro ancora.

GTA: San Andreas è tutto questo, ed è l’unico capitolo che si espone così tanto verso questa natura ruolistica. Senza dimenticare il classico “fare fracasso” gratuito, tipico della serie GTA, magari anche con l’utilizzo di munizioni e armi infinite reperibili tramite trucchi, cosa che almeno una volta in ogni partita è divertente mettersi a fare.

Insomma, GTA San Andreas è davvero vasto. È un titolo dagli argomenti forti, colmo di violenza e crimine, ma che preso con la leggerezza con cui vanno presi i videogiochi sa divertire per molte ore. Detto ciò, torniamo alla questione iniziale: come si comporta su mobile? L’applicazione, su iOS, pesa 1,5 GB di spazio in memoria, e il prezzo è di 5,99€ (6,49 per Windows Phone) per un gioco di questo spessore si possono sicuramente spendere. Attenzione al dispositivo che avete, comunque, perché è necessario quantomeno un processore dual-core. Nel caso di iOS, dunque, sono fuori dai giochi il primo iPad e l’iPhone 4, oltre che l’iPod Touch di quarta generazione.

La prima cosa che si nota avviando il gioco riguarda l’aggiunta dei salvataggi in cloud: per abilitarli è sufficiente registrarsi al servizio Rockstar Social Club, dopodiché sarà possibile continuare la propria partita indipendentemente dal dispositivo utilizzato. Altra novità è l’interfaccia di gioco totalmente ripensata per funzionare su touchscreen. Mano sul vetro, dunque: ora le azioni vengono eseguite tramite dei pulsanti posti sulla destra contrassegnati da una icona, mentre il controllo del personaggio e dei veicoli che comanda sono gestiti da uno stick virtuale.

Tuttavia c'è da dire che questi comandi non sono sempre comodi e anzi alcune missioni sono state veramente difficili da portare a termine. Vero, gli sviluppatori hanno dato la possibilità di personalizzare la disposizione dei tasti, ma non è sufficiente affinché il gioco si possa affrontare con la stessa leggerezza della versione per PC e console. Inoltre loo stick per muovere auto, moto, barche, bici ed aerei, per quanto utile, non aiuta nelle situazioni più concitate, come una fuga o un inseguimento.

Fortunatamente, il gioco supporta controller esterni, perfino nella sua versione iOS, per cui il problema si può risolvere agevolmente. Siamo genuinamente contenti che gli sviluppatori si siano impegnati nell’abilitare il supporto ai controller anche su iOS, dove questo tipo di supporto è ancora scarso (su Android invece è ormai una opzione comune di molti giochi). Ad ogni modo, senza controller il gioco porta occasionalmente a frustrazione, richiedendo una certa abitudine per essere portato avanti.

In definitiva GTA San Andreas per dispositivi mobili conserva tutta l’essenza del capolavoro originale per PC e console, mettendoci anche qualcosa in più (cloud e migliorie grafiche) ma peccando sul framerate e sui controlli, cosa inevitabile vista la natura touch dei dispositivi.
 


Musica Testimonianza e Fede al Carcere di Opera

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Il Christian Rockers Roberto Bignoli nel carcere di Opera: una giornata da
ricordare tra musica e parole
 
L’artista internazionale di musica cristiana ha fatto vivere un’esperienza
emozionante alle persone detenute nel carcere di Opera con un messaggio di
fede e speranza
Milano, 23/01/2015 ) Roberto Bignoli, tra i principali musicisti
internazionali della Christian music, ha riscosso molto successo mercoledì
14 gennaio nel carcere di Opera con le persone detenute.
L’esibizione dell’autore, che ha suonato alcuni dei brani più significativi
dei suoi dodici album è stata infatti seguita con grande attenzione sia per
le emozioni che la musica porta sempre con sé –soprattutto in un contesto
difficile come una casa di detenzione – sia per il messaggio di fede,
speranza e fiducia che ha saputo veicolare. Non è stata certamente una
performance musicale, ma un racconto autobiografico accompagnato
musicalmente, espresso con grande umiltà e la consapevolezza di un percorso
di vita complesso e doloroso: l'esperienza di un uomo come tanti.
L’iniziativa è stata di Cisproject-Leggere Libera-Mente, associazione
culturale che si propone di favorire il reinserimento delle persone detenute
nella cosiddetta società civile.
Nell’occasione, Bignoli ha presentato anche il libro autobiografico "Il mio
cuore canta" Piemme Incontri, che racconta la sua storia di difficoltà
fisiche ed esistenziali, superate grazie alla fede cristiana e alla musica.
Bignoli, tramite la fede, l'amore verso il prossimo e la propria famiglia,
il dialogo e la condivisione del proprio percorso, ha diffuso un messaggio
di speranza e fiducia valido per tutti: la vita è nelle nostre mani e per
chi crede in quelle di Dio. Ognuno sa dove poter attingere la forza per
cambiare il corso del proprio destino e affrontarlo con il sorriso sulle
labbra, come lui ha dimostrato.
“La fede ha risanato il mio cuore, mi ha permesso di trovare serenità e
gioia dove prima c'era rabbia e dolore”, ha spiegato Bignoli. Un messaggio
raccolto da molte persone detenute, che a loro volta hanno aggiunto cosa,
oltre alla fede, è stato d’aiuto per ritrovare serenità e superare i momenti
difficili: gli affetti, la musica, lo sport, scrivere, leggere.
Tra loro Ivan, che ha riassunto in modo molto efficace il significato più
profondo dell’incontro: “L'amore per la mia famiglia, l'amore per i miei
genitori, l'amore per me stesso, l'amore per la vita. È l'amore che mi sta
dando la forza di riprendere in mano la mia vita, la più grande forza
dell'universo, in grado di scatenare una guerra o sciogliere il cuore più
duro”.
“Il concerto di Bignoli  nel carcere di Opera è stata un’esperienza molto
emozionante per tutti coloro che hanno partecipato, un incontro intenso più
che uno spettacolo, fatto di musica ma anche di riflessione sul tema del
cambiamento, di cosa aiuta a cambiare, a voltare pagina, a superare le
ferite – ha detto Barbara Rossi di Cisproject-Leggere Libera-Mente – La
musica e i messaggi di fede, proposti in un luogo di sofferenza e privazione
della libertà, hanno creato un forte pathos e hanno regalato una giornata di
gioia alle persone detenute. In considerazione del risultato ottenuto, ci
auguriamo di poter ripetere presto un’iniziativa di questo genere”. A Opera,
Bignoli ha suonato con il grande musicista-arrangiatore  Mario Ferrara ed è
stato intervistato dal giornalista Renzo Magosso e dai corsisti del progetto
“Leggere Libera-Mente”, attivo da diversi anni nella Casa di reclusione di
Opera, che si occupa di biblioterapia con le persone detenute attraverso la
lettura, la scrittura creativa, poetica, autobiografica, giornalistica. La
giornata è stata inoltre arricchita dalla partecipazione musicale di due
giovani artisti , che hanno colpito anche per i loro messaggi di vicinanza
alle persone detenute: il rapper Stefano Reale e il cantautore Giovanni
Paoli.
L’incontro è stata un’opportunità
anche per presentare il giornalino In Opera, curato dai redattori
diversamente liberi della Casa di reclusione di Milano-Opera, molto
apprezzato anche dall’ispettore Maria Visentini, che a nome della direzione
e degli operatori penitenziari del carcere si è congratulata per la qualità
dei testi e la profondità espressiva raggiunta,
a testimonianza della qualità del lavoro svolto da tutti coloro coinvolti
nel progetto.
 
L’evento che si è svolto a Opera è stata seguito da Giovanni Certomà, che ha
scattato le fotografie dei momenti più significativi.
 
Ulteriori informazioni sono disponibili all’indirizzo
 
 


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